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La marcia

Di

Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)

4.0
(86)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 378 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804581395 | Isbn-13: 9788804581390 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    America Ieri

    un romanzo corale per un evento fondativo degli Stati Uniti: la marcia del generale William Tecumseh Sherman alla testa delle truppe Unioniste nel profondo del territorio Confederato attraverso Georgia, South Carolina e North Carolina. Il respiro è ampio e ambisce ad una epica moderna, quella che ...continua

    un romanzo corale per un evento fondativo degli Stati Uniti: la marcia del generale William Tecumseh Sherman alla testa delle truppe Unioniste nel profondo del territorio Confederato attraverso Georgia, South Carolina e North Carolina. Il respiro è ampio e ambisce ad una epica moderna, quella che racconta i grandi leader nelle proprie meschinità e debolezze e gli umili uomini nel loro coraggio e tenacia.
    Doctorow è efficace nel mostrare la guerra come evento traumatico che sconvolge storie personali e identità antiche, in particolare per questa impresa di Sherman, basata sul fare terra bruciate del Sud.
    La scelta di seguire le vicende di molti personaggi che si intrecciano tra loro ricorda lo stile di Robert Altman ed è felice, perché mantiene vivo l'interesse e premette di dipingere un panorama completo - i personaggi vagano in une terra devastata alla ricerca di un luogo nuovo senza chiare mete e obiettivi.
    Alcune parti sono più riuscite di altre, evocative e ricche di originalità: Pearl nera, ma bianca di pelle, Albion Simms l'uomo con un chiodo in testa per cui "E' sempre adesso", Arly ribaldo e voltagabbana che si muta in fanatico attentatore. Peccato invece che le pagine dedicate ai veri personaggi storici come Sherman, KilkPatrick risultino meno fresche e sorprendenti - le pochi righe dedicate a Lincoln non lasciano segno. Verso la fine del libro c'è una piccola scivolata verso una prosa icastica e declamatoria troppo retorica, ma sono piccoli nei in un ottimo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche se le vicende procedono con la lentezza di una marcia, il libro è ben scritto e i personaggi sono interessanti. La guerra si snoda in tutta la sua barbara insensatezza.

    ha scritto il 

  • 3

    “La marcia” è quella che, nella fase finale della guerra civile americana, vide impegnati lungo sessanta miglia, in Georgia, Sud Carolina e Nord Carolina, sessantamila nordisti agli ordini del generale William Sherman: una marcia di guerra, e dunque di morte, ma anche di liberazione dei neri del ...continua

    “La marcia” è quella che, nella fase finale della guerra civile americana, vide impegnati lungo sessanta miglia, in Georgia, Sud Carolina e Nord Carolina, sessantamila nordisti agli ordini del generale William Sherman: una marcia di guerra, e dunque di morte, ma anche di liberazione dei neri del sud dalla schiavitù, e dunque della loro rinascita come uomini liberi.
    Il romanzo propone una costellazione di frammenti e una ridda di personaggi: troppi, gli uni e gli altri; nella progressione faticosa, l’unitarietà è demandata al lettore, peraltro già infastidito da una prosa poco scorrevole, anche per scelte stilistiche discutibili come quella del discorso diretto non segnalato da punteggiatura… Insomma: non ho gradito.
    P.S.: Dell’autore avevo apprezzato “Ragtime”, romanzo scritto trent’anni prima…

    ha scritto il 

  • 3

    La lunga marcia che, durante la Guerra Civile americana, le truppe agli ordini del generale Sherman fece attraverso Georgia, Carolina del Sud e Carolina del Nord e che portò alla vittoria delle truppe dell'Unione.
    Un lunga fiumana blu di soldati nordisti che dilaga negli stati del Sud, lasc ...continua

    La lunga marcia che, durante la Guerra Civile americana, le truppe agli ordini del generale Sherman fece attraverso Georgia, Carolina del Sud e Carolina del Nord e che portò alla vittoria delle truppe dell'Unione.
    Un lunga fiumana blu di soldati nordisti che dilaga negli stati del Sud, lasciando dietro di sé distruzione, devastazione, saccheggi, morti, sangue, lacrime. Al loro seguito una massa di schiavi liberati, civili disperati e allo sbando che si trovano di fronte all'orrore di una guerra che toglie loro tutto, li sradica dalle loro case, dalle loro vite, dalle loro radici. Un libro da cui mi aspettavo moltissimo ma che, alla resa dei conti, mi ha entusiasmato meno di quanto mi aspettassi. Sono state poche le pagine di vero pathos e, in generale, mi è rimasta l'impressione di una storia ben raccontata, certo, ma forse in cui l'autore non è riuscito ad infondere una vera "anima".

    ha scritto il 

  • 3

    La marcia su Savannah

    Ambientato nell’ultima parte della Guerra di Secessione, evento che per gli americani ha un valore storico e simbolico paragonabile a quello che per noi europei rivestono momenti epocali come la Rivoluzione Francese o la Resistenza, “La Marcia” ha il respiro epico dei grandi romanzi di Doctorow, ...continua

    Ambientato nell’ultima parte della Guerra di Secessione, evento che per gli americani ha un valore storico e simbolico paragonabile a quello che per noi europei rivestono momenti epocali come la Rivoluzione Francese o la Resistenza, “La Marcia” ha il respiro epico dei grandi romanzi di Doctorow, ma secondo me difetta nell’ambito della Poesia che l’autore sapeva distillare anche in opere corali come Ragtime o Il libro di Daniel.

    Gli avvenimenti descritti, col consueto e un po’ abusato metodo dell’alternarsi dei punti di vista dei personaggi, dal generale alla schiava liberata, dalla coppia di soldati semplici sbandati alla figlia del latifondista che si riscatta come infermiera, riproducono con efficacia lo spessore di uno scontro che, grazie alla letteratura e al cinema fa parte anche del nostro immaginario: basti pensare a quanto evocano (soprattutto per noi ex bambini maschi…) le stesse numerose denominazioni delle due forze in campo: da un lato l’Unione [Nordisti, Giacche Blù, Federali, Yankees] dall’altro la Confederazione [Sudisti, Giacche grigie, Secessionisti, Dixies].

    A tutto questo, Doctorow ha infuso sufficiente credibilità ma non troppa passione, per cui le pagine e i caratteri davvero memorabili restano limitati e danno luogo in definitiva ad un affresco storico compatto ma un po’ freddo.

    Resta nell’immaginazione del lettore soprattutto questo “serpentone” blu in marcia attraverso tre stati, l’esercito unionista del generale Sherman, che lascia devastazioni ma anche speranze, tirandosi dietro in coda al corteo in marcia un’umanità di neri liberati, felici ma ancora un po’ dubbiosi sul loro futuro destino. Nulla sarà più come prima, nel bene e nel male, nelle baracche degli schiavi e nelle ville che dominano le sterminate piantagioni di cotone.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo storico nella sua migliore accezione, dove le vicende non vengono strombazzate e rese banalmente spettacolari, ma sono uno strumento per narrare e approfondire storie e motivazioni dei protagonisti di quella enorme tragedia che è un conflitto civile.
    L'orrore suscitato dalla guer ...continua

    Un romanzo storico nella sua migliore accezione, dove le vicende non vengono strombazzate e rese banalmente spettacolari, ma sono uno strumento per narrare e approfondire storie e motivazioni dei protagonisti di quella enorme tragedia che è un conflitto civile.
    L'orrore suscitato dalla guerra e dal suo perenne affiorare nella storia umana emerge senza bisogno di rappresentazioni sanguinolente, bastano i pensieri di un generale prima della battaglia o le invocazioni dei soldati nelle trincee.
    I protagonisti abbracciano tutte le fazioni e le classi sociali e la narrazione li rende tutti ugualmente credibili, che siano illustri personaggi storici sui quali sono stati scritti fiumi di inchiostro (Sherman, Grant, Lincoln) oppure reietti e pezzenti ai margini della Storia, illuminati dall'immaginazione di Doctorow.

    ha scritto il 

  • 3

    Una lenta marcia che porta dalla prima all'ultima pagina

    Il ritmo del romanzo è pari a quello di una lenta marcia. Solo nelle ultime pagine la camminata in alcuni tratti si velocizza un po', ma non ci sono colpi di scena che a mio avviso colpiscono il lettore, inchiodandolo al libro.
    Sicuramente, se questo fosse un saggio storico, anziché un roma ...continua

    Il ritmo del romanzo è pari a quello di una lenta marcia. Solo nelle ultime pagine la camminata in alcuni tratti si velocizza un po', ma non ci sono colpi di scena che a mio avviso colpiscono il lettore, inchiodandolo al libro.
    Sicuramente, se questo fosse un saggio storico, anziché un romanzo, il mio voto sarebbe molto più alto, perché l'autore è molto preciso nei dettagli della narrazione.

    Un'ultima cosa che non mi è piaciuta per niente, sono i dialoghi fra i personaggi; non sono messi fra virgolette (non so come si chiama questo modo di scrivere), e quindi si confondono con la narrazione, rendendo all'inizio, non semplice la lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    Non mi capita spesso di leggere romanzi storici. Fortunatamente mi capita spesso di leggere buoni libri e La marcia è tra questi. Il titolo è il condensato del libro: l'atto del marciare è il soggetto di questo libro. La marcia in questione è quella intrapresa dall'esercito nordista (guerra civil ...continua

    Non mi capita spesso di leggere romanzi storici. Fortunatamente mi capita spesso di leggere buoni libri e La marcia è tra questi. Il titolo è il condensato del libro: l'atto del marciare è il soggetto di questo libro. La marcia in questione è quella intrapresa dall'esercito nordista (guerra civile americana, 1861-65), comandato dal generale William T. Sherman, per colpire il cuore delle forze dell'esercito confederato.
    Devo ammettere che provo un interesse morboso per i racconti di guerra, questa forma di violenza organizzata. Nutro interesse morboso perché seppure ho sempre ben presente che la guerra è un continuo cercare di sopprimere un tuo simile (in cui non vi è nulla di romantico o epico o di sensato) non riesco a non esserne affascinato. Per esempio mi interessa la guerra come banco di prova per concetti come amicizia, amore, empatia, onore, pudore, riconoscenza. Mi interessano i racconti della noia e dell'attesa.
    Se ripenso a tutte le storie di guerra che ho letto mi viene in mente che sono tenute assieme da una certa coerenza e da una certa omogeneità del punto di vista. Ad interessarmi sono i racconti dei poveracci che la guerra non la volevano nemmeno, di quelli che per l'obbligo di leva o per sfamarsi sono costretti a rischiare la vita; alcuni di questi leggendari esseri umani, quando hanno fatto ritorno a casa, hanno scritto memorie, diari o racconti di finzione su quello che avevano vissuto. Penso in questo momento a Mario Rigoni Stern, solo per fare un nome.
    Leggere la storia di Arly e Will, due disertori che cercano in tutti i modi di sfuggire la morte rimanendo in coda alla grande marcia, oppure quella del medico di campo, che con pochi mezzi cerca in tutti i modi di salvare ogni vita, o quella dell'ufficiale di cavalleria Judson Kilpatrick, conosciuto come Kilcavalry perché semplicemente non teneva conto della vita di ogni uomo suo sottoposto mandandolo a morire irragionevolmente, leggere queste storie, dicevo, e quelle di altre vite brevissime - che durano lo spazio di poche righe o di una frase, il tempo di avere il cranio frantumato in mille pezzi - ha rappresentato per me il ripercorrere tutto ciò che mi fa ripudiare la guerra e che nel contempo mi fa interessare ai suoi racconti, da Omero in poi.

    http://www.liberdocet.it

    ha scritto il