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La meravigliosa utilità del filo a piombo

Di

Editore: Marcos y Marcos (Gli alianti, 189)

3.7
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8871685873 | Isbn-13: 9788871685878 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Cosa ci vuole per scrivere?
Magari è un problema di braghe. Se ti sei macchiato le braghe e quelle che ti ha prestato tuo fratello sono troppo grandi, ti scendono, finisce che passi il tempo a tirarle su. Se le braghe cinesi che hai comprato per cinque euro alla bancarella ti sembrano strane, non fai che guardare come ti stanno in tutte le vetrine e gli specchi. E non ti resta il tempo di tirar fuori il taccuino per scrivere quello che vedi. Ecco, per scrivere, è meglio stare nelle proprie braghe.
E dove si scrive?
A casa tua, accerchiato da boscaioli che potano alberi con la motosega mentre tu cerchi di concentrarti, e ti fanno venire un nervoso che va ancora bene che non succede niente di brutto. Su treni che procedono con andamento che da dentro sembra rettilineo e uniforme, e a casa di Flavio, con le voci che ti chiamano dalla strada, e scopri che ce l'hanno proprio con te.
E cosa si scrive?
Si scrive dei bicchieri infrangibili, che avevano quel nome presuntuoso e così bello, e cosa avrà fatto il primo che ha visto un bicchiere infrangibile andare in mille pezzi, avrà telefonato a qualcuno?
Si scrive di canzoni che in Italia non canteresti nemmeno se ti pagassero, e che in Unione Sovietica in cucine strettissime davanti a una vodka due cetrioli e un pane nero le canti con tanto piacere che quasi vorresti diventassero l'inno nazionale.
Poi si prendono tanti treni, si va dove ci chiamano, si legge ad alta voce con leggero accento emiliano. Si supera il riserbo istintivo, la timidezza, per il piacere che succeda qualcosa, tra le parole e la voce, tra le parole e la musica, che siano percussioni, clarinetti, il canto delle mondine.
Che succeda qualcosa con i lettori che ascoltano, che sentono le parole e l'emozione e la sincerità di chi si espone senza esibirsi mai.
Per dire che è stato bello, che c'era tanta gente, che si è stati bene.

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  • 4

    Così, commenta Sklovskij, la vita scompare trasformandosi in nulla. L'automatizzazione si mangia gli oggetti, il vestito, il mobile, la moglie e la paura della guerra. Se tutta la complessa vita di mo ...continua

    Così, commenta Sklovskij, la vita scompare trasformandosi in nulla. L'automatizzazione si mangia gli oggetti, il vestito, il mobile, la moglie e la paura della guerra. Se tutta la complessa vita di molti passa inconsciamente, allora è come se non ci fosse mai stata. Ecco secondo Sklovskij, per risuscitare la nostra percezione della vita, per rendere sensibili le cose, per fare della pietra una pietra, esiste questa cosa che noi chiamiamo arte. Il fine dell'arte è di darci una sensazione della cosa, sensazione che deve essere visione e non solo riconoscimento.

    Nella vita umana l’essenziale non sono i fatti, ma le parole. Agli uomini non importa tanto la possibilità di fare o non fare qualcosa quanto la possibilità di parlare di qualsiasi oggetto usando determinate parole convenzionali. Queste parole, che essi ritengono assai importanti, sono: mio, mia, miei; e si riferiscono alle cose più diverse; a esseri, a oggetti, persino alla terra, a uomini, a cavalli. E chi, in questo gioco che hanno inventato, riesce a chiamare mio il maggior numero di oggetti, viene considerato il più felice.
    (Cholstomer, storia di un cavallo)

    E scrivere, in fondo, secondo me, è un po’ questo, è come farsi crescere dentro la pancia una macchina per lo stupore, e viene in mente Gianni Celati che da qualche parte se non sbaglio diceva che chi scrive è guidato dalla radice stu, quella con cui cominciano le parole studente e stupido, e io mi ricordo l’impressione bellissima che ho avuto quando ho cominciato a scrivere, che era per me come avere proprio la patente dello stupido, l’autorizzazione a essere stupido, a fare finta di non sapere le cose, e dopo qualche anno ho trovato Hrabal, lo scrittore di Praga, che diceva che a un certo punto, una sera, lui e un suo amico, nella birreria U zlateo tigra, erano passati dalla condizione di chi sa di non sapere, a quella di chi fa finta di non sapere.

    ha scritto il 

  • 5

    Qui le vicende sono chiaramente un contorno per quello che in realtà è questo libro: un trattato di estetica, filosofia, politica, letteratura. Narrato con la consueta genuinità e la serie di coloritu ...continua

    Qui le vicende sono chiaramente un contorno per quello che in realtà è questo libro: un trattato di estetica, filosofia, politica, letteratura. Narrato con la consueta genuinità e la serie di coloriture che appartengono soltanto a Nori.

    ha scritto il 

  • 4

    Come amo ripetere, Nori mi piace sempre. Un po' sai già quello che ti aspetti, e la lettura di un suo libro è un piacevolissimo ritorno a casa.
    Trovo buono, a tratti ottimo e dannatamente intelligente ...continua

    Come amo ripetere, Nori mi piace sempre. Un po' sai già quello che ti aspetti, e la lettura di un suo libro è un piacevolissimo ritorno a casa.
    Trovo buono, a tratti ottimo e dannatamente intelligente, il Nori romanziere; mentre penso che il Paolo Nori di queste pagine sia ancor migliore.
    Quando l'autore parmense si mette a discorrere di letteratura, di società, politica e tematiche varie, diventa un vero concentrato di originalità, idee brillanti e citazioni che ti fanno scoprire nuovi autori; il tutto sempre scandito da una cifra stilistica riconoscibilissima, un vero e proprio marchio di fabbrica.
    Per questo e per altri motivi, penso che questa (bella) raccolta di "discorsi" sia da considerare tra le sue prove più riuscite.

    ha scritto il 

  • 4

    "La filosofia dello stato, la sua etica - per non dire la sua estetica - sono sempre ieri. La lingua e la letteratura sono sempre oggi, e spesso domani".

    Iosif Brodskij

    ha scritto il 

  • 2

    Paolo Nori, insieme a Viktor Pelevin, è stato la scoperta letteraria del 2013. Ma. MA. Ma questo libro (anzi, questa raccolta di discorsi, cosa non specificata né in quarta di copertina né altrove e c ...continua

    Paolo Nori, insieme a Viktor Pelevin, è stato la scoperta letteraria del 2013. Ma. MA. Ma questo libro (anzi, questa raccolta di discorsi, cosa non specificata né in quarta di copertina né altrove e cosa che mi avrebbe fatta parecchio arrabbiare se avessi comprato il volume) è deludente.

    Nori mi piace, e parecchio, ma non è un buon motivo per assemblare senza discernimento dei pezzi (o meglio, se il discernimento c'era, io non l'ho capito).

    Utile per trovare nuove letture, però!(non pensate male! Per la quantità di autori che cita e che adesso esplorerò ;))

    ha scritto il 

  • 4

    "A me è successo, come a tutti, di andare a dei matrimoni. Tutti questi matrimoni a cui sono andato, li ricordo tutti, tranne uno, come delle esperienze faticosissime.
    Ma perché ci mettono tanto tra l ...continua

    "A me è successo, come a tutti, di andare a dei matrimoni. Tutti questi matrimoni a cui sono andato, li ricordo tutti, tranne uno, come delle esperienze faticosissime.
    Ma perché ci mettono tanto tra l'antipasto e il primo? O forse quello là non era l'antipasto era il primo? E allora perché ci mettono tanto tra il primo e il secondo? E perché la gente è vestita così? E perché io sono vestito così? E chi sono questi qui, seduti di fiancoame? Ma che discorsi fanno? E cosa mi interessano, a me, questi discorsi? E cosa interessano, a loro, i miei? E perché questa musica così alta? E chi è che ha scelto queste canzoni? E perché non ci dan niente da mangiare? E perché c'è così tanto da bere? E cosa vuol dire millesimato? E così via."

    Ma il libro non parla di matrimoni.

    ha scritto il 

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