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La madre

Di

Editore: Mondadori

3.9
(308)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804466464 | Isbn-13: 9788804466468 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Fragile come l'animo umano trascinato dalle passioni, e aspra come la terra della Sardegna sferzata dal vento: così ci appare la trama di questo romanzo; così percepiamo la vita che scorre tra le pagi ...continua

    Fragile come l'animo umano trascinato dalle passioni, e aspra come la terra della Sardegna sferzata dal vento: così ci appare la trama di questo romanzo; così percepiamo la vita che scorre tra le pagine, in quell'alternarsi di tormenti, dubbi, effimere speranze, dove le uniche certezze, amare e imperiture, sono la debolezza dell'uomo di fronte alla tentazione, e l'ineluttabilità del suo destino di lotta e sofferenza.
    La storia è quella di Paulo, giovane parroco del fittizio paese di Aar, benvoluto dalla gente del posto e venerato dall'amorevole madre, che avvinto dall'amore per la ricca Agnese, smarrisce la propria strada precipitando nel vortice del peccato e della menzogna, in cui ogni precedente convinzione perde in un istante la sua ragion d'essere, e la coscienza, dilaniata dal rimorso e dal desiderio, si trasforma nella principale nemica di se stessa.
    È una Sardegna rustica imbevuta di religiosità e superstizione, il teatro di questa dolorosa vicenda: un paesaggio brullo, dominato da tradizioni e credenze arcaiche, ma soprattutto una realtà chiusa in cui i sentimenti umani, troppo a lungo soffocati dagli obblighi sociali e dall'ignoranza, deflagrano rovinosamente lacerando il cuore e straziando l'anima.
    Il devastante conflitto interiore del protagonista, combattuto tra il senso del dovere e le necessità del cuore, si consuma in poco più di ventiquattro ore, ma diviene il cruciale punto di non ritorno nella vita di Paulo, della sua infelice amante e, soprattutto, di sua madre.
    E infatti, come da titolo, il vero cardine di questa storia è lei, Maria Maddalena, che non ha mai compiuto un'azione malvagia; che spinta dalle sgradevoli attenzioni di uno zio già anziano, ha rinunciato alla sua giovinezza per diventarne la sposa; che ha annullato se stessa nel lavoro di serva, per garantire un futuro a suo figlio, e che ora, ormai stanca e anziana, si trova inerme di fronte al dramma di quello stesso figlio: suo unico orgoglio, sua unica speranza, sola gioia in un'esistenza di sacrifici, ora pericolosamente in bilico sul ciglio del burrone, diviso tra la lotta per restare in equilibrio, e lo spasmodico impulso di lasciarsi andare.
    Quanta pena si scorge nei pensieri di quella madre, nei suoi stanchi passi nel buio della notte, mentre la vita intera le scorre dinanzi e l'incertezza, ancora venata dall'illusione, tinge dei suoi colori l'ambiente circostante, concretizzandosi poi in un'unica ingenua e sofferta domanda: perché? Perché ad ogni uomo è concesso di amare, e al suo Paulo no?
    E un po'ingenua, probabilmente, è anche la sorpresa di noi lettori del ventunesimo secolo, nel veder affrontata con tale sensibilità e schiettezza, tra le pagine di un romanzo come questo, l'annosa questione del celibato ecclesiastico. Ma la Deledda, prima donna italiana a conquistare il Premio Nobel, stupisce non solo per i contenuti, ma anche per la sua prosa: nitida, fluida, così insolitamente moderna rispetto allo stile della maggior parte degli autori nostrani a lei contemporanei; una scrittura nel contempo sobria ed evocativa, attraverso cui l'intreccio, di per sé assai esile, prende vita sotto ai nostri occhi, rendendoci tangibile il tumulto interiore dei personaggi, mentre fuori, tra le terre impervie inghiottite dalle tenebre, il vento incessante e carico di presagi - leitmotiv della narrazione - assume i connotati sinistri ora del giudice, ora della tentazione, ora infine della colpa stessa svelata e gridata al mondo.
    Non c'è particolare originalità nella vicenda narrata: le tematiche del peccato, dell'espiazione, delle convenzioni sociali, talvolta più forti e determinanti della coscienza stessa, sono fin dall'Ottocento archetipi tipici della letteratura; a colpire il lettore, però, sono la sensibilità della Deledda e quella singolare lucidità con cui ella esplora i tormenti e le complessità della psicologia umana, regalandoci un'opera suggestiva e carica di simbolismi - indimenticabile l'immagine della veste talare abbandonata sul pavimento, a rappresentare la caduta di colui che la indossa - dove il labile confine tra fede e superstizione, da sempre radicato nelle piccole comunità rurali, emerge in tutta la sua portata.
    È certo un testo cupo, sofferto, quello concepito dall'autrice, ma è anzitutto un testo in cui il dramma individuale, tanto insignificante per il resto della gente quanto insostenibile per chi lo vive in prima persona, diviene protagonista assoluto. Nelle ultime pagine, non a caso, assistiamo ad un crescendo di tensione, fino al parossismo, fino all'estremo compimento, fino alla liberazione per chi se ne va, e al rimorso inguaribile e incancellabile, per chi resta.
    Il giudizio morale, ancora una volta, è lasciato alla sensibilità individuale e alle convinzioni di ciascuno; sulle pagine, caustica e traboccante di significato, resta l'ultima scena di due sguardi che s'incrociano, e il dolore muto e logorante di due anime spezzate.

    ha scritto il 

  • 4

    La madre...

    Racconto molto intenso, si svolge in una notte e in un giorno, questo lavoro della Deledda ruota tutto intorno al tema, da lei ripreso più volte, della madre.
    Ai tormenti interni di un giovane prete, ...continua

    Racconto molto intenso, si svolge in una notte e in un giorno, questo lavoro della Deledda ruota tutto intorno al tema, da lei ripreso più volte, della madre.
    Ai tormenti interni di un giovane prete, in preda alle tentazioni della carne, fa da contraltare la vita sacrificata e senza apparente dignità di sua madre, vissuta soltanto in funzione della missione di suo figlio e che vede questi tormenti come una sua personale tragedia, ed infatti, secondo me, il vero dramma o percorso interiore che si svolgerà sarà proprio quello della madre che arriverà a porsi molte domande su quello che capita a suo figlio cercando a sua volta di capire quale che sia la vera natura degli uomini e il loro posto nel mondo. Quale sia il risultato di questo percorso non ci è dato sapere, anche perché lei alla fine sceglierà di offrire se stessa come rimedio per la salvezza del figlio in un estremo sacrificio salvifico come solo chi ha capito tutto può fare.
    Ma questa è solo una mia interpretazione…

    ha scritto il 

  • 3

    La madre del prete di un piccolo paese scopre la relazione del figlio con una donna e vi si oppone in ogni modo: al suo punto di vista, pieno di ansia e sollecitudine materna, si alterna quello dello ...continua

    La madre del prete di un piccolo paese scopre la relazione del figlio con una donna e vi si oppone in ogni modo: al suo punto di vista, pieno di ansia e sollecitudine materna, si alterna quello dello stesso sacerdote (diventato tale più per volere della madre che per vocazione) che combatte contro la tentazione, in un crescendo quasi angosciante.
    Libro interessante ma la Deledda ha una tendenza al dramma che non so se sia o meno nelle mie corde...riproverò con il più celebre Canne al vento!

    ha scritto il 

  • 4

    A questo romanzo della Deledda avrei volentieri dato cinque stelle piene, ma non mi è piaciuto il finale e poi, in tutta franchezza, mi ha fatto arrabbiare il comportamento del giovane prete che prima ...continua

    A questo romanzo della Deledda avrei volentieri dato cinque stelle piene, ma non mi è piaciuto il finale e poi, in tutta franchezza, mi ha fatto arrabbiare il comportamento del giovane prete che prima pecca e se la spassa (e male non fece) e poi si ravvede; non era nemmeno la prima volta, nel senso che il presunto sant'uomo non risultava certo a digiuno di donne, quindi la sua vocazione secondo me era ben altra che quella di celebrare messa. Avrebbe potuto appendere la tonaca al chiodo, con buona pace di tutti quanti, invece no: prima il dovere e il rispetto delle aspettative altrui, per carità, contento lui!
    E pensare che qualche dubbio sul senso del voto di castità dei sacerdoti era sorto addirittura in sua madre, la quale meglio avrebbe fatto se, prima di morire, lo avesse esternato al figlio, quel dubbio. Invece, alla fine, lei c'è rimasta secca in un angolo della chiesa, così all'improvviso, forse senza neppure fare in tempo a pronunciare l'ultimo amen, mentre lui, non meno ammutolito, fissa come un fesso, dopo essersela fatta sotto, gli occhi della ex amante. Da leggere: lo merita, finale a parte.

    ha scritto il 

  • 5

    MATURITA'

    Bellissimo. A differenza di “Canne al vento” e di “Cenere” qui non ci sono il lirismo poetico delle descrizioni della natura sarda, questo è un romanzo in un certo qual modo intimistico. Tutto incentr ...continua

    Bellissimo. A differenza di “Canne al vento” e di “Cenere” qui non ci sono il lirismo poetico delle descrizioni della natura sarda, questo è un romanzo in un certo qual modo intimistico. Tutto incentrato sullo scontro di volontà fra la Madre e il Figlio, sembra quasi che, le scintille di questo affascinante scontro di menti e cuori, saltino fuori dalle pagine travolgendo il lettore. E che finale! Indubbiamente la maturità dell’Autrice fa la differenza. Bello, bello, bello!

    ha scritto il 

  • 2

    se fosse un colore...GRIGIO

    Ho appurato che non amo Deledda, il libro è grigio, triste, mi lasciava una continua ansia ed angoscia ogni volta che finivo una pagina. Troppe descrizioni e troppi pochi dialoghi. Ambientato sicurame ...continua

    Ho appurato che non amo Deledda, il libro è grigio, triste, mi lasciava una continua ansia ed angoscia ogni volta che finivo una pagina. Troppe descrizioni e troppi pochi dialoghi. Ambientato sicuramente in un periodo rappresentato da costrizioni e grettezza mentale, il libro lo reincarna tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    “Soffriva perché era un uomo, perché aveva bisogno della donna, del piacere, di generare altri esseri: soffriva perché lo scopo naturale della vita è di proseguire la vita, e a lui lo impedivano”, per ...continua

    “Soffriva perché era un uomo, perché aveva bisogno della donna, del piacere, di generare altri esseri: soffriva perché lo scopo naturale della vita è di proseguire la vita, e a lui lo impedivano”, perché oltre ad essere un uomo, era anche prete e parroco in un anonimo paesino sardo, Aar. Si può sintetizzare in questo modo la sofferta vicenda sentimentale di Paulo (don Paulo) che si innamora di Agnese, sua giovane e bella parrocchiana. Va a trovarla di nascosto nel tentativo di celare un rapporto che lo tormenta e lo logora dentro, per il grande senso di colpa che prova. Tutto questo, però, non sfugge alla madre che la sera lo sente uscire di casa, furtivamente, in un'ora insolita, che in passato era dedicata alla lettura e alla preghiera. Tra loro nasce così un confronto nel quale la madre, pur contristata per il tormento del figlio (“perché i preti non possono sposarsi?”), richiama al senso morale del dovere. Un romanzo tenero, con lo sfondo di una Sardegna appena abbozzata e battuta dal vento (metafora dell'afflizione e del turbamento) nel quale i temi del peccato, dell'espiazione e del castigo prevalgono sui più classici contenuti deleddiani (le difficoltà economiche e il mondo contadino). Un finale doloroso e tragico.

    ha scritto il