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La marchesa di O... - Michael Kohlhaas

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(293)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807820498 | Isbn-13: 9788807820496 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Bortoli ; Prefazione: Dacia Maraini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In un unico volume due dei racconti più emblematici di Heinrich von Kleist, del 1808 e del 1810. La marchesa di O..., giovane vedova e madre di due bambini, rimasta incinta, viene ripudiata dalla famiglia. Paradossalmente la marchesa non sa chi sia l'artefice del misfatto e per questo mette un annuncio sul giornale per invitare il colpevole a farsi avanti... Michael Kohlhaas è un ricco mercante di cavalli, "uno degli uomini più giusti e insieme più terribili del suo tempo" - la Germania di Lutero - che diventa un ribelle per amore e per necessità di giustizia. Questa nuova versione dei racconti intende riprodurre l'essenzialità e l'economia della prosa kleistiana, la rapidità quasi drammatica degli avvenimenti che, più che negli altri racconti, fanno pensare al Kleist drammaturgo, nel tentativo di rendere la necessità etica, prima ancora che narrativa, che guida la sua prosa.
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  • 4

    La marchesa d’O è uno straordinario racconto in cui la protagonista sembra incarnare l’ideale dell’eterno femminino, cioè, come dice un dizionario, quel il principio essenziale ed eterno della femminilità che è nell’immaginario collettivo. Giulietta è pura, innocente,semplice, virtuosa ed incan ...continua

    La marchesa d’O è uno straordinario racconto in cui la protagonista sembra incarnare l’ideale dell’eterno femminino, cioè, come dice un dizionario, quel il principio essenziale ed eterno della femminilità che è nell’immaginario collettivo. Giulietta è pura, innocente,semplice, virtuosa ed incantevole ma anche determinata, ingegnosa fino ad arrivare all’audacia, pur di proclamare la sua innocenza. Il ritmo della narrazione è veloce, in certi momenti febbrile e ben rispondente alla conclusione inaspettata ed imprevedibile.
    Michael Kohlhaas è racconto è concitato, fluente, compatto, che non dà un attimo di tregua al lettore come al protagonista, che, uomo virtuoso e giusto, incappa in un sopruso per il quale non ottiene giustizia e diventa bandito proprio per il suo profondo sentimento di equità. In questo lungo racconto si incontrano parecchi spunti di riflessione come il conflitto tra la l’innocenza e la colpa ma anche tra la legge e la giustizia, tra l’individuo e lo Stato. Problema questo sempre attuale, laddove la classe dominante schiaccia senza scrupoli la classe inferiore, e dove l’interesse dello Stato calpesta l’interesse del singolo cittadino. C’è anche il problema se è eticamente giusta la possibilità di vendetta dell’individuo di fronte al sopruso del più forte ma anche dello Stato in assenza di leggi. Michael Kohlhaas diventa un po’ il paladino di una giustizia universale, non solo quella di un singolo ma anche quella di una comunità, un uomo che combatte sino alla fine per ripristinare la sua dignità e la sua integrità morale. La conclusione ci lascia l’amaro in bocca ma una riflessione in più.

    ha scritto il 

  • 4

    L'homo sapiens ha frainteso la propria abilità cognitiva, che da dote creativa, interpretativa e espressiva meravigliosa e causale e stravolgente è stata trasformata in strumento di dogmatizzazione dei valori, delle idee. Nello stesso tempo penso: è la stessa cosa che dire che ci siamo lasciati v ...continua

    L'homo sapiens ha frainteso la propria abilità cognitiva, che da dote creativa, interpretativa e espressiva meravigliosa e causale e stravolgente è stata trasformata in strumento di dogmatizzazione dei valori, delle idee. Nello stesso tempo penso: è la stessa cosa che dire che ci siamo lasciati violentare e modellare dal mondo? Certo la politica non è la causa prima dei fatti, bensì ne è il frutto, ed è lo stesso dire che li istituzionalizza? Ma in questo modo non contravviene a quello che dovrebbe essere il suo principio e scopo primario e cioè aiutare l'uomo nell'affermazione della sua libertà e di quello che è il bene supremo e che nessuno può disconoscere? Invece diventa legalizzazione delle convenzioni sociali che considerano la realtà da un solo punto di vista e mai molteplice e che il più delle volte è causa di dolore e sofferenza. Imprigioniamo la vita in usi e convenzioni e ci costruiamo da soli una prigione di cui abbiamo buttato via le chiavi. La Marchesa von O. non è niente di speciale quanto a scrittura, ma il tema è antico e devo dire che Kleist lo risolve in maniera positiva, riesce a far vincere il sollen e non il muessen. Perché stranamente è proprio il muessen che esige un adeguarsi alla legge che altro non è, in questo caso, che convenzione sociale. La Marchesa, vedova, è incinta, sedotta nel sogno, non sa chi sia il padre del bambino che porta in grembo. I genitori inizialmente la allontanano, la considerano una svergognata, ma quando la madre metterà alla prova l'innocenza della figlia, disposta anche a sposare un servo, allora le cose cambieranno. Forse è questa separazione linguistica di due modi di intender il dovere, ciò che si fa per obbedire e ciò che si fa perché ci procura piacere che ha permesso a Kleist, già quasi tre secoli fa ed ai tedeschi, ancor di più oggi, ad abbattere prima degli altri i limiti delle convenzioni sociali.

    Questa problematica di Kleist riguarda la sfera morale ed i pregiudizi che ne derivano, ma la stessa cosa accade nell'economia, tra le classi sociali, sempre guidati dal pregiudizio che facciamo diventare legge, anche se provoca sofferenza e povertà, ma non era la felicità lo scopo primo dell'uomo, della famiglia, di tutte le istituzioni,della politica?

    ha scritto il 

  • 2

    Anacronistici erotismi e donne sottomesse

    "La Marchesa di O", letto oggi, sembra più il soggetto per un romanzo che un racconto vero e proprio. Una favola morale condita di un immoralismo che oggi fa sorridere, ma che ci porta anche a riflettere sulla condizione della donna. Forse non una lettura imprescindibile, ma comunque interessante ...continua

    "La Marchesa di O", letto oggi, sembra più il soggetto per un romanzo che un racconto vero e proprio. Una favola morale condita di un immoralismo che oggi fa sorridere, ma che ci porta anche a riflettere sulla condizione della donna. Forse non una lettura imprescindibile, ma comunque interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    Il racconto inizia con la marchesa di O..., vedova e madre di due bambini, che, di nuovo incinta, mette un annuncio su un giornale per invitare il padre del nascituro a rivelare la sua identità. Il curioso gesto della protagonista introduce un flashback, attraverso il quale vengono narrati gli ev ...continua

    Il racconto inizia con la marchesa di O..., vedova e madre di due bambini, che, di nuovo incinta, mette un annuncio su un giornale per invitare il padre del nascituro a rivelare la sua identità. Il curioso gesto della protagonista introduce un flashback, attraverso il quale vengono narrati gli eventi che hanno portato la donna a trovarsi in questa situazione.
    Qualche mese prima, la marchesa, da poco rimasta vedova, risiede nella fortezza del padre, il colonnello, signore di G...
    La città è teatro di una battaglia: von Kleist non specifica di che guerra si tratti, ma allude semplicemente a uno scontro tra due diverse alleanze che riuniscono più nazioni. Il bastione è assediato da una divisione di soldati russi, che, nonostante la strenua difesa capitanata dal colonnello, alla fine riesce a irrompere all'interno. La marchesa tenta di fuggire, ma viene intercettate da un manipolo di soldati nemici che sembrano decisi a violentarla.
    Proprio mentre la situazione volge al peggio, compare il conte di F..., ufficiale in comando dei russi. Questi salva la protagonista dallo stupro, rimproverando e picchiando i suoi soldati...

    Novella che affronta il contrasto tra la morale borghese e la forza istintiva delle emozioni, tema che ho scoperto non del tutto inedito dato che questo racconto è stato ispirato da racconti analoghi di altri autori (per esempio Cervantes).
    La parte che ho apprezzato di più è la forza e il senso di riscatto della marchesa, la quale, traendo forza dall'ingiustizia subita, prende coscienza di sé, si accetta e ricomincia a vivere a testa alta.
    Il racconto è avvincente, passionale e drammatico, il tema, per l'epoca scabroso, fa dimenticare che è stato scritto nel 1808.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelline e 1/2

    Ho faticato molto a portare a termine Michael Kohlhaas a causa dello stile farraginoso e della punteggiatura alquanto discutibile. Ma forse sono io ad essere troppo tradizionalista.
    Più snello e godibile La marchesa di O...

    ha scritto il