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La madre

Di

Editore: Mondadori

3.9
(299)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804466464 | Isbn-13: 9788804466468 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    La madre del prete di un piccolo paese scopre la relazione del figlio con una donna e vi si oppone in ogni modo: al suo punto di vista, pieno di ansia e sollecitudine materna, si alterna quello dello stesso sacerdote (diventato tale più per volere della madre che per vocazione) che combatte contr ...continua

    La madre del prete di un piccolo paese scopre la relazione del figlio con una donna e vi si oppone in ogni modo: al suo punto di vista, pieno di ansia e sollecitudine materna, si alterna quello dello stesso sacerdote (diventato tale più per volere della madre che per vocazione) che combatte contro la tentazione, in un crescendo quasi angosciante.
    Libro interessante ma la Deledda ha una tendenza al dramma che non so se sia o meno nelle mie corde...riproverò con il più celebre Canne al vento!

    ha scritto il 

  • 4

    A questo romanzo della Deledda avrei volentieri dato cinque stelle piene, ma non mi è piaciuto il finale e poi, in tutta franchezza, mi ha fatto arrabbiare il comportamento del giovane prete che prima pecca e se la spassa (e male non fece) e poi si ravvede; non era nemmeno la prima volta, nel sen ...continua

    A questo romanzo della Deledda avrei volentieri dato cinque stelle piene, ma non mi è piaciuto il finale e poi, in tutta franchezza, mi ha fatto arrabbiare il comportamento del giovane prete che prima pecca e se la spassa (e male non fece) e poi si ravvede; non era nemmeno la prima volta, nel senso che il presunto sant'uomo non risultava certo a digiuno di donne, quindi la sua vocazione secondo me era ben altra che quella di celebrare messa. Avrebbe potuto appendere la tonaca al chiodo, con buona pace di tutti quanti, invece no: prima il dovere e il rispetto delle aspettative altrui, per carità, contento lui!
    E pensare che qualche dubbio sul senso del voto di castità dei sacerdoti era sorto addirittura in sua madre, la quale meglio avrebbe fatto se, prima di morire, lo avesse esternato al figlio, quel dubbio. Invece, alla fine, lei c'è rimasta secca in un angolo della chiesa, così all'improvviso, forse senza neppure fare in tempo a pronunciare l'ultimo amen, mentre lui, non meno ammutolito, fissa come un fesso, dopo essersela fatta sotto, gli occhi della ex amante. Da leggere: lo merita, finale a parte.

    ha scritto il 

  • 5

    MATURITA'

    Bellissimo. A differenza di “Canne al vento” e di “Cenere” qui non ci sono il lirismo poetico delle descrizioni della natura sarda, questo è un romanzo in un certo qual modo intimistico. Tutto incentrato sullo scontro di volontà fra la Madre e il Figlio, sembra quasi che, le scintille di questo a ...continua

    Bellissimo. A differenza di “Canne al vento” e di “Cenere” qui non ci sono il lirismo poetico delle descrizioni della natura sarda, questo è un romanzo in un certo qual modo intimistico. Tutto incentrato sullo scontro di volontà fra la Madre e il Figlio, sembra quasi che, le scintille di questo affascinante scontro di menti e cuori, saltino fuori dalle pagine travolgendo il lettore. E che finale! Indubbiamente la maturità dell’Autrice fa la differenza. Bello, bello, bello!

    ha scritto il 

  • 2

    se fosse un colore...GRIGIO

    Ho appurato che non amo Deledda, il libro è grigio, triste, mi lasciava una continua ansia ed angoscia ogni volta che finivo una pagina. Troppe descrizioni e troppi pochi dialoghi. Ambientato sicuramente in un periodo rappresentato da costrizioni e grettezza mentale, il libro lo reincarna tutto.< ...continua

    Ho appurato che non amo Deledda, il libro è grigio, triste, mi lasciava una continua ansia ed angoscia ogni volta che finivo una pagina. Troppe descrizioni e troppi pochi dialoghi. Ambientato sicuramente in un periodo rappresentato da costrizioni e grettezza mentale, il libro lo reincarna tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    “Soffriva perché era un uomo, perché aveva bisogno della donna, del piacere, di generare altri esseri: soffriva perché lo scopo naturale della vita è di proseguire la vita, e a lui lo impedivano”, perché oltre ad essere un uomo, era anche prete e parroco in un anonimo paesino sardo, Aar. Si può s ...continua

    “Soffriva perché era un uomo, perché aveva bisogno della donna, del piacere, di generare altri esseri: soffriva perché lo scopo naturale della vita è di proseguire la vita, e a lui lo impedivano”, perché oltre ad essere un uomo, era anche prete e parroco in un anonimo paesino sardo, Aar. Si può sintetizzare in questo modo la sofferta vicenda sentimentale di Paulo (don Paulo) che si innamora di Agnese, sua giovane e bella parrocchiana. Va a trovarla di nascosto nel tentativo di celare un rapporto che lo tormenta e lo logora dentro, per il grande senso di colpa che prova. Tutto questo, però, non sfugge alla madre che la sera lo sente uscire di casa, furtivamente, in un'ora insolita, che in passato era dedicata alla lettura e alla preghiera. Tra loro nasce così un confronto nel quale la madre, pur contristata per il tormento del figlio (“perché i preti non possono sposarsi?”), richiama al senso morale del dovere. Un romanzo tenero, con lo sfondo di una Sardegna appena abbozzata e battuta dal vento (metafora dell'afflizione e del turbamento) nel quale i temi del peccato, dell'espiazione e del castigo prevalgono sui più classici contenuti deleddiani (le difficoltà economiche e il mondo contadino). Un finale doloroso e tragico.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho apprezzato moltissimo questa novella lunga della Deledda. A differenza di altre sue opere, in cui l'ho percepita un po' freddina, qua ho sentito maggiore partecipazione emotiva.
    E' la storia di Paulo, un giovane prete, che vive con la madre in uno sperduto villaggio sardo e che attravers ...continua

    Ho apprezzato moltissimo questa novella lunga della Deledda. A differenza di altre sue opere, in cui l'ho percepita un po' freddina, qua ho sentito maggiore partecipazione emotiva.
    E' la storia di Paulo, un giovane prete, che vive con la madre in uno sperduto villaggio sardo e che attraversa una profonda crisi.

    La storia è molto ben costruita, equilibrata e ottimamente distribuita sui suoi tre personaggi principali, l'animo e la psiche dei quali son analizzati bene e con profondità. La storia è scritta con semplicità, ma al tempo stesso, e credo per questo motivo, ne risulta una prosa molto armonica e limpida che scorre via piacevolmente e velocemente. Molto bello anche il ricorso alla simbologia della Natura che coi suoi tumulti e i momenti di requie asseconda l'animo dei protagonisti.

    ha scritto il