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La mia fanciullezza con Gurdjieff

Di

Editore: SE

4.0
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri

Isbn-10: 8877105852 | Isbn-13: 9788877105851 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Boccali , M. C. Vidi

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Biography , Education & Teaching , Philosophy

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Descrizione del libro
"Ecco un libro assolutamente delizioso. Non solo rievoca aneddoti pieni dispirito, ma è anche colmo di saggezza, la saggezza della vita. Il libro èegualmente ammirabile per la singolarità dell'incontro fra un ragazzino, FritzPeters, e un essere straordinario. Si deve infatti tener sempre presente che,quando la madre lo affidò a Gurdjieff, che dirigeva allora l'Istituto per loSviluppo Armonico dell'Uomo, a Fontainebleau, il bambino ignorava tutto dellapersonalità del suo interlocutore e di quello che egli poteva rappresentare.Ad apertura di libro, si viene immediatamente sedotti da queste due naturecosì profondamente diverse, e si avverte come tutto, qui, sia molto lontanodalla banalità dei ricordi d'infanzia." (Henry Miller)
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    Capita spesso, credo, che determinate letture si snodino da un libro all'altro per motivazioni che travalicano l'ambito strettamente letterario per situarsi oltre.
    E non parlo soltanto di certi aspetti radianti del vissuto, per i quali quel testo in particolare si riconnette ad esperienze fo ...continua

    Capita spesso, credo, che determinate letture si snodino da un libro all'altro per motivazioni che travalicano l'ambito strettamente letterario per situarsi oltre.
    E non parlo soltanto di certi aspetti radianti del vissuto, per i quali quel testo in particolare si riconnette ad esperienze forti o addirittura indimenticabili, ma anche, appunto, di dettagli insignificanti, o affezioni magari non irrazionali ma comunque legate a cose non-radianti, bensì quotidiane o volatili (volatili alla maniera dei gas).
    Oltretutto queste esperienze possono essere dormienti come uova di drago, ripresentare il loro movente a distanza di tempo.

    Guarda me dunque, che per Gurdjieff ebbi un'infatuazione diversi anni fa ormai. Infatuato a modo mio, poiché non m'interessava della sua dottrina, quanto piuttosto affascinato dal libro degli incontri con uomini straordinari.
    All'epoca lavoravo in un padiglione dalle grandi campate che sembrava una chiesa de' primi cristiani, soltanto che era diviso a settori ove stavano, divise per destinazione, file di bancali termoretratti.
    Nella pausa pranzo leggevo il libro di Gurdjieff da seduto in macchina e con e dentro esso viaggiavo per l'Asia minore ad incontrare gli uomini straordinari.
    Fuori, attorno, c'era quella campagna il cui colore bigio qui deriva dal collidere con le zone industriali.
    Penso a Gurdjieff e mi vengono in mente queste cose: il silenzio e le cornacchie: cra cra.

    Probabilmente ho preso questo libro pilotato come da un riflesso condizionato.
    Ciò non toglie che lo abbia letto con piacere. Si tratta in fatti di un testo curioso: i ricordi, scritti a posteriori di quarant'anni, da un ragazzino tredicenne che venne mandato “a scuola” al Prieuré, la tenuta/quartier generale che Gurdjieff aveva comprato a Fontainebleu dopo la sua fuga dalla Russia ormai bolscevica, nel 1922.

    Si tratta quindi di un resoconto dall'interno della vita che si conduceva all'interno di quella sorta d'istituzione che all'epoca attirava curiosi e visitatori da tutto il mondo.
    Al centro di tutto ovviamente c'è lui, il guru russo, coi suoi insegnamenti a volte bislacchi, altre improntati ad una saggezza spicciola, altre volte anche suggestivi.
    Certo, in teoria le parole di Gurdjieff vengono riportate da un ragazzino, per cui chi volesse approfondirne il pensiero dovrà leggere altri testi: Edizioni Mediterranee e Neri Pozza ne hanno pubblicati diversi.
    Ad ogni modo qui c'è una freschezza data da un lato dalla vista interiore di un bambino che diventa grande e modifica il suo rapporto col mondo e il suo maestro, si pone domande.
    Inoltre ci sono diverse vivide immagini, come il rutilante viaggio di piacere di Gurdjieff e la sua corte a Vichy e l'icona del maestro che scrive al suo scagno in pubblico, a Parigi, presso, al Café de la Paix.

    ha scritto il