La macchia umana

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1359)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 386 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8806173340 | Isbn-13: 9788806173340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il professor Coleman Silk nasconde un segreto da cinquant'anni, e lo fa così bene che nessuno, nemmeno sua moglie e i suoi figli, se ne sono mai accorti. Un giorno però basta una frase (anzi una parola sola, detta per sbaglio, senza riflettere) per scatenare su di lui, e su tutto il suo mondo, le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Mentre la sua vita precipita nel caos, l'America non a caso sta vivendo l'evento più inspiegabile della sua storia democratica: siamo infatti nel 1998, "l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti".
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  • 4

    Centellinare

    Meno male che ho sempre un Roth ancora da leggere. Questo lo avevo comprato dopo aver cominciato a vedere il film (no, a dire il vero ho visto un po' del film perché volevo leggere il libro) e messo d ...continua

    Meno male che ho sempre un Roth ancora da leggere. Questo lo avevo comprato dopo aver cominciato a vedere il film (no, a dire il vero ho visto un po' del film perché volevo leggere il libro) e messo da parte da brava formichina. Ora ne ho un altro da parte che aspetta il momento giusto. Come farò quando li avrò letti tutti?
    Scrittura magistrale, storia magnificamente costruita.

    ha scritto il 

  • 5

    la macchia umana

    Incredibilmente intenso. Un pugno allo stomaco la storia, una carezza morbida la scrittura.
    Philip Roth è un maestro del romanzo americano. Imperdibile lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piace "tuffarmi" nei libri di Roth.
    Mi bastano poche pagine per ritrovarmi immersa nella storia americana, tanto da essere leggermente spaesata e frastornata, quando riemergo dal flusso ininterrott ...continua

    Mi piace "tuffarmi" nei libri di Roth.
    Mi bastano poche pagine per ritrovarmi immersa nella storia americana, tanto da essere leggermente spaesata e frastornata, quando riemergo dal flusso ininterrotto del suo racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    è uno di quei libri scritti bene (molto bene) e con uno stile che anche mi piace (che anche mi piace molto) ma che, vuoi per la storia (secondo me un po'...campata in aria? diciamo così) vuoi per qual ...continua

    è uno di quei libri scritti bene (molto bene) e con uno stile che anche mi piace (che anche mi piace molto) ma che, vuoi per la storia (secondo me un po'...campata in aria? diciamo così) vuoi per qualche altra ragione sconosciuta, non mi ha coinvolto poi granché.
    eppure è scritto bene, e Roth continua ad attirarmi. proverò con qualcos'altro.

    ha scritto il 

  • 4

    King Roth

    Non c'è niente da fare, quando capita che mi imbatto nel Roth giusto, giusto per il momento, giusto per l'umore e per l' estro, allora finisco dentro al tranquillo flusso della sua scrittura e vado vi ...continua

    Non c'è niente da fare, quando capita che mi imbatto nel Roth giusto, giusto per il momento, giusto per l'umore e per l' estro, allora finisco dentro al tranquillo flusso della sua scrittura e vado via, trasportata dalle migliaia di parole strettamente inanellate nel suo periodare, denso e fluido allo stesso tempo, magmatico ed incessante, alle cui strette maglie è difficile sfuggire... (che ho detto?... boh!...)
    Non accade sempre con Roth, anzi, sono rimasta delusa da alcune sue produzioni, ma quando ciò accade, è una bella cosa, e qui è accaduto.
    La macchia umana: l'ultimo amore e la vita di un uomo, Coleman Silk, dai "capelli grigi accettabili, desiderabili addirittura...", raccontata dall'alter ego Nathan Zuckerman, che per la terza volta viene trasferito dal ruolo di protagonista a quello di narratore diretto; un interscambio costante di personalità che si mischiano, si fondono e poi tornano a distinguersi in un gioco affascinante condotto magistralmente.
    Una storia come un'altra, oppure sempre la stessa storia - questo può raccontare Roth - ma con lui non è COSA racconta che è importante, ma è in COME lo racconta che sta la sua straordinaria forza. Anche il film con Anthony Hopkins e la diafana Nicole Kidman, piuttosto fedele (a parte uno Zuckerman troppo giovane), è ben fatto e dona personaggi ed immagini plausibili e sovrapponibili al testo scritto.

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/14/la-macchia-umana-philip-roth/

    “È come se nella coscienza, a provocarne il minimo turbamento, non fosse mai stato ammesso neppure quel livello assolutamen ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/14/la-macchia-umana-philip-roth/

    “È come se nella coscienza, a provocarne il minimo turbamento, non fosse mai stato ammesso neppure quel livello assolutamente elementare di pensiero immaginativo. Un secolo di distruzioni diverso nei suoi eccessi da ogni altro viene a intristire la razza umana: decine di milioni di persone comuni condannate a patire una privazione dopo l’altra, un male dopo l’altro, mezzo mondo, o più di mezzo, sottoposto a patologico sadismo come politica sociale, intere società organizzate e ostacolare dalla paura di violente persecuzioni, la degradazione della vita individuale raggiunta in una misura ignota nella storia, nazioni vinte e ridotte in schiavitù da criminale ideologici che le privano di tutto, intere popolazioni così demoralizzare da essere incapaci di alzarsi dal letto la mattina col minimo desiderio di affrontare la giornata... Tutte le terribili pietre di paragone offerte da questo secolo, ed eccoli levarsi a prendere le armi per una Faunia Farley. Qui in America, o è Faunia Farley o è Monica Lewinsky! Il lusso di queste vite così turbate dai comportamenti inappropriati di Clinton e Silk! Questa, nel 1998, è la depravazione che devono sopportare. Questa, nel 1998, è la loro tortura, il loro tormento e la loro morte spirituale. La fonte della loro più grande disperazione morale, Faunia che mi fa un pompino e io che scopo Faunia.”
    (Philip Roth, “La macchia umana”, ed. Einaudi)

    Il professor Coleman Silk, settantunenne simpatico, loquace, estroverso, nasconde da oltre cinquant’’anni un segreto, anche alla moglie e ai suoi quattro figli. La sua carriera universitaria è brillante, diventa preside di facoltà, salvo poi subire un improvviso crollo, dovuto non al segreto celato, bensì al perbenismo, all’ipocrisia, alla maldicenza dell’ambiente accademico e non solo. Non gli si perdonano un’assurda accusa di razzismo nei confronti di due studenti neri, fondata su un equivoco lessicale, ma soprattutto la scoperta, peraltro successiva alle dimissioni di Coleman e alla morte della moglie Iris, di un relazione con Faunia, bidella trentaquattrenne dal passato tragico.
    Negli Stati Uniti del 1998, che per via del caso Clinton-Lewinsky ha sostituito al terrorismo e al comunismo la paura del “pompinismo” (così sintetizza con efficacia Roth), in un’atmosfera di generale e medievale bigottismo, Coleman Silk paga sulla sua pelle lo scandalo di una relazione extra-coniugale (a moglie morta) con una così grande differenza di età e di ceto sociale. Agli occhi del mondo, pronto a giudicare sulla scorta di meri indizi, Coleman appare come colui che, approfittando di una condizione di debolezza di Faunia, l’ha sedotta grazie alle sue abilità retoriche o chissà quale altra stregoneria. Ai giudici morali ed etici non passa neanche per la testa che tra i due possa esservi una reale e sconvolgente passione, fosse anche solo di natura sessuale. Se poi a viverla è uno accusato già di razzismo, allora sarà facile capire come per Coleman la situazione diventi presto tremenda e non certo semplificata dal violento Lester, l’ex compagno di Faunia, reduce dal Vietnam, sconvolto da tale esperienza e poco incline a risolvere le sue questioni col dialogo.
    Roth è sempre il solito, la sua scrittura avvolge, l’alternanza tra tragico e comico, le digressioni tematiche e quelle spazio-temporali, la capacità di fornirci il punto di vista dei diversi personaggi, sono tutti ingredienti che fanno di “La macchia umana” un romanzo tra i più riusciti del romanziere, almeno a parere di chi scrive. Per quanto riguarda i temi, oltre a quanto accennato circa il perbenismo e le maldicenza che distruggono l’esistenza di Coleman, vi è anche quello della maschera, che un po’ tutti indossano, ma che nel caso di Coleman caratterizza l’intera sua vita, avendo egli rinnegato qualcosa per diventare qualcos’altro (ma non anticipo per non rovinare la lettura), e poi ci sono i classici argomenti “rothiani”, cioè il sesso, l’ebraismo, il rapporto tra letteratura e vita.

    “Come avrebbe potuto finire (la conclusione che la realtà aveva risolutamente escluso): ecco l’unica cosa alla quale riusciva a pensare. Sbalordito da quanto poco l’aveva dimenticata e da quanto poco lei aveva dimenticato lui, Coleman si allontanò rendendosi conto, come mai prima di allora aveva dovuto fare al di fuori delle lezioni sulla tragedia greca, della facilità con cui la vita può essere una cosa piuttosto che un’altra e dalla casualità con cui si crea un destino... E anche, d’altra parte, di come il fato può sembrare accidentale quando le cose non possono andare a finire che come sono finite. Si allontanò, cioè, senza capire nulla, sapendo di non poter capire nulla, ma con l’illusione che avrebbe metafisicamente capito qualcosa di enorme importanza su questa sua testarda determinazione di diventare quello che voleva essere se... Se almeno queste cose fossero state comprensibili.”

    ha scritto il 

  • 5

    questo romanzo andrebbe letto a mio parere più di una volta perchè contiene molti punti che richiedono una concentrazione alta e non sempre è possibile, ne consiglio la lettura sicuramente perchè rac ...continua

    questo romanzo andrebbe letto a mio parere più di una volta perchè contiene molti punti che richiedono una concentrazione alta e non sempre è possibile, ne consiglio la lettura sicuramente perchè racchiude molte facce della vita raccontate da un narratore colto e profondo conoscitore "noi lasciamo una macchia, la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme". Io aggiungo, la nostra impronta può anche essere di leggerezza, di comprensione, bontà, di senso della giustizia.

    ha scritto il 

  • 4

    Mostro sacro

    Il mio secondo Roth. Come dopo il primo, la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un mostro sacro della letteratura.
    Roth racconta l’uomo, letteralmente disvela il suo sentire più profondo, sen ...continua

    Il mio secondo Roth. Come dopo il primo, la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un mostro sacro della letteratura.
    Roth racconta l’uomo, letteralmente disvela il suo sentire più profondo, senza alcuna pietà: ambizione, bigottismo, falsi moralismi, desiderio di rivalsa sociale, invidia, egoismo, rapporto padri/figli, amore, desiderio. E racconta la società con lucida acutezza: la problematica dei reduci di guerra, degli ultimi, dell’integrazione razziale.
    In fonda smonta le certezze su cui tentiamo di reggere le nostre vite, demolendo ad una ad una finte e rassicuranti convinzioni.

    Tutti sanno... Cosa? Perchè le cose vanno come vanno? Cosa?
    Tutto ciò che sta sotto l'anarchia del corso degli avvenimenti, le incertezze, i contrattempi, il disaccordo, le traumatiche irregolarità che caratterizzano le vicende umane?
    Nessuno sa... Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla.
    Non puoi sapere nulla. Le cose che sai ... non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati?
    Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente è quello che crediamo di sapere.

    ha scritto il 

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