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La lunga marcia

Di

Editore: Sperling & Kupfer

4.0
(2898)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Giapponese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Polacco , Norvegese , Ceco

Isbn-10: 8882744825 | Isbn-13: 9788882744823 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Beata Della Frattina

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Dai confini con il Canada sino a Boston a piedi, senza soste. Una sfida mortale, con un regolamento implacabile, per cento volontari: un passo falso, una caduta, un malore, e si viene abbattuti. Ma chi riesce a tagliare il traguardo otterrà il Premio. Tra i partecipanti, fra cui spicca il sedicenne Garraty, si creano rapporti di sfida, di solidarietà e di lucida follia, lungo il terribile percorso scandito dagli incitamenti della folla assiepata ai margini della strada. Un incubo on the road che solo King (RichardBachman) poteva concepire...
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  • 5

    Per tutta la lettura la domanda che mi assillava era "ma perché?". E in effetti non si capisce, è il nonsenso la cosa più terribile, il fatto che non ci sia uno scopo, che tutto sia fatto per puro gus ...continua

    Per tutta la lettura la domanda che mi assillava era "ma perché?". E in effetti non si capisce, è il nonsenso la cosa più terribile, il fatto che non ci sia uno scopo, che tutto sia fatto per puro gusto dello spettacolo, della sfida, del miraggio della vittoria finale. Ma a che prezzo? Una marcia allucinante, un gioco perverso in cui solo uno, fra cento, arriverà vivo alla fine. E in cui il lettore, andando avanti, si sente sempre più come il pubblico ai lati della strada, voyeur e in cerca di sangue. Si vuole andare avanti non tanto per vedere chi arriverà alla fine, ma chi cederà prima, quando e in che modo si arrenderanno alla morte. Un romanzo breve che tiene incollati pagina dopo pagina; lo pseudonimo non è bastato, a King, per nascondere questo suo talento.

    ha scritto il 

  • 4

    La Marcia metafora della vita

    In un mondo futuribile cento ragazzi marciano dal confine canadese verso sud attraverso il Maine, il New Hampshire, il Massachusetts. La gara prosegue senza soste, finché resterà un solo concorrente. ...continua

    In un mondo futuribile cento ragazzi marciano dal confine canadese verso sud attraverso il Maine, il New Hampshire, il Massachusetts. La gara prosegue senza soste, finché resterà un solo concorrente. Il vincitore avrà un’enorme somma di denaro, i perdenti moriranno. Chi si ferma o rallenta sotto il limite consentito, è finito sul posto da implacabili soldati. L’idea di una gara x la vita, in cui gli sconfitti sono puniti con la morte, non è forse originalissima, già i Romani, infatti, la praticavano con le lotte dei gladiatori e i Maya con il gioco della palla ma King riesce a mantenere altissima la tensione fino all’ultima pagina. La Marcia non è solo una gara sportiva, è una metafora della vita: una corsa a eliminazione fino dall’istante in cui senza averlo scelto veniamo al mondo. Ognuno come Ray è solo eppure scambia idee con i momentanei compagni di viaggio, e non c’è neppure un vincitore né un premio, poiché tutti, esaurito il nostro tempo, dobbiamo morire. E’ una metafora della guerra: che cosa spinge tanti giovani ad arruolarsi volontari? L’onore, la gloria, la convinzione di essere invincibili, che la morte sia finta come nei film, una cosa che riguarda gli altri, ma non ci può toccare. Finché non muore qualcuno che conosciamo, sia pure superficialmente. Non solo, c’è anche un desiderio inconsapevole di suicidio in chi va in guerra o pratica sport estremi, perché la morte attrae e fa orrore. Tante le motivazioni: denaro, delusione, rabbia, desiderio di rivalsa, disperazione. C’è anche un fascino nel veder morire, come x gli spettatori della Marcia, quando la morte x un momento ci lascia da parte e possiamo vederla negli altri, senza esserne toccati. Per questo i film gialli e horror hanno successo, ci fermiamo a guardare gli incidenti stradali, siamo avidi dei particolari di sanguinosi fatti di cronaca. Dentro ognuno di noi c’è un piccolo cavernicolo istintivamente avido di sangue. Una delle prime grandi opere di King.

    ha scritto il 

  • 4

    Con questo romanzo di King non bisogna porsi domande, perchè non si otterrebbero risposte. Perchè si tiene una marcia nella quale i partecipanti vengono fucilati dopo tre ammonizioni? Chi è il Maggior ...continua

    Con questo romanzo di King non bisogna porsi domande, perchè non si otterrebbero risposte. Perchè si tiene una marcia nella quale i partecipanti vengono fucilati dopo tre ammonizioni? Chi è il Maggiore, eterea e fuggente figura? Cosa spinge numerosi ragazzi a voler partecipare ad un massacro gratuito? Ebbene il Re non dà risposte, ma fa nascere solo molte domande. Del resto, la nostra lunga marcia verso la morte pone interrogativi e quesiti che rimangono irrisolti, ma che rendono il viaggio qualcosa di speciale.

    ha scritto il 

  • 3

    Uno dei primi libri scritti da King durante d’università (1966/1967) e pubblicato anni dopo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, giusto per vedere l'effetto che avrebbe fatto …

    Non si tratta del so ...continua

    Uno dei primi libri scritti da King durante d’università (1966/1967) e pubblicato anni dopo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, giusto per vedere l'effetto che avrebbe fatto …

    Non si tratta del solito horror ma psicologicamente forse la trama de LA LUNGA MARCIA è più scioccante.
    L'idea mi ha ricordato molto la più recente saga di HUNGER GAMES.

    Una competizione tra ragazzi nella quale solo uno potrà spuntarla.
    Costo del biglietto: la vita!

    Una lettura scorrevole anche se, visto il contesto inevitabilmente a tratti noiosa.

    ha scritto il 

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