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La mia prima bicicletta

Di

Editore: Ediciclo (Ciclostile)

3.6
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8865490020 | Isbn-13: 9788865490020 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
Vi ricordate la vostra prima bicicletta? Il modello o il colore? Le rotelline e il rumore che facevano quando pedalavate, poi la paura di cadere, la mano di mamma, papà o di un fratello che vi aiutava, la conquista dell'equilibrio, l'aria fra i capelli, la velocità... Tutti hanno la loro prima bicicletta o, se non la prima, una bicicletta cara da ricordare, un frammento di memoria dolce e intenso da rievocare ancora una volta. Un po' come il primo giorno di scuola, il primo bacio, anche la prima bicicletta è una di quelle "prime volte" che segnano uno dei momenti chiave legati alla faticosa conquista dell'indipendenza e della libertà.
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    Divertente ritrovare le CINZIA, GRAZIELLA, GLORIA ecc...il loro ricordo è però spesso ripetitivo e scontato. E dire che la prima bicicletta ha un fascino indimenticabile, peccato che questi autori ...continua

    Divertente ritrovare le CINZIA, GRAZIELLA, GLORIA ecc...il loro ricordo è però spesso ripetitivo e scontato. E dire che la prima bicicletta ha un fascino indimenticabile, peccato che questi autori non siano riusciti a renderlo al meglio!

    ha scritto il 

  • 4

    La mia prima bicicletta

    Non sono certo di ricordare bene quale sia stata la prima, ma il ricordo più vecchio che ho è di una bici da cross (si chiamava così, ma era tutt'altro: forcella con finti ammortizzatori, ruota da ...continua

    Non sono certo di ricordare bene quale sia stata la prima, ma il ricordo più vecchio che ho è di una bici da cross (si chiamava così, ma era tutt'altro: forcella con finti ammortizzatori, ruota da 20", colore verde, sella lunga per andarci scomodi in due, molletta e cartoncino sulla forcella posteriore per fare il «rumore da moto») che aveva due tubi orizzontali paralleli anziché uno. L'unico ricordo legato a questa bici è che mi lanciavo a tutta velocità per le vie semi deserte del quartiere e poi salivo in piedi su questi tubi orizzontali per procedere fino a quando non cadevo rovinosamente. Ma la «vera» prima bicicletta è stata la mia prima 28", regalo per il compimento delle scuole medie. L'andammo a prendere, con papà, direttamente alla fabbrica «Carraro», dalle parti di Padova. Con questa bici, ho macinato chilometri fino alla fine dell'università, pedalandoci sino in Trentino o in Toscana, scavalcandoci l'appenino o semplicemente facendo la corsa con gli autobus per andare alle scuole superiori. La «Carraro» fece una brutta fine: la prestai ad un caro amico all'università, e lui la dimenticò senza catenaccio in una via del centro. Inutile dire che sparì in un attimo, come tutte le bici nelle città universitarie.

    ha scritto il 

  • 5

    Dimmi un po'... tu... te la ricordi la tua prima bicicletta?

    Davvero bello. Lo si può leggere "a puntate", racconto per racconto, come micro-lettura della buonanotte, oppure tutto d'un fiato. Mi ha fatto venire una voglia matta di chiedere a chiunque (amici, ...continua

    Davvero bello. Lo si può leggere "a puntate", racconto per racconto, come micro-lettura della buonanotte, oppure tutto d'un fiato. Mi ha fatto venire una voglia matta di chiedere a chiunque (amici, parenti o passanti che incontro per strada) se si ricordano la loro prima bici e, in particolar modo, se hanno ancora in testa il momento in cui hanno imparato ad andare senza più rotelle... assaporando la libertà...

    ha scritto il 

  • 4

    E ADESSO PEDALA

    Trentuno come il padrone di casa per la smorfia. Trentuno, come i giorni massimi incastonati nella pagina di calendario di un mese. Trentuno come le storie racchiuse in “La mia prima bicicletta”, ...continua

    Trentuno come il padrone di casa per la smorfia. Trentuno, come i giorni massimi incastonati nella pagina di calendario di un mese. Trentuno come le storie racchiuse in “La mia prima bicicletta”, un manualetto edito da Ediciclo. Racconti. Macchè racconti, ricordi. Macchè ricordi, memorie. O ancora pensieri, sfoghi, filosofie, confessioni, retroscena. A volte confusi con gli attimi, sedati dagli anni, assopiti dal tempo. Altre volte perfetti come la luce folgorante, vividi come un soffio di tramontana preso in piena faccia.

    Trentuno piccoli aneddoti. Trentuno: a ben pensarci, uno al giorno. Uno a sera. Da cavalcare liberamente, senza troppa concentrazione, senza troppi pensieri. Per lasciarsi andare al flusso dell’infanzia, per diventare l’ala di una rondine in perfetto equilibrio con l’aria da fendere, per sommergere le fatiche sotto le braci calde e consolanti di una passeggiata in campagna. Affidandosi all’acciottolare delle pietruzze al di sotto dei pneumatici della bici. Per la precisione, della prima bici.

    Rossa, arancione, azzurra, bianca. Un sunto di tutti i colori del mondo, le prime due (tre, quattro) ruote personali sono la chiave per l’accesso alla prima grande, immane emozione vitale. Con l’epifania in quell’attimo supremo, sommo, dello stacco. Mano del papà che si stacca dal sellino del figlio. Un librarsi, un planare, un piccolo grande volo nella vita, lo sfondamento delle porte della consapevolezza dei propri limiti e delle proprie grandezze.

    Paolo Colagrande, Maurizio Crosetti, Margherita Hack, Gianluca Morozzi, Gianni Mura, Darwin Pastorin, Paolo Rumiz, Susanna Tamaro, Wu Ming2. Tanti autori ed altri ancora. Giornalisti, scrittori, medici, interlucori con il foglio della propria personale e singolare esperienza. Redattori di un dizionario delle emozioni infantili; orchestrali della sinfonia del sogno, sgranatori del Santo Rosario della magia della bicletta.

    Non già professionisti del pedale, quindi, ma partecipi di un destino che è destino d’amore. Tutti innamorati della meccanica del cammino, del progredire nel vento, della locomozione pulita e faticosa, del lavorio degli arti. Per questo, il loro scrivere non riassume un fine letterario, ma è respiro, è affanno, è vita quotidiana, è pioggia presa in dosso, è sabbia respirata a pieni polmoni, è sole inghiottito con i sensi. È pedale e freno.

    Quando “ogni colpo di freno era come un no. È il no che forma. Il si parteggia, è acquiescenza, acquisizione, comunione, è sibilante, aderente. Il no è dialettica, identità, individua chi sei […] La vita comincia con un no. Con il primo respiro, la prima violenta, feroce boccata d’aria appena usciti dal grembo materno. È un no che dice non voglio morie, voglio essere, esistere, non annullarmi”.

    La bici non è ciclismo, è movimento, è voglia di affermarsi. Voglia di essere. E di esserci. Se cercate conferme, qui ne avete trentuno.

    LINK: - http://www.statoquotidiano.it/15/12/2010/palloni-di-carta-4/38951/ - http://radicaliliberi.wordpress.com/2010/12/15/e-adesso-pedala-recensione-de-la-mia-prima-bicicletta-ediciclo-2010/

    ha scritto il