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La masseria delle allodole

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(1854)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8817016330 | Isbn-13: 9788817016339 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , CD audio , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Uno dei romanzi italiani più fortunati degli ultimi anni esce ora in edizionespeciale. Anni Venti: storia di una famiglia che vive in Armenia e che inattesa dell'arrivo di parenti trasferiti in Italia restaura una masseria peraccoglierli. Ma la guerra e il genocidio sotto cui soccomberà il popolo armenofaranno sì che l'incontro con questi familiari italiani non avverrà mai. Saràanzi uno dei più giovani, unico maschio sopravvissuto, a raggiungere l'Italiae a dare inizio a una speranza per la famiglia e il popolo che rappresenta.
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  • 0

    Un libro che non ha senso valutare-

    Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascierà perdere la form ...continua

    Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascierà perdere la forma.
    Di buono ha sicuramente che è scritto in maniera asciutta e non ci sono descrizioni particolarmente cruente delle violenze perpetrate su questo popolo. Proprio per questo risulta efficace: la violenza e la crudeltà le immagini e il loro mpatto è maggiore, e più profondo.
    Purtroppo non ha nulla di storico: rimane il racconto della tragedia di una famiglia più che di un popolo. Emblematica, sicuramente, ma non esaustiva sui motivi politici e economici che stanno dietro a questo genocidio di cui non si parla mai.
    Nel mio caso, che sono lettrice che si affeziona ai personaggi, la lettura ha lasciato poco: sono, secondo me, tutti poco approfonditi e mancano di personalità. Del resto la Arslan trascrive i racconti del nonno e degli altri familiari, ascoltati da bambina, e aggiunge poco di suo, non so se per scelta stilistica o perchè riteneva che fosse meglio così. In questo modo il romanzo resta asciutto nella forma, ma manca secondo me di quel qualcosa in più che lo avrebbe reso vivo e indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo le recenti parole del Papa è tornato sotto gli occhi dei media il genocidio armeno, ancora non riconosciuto dalla Turchia. Io credo che, colpevolmente, non se ne parli abbastanza. L'opinione pubb ...continua

    Dopo le recenti parole del Papa è tornato sotto gli occhi dei media il genocidio armeno, ancora non riconosciuto dalla Turchia. Io credo che, colpevolmente, non se ne parli abbastanza. L'opinione pubblica conosce poco o niente di quello che è accaduto a questo popolo. La masseria delle allodole è prima di tutto un libro bello e doloroso ma è anche portatore di interesse di una pagina di storia poco raccontata. La Arslan racconta magistralmente pagine di una violenza inaudita, di eventi accaduti alla sua famiglia, coprendoli con un manto di poesia che non nasconde l'orrore ma lo trasfigura.

    ha scritto il 

  • 4

    La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune po ...continua

    La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune povertà nel linguaggio e anche di alcuni difetti di forma, soprattutto nella parte finale del libro.
    Resta comunque un ottimo romanzo che racconta, senza approfondire dal punto di vista storico, una delle pagine più tragiche della storia del 20° secolo vista dal punto di vista di una famiglia armena che vive tranquillamente in una piccola cittadina dell'Anatolia.
    Tre stelle e mezzo

    ha scritto il 

  • 4

    storia vera di un genocidio non ancora riconosciuto

    Non è scritto magnificamente ma la forza di questo romanzo c'è tutta. Sta nell'aver acceso un grande riflettore su questo popolo martoriato e sulla testimonianza delle sue donne, sopravvissute a prezz ...continua

    Non è scritto magnificamente ma la forza di questo romanzo c'è tutta. Sta nell'aver acceso un grande riflettore su questo popolo martoriato e sulla testimonianza delle sue donne, sopravvissute a prezzo di sofferenze strazianti. Il libro non scorre benissimo, ma si legge per sapere, per avvicinarsi a un pezzo di storia misconosciuto, sulla quale il Papa ha lanciato recentemente il suo grido al mondo.

    ha scritto il 

  • 0

    Il viaggio senza meta

    Quello armeno è un popolo pacifico. Vive tra i monti dell'Asia Occidentale ed è una minoranza etnica e religiosa in territorio turco.

    Le famiglie descritte da Antonia Arslan sono spesso ricche e colte ...continua

    Quello armeno è un popolo pacifico. Vive tra i monti dell'Asia Occidentale ed è una minoranza etnica e religiosa in territorio turco.

    Le famiglie descritte da Antonia Arslan sono spesso ricche e colte, con antiche tradizioni. All'inizio del Novecento i Turchi iniziano la deportazione di questo popolo. Molti uomini sono uccisi immediatamente, mentre donne, bambini, vecchi cominciano una lunga marcia forzata verso il nulla. Sì, perchè non esistono campi di concentramento da raggiungere, in cui sostare, in cui riposare almeno per un po': i campi di concentramento sono una "mera illusione": vero scopo degli oppressori è quello di causare la morte degli Armeni per sfiancamento.
    E così sarà. Ne moriranno circa 1.500.000.

    Un bel libro, per non dimenticare un altro inutile genocidio.

    ha scritto il 

  • 5

    "C'è un momento nella vita di ogni donna armena, in cui la responsabilità della famiglia cade sulle sue spalle. Noi moriremo, per evitare questo peso alle nostre perle, alle nostre rose di maggio: e infatti moriamo:"

    Un libro bellissimo e tristissimo, una vera testimonianza storica, quella della deportazione ed uccisione di massa del popolo armeno nel 1915 mentre nel mondo si iniziava a combattere la prima guerra ...continua

    Un libro bellissimo e tristissimo, una vera testimonianza storica, quella della deportazione ed uccisione di massa del popolo armeno nel 1915 mentre nel mondo si iniziava a combattere la prima guerra mondiale.
    La scrittrice Antonia Arslan racconta in maniera diretta, chiara e tagliente la storia della sua famiglia, dei suoi avi che morirono per mano degli ittihadisti che volevano eliminare la razza armena dal mondo e che ordinarono di fare un lavoro pulito e sistematico: prima uccidere gli uomini, poi deportare bambini, donne e vecchi fino nel deserto di Des-es-zor, sperando che la maggior parte morisse durante la traversata a causa degli stenti, delle privazioni, degli attacchi da parte dei predoni curdi, se fosse rimasto vivo ancora qualcuno là avrebbero trovato comunque la loro fine.
    "Ancora per questa volta: Sempad e i suoi avranno sepoltura cristiana. A tutti gli altri armeni che perderanno la vita in quei mesi funesti, trucidati, morti di sete e di fame lungo le strade anatoliche, con scherno coerente sarà negato anche ogni funebre rito. O meglio: non ce ne sarà bisogno. Un singolo morto era prima un essere che respirava, era vivo, e la sua spoglia è un cadavere che può essere onorato: centomila morti sono un mucchio di carne in putrefazione, un cumulo di letame, più nulla del nulla, un'immonda realtà negativa di cui disfarsi."
    Il libro ci racconta anche del dolore di coloro che sono rimasti perchè scappati dall'Anatolia in cerca di fortuna e di ricchezza e che non hanno più una Patria alla quale far di nuovo ritorno, il dolore di chi ha perso gli odori, i sapori, le usanze ed i costumi, la sua gente ed i suoi cari, la gioia, la consolazione e la nostalgia per il loro Paese di Origine.
    Magnifico il ricordo delle donne armene: madri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia perchè pur soffrendo atrocemente, hanno lottato ed usato qualsiasi espediente per cercare di salvare i loro figli unica salvezza affinché un'intera etnia non rischiasse di scomparire.
    Un libro che ci porta a riflettere, a pensare, doloroso, drammatico e triste, a 100 anni da quei fatti drammatici, dove alcuni uomini decisero le sorti di un'intera etnia, quella armena, spesso affermiamo che la storia si ripete ed è purtroppo vero, basta aspettare la seconda guerra mondiale dove furono gli ebrei a dover subire la stessa identica sorte. La deportazione armena purtroppo è stata ricordata meno di quella degli ebrei, ma entrambe sono un atto terribile, crudele ed inspiegabile: perché si sono uomini che possono decidere il destino e la vita di altri uomini? Perché è necessario trovare folle da sacrificare per godere poi del loro sangue? Domande alle quali è difficile rispondere, perché non è capibile l'odio ed il desiderio che porta a dover uccidere persone uguali a noi, ma con tradizioni, religioni ed costumi diversi.
    "Qui si incide un bubbone, hanno spiegato gli ittihadisti, senza rancori personali, per far guarire il corpo ammalato della nazione, per fare pulizia. E a coloro che opereranno bene, molto sarà perdonato, e dato il libero godimento da questa impura sottorazza di preti e di trafficanti."
    Consiglio vivamente a chiunque di leggerlo per non dimenticare fin dove può portare la crudeltà umana.

    ha scritto il 

  • 4

    Perdonare forse sarà possibile, ma dimenticare? La famosa “comunità internazionale” ci si è messa di impegno a dimenticare, non parlare, non accennare, per non urtare gli alleati turchi, perfino Israe ...continua

    Perdonare forse sarà possibile, ma dimenticare? La famosa “comunità internazionale” ci si è messa di impegno a dimenticare, non parlare, non accennare, per non urtare gli alleati turchi, perfino Israele che dovrebbe avere almeno un moto di simpatia parla di “immane tragedia”, non di genocidio.
    Il 24 aprile 2015 ero in piazza Syntagma, ad Atene. Una mostra fotografica, crudissima, ricorda i 100 anni esatti dell’inizio dello sterminio, genocidio per essere esatti (anche se ai turchi e a Erdogan dà fastidio la parola), visto che si è trattato del tentativo di cancellare un popolo. Tentativo quasi riuscito, 1.200.000 armeni si sono dissolti in una serie di marce forzate verso il deserto. Pochissime voci si sono levate per condannarlo o anche solo per parlarne. Werfel nel 1939 scrisse i 40 giorni del Mussa Dagh, forse colpito dal parallelismo di quello che stava facendo Hitler (all’inizio in modo più dilettantesco rispetto ai turchi, che con poche forze ottennero quasi il 100% del risultato in soli due anni, due anni!).
    Gli armeni non hanno avuto alcun riconoscimento, non una Patria a cui tornare, non risarcimenti, non le scuse, non il cordoglio. Hanno dovuto aspettare 100 anni perché il Papa alzasse la voce (e sì che sono cristiani pure loro) e riconoscesse quel che era stato.
    Arslan ha il merito di scrivere un libro asciutto e non romanzato (e sì che con la materia che aveva per le mani ci poteva cavare un bel drammone da 700 pagine!). Narra la felicità e il dolore, intesse piccole storie alla grande Storia, senza farsi prevaricare da quest’ultima. Tiene dritta la stella polare della sua narrazione, portandola a compimento. Gli occhi sono asciutti, non cerca né le nostre lacrime né la nostra commozione. Perfino nelle scene più cruente e sanguinose è rispettosa, forse perché narra della sua famiglia, e questa storia ci ha messo quasi cento anni a essere scritta.
    Penna lieve, ma dritta al cuore.

    ha scritto il 

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