La macchia umana

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1374)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 386 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8806173340 | Isbn-13: 9788806173340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il professor Coleman Silk nasconde un segreto da cinquant'anni, e lo fa così bene che nessuno, nemmeno sua moglie e i suoi figli, se ne sono mai accorti. Un giorno però basta una frase (anzi una parola sola, detta per sbaglio, senza riflettere) per scatenare su di lui, e su tutto il suo mondo, le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Mentre la sua vita precipita nel caos, l'America non a caso sta vivendo l'evento più inspiegabile della sua storia democratica: siamo infatti nel 1998, "l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti".
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    [dunque è vero che anobii si puppa le recensioni. questa era del 2012. meno male che].

    ogni tanto mi si dice che non ricordo, che mi contraddico. cose così.
    non è grave, ormai sono vecchio. l’età qualche controindicazione ce l’ha.
    però non mi arrabbio.
    mi sale la pressione, incontrollat ...continua

    ogni tanto mi si dice che non ricordo, che mi contraddico. cose così.
    non è grave, ormai sono vecchio. l’età qualche controindicazione ce l’ha.
    però non mi arrabbio.
    mi sale la pressione, incontrollatamente e inconsapevolmente, ma non mi arrabbio.
    medito, piuttosto. sugli esseri umani, su di me, sulle cose che faccio, sulle cose che dovrei fare, sulle cose che dovrei e potrei smettere di fare.
    al limite mi dispiaccio quando mi si risponde in maniera a volte acida [come può fare anche chi sa di avere torto], altre volte tagliente, altre ancora netta e senza possibilità di replica.
    è un peccato non potere dialogare rispettando le posizioni altrui, ma forse e finalmente ho imparato la lezione.
    non che di avere ragione mi sia mai fregato qualcosa.
    su questo o altri argomenti.
    ma quello che è innegabile è che la macchia umana è [indicativo presente] il romanzo americano più importante del ‘900.

    ne parlai con.
    mi disse che la macchia umana è [se non altro] il lavoro più grande di roth, anche se tutti impazziscono per pastorale americana.
    [altro libro enorme, beninteso. solo, meno enorme].
    ora.
    come è premesso che di avere ragione [specie con con certa gente, ma non solo] io me ne frego, è altrettanto premesso che la letteratura è inutile.
    è buona, è gustosa, è tutto quello che vuoi.
    ma serve solo al lettore.
    a te.
    alla tua filosofia e ai tuoi ragionamenti.
    come fare l’amore con se stessi. o con una donna che non c’è.
    la letteratura non cambia né mai ha cambiato il mondo. d’altra parte alla letteratura ha accesso una esigua minoranza di umani.
    scrissi tempo fa che colui che ama i libri è come il protagonista di una solitudine troppo rumorosa: un poveretto, solo, triste. [persino sudicio].
    mi ricordai di isherwood, autore del libro più bello tra quelli che ho letto nel 2011: “i libri non hanno reso George né migliore, né più nobile, né più saggio”.
    sono due riflessioni sull’umanità, quella di hrabal e quella di isherwood, distantissime. eppure hanno tanto in comune.
    isherwood vede la natura umana completamente disvelata nell’ubriachezza [e come potrei non essere d’accordo?], hrabal sente l’umanità talmente distante da sé da rifugiarsi nei libri [e nella pressa con cui li distrugge] e nella birra.
    letteratura come fuga dal mondo.
    dall’umanità.
    così, mi sono preso la briga di andare a cercare rileggere cose che avevo scritto un paio di anni fa in una conversazione privata.
    le riporto qui, correggendole e adattandole al mezzo.

    l’umanità, dunque.
    l’umanità è l’argomento centrale de la macchia umana.
    [lo dice anche il titolo: era facile].
    eppure qualcuno crede ancora che l’argomento primo sia l’ambizione. l’ambizione e il sesso.
    e, nel caso di molte lettrici femmine e di qualche lettore maschio: la misoginia e la fallocrazia.
    può darsi che roth sia un uomo misogino, non saprei dire, è da tanto che non ci facciamo una birra insieme.
    ma vedere roth come uno scrittore misogino è incredibilmente limitante.
    vedere roth come uno scrittore misogino e magnificare un franzen qualunque, è perfino peggio.
    [anche qui, statisticamente sono più le lettrici dei lettori: come mai? ci tornerò sopra].
    [se me ne ricordo].

    la macchia umana è una tragedia.
    e, come mi disse [con esattezza]: è una tragedia greca.
    della tragedia greca ha tutti gli elementi. a partire dal mestiere del protagonista.
    una tragedia greca scritta da un greco che ha letto shakespeare.
    una tragedia con un coro tonante, piena di personaggi dai nomi bellissimi [coleman di secondo nome fa brutus].
    i personaggi, già.
    sono loro il motivo di tanto astio e tanto fastidio in alcuni lettori/lettrici? è la ricetta di shakespeare, che ci faceva amare i suoi personaggi e poi li uccideva, o che ce li faceva detestare da subito o che li mostrava come erano.
    umani.
    [l’abilità di renderci partecipi delle vicende. suscitare empatia. funziona proprio come nelle telenovele colombiane, eggià].
    la difficoltà di accettarsi come persona ha profonde radici nella difficoltà di ammettere i proprii errori, di riconoscere le proprie debolezze.
    sarebbe meglio mettersi davanti allo specchio e parlarsi chiaro, ma si fa quello che si può: siamo umani.
    se non si è in grado di riconosce la propria debolezza, quando qualcuno presenta una donna con le debolezze che delphine ha, qualche altra donna si può sentire spogliata, svelata nelle sue paure più intime e nei suoi segreti. e dirà che roth è un misogino, fallocrate, stronzo e figlio di puttana.
    cioè.
    roth fa in modo che tu, lettrice, dica di lui quello che i personaggi del libro dicono di coleman.
    [a me verrebbe il dubbio di essere poco poco preso per q. non so a te].
    sì, perché quasi tutti i personaggi del libro [e il coro], tutti i testimoni, accusano coleman di essere un uomo che schiavizza le donne, che le considera esseri inferiori da sottoporre alla sua ambizione.
    un giudizio senza appello e, infine, irrevocabile.
    senza conoscere la verità.
    [“tutti sanno”].
    allora bisognerebbe chiedersi cosa è la verità.
    ma la verità non esiste e coleman stesso è l’imbroglio più grande.
    faunia è una bugiarda e delphine pure e tutti lo sono e tutti lo siamo.
    il fatto innegabile è che siamo corpi, siamo carne e diventeremo polvere. tutti.
    e roth ci mostra i suoi attori come sono. nel bene e nel male.
    [pensate a quello che coleman fa a sua madre. pensate a faunia. pensate a medea. pensate a edipo. pensate al contrario di edipo].

    prima di tutto delphine. che è il personaggio, a quanto vedo, più criticato.
    è un personaggio irreale? nessuno di voi ha mai brigato per nascondere una propria mancanza? un errore? non vi siete mai coperti di ridicolo e avete cercato maldestramente di porre rimedio? non siete mai stati meschini? o spaventati? o rabbiosi? non avete mai spiato il cellulare del vostro fidanzato? [vergognatevi].
    delphine è viva, altro che irreale. non è affatto la caricatura di una donna intelligente vista nella sua meschinità allo scopo di denigrare lei e tutte le donne che fanno carriera in un mondo maschile.
    delphine è umana.
    come voi.
    è una bambina capricciosa che non è riuscita ad affrancarsi dai genitori e, sopratutto, dalla madre. è una donna che vuole mostrare a tutti di essere libera ma non riesce a liberarsi dalle convenzioni sociali, che vuole mostrarsi forte e non lo è.
    non è una deficiente: è debole, è spaventata. è la bambina che ruba la marmellata, fa cadere il barattolo e allora dà la colpa al gatto.
    per questo cerca un maschio con le caratteristiche di coleman e per questo lo odia tanto.
    coleman è il maschio [anche il padre] forte di cui ha bisogno, ma è pure la rappresentazione tangibile di tutto quanto ostacola la sua libertà.
    delphine è fragile e rifiuta la sua fragilità. ma fa quello che gli uomini forti vogliono che lei faccia.
    così va a letto con il suo fidanzato insieme ad un altro uomo che non conosce, solo perché il suo fidanzato così le ha chiesto di fare. non lo desidera, lo fa.
    così si accompagna solo a uomini più grandi di lei.
    delphine cerca una guida in un mondo nel quale ha paura a vivere.
    fintanto che si muove all’interno della scuola è brava, è competente: ha trovato un terreno solido e sicuro, che conosce bene, sul quale camminare. ma nella vita no. nella vita delphine ha bisogno di qualcuno che le dica cosa fare. come la bambina che non vuole più essere.

    faunia.
    faunia è il mistero. è impermeabile, non mostra emozioni. non ha amici. se sta male lo tiene per sé. se ha fatto la puttana, se ha ucciso lei i suoi bambini, se i suoi bambini sono morti perché les ha dato fuoco alla casa, se lei sa la verità su coleman, se quando sono usciti di strada glielo stava succhiando.
    se.
    di faunia non si sa nulla.
    [faunia non racconta a nessuno, nemmeno a coleman, faunia parla solo con la gazza].
    il suo diario è stato letto da una sola persona, che non rivela davvero cosa c’è scritto.
    quello che c’è nel diario non lo sappiamo.
    non sappiamo proprio niente di niente.
    di faunia.
    [il nome non suggerisce nulla? faunia è un’animala femmina. se ha sentimenti li tiene per sé].
    ognuno ha la sua opinione su di lei.
    ma nessuno sa veramente niente.
    [a pensarci questa è una cosa disturbante in un romanzo. lo scrittore di norma sa tutto e te lo fa pesare. ti sta raccontando una storia che lui conosce nei dettagli e te li snocciola piano piano tutti. qui no. roth ti racconta una storia piena di equivoci, di menzogne, di errori, di nondetti. e non te li svela. ti lascia pensare quello che vuoi. come se i personaggi del libro fossero persone vere. come se questa storia fosse la vita. e lo è].
    sempre leggendo recensioni in giro rilevo che faunia, per vari motivi, sembra essere il personaggio del libro più amato dalle lettrici.
    è la vera donna forte, il contrario di delphine [nonché l’omologa di coleman: quel fallocrate di merda…].
    ma.
    come è possibile vedere le cose dalla parte di faunia, dal suo punto di vista, visto che lei non lo svela?
    e come è possibile che una donna parteggi per un’altra donna che ha ucciso i suoi figli?
    strano.
    [irrazionale].

    coleman.
    coleman è l’uomo.
    l’uomo che si ribella alla sua mortalità [a dio] scopando donne più giovani.
    l’uomo che si ribella alla sua società decidendo di non essere più negro.
    l’uomo che si ribella a suo padre, al suo amatissimo padre, per studiare lettere [che è la passione del padre!], per fare pugilato [la pugna!].
    l’uomo che uccide sua madre.
    l’uomo che si ribella alle convenzioni sociali perché sono stupide e ottuse e lotta contro di esse.
    l’uomo che reclama il diritto di essere libero anche di fronte ai suoi figli [ma lì fallisce: nessuno può essere completamente libero se vive in una società].
    coleman è l’uomo.
    è uno stronzo? è un egoista? un insensibile? un fallocrate? un figlio di puttana?
    è l’uomo che cerca con tutte le sue forze di essere quello che ha deciso di essere.
    e per farlo non è disposto a cedere nulla, nessun compromesso.
    l’uomo che tutti i maschi della specie vorrebbero intimamente essere e l’uomo che nessun maschio della specie avrà mai la forza di diventare.
    l’uomo.
    con tutte le sue contraddizioni, con tutta l’atrocità del suo vivere e agire.
    è talmente uomo, coleman, che mi tremano le mani solo a pensare a lui.

    questo libro, questa tragedia greca [come ebbe a dirmi], è talmente enorme che contiene tutto. dell’umano.
    ed è talmente meraviglioso, nella sua terribilità [alè], da rimanere dentro per sempre.
    chi si affaccia alla lettura di roth ponendosi su un piano di conflittualità tra sessi ha perso in partenza. e farebbe bene ad andare a leggersi la kinsella. o liala. o franzen.
    roth è un maschio, probabilmente ossessionato dal sesso, sicuramente ossessionato dalla vita.
    come maschio sceglie di narrare in prima persona e narra dal punto di vista del maschio.
    che, tuttavia, non è coleman: è nathan.
    vecchio, impotente, privo di prostata. un relitto di uomo, come saremo tutti alla fine della vita.
    la prospettiva è piuttosto quella di nathan, che non è mai stato misogino o fallocrate, in nessuno dei libri nei quali compare.
    lo sberleffo alla critica di misoginia sta nel libro: l’ipocrisia fa sì che tutti noi siamo portati a criticare altri per mancanze o comportamenti che sono anche i nostri. ma in realtà non sapremo mai quale è la verità. cosa pensava tizio, perché ha fatto una cosa, perché non ne ha fatta un’altra.
    [perché non ha telefonato a. perché ha detto quella frase a].
    la risposta di roth è che noi non sappiamo.
    viviamo.
    è l’unica cosa che possiamo fare.
    lasciare un segno, una macchia.
    e se non vi basta, se credete che roth odii le femmine, che le faccia scopare dai suoi protagonisti per umiliarle e sottometterle.
    beh.
    non avete capito nulla.
    [della vita].

    ha scritto il 

  • 4

    Centellinare

    Meno male che ho sempre un Roth ancora da leggere. Questo lo avevo comprato dopo aver cominciato a vedere il film (no, a dire il vero ho visto un po' del film perché volevo leggere il libro) e messo d ...continua

    Meno male che ho sempre un Roth ancora da leggere. Questo lo avevo comprato dopo aver cominciato a vedere il film (no, a dire il vero ho visto un po' del film perché volevo leggere il libro) e messo da parte da brava formichina. Ora ne ho un altro da parte che aspetta il momento giusto. Come farò quando li avrò letti tutti?
    Scrittura magistrale, storia magnificamente costruita.

    ha scritto il 

  • 5

    la macchia umana

    Incredibilmente intenso. Un pugno allo stomaco la storia, una carezza morbida la scrittura.
    Philip Roth è un maestro del romanzo americano. Imperdibile lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piace "tuffarmi" nei libri di Roth.
    Mi bastano poche pagine per ritrovarmi immersa nella storia americana, tanto da essere leggermente spaesata e frastornata, quando riemergo dal flusso ininterrott ...continua

    Mi piace "tuffarmi" nei libri di Roth.
    Mi bastano poche pagine per ritrovarmi immersa nella storia americana, tanto da essere leggermente spaesata e frastornata, quando riemergo dal flusso ininterrotto del suo racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    è uno di quei libri scritti bene (molto bene) e con uno stile che anche mi piace (che anche mi piace molto) ma che, vuoi per la storia (secondo me un po'...campata in aria? diciamo così) vuoi per qual ...continua

    è uno di quei libri scritti bene (molto bene) e con uno stile che anche mi piace (che anche mi piace molto) ma che, vuoi per la storia (secondo me un po'...campata in aria? diciamo così) vuoi per qualche altra ragione sconosciuta, non mi ha coinvolto poi granché.
    eppure è scritto bene, e Roth continua ad attirarmi. proverò con qualcos'altro.

    ha scritto il 

  • 4

    King Roth

    Non c'è niente da fare, quando capita che mi imbatto nel Roth giusto, giusto per il momento, giusto per l'umore e per l' estro, allora finisco dentro al tranquillo flusso della sua scrittura e vado vi ...continua

    Non c'è niente da fare, quando capita che mi imbatto nel Roth giusto, giusto per il momento, giusto per l'umore e per l' estro, allora finisco dentro al tranquillo flusso della sua scrittura e vado via, trasportata dalle migliaia di parole strettamente inanellate nel suo periodare, denso e fluido allo stesso tempo, magmatico ed incessante, alle cui strette maglie è difficile sfuggire... (che ho detto?... boh!...)
    Non accade sempre con Roth, anzi, sono rimasta delusa da alcune sue produzioni, ma quando ciò accade, è una bella cosa, e qui è accaduto.
    La macchia umana: l'ultimo amore e la vita di un uomo, Coleman Silk, dai "capelli grigi accettabili, desiderabili addirittura...", raccontata dall'alter ego Nathan Zuckerman, che per la terza volta viene trasferito dal ruolo di protagonista a quello di narratore diretto; un interscambio costante di personalità che si mischiano, si fondono e poi tornano a distinguersi in un gioco affascinante condotto magistralmente.
    Una storia come un'altra, oppure sempre la stessa storia - questo può raccontare Roth - ma con lui non è COSA racconta che è importante, ma è in COME lo racconta che sta la sua straordinaria forza. Anche il film con Anthony Hopkins e la diafana Nicole Kidman, piuttosto fedele (a parte uno Zuckerman troppo giovane), è ben fatto e dona personaggi ed immagini plausibili e sovrapponibili al testo scritto.

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/14/la-macchia-umana-philip-roth/

    “È come se nella coscienza, a provocarne il minimo turbamento, non fosse mai stato ammesso neppure quel livello assolutamen ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/01/14/la-macchia-umana-philip-roth/

    “È come se nella coscienza, a provocarne il minimo turbamento, non fosse mai stato ammesso neppure quel livello assolutamente elementare di pensiero immaginativo. Un secolo di distruzioni diverso nei suoi eccessi da ogni altro viene a intristire la razza umana: decine di milioni di persone comuni condannate a patire una privazione dopo l’altra, un male dopo l’altro, mezzo mondo, o più di mezzo, sottoposto a patologico sadismo come politica sociale, intere società organizzate e ostacolare dalla paura di violente persecuzioni, la degradazione della vita individuale raggiunta in una misura ignota nella storia, nazioni vinte e ridotte in schiavitù da criminale ideologici che le privano di tutto, intere popolazioni così demoralizzare da essere incapaci di alzarsi dal letto la mattina col minimo desiderio di affrontare la giornata... Tutte le terribili pietre di paragone offerte da questo secolo, ed eccoli levarsi a prendere le armi per una Faunia Farley. Qui in America, o è Faunia Farley o è Monica Lewinsky! Il lusso di queste vite così turbate dai comportamenti inappropriati di Clinton e Silk! Questa, nel 1998, è la depravazione che devono sopportare. Questa, nel 1998, è la loro tortura, il loro tormento e la loro morte spirituale. La fonte della loro più grande disperazione morale, Faunia che mi fa un pompino e io che scopo Faunia.”
    (Philip Roth, “La macchia umana”, ed. Einaudi)

    Il professor Coleman Silk, settantunenne simpatico, loquace, estroverso, nasconde da oltre cinquant’’anni un segreto, anche alla moglie e ai suoi quattro figli. La sua carriera universitaria è brillante, diventa preside di facoltà, salvo poi subire un improvviso crollo, dovuto non al segreto celato, bensì al perbenismo, all’ipocrisia, alla maldicenza dell’ambiente accademico e non solo. Non gli si perdonano un’assurda accusa di razzismo nei confronti di due studenti neri, fondata su un equivoco lessicale, ma soprattutto la scoperta, peraltro successiva alle dimissioni di Coleman e alla morte della moglie Iris, di un relazione con Faunia, bidella trentaquattrenne dal passato tragico.
    Negli Stati Uniti del 1998, che per via del caso Clinton-Lewinsky ha sostituito al terrorismo e al comunismo la paura del “pompinismo” (così sintetizza con efficacia Roth), in un’atmosfera di generale e medievale bigottismo, Coleman Silk paga sulla sua pelle lo scandalo di una relazione extra-coniugale (a moglie morta) con una così grande differenza di età e di ceto sociale. Agli occhi del mondo, pronto a giudicare sulla scorta di meri indizi, Coleman appare come colui che, approfittando di una condizione di debolezza di Faunia, l’ha sedotta grazie alle sue abilità retoriche o chissà quale altra stregoneria. Ai giudici morali ed etici non passa neanche per la testa che tra i due possa esservi una reale e sconvolgente passione, fosse anche solo di natura sessuale. Se poi a viverla è uno accusato già di razzismo, allora sarà facile capire come per Coleman la situazione diventi presto tremenda e non certo semplificata dal violento Lester, l’ex compagno di Faunia, reduce dal Vietnam, sconvolto da tale esperienza e poco incline a risolvere le sue questioni col dialogo.
    Roth è sempre il solito, la sua scrittura avvolge, l’alternanza tra tragico e comico, le digressioni tematiche e quelle spazio-temporali, la capacità di fornirci il punto di vista dei diversi personaggi, sono tutti ingredienti che fanno di “La macchia umana” un romanzo tra i più riusciti del romanziere, almeno a parere di chi scrive. Per quanto riguarda i temi, oltre a quanto accennato circa il perbenismo e le maldicenza che distruggono l’esistenza di Coleman, vi è anche quello della maschera, che un po’ tutti indossano, ma che nel caso di Coleman caratterizza l’intera sua vita, avendo egli rinnegato qualcosa per diventare qualcos’altro (ma non anticipo per non rovinare la lettura), e poi ci sono i classici argomenti “rothiani”, cioè il sesso, l’ebraismo, il rapporto tra letteratura e vita.

    “Come avrebbe potuto finire (la conclusione che la realtà aveva risolutamente escluso): ecco l’unica cosa alla quale riusciva a pensare. Sbalordito da quanto poco l’aveva dimenticata e da quanto poco lei aveva dimenticato lui, Coleman si allontanò rendendosi conto, come mai prima di allora aveva dovuto fare al di fuori delle lezioni sulla tragedia greca, della facilità con cui la vita può essere una cosa piuttosto che un’altra e dalla casualità con cui si crea un destino... E anche, d’altra parte, di come il fato può sembrare accidentale quando le cose non possono andare a finire che come sono finite. Si allontanò, cioè, senza capire nulla, sapendo di non poter capire nulla, ma con l’illusione che avrebbe metafisicamente capito qualcosa di enorme importanza su questa sua testarda determinazione di diventare quello che voleva essere se... Se almeno queste cose fossero state comprensibili.”

    ha scritto il 

  • 5

    questo romanzo andrebbe letto a mio parere più di una volta perchè contiene molti punti che richiedono una concentrazione alta e non sempre è possibile, ne consiglio la lettura sicuramente perchè rac ...continua

    questo romanzo andrebbe letto a mio parere più di una volta perchè contiene molti punti che richiedono una concentrazione alta e non sempre è possibile, ne consiglio la lettura sicuramente perchè racchiude molte facce della vita raccontate da un narratore colto e profondo conoscitore "noi lasciamo una macchia, la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme". Io aggiungo, la nostra impronta può anche essere di leggerezza, di comprensione, bontà, di senso della giustizia.

    ha scritto il 

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