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La maschera e le tenebre

Kushiel trilogy vol. 3

Di

Editore: TEA (TEADue)

4.4
(863)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 840 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8850218419 | Isbn-13: 9788850218417 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Romance , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Phèdre nó Delaunay non è soltanto una delle cortigiane più ammirate di Terre D’Ange, ma anche un’abilissima spia, che in diverse occasioni ha messo a repentaglio la propria vita per proteggere il regno. Ed è per questo che la sua antica nemica e traditrice, Mélisande Shahrizai, si affida a lei quando suo figlio viene rapito per favorire gli oscuri intrighi di un pretendente al trono della corte angeline. Il legame ambiguo che unisce le due donne induce Phèdre ad accettare l’incarico, perché lei sa di poter contare sull’amato Joscelin, il cavaliere che conosce la sua natura di anguissette – persone che possono mescolare la sofferenza e il piacere per natura e non per costrizione – e che non è mai venuto meno alla promessa di proteggerla e servirla. Eppure Joscelin adesso deve superare una prova durissima: Phèdre infatti non hai mai dimenticato Hyacinthe, l’uomo che dieci anni prima ha rinunciato alla propria libertà per salvarle la vita, ed è decisa a superare qualunque ostacolo pur di ripagare il sacrificio dell’amico. Phèdre e Joscelin si apprestano perciò ad affrontare un lungo e insidioso viaggio, verso un potere così grande che nessuno osa nominare…
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  • 4

    Anche questo un bel libro, solo che... dopo il Drujan non si poteva fare di meglio. Nel senso: col Drujan l'autrice ha torturato il lettore oltre la sopportazione, e personalmente io pensavo di doverle dare il signale per conto dei personaggi. E infatti s'è visto, non c'era modo di rimanere sulle ...continua

    Anche questo un bel libro, solo che... dopo il Drujan non si poteva fare di meglio. Nel senso: col Drujan l'autrice ha torturato il lettore oltre la sopportazione, e personalmente io pensavo di doverle dare il signale per conto dei personaggi. E infatti s'è visto, non c'era modo di rimanere sulle spine. Ma sì Jacqueline, dopo 3 libri, ammazza chi ti pare, tanto non ho più un cuore.
    Imriel mi sta sulle ovaie.
    Troppo perfettino sto bimbo.

    ha scritto il 

  • 3

    Una fatica tremenda!

    Non daró meno di tre stelle solo per fedeltà a questa saga... Ma dopo averlo finito mi è sembrato che le uniche cose che sarei stata in grado di leggere sarebbero state le modalità d'uso delle creme viso... Nulla di più impegnativo o complesso. Un tornento durato 830 pagine!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Commento alla Trilogia di Phédre: voto complessivo 4 stelle

    Un buon fantasy, anche se ne ho letti di migliori.
    Il primo libro della trilogia inizia un po’ lentamente ma poi ingrana magnificamente senza concedere pause al lettore, con intrighi politici (nonché amorosi), complotti e tradimenti, una guerra campale per la difesa del regno e un discreto ...continua

    Un buon fantasy, anche se ne ho letti di migliori.
    Il primo libro della trilogia inizia un po’ lentamente ma poi ingrana magnificamente senza concedere pause al lettore, con intrighi politici (nonché amorosi), complotti e tradimenti, una guerra campale per la difesa del regno e un discreto cliffhanger, premessa per un seguito coi fiocchi: 5 stelline ampiamente meritate.
    Però poi col secondo, ho avuto l’impressione che l’autrice si trovasse a corto di idee giacché ha imbastito una trama che nelle sue linee generali è molto somigliante alla precedente, nella speranza di bissarne ugualmente il successo: la peculiare ricerca di informazioni della protagonista; il tradimento (oltretutto ad opera della stessa persona!), la perdita di due persone care (non una di più e non una di meno); la prigionia in terra straniera e relativa fuga; il continuo viaggiare in paesi stranieri dove, per merito delle sue grazie (è il caso di dirlo), riesce sempre a trovare alleati nelle persone più inaspettate; la lotta per la difesa del regno (ma senza la presenza di enormi eserciti); infine l’acerrimo nemico che riesce sempre a salvarsi in corner.
    La ripetitività della scaletta narrativa ha fatto sì che volassi su alcuni punti allo scopo di accelerarne la fine e passare a momenti più interessanti.
    L’unica cosa per la quale è valsa la pena leggere questo secondo volume è la complessità della matassa di intrighi che la protagonista è chiamata a sbrogliare per salvare la sua regina e il suo regno e per cui sono rimasta indecisa un bel po’ prima di dare un voto. Tre stelle era un voto impietoso (va detto che l’autrice sa tessere begli intrighi) però quattro mi sembrava ingiusto, a causa della trama un po’ prevedibile. Dovendo scegliere tra i due giudizi e non potendo dare mezzi voti, ha prevalso il fattore “intrighi” sulla pecca della trama e alla fine ho dato 4 stelle, ma mai come in questo caso avrei voluto avere più dei soliti 5 gradi di giudizio per potermi esprimere al meglio.
    Non è andata meglio col terzo libro: stavolta non ci sono né intrighi per il possesso del trono né potenze straniere che minacciano i confini, ma solo una lunga e tediosa ricerca, prima di un bambino poi di un nome, con conseguente calo del ritmo. Per compensare, o forse approfittando di questa lentezza, l’autrice dà più spazio alla magia, al misticismo e all’introspezione, elementi che finora erano sempre marginali e che adesso diventano quasi preponderanti.
    Per fortuna c'è stata la parentesi nel Drujan altrimenti mi sarei annoiata a morte. Purtroppo prediligo sempre l’azione alle menate mentali. Tre stelle.

    ha scritto il 

  • 4

    Trilogia fantasy al femminile

    Ho aspettato di terminare la trilogia prima di scrivere la recensione("Il dardo e la rosa", "la prescelta e l'erede" e "La maschera e le tenebre")in modo da poter dare un parere globale sull'opera. Spesso i cicli narrativi peggiorano man mano che si continua la lettura da un volume all'altro, non ...continua

    Ho aspettato di terminare la trilogia prima di scrivere la recensione("Il dardo e la rosa", "la prescelta e l'erede" e "La maschera e le tenebre")in modo da poter dare un parere globale sull'opera. Spesso i cicli narrativi peggiorano man mano che si continua la lettura da un volume all'altro, non è questo il caso. Jacqueline Carey è stata in grado di tenermi incollata ai libri pagina dopo pagina con un intreccio sempre interessante, un mix ben studiato di fantasy, avventura, sentimenti con un pizzico di leggenda. Non resta che mettere alla prova l'autrice con il ciclo di Imriel, seguito con cambio di protagonista, del ciclo di Kushiel.

    ha scritto il 

  • 5

    La lettura di questo romanzo ha una storia travagliata. Era l'estate 2012 ed io, convinta e carica, prendo dalla libreria quello che pensavo fosse il terzo ed ultimo volume della trilogia. Vado al mare, bella soddisfatta, lo prendo in mano e comincio a leggere. E mi rendo conto dopo 20 pagine che ...continua

    La lettura di questo romanzo ha una storia travagliata. Era l'estate 2012 ed io, convinta e carica, prendo dalla libreria quello che pensavo fosse il terzo ed ultimo volume della trilogia. Vado al mare, bella soddisfatta, lo prendo in mano e comincio a leggere. E mi rendo conto dopo 20 pagine che quello era il secondo, già letto. Quindi - dopo 2 settimane - torno a casa e fisso ingrifata la libreria e il terzo tomo, odiandolo un pò perché si era imboscato e mi aveva bellamente fregata.

    Lascio passare un anno, non lo guardo e non lo considero nemmeno per l'estate, ma l'autunno è un'altra stagione, una di quelle che deve essere affrontata con un libro grosso, lungo, complesso, ricco. Insomma, era arrivato il momento di prendere il volume e chiudere la trilogia.

    Evidentemente ero pronta, perché l'esperienza di questo terzo romanzo è stata diversa dalle due precedenti. Nessuna fatica nel ricordare i nomi, nessuna fatica nel riprendere il filo della storia e nel ricordare le sfumature di ogni episodio significativo. Questa volta mi sono lasciata trasportare completamente non solo dalla trama - meno contorta ma più avventurosa - ma anche dai personaggi, anche quelli che mi avevano lasciata fredda o indifferente. In modo particolare in questo ultimo titolo è Phèdre che avviluppa il lettore e che lo fa sprofondare negli abissi della sua anima, costringendolo a seguirla a capirla, nel bene e nel male. Mentre prima Phèdre era una parte importante di tutta la storia, qui gioca un ruolo decisivo da vera protagonista, con un potere decisionale e morale che porta avanti tutta la trama. Con lei si compie un viaggio nel lato oscuro dell'essere anguisette e si sopporta - e si soffre - assieme a lei. Non c'è via d'uscita per nessuno, in questo romanzo, la strada è segnata da Kushiel e dal volere di Elua e siamo tutti obbligati ad accettare ciò che i protagonisti dovranno affrontare.

    E' una trama meno contorta, meno fitta di intrighi e di relazioni sotterranee, e più aperta all'avventura e al viaggio. Non è quindi solo un viaggio metaforico, ma proprio fisico: Phèdre e Joscelin si allontanano dopo 10 anni dalla loro casa per un ultimo compito, cercare e salvare il figlio di Melisande Shahrizai, il piccolo Imriel de La Courcel. La moneta di scambio è troppo preziosa per lasciarsela sfuggire: in cambio del suo aiuto Melisande è disposta ad aiutarla nella ricerca del nome di Dio, l'unica cosa che può spezzare la maledizione del Signore dello Stretto e liberare Hyacinthe.

    E' per fedeltà alla regina, o per il legame tra Melisande e Phèdre o forse entrambe le cose, ma il risultato è sempre lo stesso: ama a tuo piacimento. E in base a questo precetto Phèdre è obbligata ad esaudire l'ultimo desiderio di Melisande e ad attraversare terre e deserti, fiumi, popoli sconosciuti, e ad attraversare un vero e proprio inferno, Darsanga. Da questo posto terribile e oscuro Joscelin - fedele fino alla dannazione e oltre - e Phèdre ne escono vittoriosi e sconfitti, segnati dagli orrori che hanno dovuto affrontare. Il loro viaggio prosegue fino alla risoluzione finale e completa di tutta la trilogia, anche se un piccolo spiraglio viene lasciato aperto poiché proprio Imriel è il protagonista della prossima serie.

    In questo romanzo spicca in modo evidente la fantasia della Carey, la sua cura per i dettagli e per i nomi, la sua fantastica ricostruzione della storia e della geografia in chiave fantasy che hanno reso speciale e particolare questa serie. E' un mondo familiare ed estraneo allo stesso tempo, quello che vediamo e viviamo attraverso i personaggi, e in questo caso l'autrice ha dato il meglio di sé con la vicenda del nome di Dio, di una precisione e originalità da lasciare a bocca aperta.

    Con uno stile elegante, curato, fluido la trama corre per oltre 800 pagine lasciando il lettore sempre sul punto di scoprire qualcosa, di vivere qualcosa, di affrontare una nuova difficoltà. E' impossibile mettere da parte questo romanzo, non solo perché la storia è avvincente ma perché le emozioni sono fortissime. Si soffre da morire - certi punti mi hanno costretta a fermare la lettura - e la gioia che si prova è meno esuberante, ma più profonda e duratura. Joscelin e Phèdre sono una coppia collaudata, ma che doveva ancora superare la prova più difficile, quella del volere divino.

    Ho amato Phèdre e ne sono sorpresa. Non ho mai provato grande simpatia per lei, questa volta invece ha lasciato un segno che me la farà ricordare anche attraverso i prossimi romanzi. E Joscelin...il compagno perfetto, colui che affronta la dannazione e sopporta tutto per amore. Joscelin è un personaggio che rende tutto tollerabile, ogni cosa, solo perché lui è presente. Imriel, in ultimo, è la vera rivelazione del romanzo. Il piccolo figlio di Melisande, il principe pastorello, è il collante che tiene in piedi i pezzi di Phèdre e che unisce Joscelin e Phèdre nei momenti di disperazione, è la chiave per comprendere il nome di Dio e per trovare dentro di sé un amore nuovo, diverso, qualcosa che entrambi non sapevano di aver bisogno.

    Con la chiusura di questra trilogia si apre una nuova storia - già pronta nella mia libreria per essere letta - e si dice addio - o arrivederci - a due personaggi meravigliosi e speciali. Mi mancheranno, non c'è dubbio, e nemmeno il lieto fine può cancellare la malinconia della separazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Partita dal primo volume con 3*, il secondo con 4*, questo terzo si prende 4,5* perchè 5* è solo per la perfezione...ma tanti complimenti alla Carey che ha fatto degli enormi progressi, arrivando ad un bellissimo ultimo libro! Finalmente ha quasi completamente eliminati gli errori stilistici dei ...continua

    Partita dal primo volume con 3*, il secondo con 4*, questo terzo si prende 4,5* perchè 5* è solo per la perfezione...ma tanti complimenti alla Carey che ha fatto degli enormi progressi, arrivando ad un bellissimo ultimo libro! Finalmente ha quasi completamente eliminati gli errori stilistici dei primi due libri (anche se qualche fronzolo è rimasto, ma vabbè) e ha dato risalto hai suoi punti di forza. Questo libro è completo di tutto: una trama intrecciata e avvincente, azione che non ti lascia un attimo di respiro dall'inizio alla fine, descrizioni accurate ma non pesanti, personaggi ben caratterizzati e tanta tanta fantasia. Questa trilogia mi lascia con un bel ricordo e uno stimolo per prendere in mano altri libri della Carey!

    ha scritto il 

  • 2

    Colpi di scena a non finire, ma...

    ...ma un libro non è un film. Personalmente ho molto apprezzato gli altri romanzi della scrittrice ma, arrivata ormai al quarto o terzo volume della saga (non ricordo), dovrebbe anche un po' smettersela di far venire l'orticaria ai lettori con frasi come "era una scena impossibile da descrivere" ...continua

    ...ma un libro non è un film. Personalmente ho molto apprezzato gli altri romanzi della scrittrice ma, arrivata ormai al quarto o terzo volume della saga (non ricordo), dovrebbe anche un po' smettersela di far venire l'orticaria ai lettori con frasi come "era una scena impossibile da descrivere" o "non ci sono parole per descrivere". Uno scrittore deve appunto DESCRIVERE, altrimenti non vale niente. Personalmente non sopporto queste frasi-scorciatoie e trovo davvero di cattivo gusto inserirle solo per abbreviare il romanzo, o perché non si è capaci di fare una descrizione come si deve.

    ha scritto il 

  • 5

    Hyacinte: mi arrendo

    Arrivato al terzo mattone della Carey sapevo cosa aspettarmi e devo ammettere che in alcuni momenti ho dubitato di questa terza opera, soprattutto nella seconda metà, perché se questo libro ha un punto debole è proprio quello di essere anticlimatico, riservando il grande bigbad alla prima metà: l ...continua

    Arrivato al terzo mattone della Carey sapevo cosa aspettarmi e devo ammettere che in alcuni momenti ho dubitato di questa terza opera, soprattutto nella seconda metà, perché se questo libro ha un punto debole è proprio quello di essere anticlimatico, riservando il grande bigbad alla prima metà: l'angelo Rahab sarà anche un avversario temibile, ma è tutto il libro che lavori a sbarazzartene e alla fine la "battaglia" non genera poi tutta questa suspence, anche se è molto suggestiva.
    Nulla a che vedere con la prima parte, con quelle atmosfere folli e oscure, che ti si appiccicano addosso e ti obbligano a non spegnere la luce e ad aprire la finestra per cambiare l'aria.

    Il viaggio è affascinante e ben descritto come sempre e i plot-twist assolutamente sensati, persino Melisandre e Hyacinte sono perfetti nei loro ruoli ed ho trovato dolce il mondo in cui la Carey ha cercato di inserire tutti i personaggi comparsi nei precedenti libri, per consegnarceli dieci anni dopo.

    Il difetto di questo libro è la seconda metà, perché la seconda parte del viaggio è semplicemente un viaggio, non c'è tensione, non per te lettore, tu sai che ce la farà, non sai come e perché e sei curioso di scoprirlo, ma sai che ce la farà, vuoi solo arrivare al Nome e quindi a Hyacinte, tutto il viaggio in "Africa" sono fiumi di parole ai fini della trama assolutamente inutili, per quanto deliziose come sempre, il ritorno poi è un inferno, con Phedre che continua a dire "non c'era nulla di rilevante" e tre pagine a descriverti la stessa roba.
    Ma poi torni in "Europa" e la situazione migliora nettamente e, per quanto prevedibile al 100%, è assolutamente intrigante ed affascinante, fino all'epilogo, un gigantesco happy ending così immenso da farsi perdonare nella sua banalità.

    Volendo trovare qualche pelo nell'uovo:
    1) inforigurgito: veramente troppo, i viaggi sono troppi e troppo lunghi e lei passa letteralmente capitoli a descrivere città e paesaggi che sono poi alla fine di passaggio, è come se nello scorso libro si fosse soffermata a descrivere Milazza e le altre città. Davvero pesante a tratti
    2) mostrare, non raccontare: per assurdo spesso si perde a raccontare minuzie e poi le cose succose te le risparmia. No, non il sesso col cassiliano, di quello chissene, mi riferisco, per esempio a cosa è successo al povero Imri... sarebbe stato interessante sapere cosa gli avevano fatto di preciso, se non altro per un gusto del raccapriccio
    3) Phedre descrive troppo e diviene pomposa, alcune volte in modo fastidioso
    4) Phedre è dannatamente ripetitiva, ci sono frasi, concetti, immagini che ripete ogni tre per due, cosa davvero eccessiva
    5) l'addio finale non è spiegato, pare fin senza senso

    Un ottimo libro, più debole del precedente, che, pur avendo un finale anticlimatico anch'esso, manteneva molto più alta la tensione, ma comunque un grande libro che non si può non divorare.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho aspettato tanto... per Amare a Mio Piacimento.

    Bello, senza dubbio. Resto sempre affascinato dai romanzi di Jacqueline Carey, perché sanno unire delle trame molto interessanti ad ambientazioni suggestive. La complessità di questo romanzo è pari solo alla sua mole, 830 pagine che però si lasciano leggere con grande piacere. Non è un romanzo pe ...continua

    Bello, senza dubbio. Resto sempre affascinato dai romanzi di Jacqueline Carey, perché sanno unire delle trame molto interessanti ad ambientazioni suggestive. La complessità di questo romanzo è pari solo alla sua mole, 830 pagine che però si lasciano leggere con grande piacere. Non è un romanzo perfetto, sia chiaro, la componente "romance" (anche se non a livelli esagerati, come oramai siamo abituati) si fa sentire.

    Però il lato avventuroso, romantico, erotico, cupo e a volte anche violento ben si bilanciano grazie a una scrittura femminile piena e densa (a volte fin troppo). Una buona lettura, avvincente e deliziosa come i piaceri narrati tra queste pagine.

    ha scritto il 

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