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La mano sinistra delle tenebre

Di

Editore: TEA

4.1
(922)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 269 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Giapponese , Catalano , Francese

Isbn-10: 8850204469 | Isbn-13: 9788850204465 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ugo Malaguti

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il romanzo racconta la storia di un solitario messaggero, Genly Ai, e della sua missione su Inverno, un pianeta sconosciuto e ghiacciato, i cui abitanti possono scegliere - e cambiare - il proprio sesso. Scopo della missione è accelerare l'ingresso di Inverno nell'Ecumene, la lega dei mondi civilizzati, e per far ciò Ai dovrà farsi strada nelle sottili trame dei governanti, si troverà a combattere per la sua stessa sopravvivenza ma, soprattutto, dovrà essere pronto ad aprirsi a un mondo nuovo e diverso e a confrontarsi con una sfida più alta: che cosa è "alieno" e che cosa è "umano"?
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  • 3

    Mi ha straniato e incuriosito come solo un mondo di ambisessuali in potenza poteva fare: straniato perché è difficile destreggiarsi tra nomi e cultura alieni; incuriosito perché una razza di umani come quella di Gethen finora non l'ho trovata da nessun'altra parte.
    Il problema però è che la ...continua

    Mi ha straniato e incuriosito come solo un mondo di ambisessuali in potenza poteva fare: straniato perché è difficile destreggiarsi tra nomi e cultura alieni; incuriosito perché una razza di umani come quella di Gethen finora non l'ho trovata da nessun'altra parte.
    Il problema però è che la Le Guin rimane al margine di questo mondo: i due punti di vista (Genly Al, rappresentante dell'Ekumen, ed Estraven, politico di uno dei regni) non permettono di assaporare completamente l'ambientazione, e il "gioco dei troni" è più disorientante che appassionante (causa nomi difficili da memorizzare e personaggi coinvolti che rimangono nebulosi sullo sfondo). Sembra che le interessino principalmente i discorsi filosofici (la diversità e le implicazioni di un popolo di ambisessuali) e i viaggi da un regno all'altro, col risultato che se i momenti in cui Genly e Estraven parlano tengono viva l'attenzione, lo stesso non si può dire di tutta la parte finale.
    Quel genere di libro, probabilmente, che affascina di più ripensandoci tempo dopo averlo finito che quando si fatica a superare il ghiacciaio.

    ha scritto il 

  • 5

    basterebbero solo i capitoli che raccontano l'attraversamento del ghiacciaio da parte dei due protagonisti per descrivere questo romanzo come un capolavoro.
    i romanzi di ursula le guin sono la miglior scoperta che ho fatto quest'anno: ben scritti, inventivi e ricchi di interessanti riflessi ...continua

    basterebbero solo i capitoli che raccontano l'attraversamento del ghiacciaio da parte dei due protagonisti per descrivere questo romanzo come un capolavoro.
    i romanzi di ursula le guin sono la miglior scoperta che ho fatto quest'anno: ben scritti, inventivi e ricchi di interessanti riflessioni politiche/sociali (in questo caso si parla di sessualità, ma anche un paese dove l'eccesso di formalità porta ad una sorta di doppia morale, per non parlare del capitolo ambientato in una sorta di prigione-manicomio, un autentico studio sulla repressione), difficile non subirne il fascino.

    ha scritto il 

  • 4

    http://www.ryo.it/2014/07/04/la-mano-sinistra-delle-tenebre/ Gli alieni de LA MANO SINISTRA DELLE TENEBRE possono variare sesso a cicli regolari: un individuo può essere padre di alcuni figli e madre di altri!

    ha scritto il 

  • 5

    Pragmatica della comunicazione androgina

    Questo romanzo è un capolavoro.
    La trama, brevemente è la seguente: Genly Ai, viene inviato dall’Ecumene, una confederazione di pianeti, sul pianeta Gethen, chiamato dagli umani Winter, per il freddo e i giganteschi ghiacciai che lo ricoprono. Il suo compito è convincere le nazioni del pian ...continua

    Questo romanzo è un capolavoro.
    La trama, brevemente è la seguente: Genly Ai, viene inviato dall’Ecumene, una confederazione di pianeti, sul pianeta Gethen, chiamato dagli umani Winter, per il freddo e i giganteschi ghiacciai che lo ricoprono. Il suo compito è convincere le nazioni del pianeta ad unirsi alla confederazione. Il reciproco scambio tecnologico e culturale porterà benefici sia alla confederazione che al pianeta Gethen. La missione di Ai ha quindi uno scopo pacifico.
    Il problema per Ai, per cui non è assolutamente preparato, è entrare in contatto e comprendere le culture delle società del pianeta. I getheniani hanno origini umane, ma nei millenni sono diventati androgini: lo stesso individuo, seguendo un particolare ciclo biologico, assume ciclicamente caratteri sessuali maschili o femminili. Può in una certa fase dell’anno essere un maschio ed in un’altra femmina. Questa caratteristica segna profondamente ogni aspetto della società: la politica, i valori sociali, i rituali di interazione e corteggiamento, lo sviluppo economico e tecnologico. La religione.
    Poiché Ai vede il mondo come un individuo maschio, non riesce assolutamente a comprendere come i getheniani percepiscano quello stesso mondo. Nel cercare di inserire i getheniani nei propri schemi culturali relativi ai ruoli e ai generi, si trova completamente incapace a stabilire una comunicazione sensata che favorisca la sua missione. Naturalmente lo stesso problema lo hanno i getheniani nei suoi confronti. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che le due nazioni principali del pianeta, Karhide e Orgoreyn, hanno strutture politiche e sociali molto particolari, rette da codici culturali che sono totalmente alieni per l’ambasciatore terrestre. Karhide è una sorta di monarchia semimedievale, mentre Orgoreyn assomiglia molto ad uno stato simil sovietico. E per un umano proveniente da una confederazione planetaria che ormai da secoli si è lasciata alle spalle queste distinzioni e tipi di governi, la situazione è assolutamente complicata se non impossibile.
    Il romanzo sviluppa fondamentalmente questo tema: sebbene ogni parte parli lo stesso linguaggio, i significati delle parole e della comunicazione in senso lato sono così differenti, che il compito principale sarà quello di scoprire, comprendere e fare propria la relazione esistente tra il linguaggio e la cultura che lo esprime. Un compito di portata fenomenale, che richiede un cambiamento radicale nelle proprie percezioni, ed un decentramento dal proprio punto di vista culturale. Ed è un compito cruciale, perché non comprendere il significato culturale dei linguaggi di quelle società non solo potrebbe mettere a rischio la missione, ma anche la vita stessa di Genly Ai.
    Le Guin riesce con grande maestria e farci conoscere i vari aspetti sociali e culturali del pianeta, così come gradualmente li scopre Ai, trasmettendo perfettamente i suoi fraintendimenti e le sue difficoltà. Vengono esplorati tutti gli ambiti citati, politico, ideologico, sociale, religioso.
    Alla base del romanzo vi è un messaggio culturale che vede la necessaria complementarietà degli opposti, l’impossibilità di separare la luce dalle tenebre. Il titolo del romanzo è una citazione di una poesia della stessa Le Guin e che appare ad un certo punto della storia, che fa riferimento alla necessità dell’integrazione delle opposizioni.
    Questo tema appare continuamente, a volte solo accennato, altre volte ben sviluppato come nella descrizione delle due principali religioni del pianeta, Handdara e Yomeshta. La prima è una religione simil taoista che promuove l’unità di ciò che è apparentemente opposto, la necessità sia della luce che delle tenebre; la seconda, derivata dalla prima, è una religione più messianica in qualche modo più legata ai nostri canoni occidentali. Le differenze sono in realtà molto sfumate e vengono evidenziate se intervengono particolari interessi politici.
    Come un’antropologa Le Guin ci conduce nei miti del pianeta, ci fa conoscere i suoi simboli, i riti religiosi, le usanze sociali. Il tutto inserito in una narrazione colta che però non perde di vista le passioni, i conflitti, l’azione.
    Fondamentale per capire molte sfumature di significato delle culture, è osservare quali sono i ruoli dei componenti del gruppo religioso a cui gli individui si rivolgono per ricevere divinazioni sul futuro: vi sono il tessitore, il perverso, i folli ed altri che ricordano certi riferimenti junghiani sugli archetipi e sull’energia psichica e sessuale, come forze fondanti la natura e le relazioni umane. Interessante è l’idea di perversione di Le Guin: in una società androgina, in cui lo spostamento verso una fase maschile o femminile nasce da un reciproco incontro, una sorta di danza che definisce in modo temporaneo verso quale polarità sessuale si dirigerà il ciclo di ciascun individuo, perverso è colui che mantiene una propria polarità sessuale, imponendo all’altro - per una sorta di costrizione biologica/psicologica - un polo complementare, senza entrare in una danza a reciproco scambio. Un riferimento esplicito alla necessità dello scambio ciclico tra luce e tenebre: perverso è colui che utilizza una logica esclusiva o/o, che separa e nega la necessità di entrambi i poli.
    Così il tema dell’Altro viene continuamente richiamato in tutto il romanzo. Ai si sente alieno e percepisce come alieni gli abitanti del pianeta. Spesso non sa di chi dovrebbe fidarsi e da chi dovrebbe guardarsi. Usato come mezzo per fini politici di alcuni gruppi governativi si troverà in una situazione di estremo pericolo. Sarà solo nell’incontro con l’Altro, se avrà compreso i codici culturali ed emotivi del pianeta, cambiando così contemporaneamente se stesso e l’altro che riuscirà – forse – a giungere ad un punto fondamentale della sua missione.
    Il romanzo parla di questo e molto altro: affrronta il tema della guerra – termine ed attività che fino a quel momento sono sconosciuti sul pianeta, ma che, anche a causa della presenza dell’ambasciatore, potrebbe trasformarsi in una spaventosa realtà culturale. Parla di politica, confrontando sistemi di governo ed ideologie che richiamano i tempi della Guerra Fredda. Parla molto di amore, in una toccante descrizione di avvicinamento e di conoscenza che cancellerà l’alienità, durante una spaventosa esperienza in un Campo di lavoro e poi in un percorso sui mortali ghiacciai del pianeta. Ghiacciai dove l’Ombra apparirà nella sua assoluta necessità come mezzo di sopravvivenza in un mondo abbacinato dalla Luce.
    Nella sua analisi culturale, La mano sinistra delle tenebre ricorda molto il successivo romanzo del ’74 The Dispossessed (I reietti dell’altro pianeta), con il riferimento alla metafora del ‘Muro’ e alla necessità di comprensione culturale, conoscenza e scambio reciproco e di necessario riconoscimento delle alterità.
    Le Guin non va semplicemente letta, va ‘studiata’. E’ uno studio arricchente, assolutamente non noioso. C’è chi definisce difetto la ‘lentezza’ di alcune parti della trama, oppure prolisso lo stile dell’autrice, mentre io lo reputo un pregio assoluto e necessario per produrre un’opera di questo livello. L’attenzione non è sull’azione in sé, o sulle grandi scoperte tecnologiche o sul senso di meraviglioso. Il punto centrale è l’individuo e la sua cultura e come spesso le culture si parlano ma non si comprendono. Ed entrano in conflitto. Non c’è un supereroe, ma esseri reali, molto umani anche se androgini.
    Ho trovato utile seguire gli spostamenti dei personaggi consultando alcune mappe del pianeta Gethen che ho trovato cercando su Google: Gethen map -> images.
    La mano sinistra delle tenebre ha meritatamente vinto il premio Nebula nel 1969 e l’Hugo nel 1970. Insieme all’altro romanzo di Le Guin, I reietti dell’altro pianeta, lo ritengo tra i migliori romanzi di fantascienza, e non solo, di sempre.
    Voto: 6 stelle.

    ha scritto il 

  • 0

    Il più riletto

    E' l'unico libro che ho riletto almeno una decina di volte, diciamo che più o meno ogni due anni lo rileggo. E ogni volta mi dà emozioni che non mi stancano, non è un libro che ho imparato a memoria, anche se conosco la trama. A me pare che questo libro sia sottovalutato e poco conosciuto da grup ...continua

    E' l'unico libro che ho riletto almeno una decina di volte, diciamo che più o meno ogni due anni lo rileggo. E ogni volta mi dà emozioni che non mi stancano, non è un libro che ho imparato a memoria, anche se conosco la trama. A me pare che questo libro sia sottovalutato e poco conosciuto da gruppi e collettivi di pensiero femminista/glbtqi, mentre invece merita di entrare a pieno titolo nell'elenco dei testi di riferimento, secondo me.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro, ricco di metafore, in cui sono condensate suggestioni di molteplici scienze umane e sociali e che, tuttavia, riesce ad essere toccante e commovente.
    Affascinante e struggente il personaggio di Estraven.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Si tratta del primo libro di Le Guin che leggo: un'autentica scoperta. Una storia avvincente, ricchissima di contenuti, scritta in modo accuratissimo, gravida di fantasia e di precisione scientifica. Sembra, a tratti, di leggere un'allegoria della nostra realtà contemporanea (Le Guin, in una rece ...continua

    Si tratta del primo libro di Le Guin che leggo: un'autentica scoperta. Una storia avvincente, ricchissima di contenuti, scritta in modo accuratissimo, gravida di fantasia e di precisione scientifica. Sembra, a tratti, di leggere un'allegoria della nostra realtà contemporanea (Le Guin, in una recente intervista, rivendicava in qualche modo il punto di vista originale offerto dal fantasy come punto di partenza per una conoscenza alternativa della realtà in cui siamo immersi). Apprezzabilissime le riflessioni politiche, filosofiche, religiose, antropologiche, sessuologiche presenti nel romanzo; vivide le descrizioni dei luoghi e delle situazioni; affascinante e struggente il personaggio di Estraven.

    ha scritto il 

  • 4

    "Su Inverno si è rispettati e giudicati solo come esseri umani. E' una esperienza spaventosa."

    Anche se a mio parere non raggiunge le vette di The Dispossessed (tratta di un argomento che mi sta più caro), La Mano Sinistra mette comunque a segno dei colpi quasi letali.
    Una stellina in meno per la confusione di nomi e luoghi che ho fatto fatica a seguire; in compenso la ...continua

    Anche se a mio parere non raggiunge le vette di The Dispossessed (tratta di un argomento che mi sta più caro), La Mano Sinistra mette comunque a segno dei colpi quasi letali.
    Una stellina in meno per la confusione di nomi e luoghi che ho fatto fatica a seguire; in compenso la seconda parte, quella della traversata dei ghiacci, e il finale sono assolutamente strepitosi.
    In mezzo a questo la Le Guin non manca mai di metterci qualche chicca che mi resta impiantata nel cervello:

    "Voi odiate Orgoreyn, vero?"
    "[...] Odiare Orgoreyn? No, e perchè dovrei? Come si fa ad amare una nazione, o ad amarne una? E' Tibe che parla di questo, io non conosco l'espediente per farlo. Io conosco la gente, conosco le città, le fattorie, le colline, i fiumi e le rocce, so come il sole al tramonto, d'autunno, discende sul fianco di un certo campo sulle colline; ma qual è il senso di dare un confine a tutto questo, di dare un nome a esso e cessare di amare là dove il nome finisce di essere applicato? Cos'è l'amore per il paese di una persona; è forse l'odio per quello che non è il paese di quella persona? Allora non è una cosa buona. E' semplicemente amore di sè stessi. Questa è una cosa buona, ma non bisogna farne una virtù o una professione... Per come io amo la vita, io amo le colline del Dominio di Estre, ma questo tipo di amore non ha una linea di frontiera di odio. E oltre a quello, io sono ignorante, così spero."

    ha scritto il 

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