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La macchia umana

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1257)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 386 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806173340 | Isbn-13: 9788806173340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il professor Coleman Silk nasconde un segreto da cinquant'anni, e lo fa così bene che nessuno, nemmeno sua moglie e i suoi figli, se ne sono mai accorti. Un giorno però basta una frase (anzi una parola sola, detta per sbaglio, senza riflettere) per scatenare su di lui, e su tutto il suo mondo, le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Mentre la sua vita precipita nel caos, l'America non a caso sta vivendo l'evento più inspiegabile della sua storia democratica: siamo infatti nel 1998, "l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti".
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  • 4

    Le avventure di Coleman Silk

    Bello è bello. Il personaggio di Coleman ti si appiccica addosso. Certo, in certi momenti devi tornare indietro di qualche riga e leggere certe pagine è un impegno mica da ridere, ma è un prezzo da pa ...continua

    Bello è bello. Il personaggio di Coleman ti si appiccica addosso. Certo, in certi momenti devi tornare indietro di qualche riga e leggere certe pagine è un impegno mica da ridere, ma è un prezzo da pagare quando leggi Roth.

    ha scritto il 

  • 5

    Incredibile il modo in cui Roth assume e racconta il punto di vista di tutti i personaggi, scivolando da uno all'altro in maniera a volte impercettibile, tanto che viene da chiedersi: Ma nella testa d ...continua

    Incredibile il modo in cui Roth assume e racconta il punto di vista di tutti i personaggi, scivolando da uno all'altro in maniera a volte impercettibile, tanto che viene da chiedersi: Ma nella testa di chi sono, in questo momento??

    ha scritto il 

  • 5

    Davvero imbarazzata nel confessare che l'ho abbandonato. L'ho adorato, adoravo ogni riga, ogni parola, ogni virgola e punto e virgola . Ma provavo anche una crescente ed intollerabile sensazione di di ...continua

    Davvero imbarazzata nel confessare che l'ho abbandonato. L'ho adorato, adoravo ogni riga, ogni parola, ogni virgola e punto e virgola . Ma provavo anche una crescente ed intollerabile sensazione di disagio rispetto alla violenza descritta, mai gratuita, mai volgare, ma per me tuttavia talmente forte da farmi chiudere il libro oltre la metà.

    ha scritto il 

  • 5

    CAPOLAVORO! (anche se vende tanto, dateglielo sto cazzo di Nobel!)

    Terzo volume dell’American Trilogy, “La macchia umana” è ambientato nel 1998, nell’anno in cui «un maschio e giovanile presidente di mezza età e un’impiegata ventunenne impulsiva e innamorata, comport ...continua

    Terzo volume dell’American Trilogy, “La macchia umana” è ambientato nel 1998, nell’anno in cui «un maschio e giovanile presidente di mezza età e un’impiegata ventunenne impulsiva e innamorata, comportandosi nell’ufficio Ovale come due adolescenti in un parcheggio, ravvivarono la più antica passione collettiva americana, storicamente forse il suo piacere più sleale e sovversivo: l’estasi dell’ipocrisia.»

    Il noto (e amatissimo) scrittore Nathan Zuckerman si è rifugiato nel Berkshire, nel benestante e progressista New England, nella terra che diede i natali a quell’Hawthorne che si scagliò contro i puritani sbattendogli in faccia “La lettera scarlatta”, o a quel “pazzo” di Thoreau che se ne andò a vivere per un anno sul lago Walden a coltivare fagioli, si fece arrestare per essersi rifiutato di pagare le tasse che, fra le altre cose, avrebbero finanziato la Guerra del Messico, e arrivò persino a difendere pubblicamente John Brown. E bene, è proprio in quella terra lì, la patria dei trascendentalisti (ah, certo, Emerson, come non citarlo?), che il nostro incontra Coleman Silk e da' il là a questo straordinario romanzo (superiore a “Ho sposato un comunista”, che a sua volta, almeno per quanto mi riguarda, si rivelò migliore di “Pastorale americana”).

    Nell’anno in cui l’America (facciamo il mondo intero) discuteva come non mai di sesso orale (tanto che se prendessimo esempio dai cinesi, che assegnano il nome a ogni anno, non potremmo sottrarci dal catalogare il 1998 come “L’anno del pompino”), nel ridente e colto New England, l’esimio professore e già temuto e rispettato preside di facoltà Coleman Silk, si vide costretto al prepensionamento “volontario” per essersi riferito a due studenti che non si erano mai presentati a lezione con la parola “spooks”. Spettri, fantasmi nell’intenzione del classicista bianco-ebreo Silk. “Negracci” nell’interpretazione dei due studenti mai palesatisi in aula e che, del tutto all’insaputa del loro prof erano, in effetti, afroamericani. Apriti cielo! Scuotimenti di testa, alzate di sopracciglia, sogguardamenti, mormorii a mezza bocca; niente da fare, non un solo collega che si schieri con il vecchio Coleman, quando si capiva benissimo che tutto c’era nelle intenzioni di quest’ultimo tranne che affibbiare un epiteto razzista a due suoi studenti - non li aveva mai visti, li ha chiamati fantasmi. Il castello della sua vita, costruito mattone dopo mattone con sacrifici innominabili da tanto che sono definitivi e devastanti, viene giù tutto in una volta. Coleman si chiude in se stesso e scrive come un forsennato, darà alla luce “Spettri”, il libro nel quale spiegherà ogni cosa e si vendicherà di tutti quei pusillanimi che lo hanno abbandonato. Ma poi Iris muore. Iris era la moglie, una donna dall’acconciatura talmente sfrontata da poter essere avvistata da miglia e miglia di distanza e con una personalità ancor più prorompente, era la madre dei suoi quattro figli. Iris muore e Coleman incolpa dell’accaduto la vicenda degli “spettri”. È giusto dopo il funerale che Coleman, resosi conto di aver sprecato due anni su un manoscritto che non potrà mai vedere la luce, piomba in casa di Zuckerman e, sbattendo i pugni sul tavolo e schiumando rabbia, gli “ordina” di scrivere un libro sulla sua storia, un libro che dica in modo chiaro e incontrovertibile che a uccidere Iris sono stati “loro”.

    Nathan Zuckerman, com’è ovvio, non ha la minima intenzione di scrivere quel libro… ma il corso degli eventi prende strade tali da “imporgli” di scrivere questo. Eh sì, perché poi, una volta diventato amico di Coleman, Nathan conosce anche Faunia Farley, una 34enne che oggi si barcamena fra tre lavori (bidella all’Athena College, donna delle pulizie all’Ufficio Postale e mungitrice di vacche per pagarsi l’alloggio presso una fattoria bio) e che le ha passate un po’ tutte: abbandonata dal padre, molestata dal patrigno, sposata giovanissima con un reduce dal Vietnam tornato a casa devastato dall’esperienza bellica e che la maltratta con pensieri, parole e, soprattutto, azioni manesche. Messa definitivamente al tappeto dalla morte dei due figlioletti nell’incendio della propria casa mentre lei stava interpretando, senza ancora conoscerla, la parte di Monica dentro un pick-up, tanto per non farci/farsi mancare niente, Faunia «Si infligge anche la piaga dell’analfabetismo. Lo fa volontariamente. Non per infantilizzarsi, tuttavia, non per presentarsi come una bambina dipendente, ma per la ragione opposta: per mettere in evidenza l’io barbarico che si addice al mondo». Con Faunia, Coleman ritrova quelle sensazioni, meglio dire quelle pulsioni che non avvertiva da lungo tempo e, sebbene debba farsi aiutare dal Viagra, appare agli occhi del nuovo amico come l’immagine della vigoria, come l’emblema della vita che si oppone strenuamente a quell’infame della morte. Ma c’è anche un’altra donna che spinge Zuckerman a curvarsi sopra la scrivania. Si tratta di Delphine Roux, una giovane e minuta francese discendente di un’aristocratica famiglia della Piccardia che, non potendone più del bigotto parentado in generale e della soffocante madre in particolare, era volata dall'altra parte dell’oceano per completare gli studi prima e intraprendere la carriera accademica poi. Nominata preside di facoltà quando Silk decise di ritornare all’insegnamento, la Roux - la quale dietro un’apparente coriaceietà (i puristi della lingua perdoneranno il mio ardire?), aiutata dall’immancabile puzzasottoilnaso tipica dei transalpini, nasconde insicurezze a gogò -, sconvolta dalla notizia che Coleman Silk (ovverosia colui che l’aveva assunta ma con il quale i rapporti andarono ben preso a farsi benedire) stava portando avanti una relazione “amorosa” con la “povera” Faunia, in un momento di debolezza o di coraggio (dipende dalle interpretazioni), spedì all’ex professore una lettera anonima che poi tanto anonima non si rivelò, che diceva quanto segue: «TUTTI SANNO che stai sfruttando sessualmente una donna maltrattata e analfabeta che ha la metà dei tuoi anni».

    Coleman Silk è sulla bocca di tutti nella piccola, ridente, borghese, ipocrita comunità sviluppatasi attorno all’Athena College; oramai lo hanno etichettato. E si sa, «Basta l’etichetta. L’etichetta è il movente. L’etichetta è la prova. L’etichetta è la logica. Perché Coleman Silk ha fatto questo? Perché è una x, perché è una y, perché è tutte e due le cose. Prima un razzista e ora un misogino. È troppo tardi in questo secolo per dargli del comunista, anche se una volta si faceva così.» (Nel Bel Paese che, quanto ad ipocrisia non è secondo a nessuno, si fa ancora. Ma non divaghiamo che già stiamo andando leggermente lunghi…)

    Dunque, ecco che davanti a Nathan Zuckerman si piazzano un uomo e due donne, tre personaggi che te ne basterebbe uno solo per scriverci sopra un romanzo; senza contare l’ex marito della Farley, un pazzo sciroccato che ce l’ha a morte con la ex … e con i suoi amanti. Ma non è tutto, c’è un’altra “cosetta” di fronte alla quale il nostro Nat non può fare altro che alzare le mani, chinare il capo e arrendersi incondizionatamente. Una “cosetta” che riguarda il prima irreprensibile e ora appestato Coleman Silk, una “cosetta” che rivolta e sconvolge tutto, che impone di tornare indietro a rileggere tutta la vicenda con occhi nuovi e a inquadrarla da ben diversa angolazione, una “cosetta” che vi farò la grazia di non rivelarvi per almeno tre motivi: primo, mi accusereste di spoileraggio premeditato aggravato dai futili motivi; secondo, che è conseguenza del primo, toglierei gusto alla lettura che non vi consiglio ma vi ORDINO!!! e terzo, perché, a occhio e croce, questa, più che una lenzuolata sta diventando una “corda” ottenuta legando tra loro più lenzuola con l’intenzione di ricavarne un cappio al quale appendersi.

    Aggiungo soltanto che la “cosetta” è essenziale, è la prova provata che l’affermazione «TUTTI SANNO», contenuta nella lettera simil-anonima vergata dalla Roux, è del tutto priva di fondamento. «Tutti sanno… Cosa? Perché le cose vanno come vanno? Cosa? Tutto ciò che sta sotto l’anarchia del corso degli avvenimenti, le incertezze, i contrattempi, il disaccordo, le traumatiche irregolarità che caratterizzano le vicende umane? Nessuno sa, professoressa Roux. “Tutti sanno” è l’invocazione del cliché e l’inizio della banalizzazione dell’esperienza, e sono proprio la solennità e la presunta autorevolezza con cui la gente formula il cliché a riuscire così insopportabili. Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla. Le cose che sai… non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente».

    ha scritto il 

  • 5

    la calunnia è un venticello

    Una sonnacchiosa cittadina universitaria del New England con i suoi veleni è la location scelta da Roth per ambientare la storia di due straordinari personaggi: Coleman Silk e Faunia (un nome un pro ...continua

    Una sonnacchiosa cittadina universitaria del New England con i suoi veleni è la location scelta da Roth per ambientare la storia di due straordinari personaggi: Coleman Silk e Faunia (un nome un programma) Farley. Nessuno dei due è quello che sembra...
    Segreti che vengono alla luce man mano che il racconto procede con una a costruzione perfetta.
    Roba forte ma avvincente.

    ha scritto il 

  • 5

    Ognuno di noi ha segreti, custoditi più o meno gelosamente. E ognuno di noi, per quanto si sforzi di negarlo, ha pregiudizi e tende a giudicare. È uno dei tanti temi di questo libro, che ci catapulta, ...continua

    Ognuno di noi ha segreti, custoditi più o meno gelosamente. E ognuno di noi, per quanto si sforzi di negarlo, ha pregiudizi e tende a giudicare. È uno dei tanti temi di questo libro, che ci catapulta, con un incipit in medias res, negli ultimi mesi di vita di Coleman Silk. E nella ricostruzione della sua esistenza fatta da Nathan Zuckerman.
    Ho letto lentamente, assaporando ogni frase, perdendomi nel travolgente diluvio di pensieri e riflessioni di Philip Roth. Personaggi a tutto tondo, impietosamente descritti soprattutto con le loro "macchie", con quelle debolezze e quelle manie che li rendono umani. Ne viene fuori il ritratto di un'umanità egoista, ipocrita, conformista e pettegola, che spesso reprime sentimenti e pulsioni per adeguarsi a uno standard sociale. E quando finalmente si libera delle convenzioni, soccombe necessariamente.
    Non avevo più letto Roth dai tempi del Lamento di Portnoy. Me ne sono nuovamente innamorata.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho da pochi minuti terminato la lettura de “La macchia umana” di Philip Roth.
    Ci sono quei libri che si insinuano all’interno del tuo consolidato nido di credenze, idee, saperi, pregiudizi, convinzion ...continua

    Ho da pochi minuti terminato la lettura de “La macchia umana” di Philip Roth.
    Ci sono quei libri che si insinuano all’interno del tuo consolidato nido di credenze, idee, saperi, pregiudizi, convinzioni - che hai fortificato con fatica e scrupolosa dedizione in vent’anni di scuola, vita familiare, cadute e ripartenze sentimentali - e sai già che non c’è più nulla da fare. Arrivano per scombussolare tutto, tocca ricostruire il castello di carta della tua identità da capo.
    Sono libri alteri, sdegnosi. Non smetterai mai di consigliarli, di parlarne, di instaurare confronti e soprattutto li rileggerai. Probabilmente subito dopo averli terminati, li ricomincerai. Questo è il destino fortunato di libri come “La macchia umana”.
    Il mio primo Roth. Considerato uno dei più grandi scrittori viventi, vittima felice del totoNobel praticamente ogni anno, scatenato, chiacchieratissimo Roth. Ho sempre nutrito un timore reverenziale (vi rassicuro: non c’è ragione) verso queste figure della letteratura. Acquistano un’aria familiare, il loro nome - dappertutto letto, dappertutto udito - diventa quasi una sagoma. Roth, in particolare, con le sue consonanti finali, due arroganti fricative dentali, me lo immagino sempre con una giacca di lana cotta, modello coloniale, con le sopracciglia aggrottate, propenso verso di me come un grosso rapace ma dallo sguardo ironico.
    Si dia il caso che l’autore Roth sembri (e badate, sembrare è un verbo spietato) rassomigliare straordinariamente ai personaggi che raffigura. Vi avverto, prima di scrivere non ho cercato informazioni biografiche, né recensioni né alcun tipo di materiale a supporto di questa tesi. Semplicemente sembra così. Da lettrice, vedo che Coleman Silk è simile al suo artefice e l’autore si limita, come dire, a quest’opera di svelamento e occultamento continuo dello specchio. è così vicino, così vicino all’essenza del personaggio che dev’essere lui. Sappiamo che lo scrittore deve essere un abilissimo fingitore ma siccome io non credo ad un’abilità portentosa nel dissimulare che sia completamente disinteressata, devo pensare che il demone a cui risponde il signor Roth sia di natura personale. Non esiste che si vada così a fondo ad un personaggio senza che ci sia qualcosa di tuo. E tutta quella storia sulla necessità del testimone - perché il resoconto della faccenda qui ci viene fornito dallo scrittore Nathan Zuckerman - è una grossa panzana e qui si sta parlando di un meraviglioso alter ego. Anzi di due: Nathan Zuckerman, narratore degli eventi, e il coetaneo Coleman Silk, nella parte del povero viveur. La testimone unica è la scrittura. L’autore per proteggersi deve inventarsi delle maschere ma sappiamo tutti che razza di narcisi egocentrici siano, con noi non attacca.
    D’altra parte, non credo che lavorando di fantasia il signor Roth sarebbe stato in grado di arrivare a tali vette di autenticità. Il protagonista dunque è una personalità formidabile e così il suo creatore. Ora possiamo addentrarci nel fitto della foresta nera.

    Continua qui http://conamoreesquallore.blogspot.it/2015/06/uragano-roth-la-macchia-umana.html

    ha scritto il 

  • 5

    Com'è umano avere un segreto...

    Tutti sanno... Cosa?
    Perchè le cose vanno come vanno? Cosa?
    Tutto cio' che sta sotto l'anarchia del corso degli avvenimenti ,le incertezze, i contrattempi, il disaccordo ,le traumatiche irregolarità c
    ...continua

    Tutti sanno... Cosa?
    Perchè le cose vanno come vanno? Cosa?
    Tutto cio' che sta sotto l'anarchia del corso degli avvenimenti ,le incertezze, i contrattempi, il disaccordo ,le traumatiche irregolarità che caratterizzano le vicende umane?
    Nessuno sa...
    Cio' che noi sappiamo è che ,in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla.
    Non puoi sapere nulla.
    Le cose che sai ... non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati?
    Tutto cio' che non sappiamo è stupefacente.
    Ancor piu' stupefacente è quello che crediamo di sapere.

    PS:E quel ballo sulle note struggenti di "The Man I Love"....? Non riesco a togliermelo dalla testa...
    ( per chi volesse ascoltarselo , l'ho aggiunto da tempo alla sezione musica & video, nella versione di Etta James :) )

    E' da uomo che tu vieni da me. E allora io vengo da te. E' molto. Ma è tutto qui . Io ballo davanti a te,nuda e con la luce accesa,e nudo sei anche tu,e tutto il resto non conta.
    E' la cosa piu' semplice che abbiamo mai fatto:è il massimo .
    Non rovinare tutto pensando che sia qualcosa piu' di questo.Non lo fare,e non lo faro' io. Non dev'essere per forza piu' di questo. Sai una cosa? Io ti vedo

    ha scritto il 

  • 4

    Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui.

    La macchia umana è una ridda di elaborate trame mentali. Leggerlo è come percorrere una strada in salita, però nonostante il fiato corto e qualche incespicata, arrivati alla sommità ci si accorge che ...continua

    La macchia umana è una ridda di elaborate trame mentali. Leggerlo è come percorrere una strada in salita, però nonostante il fiato corto e qualche incespicata, arrivati alla sommità ci si accorge che ne è proprio valsa la pena.

    "Chi sono, loro, adesso? Sono la versione più semplice possibile di se stessi. L'essenza della singolarità. Tutto il dolore si è raggrumato in passione. Forse non rimpiangono nemmeno più che le cose non siano andate diversamente. Si sono trincerati troppo bene nel disgusto per questa situazione. Sono sgusciati da sotto tutto ciò che era stato ammassato su di loro. Non c'è niente nella vita che li tenti come questa intimità, niente nella vita che li ecciti come questa intimità, niente nella vita come questa intimità che mitighi l'odio che hanno per la vita. Chi sono queste persone così drasticamente diverse tra loro, così assurdamente - a settantuno e trentaquattro anni - alleate tra loro? Sono il disastro a cui sono chiamati. Ballando nudi al ritmo della band di Tommy Dorsey e al soave canto confidenziale del giovane Frank Sinatra, vanno senza esitare verso una morte violenta. Ognuno sulla terra, prepara in modo diverso la propria fine: questo è il modo in cui la programmano loro.”

    ha scritto il 

  • 3

    Devo confessare che, per i miei standard, l'ho letto con lentezza. Il libro effettivamente ingrana nella seconda parte secondo me. Buona scrittura e buoni salti temporali. Ho amato il rapporto fra Col ...continua

    Devo confessare che, per i miei standard, l'ho letto con lentezza. Il libro effettivamente ingrana nella seconda parte secondo me. Buona scrittura e buoni salti temporali. Ho amato il rapporto fra Coleman e Nathan e la descrizione psicologica, fantastica, dei personaggi.

    ha scritto il 

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