La marcia

Di

Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)

3.9
(102)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 378 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804581395 | Isbn-13: 9788804581390 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Sherman's March to the Sea

    Tutto cominciò … con “La strada dell’oro”. Mezzo secolo fa, catapultato a Fort Sumter, South Carolina, assistevo allucinato e affascinato, allo scoppio della Guerra di Secessione. Da allora le giubbe ...continua

    Tutto cominciò … con “La strada dell’oro”. Mezzo secolo fa, catapultato a Fort Sumter, South Carolina, assistevo allucinato e affascinato, allo scoppio della Guerra di Secessione. Da allora le giubbe Blu e Grigie non mi avrebbero più abbandonato. Dai soldatini a cavallo, a Glory del Colonnello Shaw e il suo “all-black” 54th Regiment Massachusetts Volunteer Infantry; da Horse Soldiers di John Ford, a Gettysburg e la sua “Pickett's Charge”, passando per Via col Vento e l’incendio di Atlanta.
    Ed è proprio da Atlanta, nel cuore della Georgia confederata, che nel novembre del 1864 ha inizio la Sherman's March to the Sea, che porterà le truppe unioniste prima a conquistare Savannah e poi, portando distruzione e morte attraverso il South Carolina, fino alla Bennett's Farmhouse, in North Carolina, dove, il 26 aprile 1865, il Generale confederato Joseph E. Johnston si arrende al Generale unionista William Tecumseh Sherman.
    Qualche giorno prima, il 14 aprile 1865, inaugurando una truce stagione che avrebbe caratterizzato ancora a lungo la storia degli Stati Uniti d’America, un fanatico aveva assassinato il Presidente Abramo Lincoln.
    Della marcia di Sherman narra il libro di Doctorow, con le sue atrocità e le sofferenze, vista però attraverso gli occhi di personaggi, ex schiavi, soldati, gente comune, che ne restituiscono una visione meno impersonale e molto, molto coinvolgente.
    Nel libro di Doctorow e nel film di Ford, la figura dei due medici militari (il personaggio del colonnello medico Wrede sembra tratto pari pari da quello del maggiore medico Henry 'Hank' Kendall, un magnifico William Holden) sta a testimoniare l’insensatezza e la ferocia della guerra, sempre; anche quando è condotta nel rispetto del nemico. Anche quando Sherman scrive al Generale confederato William Hardee: «… E ora, Generale, scrisse, abbiamo perduto tutt’e due un figlio che porta lo stesso nome. Sebbene il mio Willie fosse ancora troppo piccolo per andare a cavallo, a ucciderlo è stata la guerra proprio come la guerra ha ucciso il vostro. Com’è innaturale quest’epoca, questo tempo in cui, violando il grande disegno di Dio, si mandano in congedo le anime dei giovani prima di quelle dei vecchi!».
    Prima guerra ‘moderna’, lotta fratricida che causò oltre mezzo milione di morti e più di un milione di feriti (ah, le palle Minié!) e che lascerà tracce profonde nella società americana.
    «E anche perché sa che la nostra guerra civile, questa devastante manifattura delle ossa dei nostri figli, non è altro che una guerra dopo una guerra, una guerra prima di una guerra.».
    Dopo mezzo secolo, ho chiuso il cerchio …
    http://www.youtube.com/watch?v=pZKxXNzjfPk

    ha scritto il 

  • 3

    Leggere racconti di ambientazione storica comporta un particolare delle impostazioni di lettura: un po' come se dalla guida di un Suv ultimo modello passassimo alla nostra amata cinquecento d'epoca.
    A ...continua

    Leggere racconti di ambientazione storica comporta un particolare delle impostazioni di lettura: un po' come se dalla guida di un Suv ultimo modello passassimo alla nostra amata cinquecento d'epoca.
    Allora dobbiamo fare un po' come Marty e Doc, impostare la nostra DeLorean e partire fiondati senza alcuna esitazione: eccoci dritto nella parte finale della guerra di secessione americana, seconda metà dell'Ottocento, quando la vittoria delle giubbe blu si fa ormai quasi certa.
    Nel momento che siete qui in ballo nella storia, sei dentro il quadro, sei dentro la guerra, anzi sei la guerra stessa, sei complice della guerra per il solo fatto che tu ci sei, sei presente (“tu ne fai parte, le appartieni”)
    Lo senti il rumore sul fango che fanno le tue suole inzaccherate ? Riesci a sentire i lamenti o le urla inumane che provengono dall'ospedale di campo ? Ascolta il rumore della sega che taglia pezzi di ossa ormai inutilizzabili. E non trascurare quel fruscio di fondo della vanga che chiude la fossa dei corpi sempre più marci.
    Quel tanfo che senti non è roba andata a male, ma solo la cancrena di una gamba, dell'ennesima gamba.
    La marcia, questa marcia va soprattutto letta con i sensi, con gli occhi sì, ma anche soprattutto con orecchie e naso per sentire e respirare tutto il quadro dove ti sei andato a ficcare.
    E certe similitudini sembrano scolpite nel tempo, come se tutto fosse immutabile. Le scene di questo racconto possono essere benissimo ambientate nell'antica Roma, o a Troia, o in Terra Santa, va bene pure a Waterloo, anzi ci sta proprio bene li, o Vietnam o Sarajevo, dove vuoi tu. Il paesaggio non muta, l'odio è sempre quello, e l'uomo lui è sempre quello, da sempre rimane rimane sempre lui, quelle delle caverne. La storia non insegna niente all'uomo, sempre in marcia, sempre in guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande libro di respiro quasi epico fatto di piccole storie di piccoli personaggi in questa drammatica marcia verso la fine della guerra civile in cui ci si domanda dove sta il senso, alla ricerca ...continua

    Un grande libro di respiro quasi epico fatto di piccole storie di piccoli personaggi in questa drammatica marcia verso la fine della guerra civile in cui ci si domanda dove sta il senso, alla ricerca della propria umanità dopo aver vissuto l'inferno. Questo inferno, il mio inferno, è senza attribuzione. E' la vita quando non è più capace di tollerarsi

    ha scritto il 

  • 4

    Un Ragtime ambientato nella guerra di secessione, in cui la guerra ha sempre una prospettiva personale, quella vissuta da ogni singolo personaggio del romanzo, mai vista dall'alto o inquadrata con il ...continua

    Un Ragtime ambientato nella guerra di secessione, in cui la guerra ha sempre una prospettiva personale, quella vissuta da ogni singolo personaggio del romanzo, mai vista dall'alto o inquadrata con il grandangolo.

    Doctorow si conferma grandissimo costruttore di scene, personaggi, dialoghi, magnifico nel raccontare la morte così come arriva, repentina e ingiusta.
    Un libro bellissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    La guerra vista da vicino

    Trovo sia geniale la prospettiva super miope sulla guerra, parla di qualcosa di enorme ma non si allontana mai per dare una prospettiva o un giudizio, nella sua semplicità però grida che la guerra è u ...continua

    Trovo sia geniale la prospettiva super miope sulla guerra, parla di qualcosa di enorme ma non si allontana mai per dare una prospettiva o un giudizio, nella sua semplicità però grida che la guerra è una grandissima cazzata in cui si sfogano i più bassi istinti umani, anche quando sembra che ci sia un senso quello è sempre vergognosamente legato ad un interesse personale. Ogni singola morte non ha senso, ogni singola vittoria è una sconfitta. E questo lo dice dicendo altro, raccontando le storie di moltissimi personaggi, tessendone e perdendone le fila.
    E’ particolare anche il taglio privo di dialoghi e pieno di cambi di voce narrante: la guerra non è di nessuno, non c'è un punto di vista più "meritevole" di un altro, che tu sia Sherman o il più becero dei disertori la guerra vi riguarda alla stessa maniera, e non c’è niente di eroico in essa.
    Città dopo città vengono compiuti saccheggi, stupri e razzie proprio da coloro che stanno marciando per un grande ideale di libertà. E anche questa libertà sembra qualcosa che quantomeno mette in imbarazzo chi la conquista.
    Gran bel romanzo storico.

    ha scritto il 

  • 4

    America Ieri

    un romanzo corale per un evento fondativo degli Stati Uniti: la marcia del generale William Tecumseh Sherman alla testa delle truppe Unioniste nel profondo del territorio Confederato attraverso Georgi ...continua

    un romanzo corale per un evento fondativo degli Stati Uniti: la marcia del generale William Tecumseh Sherman alla testa delle truppe Unioniste nel profondo del territorio Confederato attraverso Georgia, South Carolina e North Carolina. Il respiro è ampio e ambisce ad una epica moderna, quella che racconta i grandi leader nelle proprie meschinità e debolezze e gli umili uomini nel loro coraggio e tenacia.
    Doctorow è efficace nel mostrare la guerra come evento traumatico che sconvolge storie personali e identità antiche, in particolare per questa impresa di Sherman, basata sul fare terra bruciate del Sud.
    La scelta di seguire le vicende di molti personaggi che si intrecciano tra loro ricorda lo stile di Robert Altman ed è felice, perché mantiene vivo l'interesse e premette di dipingere un panorama completo - i personaggi vagano in une terra devastata alla ricerca di un luogo nuovo senza chiare mete e obiettivi.
    Alcune parti sono più riuscite di altre, evocative e ricche di originalità: Pearl nera, ma bianca di pelle, Albion Simms l'uomo con un chiodo in testa per cui "E' sempre adesso", Arly ribaldo e voltagabbana che si muta in fanatico attentatore. Peccato invece che le pagine dedicate ai veri personaggi storici come Sherman, KilkPatrick risultino meno fresche e sorprendenti - le pochi righe dedicate a Lincoln non lasciano segno. Verso la fine del libro c'è una piccola scivolata verso una prosa icastica e declamatoria troppo retorica, ma sono piccoli nei in un ottimo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche se le vicende procedono con la lentezza di una marcia, il libro è ben scritto e i personaggi sono interessanti. La guerra si snoda in tutta la sua barbara insensatezza.

    ha scritto il 

  • 3

    “La marcia” è quella che, nella fase finale della guerra civile americana, vide impegnati lungo sessanta miglia, in Georgia, Sud Carolina e Nord Carolina, sessantamila nordisti agli ordini del general ...continua

    “La marcia” è quella che, nella fase finale della guerra civile americana, vide impegnati lungo sessanta miglia, in Georgia, Sud Carolina e Nord Carolina, sessantamila nordisti agli ordini del generale William Sherman: una marcia di guerra, e dunque di morte, ma anche di liberazione dei neri del sud dalla schiavitù, e dunque della loro rinascita come uomini liberi.
    Il romanzo propone una costellazione di frammenti e una ridda di personaggi: troppi, gli uni e gli altri; nella progressione faticosa, l’unitarietà è demandata al lettore, peraltro già infastidito da una prosa poco scorrevole, anche per scelte stilistiche discutibili come quella del discorso diretto non segnalato da punteggiatura… Insomma: non ho gradito.
    P.S.: Dell’autore avevo apprezzato “Ragtime”, romanzo scritto trent’anni prima…

    ha scritto il 

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