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La masseria delle allodole

Di

Editore: Centro Internazionale del Libro Parlato

4.0
(1800)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: A000018419 | Data di pubblicazione: 

Lettore: Franco Grosso

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
1 compact disc MP3 (7 h, 35 m); 12 cm Edizione letta: Rizzoli, 2004
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  • 2

    Antonia Arslan ha il grande merito di raccontare, attraverso le memorie di famiglia, il genocidio armeno del 1915. La scrittura, però, non convince e l'uso esasperato del tempo presente - secondo me - appiattisce la narrazione senza riuscire ad essere coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 2

    Il soggetto, avventuroso e tragico insieme, avrebbe meritato una scrittura letterariamente più elaborata. Ad esempio: invece degli scipiti corsivi con funzione di anticipazione temporale, maggiore efficacia si sarebbe ottenuta col "montaggio" di sequenze con scarto cronologico (stile Vargas Llosa ...continua

    Il soggetto, avventuroso e tragico insieme, avrebbe meritato una scrittura letterariamente più elaborata. Ad esempio: invece degli scipiti corsivi con funzione di anticipazione temporale, maggiore efficacia si sarebbe ottenuta col "montaggio" di sequenze con scarto cronologico (stile Vargas Llosa, per intenderci). Ma non si può chiedere a un autore più di quanto ha voluto fare. Un altro difetto è l'indugio (che non riesce mai a essere affettuoso o a suscitare sympatheia nel lettore) sugli oggetti "di squisita fattura" appartenenti ai personaggi. Insomma manca la vis narrativa e risulta impari rispetto alla tragicità del soggetto. Inutilmente (e fastidiosamente) personalizzati con particolari superflui i ringraziamenti finali. Un unico merito riconosco a questo libro: di avermi spinto a cercare il non facilmente reperibile "I quaranta giorni del Mussa Dagh" di Werfel (quello sì un capolavoro!).

    ha scritto il 

  • 5

    Ho finito di leggere questo libro pochi giorni prima della mia partenza per l'Armenia.
    Di solito è mia abitudine qualche settimana precedente i miei viaggi, informarmi, cercare di conoscere il paese in cui mi " tufferò " per non trovarmi impreparata e per paura di perdere qualcosa di importante. ...continua

    Ho finito di leggere questo libro pochi giorni prima della mia partenza per l'Armenia. Di solito è mia abitudine qualche settimana precedente i miei viaggi, informarmi, cercare di conoscere il paese in cui mi " tufferò " per non trovarmi impreparata e per paura di perdere qualcosa di importante...le guide del posto sono sempre molto brave , ma spesso le troppe nozioni da loro fornite, finiscono nel dimenticatoio...dopo un'iniziale attenzione non si segue più nulla. Il luogo nuovo, la bellezza del posto, la storia a cui è legato il sito fanno vagare la mente e l'attenzione e il discorsetto farcito di date e nomi difficili non desta più interesse. Spesso, mentre la guida parla e non è educazione lo ammetto, mi aggiro nei dintorni per fotografare un particolare, cogliere un fiore da conservare, sedermi su un sasso e pensare alle tante persone passate in quel luogo, o ricordare una data per capire in che stagione è capitato quell'avvenimento , se c'era lo stesso sole caldo o un vento freddo quando l'ombra della sofferenza ha oscurato la vita di un' onesta persona o un grande condottiero ha ottenuto un importante riconoscimento. Era in Armenia, un maggio odoroso nel 1915, gli alberi da frutta erano carichi di prugne, pesche, albicocche profumatissime, i contadini sudavano nei campi, ma il raccolto dava soddisfazione e la famiglia sarebbe stata sfamata, le belle ragazze dalla pelle ambrata e i profondi occhi neri, nelle feste di paese ornavano i capelli neri fluenti con ghirlande di fiori e , ballando con dolci movenze, maliziosamente sbirciavano i ragazzi che sarebbero diventati i loro futuri mariti... Persone semplici, contadine, senza ricchezze se non un pezzetto di terra comprato con sacrificio e una piccola casa ai suoi bordi, senza armi , nè ideologie politiche..solo un gran senso della famiglia, degli affetti, delle tradizioni popolari. Una vita faticosa ma serena. Tutto questo improvvisavamente finì, i Giovani Turchi del movimento nazionalista, compirono uno sterminio impressionante, un sistematico genocidio, che si concluse con un milione e mezzo di morti armeni, di minoranza cattolica. Gli uomini e i bambini maschi furono subito uccisi, le donne e le bambine iniziarono una marcia forzata, morendo nel lungo tragitto in luoghi desertici di stenti e malattie. Furono ritrovati cadaveri di piccoli dilaniati da animali, nelle loro bocche fili d'erba , unico cibo presente in quei luoghi. Gli armeni di dispersero nel mondo, un'altra diaspora. Poco noto, ancora non riconosciuto da tanti paesi civili, non inserito nei libri di storia se non marginalmente, questo massacro è stato una pagina vergognosa che ancora turba i dolcissimi e pacifici armeni. Sono stata nel loro museo del genocidio, ho visto i bambini in strada sorridere e fare ciao da lontano, ho parlato con tante persone, dal cameriere al venditore di souvenir e ho riconosciuto che sono un popolo speciale, generoso, gentilissimo, quasi timoroso verso lo straniero. Sono felice ed orgogliosa di essere riuscita , con un mio collega, ad ottenere un gemellaggio fra la mia scuola e un loro collegio, abbiamo ricevuto un'accoglienza eccezionale sia dal sindaco di Erevan che dall'ambasciatore italiano e dal preside del collegio. E' stata un'emozione fortissima! Alcuni ragazzi di quell'istituto tecnico verranno in Italia, nostri ospiti e poi i miei alunni andranno da loro.

    ha scritto il 

  • 4

    é un libro che ho letto un po' di tempo fa (quasi un anno) e consigliato dalla mia splendida professoressa di italiano. ricordo pochissimo della trama e ancor meno della struttura narrativa del romanzo, quindi queste sono mie considerazioni a posteriori e quindi poco precise. Non mancano incredib ...continua

    é un libro che ho letto un po' di tempo fa (quasi un anno) e consigliato dalla mia splendida professoressa di italiano. ricordo pochissimo della trama e ancor meno della struttura narrativa del romanzo, quindi queste sono mie considerazioni a posteriori e quindi poco precise. Non mancano incredibili momenti lirici (che sicuramente rallentano la lettura, ma che allo stesso tempo costituiscono un valore aggiunto alla narrazione, ed è un caso particolare sopratutto nel novecento con tutto questo postmoderno. il romanzo è narrato dal punto di vista di una bambina, che vede le cose per come sono, nude e crude, senza pathos che in questo libro sarebbe inutilmente ridondante. Scrivo a proposito di questo avendo letto delle recensioni negative su anobii che accusano la Arslan di non aver utilizzato abbastanza climax e pathos nella narrazione di una storia che è stata sprecata proprio per la mancanza di queste caratteristiche. Ma secondo me un pathos eccessivo avrebbe ridicolizzato la storia, che è, diciamocelo, uno dei più grandi abomini della storia. Trovo quindi sapiente la scelta dell'autrice di raccontare la storia sotto la lente dei ricordi di quella che al tempo del genocidio era solamente una bambina (una parente della Arslan), che essendo tale, non ricorda certamente le più dettagliate emozioni, ma semplicemente i fatti per come si sono svolti. Meraviglioso il prologo (che già preannuncia con triste prolessi ai fatti che verrano narrati nel libro) ricco di un lessico meravigliosamente/macabramente connotativo. Sicuramente il libro non vi commuoverà proprio per il modo in cui la storia è giustamente narrata, senza giri di parole e inutili fronzoli. Buona lettura ;)

    ha scritto il 

  • 3

    Bellissimo, per il tema trattato: lo sterminio e la deportazione del popolo armeno,da parte del governo turco, primo genocidio del novecento. Ma, malgrado racconti la storia e la tragedia della sua famiglia, l'autrice non trasmette e non fa trasparire nessuna emozione da questa terribile vicenda. ...continua

    Bellissimo, per il tema trattato: lo sterminio e la deportazione del popolo armeno,da parte del governo turco, primo genocidio del novecento. Ma, malgrado racconti la storia e la tragedia della sua famiglia, l'autrice non trasmette e non fa trasparire nessuna emozione da questa terribile vicenda. Sembra un reportage giornalistico, fatti nudi e crudi, ma pathos ed empatia zero. Peccato, perché la storia meritava molto di più, soprattutto quelle donne straordinarie.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia di una famiglia armena

    Seguire nel 1915 una famiglia armena, con nomi, volti e ricordi di persone reali, vederne il cammino segnato da privazioni, violenze e umiliazioni, percepire quella struggente malinconia e nostalgia per qualcosa che non sarà più, è questo quello che ci offre Antonia Arslan con "La masseria delle ...continua

    Seguire nel 1915 una famiglia armena, con nomi, volti e ricordi di persone reali, vederne il cammino segnato da privazioni, violenze e umiliazioni, percepire quella struggente malinconia e nostalgia per qualcosa che non sarà più, è questo quello che ci offre Antonia Arslan con "La masseria delle allodole". Un racconto crudo, una testimonianza di alcuni sopravvissuti al genocidio del popolo armeno.

    Non mi capitava da anni di voltare la testa dalle pagine per l'incapacità di andare avanti, e non per demerito dell'autore o per della bruttezza del racconto. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Prima di parlare del libro è doverosa una premessa di carattere storico:
    Durante la prima guerra mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel ...continua

    Prima di parlare del libro è doverosa una premessa di carattere storico: Durante la prima guerra mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal 7° secolo a.C. Dalla memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, circa 1.500.000 di persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 vennero preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo dei Giovani Turchi. L’obiettivo era di risolvere alla radice la questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava all’occidente. L’obiettivo degli ottomani era la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico. Non secondaria fu la rapina dei beni e delle terre degli armeni. Il governo e la maggior parte degli storici turchi ancora oggi rifiutano di ammettere che nel 1915 è stato commesso un genocidio ai danni del popolo armeno. Il 24 aprile del 1915 tutti i notabili armeni di Costantinopoli vennero arrestati, deportati e massacrati. A partire dal gennaio del 1915 i turchi intrapresero un’opera di sistematica deportazione della popolazione armena verso il deserto di Der-Es-Zor. Sempre agghiacciante leggere del sentimento di prevaricazione che l'uomo ha su un suo simile, e ancor peggio su una intera popolazione quali gli Armeni. Cancellare, perché? Dietro ad un ingiusto agire c'è sempre l'interesse, che offusca e domina la ragione umana. Quello che mi ha fatto pensare a me è il sentimento della "viltà", questi uomini, che forse è troppo degno chiamarli così, sono dei vili, degli sporchi burattinai comandati dalla sete di potere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un buon ricordo

    Ho letto questo libro anni fa e, a onor del vero, non lo ricordo in tutte le sue parti. La sensazione però che mi è rimasta è decisamente positiva: ho ancora ben presenti le ambientazioni, le immagini crude del genocidio e di come la vita di un'intera famiglia è cambiata in modo repentino. Ancora ...continua

    Ho letto questo libro anni fa e, a onor del vero, non lo ricordo in tutte le sue parti. La sensazione però che mi è rimasta è decisamente positiva: ho ancora ben presenti le ambientazioni, le immagini crude del genocidio e di come la vita di un'intera famiglia è cambiata in modo repentino. Ancora una volta mi rendo conto di quanto poco si sappia sulla storia, quella che non abbiamo studiato sui libri scolastici e che pure ha stravolto l'esistenza di tanta gente comune, pagando a caro prezzo per le più catastrofiche follie umane.

    ha scritto il 

  • 3

    Bellino, ma noiosetto.. Nel senso che la trama è bellissima (poi sapendo anche che sono fatti veri, che la storia della famiglia dell'autrice è davvero questa) ma la scrittura mi ha annoiato un po..

    ha scritto il 

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