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La milleduesima notte

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi, 69)

3.8
(449)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 237 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845901033 | Isbn-13: 9788845901034 | Data di pubblicazione:  | Edizione 12

Traduttore: Ugo Gimmelli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Nella primavera dell'anno 18... lo Scià di Persia, malato di malinconia e vago desiderio, compie un rapido viaggio di piacere a Vienna. Si incapriccia, a un ballo, di una bellissima nobile; e i servizievoli funzionari della polizia austriaca provvedono a offrirgliela per una notte. Ma scelgono accortamente una controfigura, una giovane donna leggera, che somiglia alla dama del ballo. Lo Scià non si accorge dell'inganno. Tornerà in Persia convinto della sublime raffinatezza dell'arte di amare in Occidente.
A partire da questa breve avventura segreta, che potrebbe rimanere sepolta nella memoria dei pochi che ne sono partecipi, si svolge una ragnatela di destini, un perfetto e mortale ricamo, un racconto in cui Joseph Roth, stremato e lucidissimo - questo libro comparve nel 1939, poco dopo la sua morte -, riconduce delicatamente il romanzo alla tavola. Ma, e questo è il prodigio della sua arte, senza sovrapporre alla torbida e quotidiana materia romanzesca nulla, appunto, di favoloso: luoghi, fatti e persone appartengono qui, ancora una volta, e inconfondibilmente, alla sua amata Vienna: eppure un nuovo tono, una diversa, quasi impercettibile scansione sembrano animare la vicenda, fissando ogni particolare in quella peculiare ineluttabilità che solo la favola sa dare. Giunto a una maturità chiaroveggente e disperata, il narratore Roth prende qui un'ulteriore distanza dalla storia che narra.
Invano cercheremmo in queste pagine quei personaggi mediatamente autobiografici che in altri suoi romanzi erano circondati dall'alone della sensibilità di Roth stesso. Ora l'autore torna a essere la pura voce senza nome della favola, con precisione spieiata muove i suoi personaggi in una partita a scacchi di cui essi non sono consci e che segnerà, per tutti, la rovina. L'ufficiale Taittinger, futile ed elegante, che ha passato la vita scostando da sè come 'noioso' tutto ciò che poteva obbligarlo a pensare; la bella Mizzi Schinagl, che ha avuto la ventura di una notte d'amore con lo Scià e tante altre vicende di cortigiana; un funzionario della polizia; uno squallido giornalista; un'avida ruffiana; comparse di militari, burocrati, fanciulle, e lo Scià e l'Imperatore: tutti questi esseri sono pezzi in un gioco che sembra all'inizio sconnesso e casuale, ma diventa poi sempre più serrato e distruttore - e il movimento del tutto è come quello di un lunghissimo nodo scorsoio che si stringe lentamente, senza arrestarsi mai, per tutta la durata del romanzo: a indicare anche, con abbagliante chiarezza, il nesso indissolubile fra il raccontare e la morte.
Mai come in questa finta commedia che finisce nella totale desolazione i particolari del racconto di Roth incantano e catturano, quasi senza ragione e per se stessi, come bastasse che siano nominati da questo camuffato narratore orientale. Ma, avvicinandosi alla fine, l'insieme si illumina nella sua necessità, in una luce che lascia sgomenti: " tutto ci� che era nascosto sarà rivelato " : se, per una catena di casi, l'avventura segreta dello Scià finirà per diventare un fatto pubblico e sarà addirittura portata sulla scena in un baraccone di luna-park, dopo aver condannato a morte l'ignaro ufficiale Taittinger, che l'aveva messa in moto, è perchè ogni minimo fatto della vita, ogni occasionale inciampo contiene una potenzialità infinita di conseguenze. E la favola, sembra dirci Roth, è solo uno squarcio di luce gettato su un minuscolo ritaglio di questa rete che tutti ci avvolge nell'inganno dell'apparenza. Alla fine, rimarrà intatta solo una collana di perle intorno a cui tutta la storia aveva occultamente ruotato.
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  • 5

    Io e Taittinger.

    Sentendomi anche io un po' Taittinger, cioè un uomo senza qualità che appena esce fuori dal suo mondo (l'esercito) è perso (si suicida) e che vive in una società meschina "interessata solo ai mostri", non ho potuto che apprezzarlo intensamente, nonostante il ritmo a volte un po' lento.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo frutto estremo della narrativa di Roth apparve quando ormai l’Austria e la Vienna tanto amata dall’autore mitteleuropeo erano cadute in mano al Terzo Reich: la storia comincia con un’aura da operetta, con uno Scià di Persia giovane, malato di malinconia, che decide di compiere un viaggio u ...continua

    Questo frutto estremo della narrativa di Roth apparve quando ormai l’Austria e la Vienna tanto amata dall’autore mitteleuropeo erano cadute in mano al Terzo Reich: la storia comincia con un’aura da operetta, con uno Scià di Persia giovane, malato di malinconia, che decide di compiere un viaggio ufficiale nell’Impero Austro-Ungarico e rimane incantato dalle donne della capitale; sembra una delle tante trame da commedia o melodramma buffo che, almeno dai tempi del rossiniano Turco in Italia, avevano deliziato le platee di tutta Europa. Ma Roth non era Rossini, e nemmeno Strauss o Lehar, e la vicenda, partitosene il sovrano con la sua corte piena di aromi di stravagante esotismo, prende i caratteri del dramma piccolo borghese. L’eroe, o l’antieroe, trattandosi d’un protagonista incredibilmente imbecille, il capitano dei Dragoni von Taittinger, si dipana fra gentuccia stupida, incarognita e avida, in mezzo alla quale peraltro egli fa la figura del cavaliere d’altri tempi: ché in effetti i tempi della cavalleria paiono tramontati; nel crepuscolo dell’antico Impero, gli uomini come Taittinger sono raggirati, derubati e gettati in rovina senza che se ne accorgano. L’esercito e la burocrazia, con le loro regole forse sciocche, forse vacue, certamente insondabili, rimangono le uniche oasi dove la vita continui a scorrere sicura, proprio perché nel proprio bizzarro isolamento cementato da meccanismi oliati, rituali e norme senza tempo, restano isolate da un ambiente dove tutto intanto si degrada e si degenera. Il popolo, in cui Roth, nella sua fase rivoluzionaria giovanile, aveva ravvisato elementi sani e propulsivi, appare adesso una plebaglia di piccoli profittatori, di gente che tradisce il prossimo per un pugno di denaro e per un’illusione di vita comoda, della quale poi non sa che fare. D’altronde, questo è lo stesso popolo che di lì a pochi decennî avrebbe accolto Hitler a braccia spalancate e, tra lazzi e violenze, avrebbe costretto gli ebrei a portare un marchio d’infamia e a lustrare i marciapiedi, prima di avviarli ai Lager: finale, questo, che la morte risparmiò a Roth di dover vedere. Non è un grande libro, anche se si legge con facilità, perché afflitto da troppe lungaggini; ma in molte parti rimane ancor oggi un libro godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    ...Un uomo senza qualità

    dopo un inizio ironico una tristezza crescente per le sorti di tutti i protagonisti. E un dubbio ha distratto la mia attenzione per tutta la lettura Taittinger va letto alla tedesca o alla francese?

    ha scritto il 

  • 4

    Un Roth minore sicuramente, ma come non provare rabbia e tenerezza per tutti i personaggi che si muovono in questo spaccato di vita viennese! Personaggi che subiscono la vita anziche' viverla, e si comportano secondo le regole di un mondo che va ormai scomparendo.

    ha scritto il 

  • 3

    un uomo senza qualità

    dopo un inizio ironico una tristezza crescente per le sorti di tutti i protagonisti. E un dubbio ha distratto la mia attenzione per tutta la lettura Taittinger va letto alla tedesca o alla francese?

    ha scritto il 

  • 4

    Non so perché ma i personaggi di Roth mi fanno sempre una profonda tenerezza. Tutte queste vite che rotolano a casaccio e finiscono inevitabilmente per schiantarsi da qualche parte risultano ugualmente tragiche e comiche, come tutta la letteratura di Roth. L’ottuso, inconsapevole, barone Taitting ...continua

    Non so perché ma i personaggi di Roth mi fanno sempre una profonda tenerezza. Tutte queste vite che rotolano a casaccio e finiscono inevitabilmente per schiantarsi da qualche parte risultano ugualmente tragiche e comiche, come tutta la letteratura di Roth. L’ottuso, inconsapevole, barone Taittinger, che vaga sonnambulo per tutto il romanzo, finché trova l’inevitabile precipizio in cui cadere, ne è l’esempio perfetto.

    ha scritto il 

  • 2

    Per quanto la quarta di copertina prometta avventure "erotiche", mi pare un libro piuttosto eunuco, anodino. Personaggi come ombre, nulla che abbia peso. Stile elegante, ma non basta. Abbandonato.

    ha scritto il 

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