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La macchia umana

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1240)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 386 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806173340 | Isbn-13: 9788806173340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il professor Coleman Silk nasconde un segreto da cinquant'anni, e lo fa così bene che nessuno, nemmeno sua moglie e i suoi figli, se ne sono mai accorti. Un giorno però basta una frase (anzi una parola sola, detta per sbaglio, senza riflettere) per scatenare su di lui, e su tutto il suo mondo, le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Mentre la sua vita precipita nel caos, l'America non a caso sta vivendo l'evento più inspiegabile della sua storia democratica: siamo infatti nel 1998, "l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti".
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  • 5

    la calunnia è un venticello

    Una sonnacchiosa cittadina universitaria del New England con i suoi veleni è la location scelta da Roth per ambientare la storia di due straordinari personaggi: Coleman Silk e Faunia (un nome un pro ...continua

    Una sonnacchiosa cittadina universitaria del New England con i suoi veleni è la location scelta da Roth per ambientare la storia di due straordinari personaggi: Coleman Silk e Faunia (un nome un programma) Farley. Nessuno dei due è quello che sembra...
    Segreti che vengono alla luce man mano che il racconto procede con una a costruzione perfetta.
    Roba forte ma avvincente.

    ha scritto il 

  • 5

    Ognuno di noi ha segreti, custoditi più o meno gelosamente. E ognuno di noi, per quanto si sforzi di negarlo, ha pregiudizi e tende a giudicare. È uno dei tanti temi di questo libro, che ci catapulta, ...continua

    Ognuno di noi ha segreti, custoditi più o meno gelosamente. E ognuno di noi, per quanto si sforzi di negarlo, ha pregiudizi e tende a giudicare. È uno dei tanti temi di questo libro, che ci catapulta, con un incipit in medias res, negli ultimi mesi di vita di Coleman Silk. E nella ricostruzione della sua esistenza fatta da Nathan Zuckerman.
    Ho letto lentamente, assaporando ogni frase, perdendomi nel travolgente diluvio di pensieri e riflessioni di Philip Roth. Personaggi a tutto tondo, impietosamente descritti soprattutto con le loro "macchie", con quelle debolezze e quelle manie che li rendono umani. Ne viene fuori il ritratto di un'umanità egoista, ipocrita, conformista e pettegola, che spesso reprime sentimenti e pulsioni per adeguarsi a uno standard sociale. E quando finalmente si libera delle convenzioni, soccombe necessariamente.
    Non avevo più letto Roth dai tempi del Lamento di Portnoy. Me ne sono nuovamente innamorata.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho da pochi minuti terminato la lettura de “La macchia umana” di Philip Roth.
    Ci sono quei libri che si insinuano all’interno del tuo consolidato nido di credenze, idee, saperi, pregiudizi, convinzion ...continua

    Ho da pochi minuti terminato la lettura de “La macchia umana” di Philip Roth.
    Ci sono quei libri che si insinuano all’interno del tuo consolidato nido di credenze, idee, saperi, pregiudizi, convinzioni - che hai fortificato con fatica e scrupolosa dedizione in vent’anni di scuola, vita familiare, cadute e ripartenze sentimentali - e sai già che non c’è più nulla da fare. Arrivano per scombussolare tutto, tocca ricostruire il castello di carta della tua identità da capo.
    Sono libri alteri, sdegnosi. Non smetterai mai di consigliarli, di parlarne, di instaurare confronti e soprattutto li rileggerai. Probabilmente subito dopo averli terminati, li ricomincerai. Questo è il destino fortunato di libri come “La macchia umana”.
    Il mio primo Roth. Considerato uno dei più grandi scrittori viventi, vittima felice del totoNobel praticamente ogni anno, scatenato, chiacchieratissimo Roth. Ho sempre nutrito un timore reverenziale (vi rassicuro: non c’è ragione) verso queste figure della letteratura. Acquistano un’aria familiare, il loro nome - dappertutto letto, dappertutto udito - diventa quasi una sagoma. Roth, in particolare, con le sue consonanti finali, due arroganti fricative dentali, me lo immagino sempre con una giacca di lana cotta, modello coloniale, con le sopracciglia aggrottate, propenso verso di me come un grosso rapace ma dallo sguardo ironico.
    Si dia il caso che l’autore Roth sembri (e badate, sembrare è un verbo spietato) rassomigliare straordinariamente ai personaggi che raffigura. Vi avverto, prima di scrivere non ho cercato informazioni biografiche, né recensioni né alcun tipo di materiale a supporto di questa tesi. Semplicemente sembra così. Da lettrice, vedo che Coleman Silk è simile al suo artefice e l’autore si limita, come dire, a quest’opera di svelamento e occultamento continuo dello specchio. è così vicino, così vicino all’essenza del personaggio che dev’essere lui. Sappiamo che lo scrittore deve essere un abilissimo fingitore ma siccome io non credo ad un’abilità portentosa nel dissimulare che sia completamente disinteressata, devo pensare che il demone a cui risponde il signor Roth sia di natura personale. Non esiste che si vada così a fondo ad un personaggio senza che ci sia qualcosa di tuo. E tutta quella storia sulla necessità del testimone - perché il resoconto della faccenda qui ci viene fornito dallo scrittore Nathan Zuckerman - è una grossa panzana e qui si sta parlando di un meraviglioso alter ego. Anzi di due: Nathan Zuckerman, narratore degli eventi, e il coetaneo Coleman Silk, nella parte del povero viveur. La testimone unica è la scrittura. L’autore per proteggersi deve inventarsi delle maschere ma sappiamo tutti che razza di narcisi egocentrici siano, con noi non attacca.
    D’altra parte, non credo che lavorando di fantasia il signor Roth sarebbe stato in grado di arrivare a tali vette di autenticità. Il protagonista dunque è una personalità formidabile e così il suo creatore. Ora possiamo addentrarci nel fitto della foresta nera.

    Continua qui http://conamoreesquallore.blogspot.it/2015/06/uragano-roth-la-macchia-umana.html

    ha scritto il 

  • 5

    Com'è umano avere un segreto...

    Tutti sanno... Cosa?
    Perchè le cose vanno come vanno? Cosa?
    Tutto cio' che sta sotto l'anarchia del corso degli avvenimenti ,le incertezze, i contrattempi, il disaccordo ,le traumatiche irregolarità c
    ...continua

    Tutti sanno... Cosa?
    Perchè le cose vanno come vanno? Cosa?
    Tutto cio' che sta sotto l'anarchia del corso degli avvenimenti ,le incertezze, i contrattempi, il disaccordo ,le traumatiche irregolarità che caratterizzano le vicende umane?
    Nessuno sa...
    Cio' che noi sappiamo è che ,in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla.
    Non puoi sapere nulla.
    Le cose che sai ... non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati?
    Tutto cio' che non sappiamo è stupefacente.
    Ancor piu' stupefacente è quello che crediamo di sapere.

    PS:E quel ballo sulle note struggenti di "The Man I Love"....? Non riesco a togliermelo dalla testa...
    ( per chi volesse ascoltarselo , l'ho aggiunto da tempo alla sezione musica & video, nella versione di Etta James :) )

    E' da uomo che tu vieni da me. E allora io vengo da te. E' molto. Ma è tutto qui . Io ballo davanti a te,nuda e con la luce accesa,e nudo sei anche tu,e tutto il resto non conta.
    E' la cosa piu' semplice che abbiamo mai fatto:è il massimo .
    Non rovinare tutto pensando che sia qualcosa piu' di questo.Non lo fare,e non lo faro' io. Non dev'essere per forza piu' di questo. Sai una cosa? Io ti vedo

    ha scritto il 

  • 4

    Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui.

    La macchia umana è una ridda di elaborate trame mentali. Leggerlo è come percorrere una strada in salita, però nonostante il fiato corto e qualche incespicata, arrivati alla sommità ci si accorge che ...continua

    La macchia umana è una ridda di elaborate trame mentali. Leggerlo è come percorrere una strada in salita, però nonostante il fiato corto e qualche incespicata, arrivati alla sommità ci si accorge che ne è proprio valsa la pena.

    "Chi sono, loro, adesso? Sono la versione più semplice possibile di se stessi. L'essenza della singolarità. Tutto il dolore si è raggrumato in passione. Forse non rimpiangono nemmeno più che le cose non siano andate diversamente. Si sono trincerati troppo bene nel disgusto per questa situazione. Sono sgusciati da sotto tutto ciò che era stato ammassato su di loro. Non c'è niente nella vita che li tenti come questa intimità, niente nella vita che li ecciti come questa intimità, niente nella vita come questa intimità che mitighi l'odio che hanno per la vita. Chi sono queste persone così drasticamente diverse tra loro, così assurdamente - a settantuno e trentaquattro anni - alleate tra loro? Sono il disastro a cui sono chiamati. Ballando nudi al ritmo della band di Tommy Dorsey e al soave canto confidenziale del giovane Frank Sinatra, vanno senza esitare verso una morte violenta. Ognuno sulla terra, prepara in modo diverso la propria fine: questo è il modo in cui la programmano loro.”

    ha scritto il 

  • 3

    Devo confessare che, per i miei standard, l'ho letto con lentezza. Il libro effettivamente ingrana nella seconda parte secondo me. Buona scrittura e buoni salti temporali. Ho amato il rapporto fra Col ...continua

    Devo confessare che, per i miei standard, l'ho letto con lentezza. Il libro effettivamente ingrana nella seconda parte secondo me. Buona scrittura e buoni salti temporali. Ho amato il rapporto fra Coleman e Nathan e la descrizione psicologica, fantastica, dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 0

    Cose che non capitano sempre.

    Io di Roth finora avevo letto solamente Pastorale Americana (CAPOLAVORO ASSOLUTO) e un paio di anni fa ho comprato questo libro di cui avevo visto senza troppo entusiasmarmi la versione cinematografic ...continua

    Io di Roth finora avevo letto solamente Pastorale Americana (CAPOLAVORO ASSOLUTO) e un paio di anni fa ho comprato questo libro di cui avevo visto senza troppo entusiasmarmi la versione cinematografica con Hopkins, Kidman, Sinise, Harris e Miller.
    Ho cominciato a leggerlo e naturalmente la storia di Coleman Silk mi ha preso, nelle mani di uno scrittore più rozzo, e tutti gli scrittori sono più rozzi di Roth, sarebbe stato uno straordinario feuilleton, ma arrivato a 3/4 della lettura ... come un Bartleby il lettore (eh! eh!), ho preferito smettere.
    Non ero annoiato, proprio no, come i personaggi non mi erano affatto venuti a noia, anzi! Solo che ... Veramente preferirei di no, ho detto al libro riponendolo sul comodino a impolverarsi. Lì è rimasto due anni, mai toccato, le pagine ormai ingiallite, fino a che l'altra sera, chi sa poi perché, io di certo no, l'ho preso e in tre giorni l'ho finito.
    Il bello è che mi è sembrato di non averlo mai lasciato, come capita quando si rincontra un vero amico dopo molti anni e si ricomincia a parlare come se ci si fosse visti il giorno prima. Ecco, questo libro era un vecchio amico e io ero evidentemente pronto a rincontrarlo.
    Che dire del libro in sé? E' stupendo, è un capolavoro, i personaggi non sono realistici, sono vivi.
    Roth, probabilmente il più grande scrittore vivente ora che Garcia Marquez se ne è andato, continua a non vincere il Nobel. Questo, più che dirci qualcosa su Roth, ci dice qualcosa sul Nobel. Alquanto sopravvalutato il premiuccio.

    ha scritto il 

  • 5

    La verità sul proprio conto non è conosciuta da nessuno e […] meno di tutto da se stessi.

    La frase citata è la sintesi estrema del romanzo.

    Coleman Silk è il protagonista della macchia umana, ma chi è Coleman? La madre e i fratelli non lo sanno più. I figli e la moglie non l’hanno mai sapu ...continua

    La frase citata è la sintesi estrema del romanzo.

    Coleman Silk è il protagonista della macchia umana, ma chi è Coleman? La madre e i fratelli non lo sanno più. I figli e la moglie non l’hanno mai saputo, I colleghi, così come i suoi alunni, non l’hanno mai sospettato.
    Ma chi siamo noi veramente?
    Siamo quello che mostriamo agli altri, quello che raccontiamo a noi stessi o addirittura quello che la società e il resto del mondo deducono autonomamente dalle nostre azioni?
    Forse non siamo nulla di tutto ciò, o meglio c’è un po’ di noi stessi in ognuna delle identità così delineatesi.

    Io ve l’ho fatta breve, ma Roth è magistrale, come c’era da aspettarsi, a dipanare questo complesso inghippo dell’identità, in bilico tra rappresentazione e occultamento, tra comprensione e fraintendimento, tra interno ed esterno.
    Lo conoscete il signorino - o almeno me lo auguro per voi, è pedante, sta lì a ripeterti lo stesso concetto di casualità o di percezione per almeno dieci volte, ma tutte e dieci le volte tu sei lì muto a fare sì-sì con la testa, inchinandoti virtualmente a cotanta padronanza di linguaggio e di pensiero.

    Se vi piace Roth, vi piacerà la macchia umana, e se Roth non l’avete mai letto, ma vi piacciono quelle storie cervellotiche tendenti alla sega mentale con doppio avvitamento, fatevi pure avanti!

    Non mi ha commosso come Pastorale Americana, ma ne è sicuramente valsa la pena, di stare in compagnia di Coleman, Faunia e il solito Zuckerman per un bel numero di notti consecutive.

    ha scritto il 

  • 5

    Un titolo migliore non poteva esistere

    La macchia umana... forse il finale mi ha un po deluso, ma non si può chiedere di più a questo titolo. E fu così che tutte le cornacchie svolazzando in aria, formando un punto nero sempre più grande, ...continua

    La macchia umana... forse il finale mi ha un po deluso, ma non si può chiedere di più a questo titolo. E fu così che tutte le cornacchie svolazzando in aria, formando un punto nero sempre più grande, somigliante a una macchia, tutto a un tratto di dissolsero lasciando un finale con tante domande...

    ha scritto il 

  • 4

    "Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. [...] La fantasia della purezza è ...continua

    "Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. [...] La fantasia della purezza è terrificante. È folle. Cos’è questa brama di purificazione, se non l’aggiunta di nuove impurità?" (p. 261)

    ha scritto il 

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