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La masseria delle allodole

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(1823)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8817016330 | Isbn-13: 9788817016339 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , CD audio , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Uno dei romanzi italiani più fortunati degli ultimi anni esce ora in edizionespeciale. Anni Venti: storia di una famiglia che vive in Armenia e che inattesa dell'arrivo di parenti trasferiti in Italia restaura una masseria peraccoglierli. Ma la guerra e il genocidio sotto cui soccomberà il popolo armenofaranno sì che l'incontro con questi familiari italiani non avverrà mai. Saràanzi uno dei più giovani, unico maschio sopravvissuto, a raggiungere l'Italiae a dare inizio a una speranza per la famiglia e il popolo che rappresenta.
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  • 4

    Dopo aver letto questo commovente romanzo autobiografico, che ha ben poco di fantastico, sono passato a SURVIVORS che espone scientificamente e in maniera documentata il genocidio degli armeni di cui si parla troppo poco. Coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 0

    Bello e commovente fino alle lacrime. Tutto vero, tutto successo. E l'orrore della fine e' amplificato dalle tranquille scene iniziali che raccontano un mondo gia' perduto. Ben scritto, si sente la radice autobiografica che lo rende ancora piu' vero.

    ha scritto il 

  • 1

    Vicenda assolutamente interessante perchè dolorosamente vera. Lo sterminio degli Armeni durante la prima guerra mondiale, vicenda di cui personalmente al liceo venni a conoscenza solo grazie ad un minuscolo trafiletto di approfondimento nel manuale di storia.
    Purtroppo, dal punto di vista l ...continua

    Vicenda assolutamente interessante perchè dolorosamente vera. Lo sterminio degli Armeni durante la prima guerra mondiale, vicenda di cui personalmente al liceo venni a conoscenza solo grazie ad un minuscolo trafiletto di approfondimento nel manuale di storia.
    Purtroppo, dal punto di vista letterario, è davvero un libro noioso e monotono, scialbo, lento, ripetitivo. Purtroppo non vedevo l'ora di finirlo, non posso quindi fare altro che dare una stellina.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia autobiografica dentro la storia terribile del popolo Armeno . Qualche pecca però c'è, il linguaggio un po' troppo ricercato dà leggermente fastidio e la parzialità del racconto ti lascia un forte senso di incompiutezza.

    ha scritto il 

  • 2

    Antonia Arslan ha il grande merito di raccontare, attraverso le memorie di famiglia, il genocidio armeno del 1915.
    La scrittura, però, non convince e l'uso esasperato del tempo presente - secondo me - appiattisce la narrazione senza riuscire ad essere coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 2

    Il soggetto, avventuroso e tragico insieme, avrebbe meritato una scrittura letterariamente più elaborata. Ad esempio: invece degli scipiti corsivi con funzione di anticipazione temporale, maggiore efficacia si sarebbe ottenuta col "montaggio" di sequenze con scarto cronologico (stile Vargas Llosa ...continua

    Il soggetto, avventuroso e tragico insieme, avrebbe meritato una scrittura letterariamente più elaborata. Ad esempio: invece degli scipiti corsivi con funzione di anticipazione temporale, maggiore efficacia si sarebbe ottenuta col "montaggio" di sequenze con scarto cronologico (stile Vargas Llosa, per intenderci). Ma non si può chiedere a un autore più di quanto ha voluto fare. Un altro difetto è l'indugio (che non riesce mai a essere affettuoso o a suscitare sympatheia nel lettore) sugli oggetti "di squisita fattura" appartenenti ai personaggi. Insomma manca la vis narrativa e risulta impari rispetto alla tragicità del soggetto. Inutilmente (e fastidiosamente) personalizzati con particolari superflui i ringraziamenti finali. Un unico merito riconosco a questo libro: di avermi spinto a cercare il non facilmente reperibile "I quaranta giorni del Mussa Dagh" di Werfel (quello sì un capolavoro!).

    ha scritto il 

  • 5

    Ho finito di leggere questo libro pochi giorni prima della mia partenza per l'Armenia.
    Di solito è mia abitudine qualche settimana precedente i miei viaggi, informarmi, cercare di conoscere il paese in cui mi " tufferò " per non trovarmi impreparata e per paura di perdere qualcosa di impor ...continua

    Ho finito di leggere questo libro pochi giorni prima della mia partenza per l'Armenia.
    Di solito è mia abitudine qualche settimana precedente i miei viaggi, informarmi, cercare di conoscere il paese in cui mi " tufferò " per non trovarmi impreparata e per paura di perdere qualcosa di importante...le guide del posto sono sempre molto brave , ma spesso le troppe nozioni da loro fornite, finiscono nel dimenticatoio...dopo un'iniziale attenzione non si segue più nulla. Il luogo nuovo, la bellezza del posto, la storia a cui è legato il sito fanno vagare la mente e l'attenzione e il discorsetto farcito di date e nomi difficili non desta più interesse.
    Spesso, mentre la guida parla e non è educazione lo ammetto, mi aggiro nei dintorni per fotografare un particolare, cogliere un fiore da conservare, sedermi su un sasso e pensare alle tante persone passate in quel luogo, o ricordare una data per capire in che stagione è capitato quell'avvenimento , se c'era lo stesso sole caldo o un vento freddo quando l'ombra della sofferenza ha oscurato la vita di un' onesta persona o un grande condottiero ha ottenuto un importante riconoscimento.
    Era in Armenia, un maggio odoroso nel 1915, gli alberi da frutta erano carichi di prugne, pesche, albicocche profumatissime, i contadini sudavano nei campi, ma il raccolto dava soddisfazione e la famiglia sarebbe stata sfamata, le belle ragazze dalla pelle ambrata e i profondi occhi neri, nelle feste di paese ornavano i capelli neri fluenti con ghirlande di fiori e , ballando con dolci movenze, maliziosamente sbirciavano i ragazzi che sarebbero diventati i loro futuri mariti...
    Persone semplici, contadine, senza ricchezze se non un pezzetto di terra comprato con sacrificio e una piccola casa ai suoi bordi, senza armi , nè ideologie politiche..solo un gran senso della famiglia, degli affetti, delle tradizioni popolari.
    Una vita faticosa ma serena.
    Tutto questo improvvisavamente finì, i Giovani Turchi del movimento nazionalista, compirono uno sterminio impressionante, un sistematico genocidio, che si concluse con un milione e mezzo di morti armeni, di minoranza cattolica.
    Gli uomini e i bambini maschi furono subito uccisi, le donne e le bambine iniziarono una marcia forzata, morendo nel lungo tragitto in luoghi desertici di stenti e malattie. Furono ritrovati cadaveri di piccoli dilaniati da animali, nelle loro bocche fili d'erba , unico cibo presente in quei luoghi.
    Gli armeni di dispersero nel mondo, un'altra diaspora.
    Poco noto, ancora non riconosciuto da tanti paesi civili, non inserito nei libri di storia se non marginalmente, questo massacro è stato una pagina vergognosa che ancora turba i dolcissimi e pacifici armeni.
    Sono stata nel loro museo del genocidio, ho visto i bambini in strada sorridere e fare ciao da lontano, ho parlato con tante persone, dal cameriere al venditore di souvenir e ho riconosciuto che sono un popolo speciale, generoso, gentilissimo, quasi timoroso verso lo straniero.
    Sono felice ed orgogliosa di essere riuscita , con un mio collega, ad ottenere un gemellaggio fra la mia scuola e un loro collegio, abbiamo ricevuto un'accoglienza eccezionale sia dal sindaco di Erevan che dall'ambasciatore italiano e dal preside del collegio.
    E' stata un'emozione fortissima!
    Alcuni ragazzi di quell'istituto tecnico verranno in Italia, nostri ospiti e poi i miei alunni andranno da loro.

    ha scritto il 

  • 4

    é un libro che ho letto un po' di tempo fa (quasi un anno) e consigliato dalla mia splendida professoressa di italiano. ricordo pochissimo della trama e ancor meno della struttura narrativa del romanzo, quindi queste sono mie considerazioni a posteriori e quindi poco precise. Non mancano incredib ...continua

    é un libro che ho letto un po' di tempo fa (quasi un anno) e consigliato dalla mia splendida professoressa di italiano. ricordo pochissimo della trama e ancor meno della struttura narrativa del romanzo, quindi queste sono mie considerazioni a posteriori e quindi poco precise. Non mancano incredibili momenti lirici (che sicuramente rallentano la lettura, ma che allo stesso tempo costituiscono un valore aggiunto alla narrazione, ed è un caso particolare sopratutto nel novecento con tutto questo postmoderno. il romanzo è narrato dal punto di vista di una bambina, che vede le cose per come sono, nude e crude, senza pathos che in questo libro sarebbe inutilmente ridondante. Scrivo a proposito di questo avendo letto delle recensioni negative su anobii che accusano la Arslan di non aver utilizzato abbastanza climax e pathos nella narrazione di una storia che è stata sprecata proprio per la mancanza di queste caratteristiche. Ma secondo me un pathos eccessivo avrebbe ridicolizzato la storia, che è, diciamocelo, uno dei più grandi abomini della storia. Trovo quindi sapiente la scelta dell'autrice di raccontare la storia sotto la lente dei ricordi di quella che al tempo del genocidio era solamente una bambina (una parente della Arslan), che essendo tale, non ricorda certamente le più dettagliate emozioni, ma semplicemente i fatti per come si sono svolti. Meraviglioso il prologo (che già preannuncia con triste prolessi ai fatti che verrano narrati nel libro) ricco di un lessico meravigliosamente/macabramente connotativo. Sicuramente il libro non vi commuoverà proprio per il modo in cui la storia è giustamente narrata, senza giri di parole e inutili fronzoli. Buona lettura ;)

    ha scritto il 

  • 3

    Bellissimo, per il tema trattato: lo sterminio e la deportazione del popolo armeno,da parte del governo turco, primo genocidio del novecento. Ma, malgrado racconti la storia e la tragedia della sua famiglia, l'autrice non trasmette e non fa trasparire nessuna emozione da questa terribile vicenda. ...continua

    Bellissimo, per il tema trattato: lo sterminio e la deportazione del popolo armeno,da parte del governo turco, primo genocidio del novecento. Ma, malgrado racconti la storia e la tragedia della sua famiglia, l'autrice non trasmette e non fa trasparire nessuna emozione da questa terribile vicenda. Sembra un reportage giornalistico, fatti nudi e crudi, ma pathos ed empatia zero. Peccato, perché la storia meritava molto di più, soprattutto quelle donne straordinarie.

    ha scritto il 

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