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La luna e i falò

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 7

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(7560)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 159 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: 8481304557 | Isbn-13: 9788481304558 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Libro consapevolmente finale, uscito nel 1950, pochi mesi prima che Cesare Pavese si togliesse la vita in un albergo di Torino, La luna e i falò era considerato dal suo autore una «modesta Divina Commedia»; e anche, comunque, il coronamento della sua carriera di scrittore: ««La luna e i falò - scriveva Pavese in una lettera - è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo, forse sempre, non farò più altro». Capolavoro indiscusso di uno degli scrittori novecenteschi dapprima più giustamente amati e poi più ingiustamente trascurati, il romanzo narra, in una prospettiva che fonde mito antropologico e simbolo psichico, di un Ritorno: Anguilla, protagonista e io narrante, torna nelle sue Langhe nell’immediato dopoguerra dopo molti anni passati in America; e nel paese natio intraprende una sorta di pellegrinaggio alla ricerca delle proprie radici, avendo per accompagnatore e guida - il Virgilio della «modesta Divina Commedia» - l’amico d’infanzia Nuto, falegname e suonatore di clarino, ma soprattutto anima integra e pura.
Nel Piemonte post-bellico, Anguilla passa di orrore in orrore, di delusione in tragedia, constatando suo malgrado che le ragioni della storia sono state più forti della cultura locale, della civiltà contadina che la sostanzia, delle radici etniche cui ormai si può guardare solo con rimpianto. Fra le continue eppur sorvegliate tentazioni di trasfigurazione lirica della realtà, si affaccia così in tutta evidenza una delle più alte testimonianze di disagio intellettuale e di dolorosa eticità culturale che la letteratura del dopoguerra abbia prodotto: una testimonianza che inaugura senza appello il volo cieco del secondo Novecento.
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  • 1

    Pesante come un macigno.

    Ok, a discolpa di questo libro posso dire di averlo preso in mano durante un brutto periodo, quasi un blocco del lettore, ma devo anche dire che sicuramente non è il libro più interessante che abbia m ...continua

    Ok, a discolpa di questo libro posso dire di averlo preso in mano durante un brutto periodo, quasi un blocco del lettore, ma devo anche dire che sicuramente non è il libro più interessante che abbia mai letto. Più che altro non si capisce Pavese dove voglia andare a parare: della resistenza non parla quasi per nulla, di Genova e delle descrizioni della vita in quei terreni anche troppo....ma al lettore (che tra l'altro magari non conosce quei posti, e che non ci é mai stato) cosa interessa? Bocciatissimo. Di Pavese preferisco le splendide malinconiche poesie.

    ha scritto il 

  • 5

    Aspra poesia

    Leggendo le pagine di questo romanzo, un'immagine mi veniva in mente: quella di un fiore che, ostinato e solitario, sboccia in mezzo all'asfalto, tra il degrado e la noncuranza. "La luna e i falò" è, ...continua

    Leggendo le pagine di questo romanzo, un'immagine mi veniva in mente: quella di un fiore che, ostinato e solitario, sboccia in mezzo all'asfalto, tra il degrado e la noncuranza. "La luna e i falò" è, per me, questo: commovente lirismo e realismo crudo e spietato che si fondono nella stessa pagina, che si incontrano e si compenetrano, mescolandosi. E così, tra pagine aspre e dolorose che raccontano la realtà più dura e nera, sbocciano granelli di autentica poesia, nella nostalgica ricerca di un "tempo perduto" che fa venire il groppo in gola.

    ha scritto il 

  • 4

    A casa

    Cesare Pavese, è un autore che proviene da un'area molto vicina al luogo dove vivo. Per questo, probabilmente, lo conoscevo molto bene ancor prima di avvicinarmi ad un suo romanzo. Per questo probabil ...continua

    Cesare Pavese, è un autore che proviene da un'area molto vicina al luogo dove vivo. Per questo, probabilmente, lo conoscevo molto bene ancor prima di avvicinarmi ad un suo romanzo. Per questo probabilmente, sono arrivata a leggerlo con così tanto ritardo. Questo volume narra della mia terra, sono tanti i luoghi che riconosco, e tante le usanze che ho conosciuto. La semplicità della narrazione e i protagonisti del racconto sono talmente vicini che a volte mi sembrava di riconoscerli in mezzo al racconto. Riconoscevo le mie colline, e lo scorcio di paesaggio che vedo al di fuori della finestra. Per questa concretezza e semplicità, credo che Pavese riesca a parlare al lettore più di tanti altri autori che non riescono a creare legami con un luogo specifico. Pavese richiama il lavoro della terra e la mia gente, ed un po' le mie radici, per questo diventa inseparabile da questi luoghi. Se ripenso a questo romanzo penso a dove la mia famiglia preparava il falò, e all'orizzonte punteggiato di tanti piccoli fuocherelli il giorno prima di Ferragosto, ed è un ricordo felice.

    ha scritto il 

  • 4

    Bisogna sempre fidarsi di Calvino

    Commovente. In ogni singola pagina.
    Aveva ragione Calvino su questo libro, una delle opere più dense di umanità che abbia mai letto. Ma anche impregnata di tristezza e miseria.
    Sento che per un po’ le ...continua

    Commovente. In ogni singola pagina.
    Aveva ragione Calvino su questo libro, una delle opere più dense di umanità che abbia mai letto. Ma anche impregnata di tristezza e miseria.
    Sento che per un po’ leggerò solo romanzi di amore in cui tutti vivono felici, semplici e contenti.

    ha scritto il 

  • 5

    Pavese ha un modo tutto suo di descrivere i propri personaggi. Lascia a loro, alle loro azioni, ma soprattutto alle loro parole la capacità di presentarsi da sè. E di farlo in maniera impeccabile.
    La ...continua

    Pavese ha un modo tutto suo di descrivere i propri personaggi. Lascia a loro, alle loro azioni, ma soprattutto alle loro parole la capacità di presentarsi da sè. E di farlo in maniera impeccabile.
    La voce del volgo, potremmo così definirla, si sposa perfettamente alle immagini dei paesaggi montano-bucolici piemontesi, dove le tradizioni popolari restano un'imprescindibile leitmotiv della vita d'ogni giorno.
    La luna, che con il suo ciclo regola la vita rurale e non solo, e i falò che con il fuoco e la cenere purificano la terra e ne celebrano la rinascita.
    Un libro da divorare in pochissimo tempo, una perla della letteratura del nostro paese.

    ha scritto il 

  • 4

    «un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via».

    Non c'è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di luna. Le fasi lunari descrivono bene questa parabola, dall'illusione al disincanto. Da ragazzo un trovatello senza nome cresciuto nell ...continua

    Non c'è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di luna. Le fasi lunari descrivono bene questa parabola, dall'illusione al disincanto. Da ragazzo un trovatello senza nome cresciuto nelle langhe pensava che il paese in cui viveva fosse tutto il mondo, ma ora che, viaggiando, ha capito come veramente è fatto il mondo, si rende conto che il proprio paese è in fondo la propria famiglia, «un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».

    ha scritto il 

  • 4

    ci ho messo pochi giorni a finirlo, immerso nel Paese – Universo di Pavese. Stupenda la rievocazione di Nuto delle tre sorelle. Piccolo capolavoro della letteratura italiana, pochi colori, personaggi ...continua

    ci ho messo pochi giorni a finirlo, immerso nel Paese – Universo di Pavese. Stupenda la rievocazione di Nuto delle tre sorelle. Piccolo capolavoro della letteratura italiana, pochi colori, personaggi e storie autentiche, moltissima poesia, a partire dal bellissimo titolo.

    ha scritto il 

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