La lunga vita di Marianna Ucrìa

I grandi romanzi italiani n. 4

Di

Editore: RCS Quotidiani - Corriere della Sera

3.8
(3436)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 286 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: A000028186 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Isabella Bossi Fedrigotti

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Noioso

    Noiosa la lettura di Piera degli Esposti. Troppo enfatica, spesso sbaglia l'enfasi sulle parole e rende difficile capire la frase. Poi la storia mostra un po' il tempo che passa: Marianna non è figlia ...continua

    Noiosa la lettura di Piera degli Esposti. Troppo enfatica, spesso sbaglia l'enfasi sulle parole e rende difficile capire la frase. Poi la storia mostra un po' il tempo che passa: Marianna non è figlia del suo tempo ma è stata creata come protofemminista per confermare le teorie della scrittrice, peraltro apprezzabile per il lavoro di ricostruzione per periodo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un libro davvero particolare. Ambientato nella Sicilia del 1600 tra atmosfere d'altri tempi, la protagonista, Marianna Ucria appunto, è una ragazza sordomuta. Non è nata così, dopo uno choc s ...continua

    Questo è un libro davvero particolare. Ambientato nella Sicilia del 1600 tra atmosfere d'altri tempi, la protagonista, Marianna Ucria appunto, è una ragazza sordomuta. Non è nata così, dopo uno choc subito da molto piccola non ha mai più parlato nè udito. E' di famiglia nobile, ma la sua condizione, invece di essere uno svantaggio, si rivela un pregio in lei. Appassionata di lettura si crea una cultura che la stragrande maggioranza delle donne della sua epoca si sognano. Comunica con gli altri attraverso la scrittura,e anche se molti pensano che non sia del tutto a posto, c'è anche chi scorge in lei una forza e una determinazione senza pari.
    Questo libro ci fa riscoprire una Sicilia ancora incontaminata, dominata da un ritmo di vita sonnolento e tranquillo,soprattutto per chi viene da una famiglia borghese. Nonostante il ritmo lento del racconto,mi è piaciuto molto vedere l'evoluzione del personaggio di Marianna, che da ragazzina insicura si trasforma in una donna forte e di potere, anche suo malgrado forse. Il suo mondo fatto di silenzio, è ricco però di introspezione personale, di dialoghi mentali con se stessa e anche con chi la circonda, visto che spesso ne indovina i pensieri. Non parlare e non sentire non la escludono da tutte le vicende familiari: intrighi,matrimoni, amanti, decisioni per il bene della famiglia e anche e solo per se stessa. Perchè alla fine, quando tutti i figli saranno sistemati e il marito sarà passato a miglior vita da tempo, Marianna finalmente pensa anche a se stessa, al proprio benessere e come degna conclusione del libro sceglierà la strada che la condurrà finalmente alla libertà.

    ha scritto il 

  • 4

    Splendido! Li senti i colori e i profumi della sicilia e i personaggi ti sembra di conoscerli personalmente. Un tratteggio veramente delicato e appassionante. Assolutamente imperdibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Lunga vita alla signora.

    Occorre un poco di pazienza per entrare in sintonia con quest’opera che inizia piuttosto in sordina ma cresce in progressione rivelandosi a posteriori (pur in quasi totale assenza di Borboni, Asburgo, ...continua

    Occorre un poco di pazienza per entrare in sintonia con quest’opera che inizia piuttosto in sordina ma cresce in progressione rivelandosi a posteriori (pur in quasi totale assenza di Borboni, Asburgo, viceré e simili…) un notevole Romanzo Storico, quanto meno nella definizione di “opera narrativa ambientata in un'epoca passata, della quale ricostruisce le atmosfere, gli usi, i costumi, la mentalità e la vita in generale, così da farli rivivere al lettore” (Wiki). Ed in questo la Maraini, che in quei luoghi è cresciuta, riesce perfettamente nell’intento.

    Marianna Ucrìa è uno splendido personaggio, originale ed avvincente nel contesto narrativo ma soprattutto emblematico nel rappresentare, sulla sua pelle e nei suoi pensieri, il momento di passaggio fra la rigida, bigotta e ingessata società semifeudale della Sicilia seicentesca e i primi germi dell’Illuminismo che, sebbene boicottati dalla nobiltà dominante, penetrano inesorabili nell’isola attraverso mille pertugi: scritti, comportamenti, mode, viaggiatori occasionali, racconti sussurrati.

    Ed è un apparente paradosso che, proprio la persona più improbabile, in quanto duchessa e in quanto “minorata” e privata della facoltà di comunicare con la voce, costituisca l’antenna più sensibile verso il nuovo vento che, fra mille contraddizioni, spira sulle austere mura dei palazzi nobiliari e sulle convenzioni ipocrite che cercano di opporsi al progresso e all’emancipazione.

    Si citava in premessa, nella definizione di Romanzo Storico, la capacità di “ricostruire le atmosfere” ma qui l’autrice sa andare ben oltre introducendo nel libro, a splendida cornice della vicenda e quasi a compensare il sordomutismo della protagonista, gli odori, i sapori e i colori della Sicilia, descritti con minuziosa precisione e sezionati nelle loro forti, agrodolci e contrastate componenti.

    Un romanzo quindi che colpisce a fondo l’immaginazione e che, oltre ad appassionare per la bella storia narrata con uno stile peraltro mai forzato anche nei passaggi cruciali, si annusa e si assaggia come una ricca pietanza siciliana, zeppa di ingredienti potenti e genuini.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo dolcemente malinconico, un canto d'amore per la propria terra, un bel personaggio femminile amante della cultura e dei libri, davvero notevole e interessante il modo in cui, in questo romanzo, ...continua

    Romanzo dolcemente malinconico, un canto d'amore per la propria terra, un bel personaggio femminile amante della cultura e dei libri, davvero notevole e interessante il modo in cui, in questo romanzo, la storicità si interseca e si incastra con il suo essere autobiografico, il sordomutismo della duchessa protagonista a rappresentare, evidentemente, una situazione di forte incomunicabilità oltre che una spiccata sensibilità verso tutto ciò che la circonda. Al senso del diario e della biografia contribuisce anche la linea temporale discontinua che si concentra su particolari eventi o istanti, distanziati di alcuni mesi o anni l'uno dall'altro. Ambientato nella Sicilia del XVIII sec, sono azzeccati i paragoni di chi lo affianca a De Roberto, Tomasi di Lampedusa o Verga: in effetti vi si ritrovano agilmente non solo le atmosfere ma anche svariati dettagli de "I Viceré": le questioni di famiglia con l'etichetta e con l'araldica, le questioni di eredità con chi è pro e chi è contro il maggiorasco, i palazzi in centro a Palermo e le grandi ville tra gli uliveti nelle campagne, la famiglia riunita nella sala gialla, un figlio maggiore che non si vuole sposare ma vuole studiare e dedicarsi alla politica ed entrare così nell'era contemporanea, i figli cadetti avviati alle carriere ecclesiastiche. E le atmosfere siciliane - specialmente quelle campestri - mirabilmente ricostruite, riportano la mente direttamente alle immagini del film di Visconti. La condizione femminile dell'epoca viene osservata in modo piuttosto obiettivo, la duchessa si pone dei dubbi in quanto donna di carattere, ma non le si attribuiscono prese di posizione anacronistiche né atteggiamenti da eroina come invece capita in altri romanzi storici con protagoniste femminili. La storia d'amore non stona ma non è delle più emozionanti. Qualche spunto di riflessione filosofica condisce Storia e trama senza appesantire. Il finale: dal punto di vista narrativo va perdendo un po' di tensione rispetto il buon ritmo dei primi capitoli, ma dal punto di vista storico è un eccellente e malinconico preludio a tutto quello che verrà dopo, ed è perfettamente a tono con quanto è stato raccontato da Striano ne "Il resto di niente" e dai già citati De Roberto e Tomasi di Lampedusa.

    ha scritto il 

  • 3

    Si parla di romanzo storico sentimentale, anche se a mio avviso nella condizione di Marianna c'è poco di storico. L'amore paterno, l'aiuto dato alla muta e persino la condizione femminile è esagerata ...continua

    Si parla di romanzo storico sentimentale, anche se a mio avviso nella condizione di Marianna c'è poco di storico. L'amore paterno, l'aiuto dato alla muta e persino la condizione femminile è esagerata per strappare una lacrima...sono tutti elementi che sanno di fiction più che di finzione.
    Il libro scorre bene in lettura, ha l'ambizione di un affresco su una genìa familiare ma bisognerebbe aver letto i Bunderbrook per capire la differenza di profondità della visione, anche se non si può negare alla Maraini una scrittura estetica e carnale.
    I momenti più reali sono quelli in cui Marianna bambina parla con la nonna, dove l'educazione sentimentale passa da una generazione all'altra.
    Il finale poi è slegato dal romanzo, Marianna si perde nel mondo di buffoni e circensi, metafora forse di una ricerca di senso del mondo che si perde nella farsa.

    ha scritto il 

  • 4

    La lunga vita di Marianna Ucria

    Marianna è una bambina sordomuta che vive nella Palermo del XVIII secolo. Costretta, dalle consuetudini del tempo, a sposarsi in tenera età con un vecchio zio, la ragazza cresce schiacciata dalle conv ...continua

    Marianna è una bambina sordomuta che vive nella Palermo del XVIII secolo. Costretta, dalle consuetudini del tempo, a sposarsi in tenera età con un vecchio zio, la ragazza cresce schiacciata dalle convenzioni sociali, proibitive verso la donna e ancora di più verso una "minorata" come lei, e dalle numerose gravidanze accolte da Marianna con silenziosa remissività.
    Il tempo passa e la trasforma in una donna che guarda il mondo intorno mutare ed evolversi proprio come lei, che, sorda, percepisce i pensieri di chi gli sta vicino senza che questi parlino, venendo in questo modo a conoscere la verità sul proprio handicap. Crescendo, Marianna continuerà a rimanere in disparte nelle pratiche familiari ma comincerà ad orientare la propria vita secondo il suo personale modo di concepire la realtà.

    Ottimo libro che indaga i pensieri di una donna che analizza la condizione femminile del XVIII secolo, criticando in maniera silenziosa la sottomissione della moglie al marito, il continuo figliare per avere il figlio maschio e l'impossibilità dell'amore vero.

    ha scritto il 

  • 4

    La recensione scritta sul retro del libro dice : Un grande affresco storico, la storia di un’anima e di una vita, la magistrale ricostruzione di un’epoca.
    In queste parole è racchiuso tutto quello che ...continua

    La recensione scritta sul retro del libro dice : Un grande affresco storico, la storia di un’anima e di una vita, la magistrale ricostruzione di un’epoca.
    In queste parole è racchiuso tutto quello che anch’io ho riscontrato leggendo questo romanzo. L’unico libro della Maraini letto anni fa “Il marito” non mi era piaciuto per niente. Una scrittura triste che raccontava storie con personaggi senza speranza o addirittura disperati.
    Leggendo “La storia di Marianna Ucria” invece ho apprezzato fin dalle prime righe la scrittura impegnativa ma ben impostata, descrittiva nel modo giusto, mai stancante, utile per approfondire le abitudini di vita dei “ricchi” e di conseguenza della servitù e dei contadini. Il mondo cambia, i regnanti cambiano ma tutto viene accettato con indifferenza da questa nobiltà impegnata solo a costruirsi una vita felice, rispettata e riverita da tutti, orgogliosa di portare avanti, sposandosi presto e “figliando” molto, la casata che rappresenta.
    Marianna Ucria non è diversa da loro, nonostante sia sorda e muta, si sposa e partorisce 5 figli. E’ una duchessa riverita da tutti. Sa che quella è la sua vita e non si sottrae da nessun obbligo, anche quello di vivere gli “incontri” notturni con un marito per nulla gradito. L’unica libertà che chiede ed ottiene, è quella di vivere nella villa di Bagheria praticamente tutto l’anno, andando nella casa di Palermo solo per occasioni importantissime.
    Non mi sono emozionata, né mi sono immedesimata in quella vita, ma il filo della narrazione era così intenso anche nel raccontare eventi comuni e quotidiani, da tenere alta la mia curiosità sino all’ultima pagina.
    Marianna leggeva molto e la sua mente pian piano assorbiva idee nuove che la portavano e fare paragoni con la realtà da lei vissuta scuotendo le sue certezze.
    Riporto alcuni punti :
    1)“Non parliamo né con rigore né con filosofia quando parliamo di una lotta fra la passione e la ragione. La ragione è e deve essere schiava delle passioni e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di servire e obbedire a esse.”
    Il contrario esatto di quello che le hanno insegnato. La passione non è quel fagotto ingombrante dalle cui cocche sbucano brandelli di ingordigie da tenere nascoste? E la ragione non è quella spada che ciascuno tiene al fianco per tagliare la testa ai fantasmi del desiderio e imporre la volontà della virtù? Il signor marito zio inorridirebbe a leggere anche una sola delle frasi di questo libretto.
    2) Nel suo silenzio abitato da parole scritte, ha elaborato delle teorie lasciate a metà, ha rincorso brandelli di pensieri ma senza coltivarli con metodo, lasciandosi andare alla pigrizia tipica della sua gente, sicura dell’immunità, pure davanti a Dio, poiché “tutto sarà dato a chi ha e niente a chi non ha”
    E per “avere” non si intende proprietà, ville, giardini, ma delicatezze, riflessione, complicazioni intellettuali, tutto ciò che il tempo di cui dispongono in abbondanza favorisce a loro signori che poi si divertono a buttarne via le briciole ai poveri di spirito e di moneta.

    Cosa dire poi della lettera che Marianna, lontana dalla Sicilia, riceve da un devoto amico/innamorato ?
    Per me è un capolavoro, ironica, dolce, profondamente sincera. Ne riporto la parte terminale:
    “Sappiate che vi aspetto con mente serena, confidando nella vostra testa dai lunghi pensieri. Non dico confidando nel vostro corpo perché esso è riottoso come un mulo, ma mi rivolgo a quegli spazi aperti del vostro capo in cui scorre l’aria marina, lì dove siete più discorsiva, più propensa alla curiosità, all’amore, così per lo meno mi lusingo di credere …. Sapete, alle volte è l’amore degli altri che ci innamora: vediamo una persona solo quando essa chiede i nostri occhi.
    Con tutta la mia devozione tenerissima e l’augurio che torniate presto. Sto male senza di voi,
    Giacomo Camaleo
    Parole che ben chiudono il romanzo

    ha scritto il 

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