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La mia vita e altri racconti

Di

Editore: Mondadori

4.3
(13)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804417471 | Isbn-13: 9788804417477 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Monica Bottazzi

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Descrizione del libro
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  • 5

    Cechov e la pasta frolla

    Misail è un giovane 25enne che non ha capacità particolari, vorrebbe fare un lavoro manuale e si oppone a suo padre, noto architetto, che considera suo figlio un insulso idealista, vagamente socialist ...continua

    Misail è un giovane 25enne che non ha capacità particolari, vorrebbe fare un lavoro manuale e si oppone a suo padre, noto architetto, che considera suo figlio un insulso idealista, vagamente socialista, che finirà in miseria trascinando con sé sua sorella e infangando il nome della sua famiglia e dei suoi gloriosi avi. Il padre di Misail si esprime così, è un ottuso magniloquente. Ha chiamato sua figlia Kleopatra. Molti personaggi di Cechov sono ottusi, Cechov aveva un'istintiva avversione per l'ottusità. Ad ogni buon conto Misail si allontanerà da suo padre, sarà ripudiato, diventerà decoratore di scene teatrali e farà principalmente il manutentore nelle ferrovie. E si sposerà. Sposerà una donna che vuole fuggire, molte donne in Cechov vogliono fuggire, rifiutano la vita di campagna e sognano di diventare attrici. Sua sorella Kleopatra, invece, aspetterà un bambino da un dottore, il Dottor Blàgovo. Molti uomini in Cechov discutono di massimi sistemi e progresso. Ora mi soffermo su una scena, cardine, eccola:
    'Si può vivere senza sapere per che cosa si vive?' È una domanda che il protagonista si sente addosso, con allusioni, provenienti da suo padre e da altri, il dottor Blàgovo, ad esempio, che quando sono insieme si infervora: Io procedo per la scala che si chiama progresso, civiltà, cultura; procedo in avanti, senza sapere con precisione dove stia andando [...] voialtri, invece sapete bene per che cosa vivere; perché gli uni non opprimano gli altri, perché l'artista e colui che gli macina i colori mangino lo stesso pranzo. Questo è però il lavoro filisteo, grigio e prosaico della vita, e vivere per esso è semplicemente nauseante. Dobbiamo pensare alla grande incognita che attende l'umanità nell'avvenire.
    Mentre parla, eccitato, di tanto in tanto guarda l'orologio e capisce che la sorella di Misail non sarebbe rientrata in casa. Ecco. Lui, il Dottor Blàgovo, aspetta sua sorella. La verità nei racconti di Cechov è, appunto, la verità, l'elementare sentimento che preme sulle persone, che sta dietro le loro parole, e tutto quello che sembra in apparenza nobile e importante viene svalutato da un uomo che guarda un orologio; opinioni e principi generali diventano pastafrolla e Cechov in una riga ristabilisce l'ordine recondito delle cose. Quello che non passa in tv.
    Poi torna l'ottusità, che in Cechov fa ridere, il dottor Blàgovo ha avuto due mogli e si esprime così:
    - La mia prima moglie morì molto giovane.
    - Di che è morta?
    - Di stupidaggine. Piangeva, piangeva senza ragione; cominciò a deperire. Non faceva che bere decotti per diventare più bella, e si rovinò dentro.
    Il racconto procede come procedono i racconti di Cechov, Misail verrà abbandonato da sua moglie che vuole liberarsi della provincia e andare in America a recitare da attrice, Kleopatra morirà dopo il parto. Una bimba sopravviverà e Misail si occuperà di lei. Ci sono alcune righe meravigliose in cui Kleopatra quando aspettava suo figlio (credeva che fosse maschio) cantava sempre ed era felice. Prendeva in prestito libri in biblioteca che non leggeva e riconsegnava, lo faceva solo per fantasticare sull'avvenire.
    E Cechov l'ha fatta morire. Cechov era un po' stronzo. La moglie di Misail, Marija, portava un anello con su incisa la scritta "Tutto passa", ma Misail invece è convinto che "Nulla passa".
    E infine c'è una donna che ha amato Misail, Anjùta Blàgova, e che lui sciocco e pieno di spine, non ha ricambiato. E si incontrano in cimitero quando vanno a trovare Kleopatra.
    D'altronde questo racconto comincia con queste righe: Il direttore mi disse: “Vi tengo solo per riguardo al vostro riverito padre, se no da un pezzo vi avrei fatto volare via”. Io gli risposi: “Voi mi lusingate troppo, eccellenza, supponendo che io sappia volare”. E poi sentii che diceva: “Portate via questo signore, mi guasta i nervi”.

    ha scritto il