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La maravillosa vida breve de Oscar Wao

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Publisher: Mondadori

4.0
(1690)

Language:Español | Number of Pages: 336 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , Swedish , French , Chi traditional , Portuguese , Korean , German , Dutch , Czech

Isbn-10: 8439720947 | Isbn-13: 9788439720942 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Audio CD , Others , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description

Las tribulaciones de un joven latino en Nueva Jersey. La esperada novela de Junot Díaz.

La vida nunca ha sido fácil para Oscar Wao, un dominicano dulce, obeso y algo desastroso que vive con su madre y su hermana en un gueto de Nueva Jersey. Oscar sueña con convertirse en un J.R.R. Tolkien dominicano y, por encima de todo, con encontrar el amor de su vida. Pero puede que nunca alcance sus metas debido a una extraña maldición presente en su familia desde hace generaciones; enviando a los Wao a prisión, predisponiéndolos a accidentes trágicos y, ante todo, al desamor.Después del éxito internacional de Los Boys (Mondadori, 1996), Junot Díaz recrea, con humor, la experiencia de los dominicanos en Estados Unidos y la capacidad de perseverar en medio del desengaño amoroso y la pérdida.

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  • 4

    Una favolosa scoperta

    Tempo fa mi sono ritrovata a leggere in un forum una lista dei libri più belli degli ultimi quindici anni, se non erro.. molti utenti nelle loro personali liste mettevano fra i primi cinque questo rom ...continue

    Tempo fa mi sono ritrovata a leggere in un forum una lista dei libri più belli degli ultimi quindici anni, se non erro.. molti utenti nelle loro personali liste mettevano fra i primi cinque questo romanzo, che io non avevo mai sentito nominare.
    Leggo la trama, qualche commento (moderatamente entusiasti, ma non tutti), ma non mi convince.
    Lo trovo in biblioteca: bella copertina, bella edizione, un po' cicciotto, rileggo la trama, qualche frase. Niente, non mi convince. Non è nelle mie corde, mi dico subito e dato che odio iniziare un libro e poi mollarlo, non lo prendo proprio.

    Torno il mese dopo a restituire i libri che avevo preso in prestito e rifaccio la stessa trafila: rileggo la trama con più attenzione, leggo addirittura la biografia dello scrittore, sapevo già del Pulitzer ma, come ho provato sulla mia pelle più volte, un premio non è indice di qualità (anche se il Pulitzer, beh.. non è proprio "poco attendibile"!).
    Insomma lo prendo.

    Divorato in meno di una settimana, è un libro dallo stile affascinante, accattivante, ricco e spumeggiante (soprattutto nella prima parte), capace di descrivere una storia dolorosa e nascosta di un piccolo grande uomo, Oscar, che di favoloso ha ciò che pochi hanno o nascondono: il cuore.
    Sovrappeso, nerd, amante dei fumetti e dei romanzi fantasy, dominicano ma residente negli Stati Uniti, Oscar è il protagonista di un romanzo corale dove la famiglia è al centro di tutto, sullo sfondo della dittatura di Trujillo. Scritto a più voci e con dei discreti salti temporali, il romanzo ha nella sua struttura, oltre che nelle amare vicende, la sua grande qualità: verboso, ricco di lunghe note a piè pagina (soprattutto nella prima parte), ma anche di un glossario di fantascienza e di uno spagnolo-domenicano in appendice (molte parole sono lasciate nella loro lingua e non tradotte). Tutti elementi che, apparentemente, possono rendere la lettura un po' più faticosa, ma che invece qui sono un favoloso (ora si può dire) compendio, che rende la lettura più chiara ed appassionante.

    Ironico e amaro allo stesso tempo, questo "Tolkien domenicano" tocca il cuore, senza mai cadere nel pietoso ne nel banale, affrontando temi importanti anche con la giusta ironia. Una grande e graditissima scoperta.

    said on 

  • 4

    "Perché anche se voi non credete nel fukù, il fukù crede in voi."

    Bellissima saga famigliare dominicana, ambientata durante la dittatura di Trujllo (noto anche come El Jefe e Faccia di Cazzo!!!) in cui tutti vogliono fuggire da qualcosa e in cui tutti sognano di ess ...continue

    Bellissima saga famigliare dominicana, ambientata durante la dittatura di Trujllo (noto anche come El Jefe e Faccia di Cazzo!!!) in cui tutti vogliono fuggire da qualcosa e in cui tutti sognano di essere qualcos'altro. Fra tutti spicca la presenza ingombrante di Oscar, nerd obeso e innamorato dell'amore che sogna di diventare il Tolkien dominicano, ma deve continuamente sfuggire all'antica "maledizione" che da sempre perseguita la sua famiglia. Bellissimo e divertente, anche se un po' amaro.

    said on 

  • 0

    Un insostenibile desiderio di altrove.

    Questo è il rimando che mi ha lasciato il romanzo. Tutti i protagonisti vi anelano, senza riuscire a identificarvisi. Da qui, la loro tragedia e la loro grandezza.

    Un libro così particolare (straordi ...continue

    Questo è il rimando che mi ha lasciato il romanzo. Tutti i protagonisti vi anelano, senza riuscire a identificarvisi. Da qui, la loro tragedia e la loro grandezza.

    Un libro così particolare (straordinario?) che non so ancora come giudicarlo.

    Tempo al tempo. Da metabolizzare.

    said on 

  • 1

    E questo avrebbe vinto il premio Pulitzer per la letteratura??? Orrore, orrore, orrore!

    Gergo orripilante, narrativa spasmodica in cui le parole "fica" e scopare" vengono inserite ogni qualvolta l'autore ha dei vuoti creativi....dunque sempre. Personaggi improbabili, storia improbabile, ...continue

    Gergo orripilante, narrativa spasmodica in cui le parole "fica" e scopare" vengono inserite ogni qualvolta l'autore ha dei vuoti creativi....dunque sempre. Personaggi improbabili, storia improbabile, e piuttosto....di quale "favolosa vita" stava parlando l'autore io sia dannata se lo so. Tempo perso, suggerisco di evitarne la lettura e di rivolgere la vostra attenzione verso una narrativa più meritevole.

    said on 

  • 4

    un angelo obeso, mite e spaventato

    Ci sono storie che andrebbero lette non perche’ siano meravigliose, ne per l’accattivante stile con il quale sono descritte, ne perche’ ci illuminano su un pezzo del nostro passato da non dimenticare, ...continue

    Ci sono storie che andrebbero lette non perche’ siano meravigliose, ne per l’accattivante stile con il quale sono descritte, ne perche’ ci illuminano su un pezzo del nostro passato da non dimenticare, ma vanno lette perche sono storie dense, colorate, vive, come puo esserlo il dolore, la rabbia, l’amore. Le vicende della famiglia Cabral sono questo tipo di storie.
    Di meraviglioso la vita di Oscar Wao ha infatti ben poco, il suo intero albero genealogico, come quello di altre migliaia di dominicani, è composto da figure torturate, espropriate, martirizzate. Oscar e’ lontanissimo dallo stereotipo del domenicano tutto merengue e muscoli guizzanti, un personaggio che non si dimentica facilmente, con i suoi 120 kg, l’amore per i libri, per la fantascienza e i giochi di ruolo, con i continui riferimenti al Signore degli Anelli, con i “punti carisma”, l’ossessione per l’amore e la paura di morire vergine. Forse e’ solo un angelo obeso, mite e spaventato, persino un po’ sciocco. Le sue origini dominicane ne fanno il rappresentante di una delle tante facce dell'America in cui le tradizioni e le credenze di famiglia si intrecciano con i miti locali, dando vita ad una cultura multiforme che erompe dalle pagine di Junot Diaz con una parlata che include termini spagnoli e giapponesi, senza dimenticare i numerosi riferimenti al mondo nerd (curioso aver letto questo libro dopo il “rappresentante dei malanni di…). Un romanzo di assimilazione quindi, una cronaca frammentata dell’ambivalente e inesorabile movimento dei figli degli immigrati verso una middle class che garantisca sicurezza ed agiatezza.
    Ma e’ anche la storia di Santo Domingo, "la Ground Zero del Nuovo Mondo", oppressa per trent'anni dal dittatore erotomane e sanguinario Rafael Trujillo e patria del fukù, la maledizione che perseguita chiunque si azzardi a fare qualcosa contro la Repubblica Domenicana (perché, pensavate davvero che a sparare a John Fitzgerald Kennedy fossero stati un cecchino, la mafia, gli alieni, la CIA o il fantasma di Marylin Monroe? E’ stato il fukù dopo che JFK nel 1961 tramò per far assassinare Trujillo).
    E quindi un consiglio a tutti: arrivati all'ultima pagina urlate un liberatorio “Zafa!” per onorare le gesta del grande Oscar Wao!

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  • 4

    Quattro -

    La storia di Oscar, un ragazzino residente negli Stati Uniti, di origine dominicana, disadattato, in sovrappeso e goffo, ossessionato dai fumetti, dai romanzi fantasy e di fantascienza, vittima di fac ...continue

    La storia di Oscar, un ragazzino residente negli Stati Uniti, di origine dominicana, disadattato, in sovrappeso e goffo, ossessionato dai fumetti, dai romanzi fantasy e di fantascienza, vittima di facili e continui innamoramenti mai corrisposti, si intreccia con le vicissitudini della sua famiglia, dominata da donne forti, e con la storia della Repubblica Dominicana ai tempi della dittatura di Trujillo.

    Un romanzo originale, amaro e ironico allo stesso tempo, con continui salti temporali, narrato da varie voci, faticoso da leggere per gli infiniti riferimenti al mondo della fantascienza, dei fumetti, del fantasy, talvolta esplicati nelle note, e per le innumerevoli espressioni in lingua madre non sempre tradotte nell'appendice finale.

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  • 3

    Ambizioso

    Certo è assurdo e pericoloso ridurre l'individualità di questo (ogni) autore e di questo (ogni) romanzo, smussarne gli angoli, trascurare le loro diversità per collocarli in una dimensione generale: è ...continue

    Certo è assurdo e pericoloso ridurre l'individualità di questo (ogni) autore e di questo (ogni) romanzo, smussarne gli angoli, trascurare le loro diversità per collocarli in una dimensione generale: è quello che Nietzsche chiamerebbe eccesso di storicismo (dell'arte): «Anche facendo vibrare con la massima intensità le corde musicali, sembra quasi impossibile riprodurre un suono forte e pieno: subito esso si spegne, nel momento seguente risuona già storicamente, delicatamente volatilizzato e senza forza.» - F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita Considerazioni inattuali II (Unzeitgemässe Betrachtungen, Zweites Stück: Von Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben) , G. Colli (a cura di), S. Giametta (Trad), Piccola Biblioteca Adelphi 11, Adelphi, Azzate 2012 - .
    All'inizio di tutto, però, su questo specifico autore ancora in vita, mi pongo ugualmente una questione di carattere generale: perché uno scrittore di origini dominicane, di lingua madre ispanica, che vive negli USA dove sempre più lo slang derivato dallo spagnolo assume i contorni di una lingua nazionale al punto che si sente parlare ormai di spanglish, perché scrive in inglese?
    Una risposta aforismatica potrebbe essere: è il mercato la causa (scrive in inglese perché vuole vendere negli USA), ma «l'aforisma non coincide mai con la verità, o è una mezza verità o una verità e mezzo» - K. Kraus, Detti e contraddetti ( Sprüche und Widersprüche , Pro Domo et Mundo) , R. Calasso (a cura di) , Gli Adelphi 36, Adelphi, Trento 2009 - .
    La lingua inglese negli USA esprime i rapporti di forza tra quella che ormai diviene sempre più minoranza bianca e quella che, al contrario, diviene la maggioranza genericamente definibile afro-latino-americana. La minoranza WASP detiene tutte le leve capitalistiche statunitensi e con quelle governa l'intero apparato culturale (dalla letteratura alla politica passando per la medicina) anche quando questo abbia un volto afro-latino-americano. Più che di mercato quindi bisognerebbe parlare di capitalismo e del suo connaturato imperialismo che oggi esprimono ed impongono a tutto il Mondo un modello (globale) unico di economia, un modello (globale) unico di società, un modello (globale) unico di famiglia, un modello (globale) unico di essere umano maschio, un modello (globale) unico di essere umano femmina, un modello (globale) unico di cultura, un pensiero (globale) unico, una lingua (globale) unica: ogni aspetto culturale statunitense diviene allora isolato da una cortina ed autoreferenziale ( è noto infatti che un numero bassissimo di opere straniere o, comunque scritte in altre lingue, vengano tradotte e pubblicate negli USA a fronte delle centinaia di opere statunitensi o, comunque scritte in inglese, tradotte e pubblicate nel resto del mondo ) per cui tutto è più semplice: o dentro o fuori. Chi è dentro deve adeguarsi o verrà massacrato; chi è fuori e volesse entrare verrà massacrato. Non cambia nulla se si trova nella Repubblica Dominicana sotto la dittatura, sotto l'occupazione statunitense o negli USA: in tutti questi casi, i personaggi di Diaz, i perdenti perché non adattati, vengono massacrati (fisicamente o moralmente) da una miscela esplosiva di razzismo, maschilismo (machismo), sessismo, sciovinismo.
    Diaz, però, è talmente immerso nello spirito del tempo che in questo romanzo si limita a denunciare queste come costruzioni di una società violenta, quella dittatoriale dominicana: tutti i suoi personaggi portano la croce, lo stigma psicologico-culutrale di una dittatura e continuano ad assumere dei comportamenti coatti anche in una terra dove potrebbero essere liberi, la democrazia statunitense; i suoi personaggi sono tutti ghettizzati negli USA o meglio li rappresenta come se fossero auto ghettizzati, auto annientati. Non analizza le cause profonde di questo fenomeno: rappresenta una società ( statunitense ) senza personaggi WASP, una società divisa in ghetti e priva di un vertice, ma la società statunitense ha un vertice: se Diaz l'avesse rappresentato, il romanzo avrebbe assunto un colore diverso, una lingua diversa, un peso diverso e, forse, un'appetibilità commerciale diversa e, forse, non avrebbe vinto il Pulitzer.
    Da amante della letteratura e delle figure retoriche, salvo tutto scrivendo che, in fondo, non è proprio sondabile al 100% quanto pensato e scritto da Diaz, soprattutto ora che le sue corde ancora non hanno smesso di risuonare: tutto il romanzo, dunque, potrebbe essere una metafora della realtà in cui lui stesso si muove, quella statunitense

    said on 

  • 3

    Il libro narra la storia di Oscar Wao e della sua famiglia, ripercorrendo gli anni della dittatura di Trujillo, che ha governato la Repubblica dominicana come un despota totale per oltre trent'anni ...continue

    Il libro narra la storia di Oscar Wao e della sua famiglia, ripercorrendo gli anni della dittatura di Trujillo, che ha governato la Repubblica dominicana come un despota totale per oltre trent'anni, dal 1930 al 1961. Il testo mi è piaciuto più per i riferimenti storici che per la storia in sé, che, se pur coinvolgente e a tratti esilarante, non mi ha entusiasmato come forse mi aspettavo.

    said on 

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