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La macchia umana

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1214)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 386 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806173340 | Isbn-13: 9788806173340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il professor Coleman Silk nasconde un segreto da cinquant'anni, e lo fa così bene che nessuno, nemmeno sua moglie e i suoi figli, se ne sono mai accorti. Un giorno però basta una frase (anzi una parola sola, detta per sbaglio, senza riflettere) per scatenare su di lui, e su tutto il suo mondo, le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Mentre la sua vita precipita nel caos, l'America non a caso sta vivendo l'evento più inspiegabile della sua storia democratica: siamo infatti nel 1998, "l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti".
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  • 5

    La verità sul proprio conto non è conosciuta da nessuno e […] meno di tutto da se stessi.

    La frase citata è la sintesi estrema del romanzo.

    Coleman Silk è il protagonista della macchia umana, ma chi è Coleman? La madre e i fratelli non lo sanno più. I figli e la moglie non l’hanno mai sapu ...continua

    La frase citata è la sintesi estrema del romanzo.

    Coleman Silk è il protagonista della macchia umana, ma chi è Coleman? La madre e i fratelli non lo sanno più. I figli e la moglie non l’hanno mai saputo, I colleghi, così come i suoi alunni, non l’hanno mai sospettato.
    Ma chi siamo noi veramente?
    Siamo quello che mostriamo agli altri, quello che raccontiamo a noi stessi o addirittura quello che la società e il resto del mondo deducono autonomamente dalle nostre azioni?
    Forse non siamo nulla di tutto ciò, o meglio c’è un po’ di noi stessi in ognuna delle identità così delineatesi.

    Io ve l’ho fatta breve, ma Roth è magistrale, come c’era da aspettarsi, a dipanare questo complesso inghippo dell’identità, in bilico tra rappresentazione e occultamento, tra comprensione e fraintendimento, tra interno ed esterno.
    Lo conoscete il signorino - o almeno me lo auguro per voi, è pedante, sta lì a ripeterti lo stesso concetto di casualità o di percezione per almeno dieci volte, ma tutte e dieci le volte tu sei lì muto a fare sì-sì con la testa, inchinandoti virtualmente a cotanta padronanza di linguaggio e di pensiero.

    Se vi piace Roth, vi piacerà la macchia umana, e se Roth non l’avete mai letto, ma vi piacciono quelle storie cervellotiche tendenti alla sega mentale con doppio avvitamento, fatevi pure avanti!

    Non mi ha commosso come Pastorale Americana, ma ne è sicuramente valsa la pena, di stare in compagnia di Coleman, Faunia e il solito Zuckerman per un bel numero di notti consecutive.

    ha scritto il 

  • 5

    Un titolo migliore non poteva esistere

    La macchia umana... forse il finale mi ha un po deluso, ma non si può chiedere di più a questo titolo. E fu così che tutte le cornacchie svolazzando in aria, formando un punto nero sempre più grande, ...continua

    La macchia umana... forse il finale mi ha un po deluso, ma non si può chiedere di più a questo titolo. E fu così che tutte le cornacchie svolazzando in aria, formando un punto nero sempre più grande, somigliante a una macchia, tutto a un tratto di dissolsero lasciando un finale con tante domande...

    ha scritto il 

  • 4

    "Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. [...] La fantasia della purezza è ...continua

    "Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. [...] La fantasia della purezza è terrificante. È folle. Cos’è questa brama di purificazione, se non l’aggiunta di nuove impurità?" (p. 261)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Sconvolgente!

    Un libro dai personaggi intensissimi, nelle loro debolezze, debolezze che, chi più chi meno, colpiscono ognuno di noi.
    Quasi nessun personaggio esce indenne dalla cattiveria, dall'egoismo insito nel g ...continua

    Un libro dai personaggi intensissimi, nelle loro debolezze, debolezze che, chi più chi meno, colpiscono ognuno di noi.
    Quasi nessun personaggio esce indenne dalla cattiveria, dall'egoismo insito nel genere umano, cosa che, forse ancor più della parola, ci differenzia dal mondo animale.
    Sicuramente il personaggio peggiore, che ho letteralmente disprezzato, è Delphine: la classica figlia di papà che pensa di spaccare il mondo ma che non è in grado di affrontare ciò che il mondo ha da offrirle. Ogni suo gesto è egoista e punta ad una meta che in realtà è sempre più sfocata e che, invece di portarla alla realizzazione professionale, la porta verso la distruzione di sé come essere umano.
    I personaggi di Faunia e Coleman, sono indimenticabili, più vicini a chi legge, anche nei loro errori.
    Ho amato moltissimo i pensieri di Faunia sul poter essere una cornacchia, sull'essere liberi e puliti dalla "macchia umana".
    Il personaggio di Les è molto emblematico, non riesco a "odiarlo" come Delphine, c'è qualcosa in lui che lo rende più una persona sfortunata, che una persona malvagia. Forse lui avrebbe potuto essere una persona migliore se il fato non avesse giocato a suo sfavore; al contrario di Delphine, che ha rovinato una situazione ricca di potenziale.
    Nemmeno Les è giustificabile, ma di sicuro, nonostante le sue gravi colpe, lo reputo più umano di quanto non lo sia stato, fino alla sua ultima apparizione nel libro, Delphine.
    In conclusione: che libro meraviglioso!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo capitolo mi ha conquistata. Partenza ottima!
    Il secondo mi ha destabilizzata: bello ma sembrava un'altro libro, solo che il protagonista di questa storia aveva lo stesso nome di quello del ca ...continua

    Il primo capitolo mi ha conquistata. Partenza ottima!
    Il secondo mi ha destabilizzata: bello ma sembrava un'altro libro, solo che il protagonista di questa storia aveva lo stesso nome di quello del capitolo precedente.
    Poi si riprende il filo del discorso, ma nel capitolo quattro di nuovo una virata: l'attenzione si concentra su uno che fino a poco prima era un personaggio secondario. Parte molto noiosa per me...
    Per fortuna nell'ultimo capitolo arriva Ernestine che ricuce l'ordito della trama principale e porta un po' di luce su questo groviglio di storie di varia umanità e di personaggi variamente negativi.
    Forse questo libro non andava letto la sera, forse dovevo dedicargli maggior attenzione, ma non mi ha convinta del tutto.

    ha scritto il 

  • 3

    Alcuni lo trovano pesantino da leggere, ma alla fine prende abbastanza, almeno mi è parso così. Si dovrebbe capire uno spaccato neanche tanto piccolo della società americana. Una mia convinzione si è ...continua

    Alcuni lo trovano pesantino da leggere, ma alla fine prende abbastanza, almeno mi è parso così. Si dovrebbe capire uno spaccato neanche tanto piccolo della società americana. Una mia convinzione si è rafforzata in USA andrò solo per vedere i parchi naturali.

    ha scritto il 

  • 2

    Troppo problematico

    Caro Philip Roth, cosa volevi dirmi? L'hai scritto in modo magnifico, ma io in mezzo a tutte quelle parole mi ci sono perso, mi sono sentito come stretto da un boa, avvinghiato ed impaurito. Alla fine ...continua

    Caro Philip Roth, cosa volevi dirmi? L'hai scritto in modo magnifico, ma io in mezzo a tutte quelle parole mi ci sono perso, mi sono sentito come stretto da un boa, avvinghiato ed impaurito. Alla fine sono fuggito e non voglio guardarmi indietro.
    C'è questo professore che è accusato di razzismo, ma poi si scopre che è di colore, ma sbiadito, povero, ma vuole essere borghese e rinnega le sue radici, che ama, ma forse solo se stesso e poi tutte queste scatole cinesi mi si sono richiuse tra le mani, perché facevo veramente fatica, a metà libro, a proseguire.
    Perché, semplicemente, mi complicava la vita e io volevo solo stare tranquillo.

    ha scritto il 

  • 4

    Si conclude con "La macchia umana" il mio incredibile incontro con Philip Roth per questo 2014 - inziato, tra parentesi, nel tardo Agosto di quest'anno-.
    Ho inziato con "Nemesi", il racconto di una vi ...continua

    Si conclude con "La macchia umana" il mio incredibile incontro con Philip Roth per questo 2014 - inziato, tra parentesi, nel tardo Agosto di quest'anno-.
    Ho inziato con "Nemesi", il racconto di una vita (di più vite) devastata da una malattia; e termino con il racconto di un'altra vita devastata, però, da un terribile segreto.
    Perché di questo scrive Philip Milton Roth: di vite devastate.
    O forse, più semplicemente, scrive di vite e basta.

    ha scritto il 

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