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La misteriosa morte della compagna Guan

Di

Editore: Marsilio

3.8
(541)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 544 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8831779893 | Isbn-13: 9788831779890 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Paola Vertuani

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Shanghai 1990. Il corpo senza vita di una giovane donna viene trovato in uncanale fuori città. La vittima, Guan Hongying, è una famosa LavoratriceModello della Nazione, figura esemplare della propaganda di Partito.L'incarico delle indagini viene affidato all'ispettore capo Chen Cao, poeta,traduttore, curioso gourmet, capo della squadra casi speciali del Dipartimentodi polizia di Shanghai. Ben presto emergono forti implicazioni politiche, manonostante il partito faccia pesanti pressioni perché il caso vengainsabbiato, Chen continua ad indagare, cercando giustizia a tutti i costi, emettendo così a repentaglio la sua brillante carriera.
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  • 3

    La Cina odierna

    l'ho comprato per scoprire alcune cose della Cina moderna più per la toria del delitto di una compagna importante, dialoghi cinesi ridicolo, storia interessante, prevale sempre ancora la ragione di Stato come la corruzione dei figli dei grandi capi, invidiano e sognano l'occidendente , ma non si ...continua

    l'ho comprato per scoprire alcune cose della Cina moderna più per la toria del delitto di una compagna importante, dialoghi cinesi ridicolo, storia interessante, prevale sempre ancora la ragione di Stato come la corruzione dei figli dei grandi capi, invidiano e sognano l'occidendente , ma non si può dire nè manifestare, la pena di morte per gli assassini, poliziotto onesto, poetico, capace, solitario, come tanti altri occidentali, questo però comunista eretico.

    ha scritto il 

  • 4

    Si scoprono più cose sulla Cina di oggi leggendo questo libro che certi saggi molto teorici sull'argomento. Xialong scrive bene e avvicina il lettore al mondo della cultura cinese, in particolare alla poesia senza essere noioso né pesante. Lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel giallo, scritto benissimo e assai interessante, merito anche dell'ambientazione nella Cina di fine anni '80, uno sfondo a me del tutto sconosciuto. Leggerò sicuramente altri libri dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro muy curioso por lo que aprendes de la vida en la China de los años 90. Casi en cada página hay algo que te sorprende. La parte de la investigación no está mal, pero las referencias a la vida en China son sorprendentes. Altamente recomendable

    ha scritto il 

  • 4

    Non solo giallo...

    Ho comprato questo libro per caso e un po' di fretta: un mio amico mi aveva regalato un libro che avevo già letto, perciò ho fatto un salto in Feltrinelli per cambiarlo.
    Dopo poche pagine me ne sono innamorata! E' vero che parte "lento" (come del resto moltissimi libri stupendi) ed è anche vero c ...continua

    Ho comprato questo libro per caso e un po' di fretta: un mio amico mi aveva regalato un libro che avevo già letto, perciò ho fatto un salto in Feltrinelli per cambiarlo. Dopo poche pagine me ne sono innamorata! E' vero che parte "lento" (come del resto moltissimi libri stupendi) ed è anche vero che ci sono parecchie poesie (che tradotte in italiano perdono sicuramente il 50% della loro musicalità, ed è un peccato), ma a mio parere tutto questo non fa che arricchire l'atmosfera orientale dela storia. Non è solo un giallo: è un mix perfettamente dosato di poesia, storia e politica cinese degli anni '90 (quanti possono dire di conoscerla?) e romanzo poliziesco. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Involtino primavera

    Il titolo accattivante e l'interessante ambientazione nella Shanghai del '90 mi hanno motivata nella lettura, che tutto sommato ha costituito un'esperienza molto interessante, ma purtroppo la scrittura a tratti è davvero mediocre.
    Non c'è una buona armonia fra i vari livelli del racconto: il dial ...continua

    Il titolo accattivante e l'interessante ambientazione nella Shanghai del '90 mi hanno motivata nella lettura, che tutto sommato ha costituito un'esperienza molto interessante, ma purtroppo la scrittura a tratti è davvero mediocre. Non c'è una buona armonia fra i vari livelli del racconto: il dialogo in alcuni passaggi è innaturale e la narrazione in terza persona oscilla, opacamente, fra un discorso indiretto di incerta ispirazione e una narrazione che, pur tentando di mantenersi interna alla psicologia del personaggio, scivola nell'onniscienza, cosa francamente ingiustificata dal punto di vista logico, oltre che stilistico. Succede specialmente con gli excursus, che rappresentano una parte centrale dell'oggetto narrativo, ma che non sempre sono inseriti nella storia in modo fluido. Sarebbe stato bello se l'autore fosse riuscito a immergere completamente i personaggi nella controversa storia cinese post-rivoluzionaria, invece di spiattellarci delle riflessioni storico-cultural-folkloristiche a intervalli regolari. Il materiale c'era. Lo sforzo dedicato a infarcire la storia di Storia sarebbe stato meglio speso se l'autore si fosse impegnato, invece, a dare profondità ai suoi personaggi. Alcune dinamiche interpersonali risultano meccaniche, svolte sbrigativamente. Non c'è psicologia, nonostante lo sforzo evidente nel ricreare le sembianze di personalità coerenti, e secondo me questo toglie legittimità al resto dell'opera.

    Nella lettura si incontrano diversi clichées del genere giallistico (un brillante ispettore single che si imbatte più volte in belle donne improvvisamente disposte a spogliarsi, per esempio, o l'insensata necessità di un flirt incrociato al party sotto copertura, per esempio), ma tutto sommato li ho trovati sopportabili perché nel complesso, l'ambientazione originale li controbilancia - d'altronde non riesco ad essere obiettiva quando si evocano sembianze e aromi di un qualunque cibo cinese.

    Ma il punto è un altro. Devo dire che durante l'intera lettura non ho fatto altro che pensare all'autore. In base alla sommaria presentazione di Qiu Xialong che precede il romanzo, il protagonista della storia, l'ispettore Chen, non sembra che l'alter ego di convenienza dell'autore, un cosa-avrebbe-potuto-essere-di-me-se (se non avessi ottenuto la borsa di studio in letteratura, se non fossi emigrato negli USA nell'89, se, se, se...). Forse per questo la voce narrante è così confusa: manca del necessario distacco.

    Come si può intuire dal titolo che ho dato a questo mio commento* e senza che questo necessariamente sminuisca il valore del libro, sono tentata di leggere la scrittura del romanzo come un tentativo di spiegarsi da parte dell'autore a beneficio del commentatore occidentale, per non dire di apologia - di sé, del proprio operato come cinese, come intellettuale e come intellettuale cinese, americanista per giunta. Ed esule (fino a che punto contro la sua volontà, non si sa). Infatti la scrittura, che amalgama stilemi di crime fiction e della poesia cinese classica, sembra un nemmeno tanto velato tentativo di conciliazione fra cultura occidentale, non solo pop, e cultura cinese, classica e moderna. A riguardo, avrei gradito un po' più di conflitto sul piano estetico, mentre l'autore sceglie di sposare le sue maggiori influenze culturali in modo non problematico, e di rappresentare il conflitto residuo esclusivamente sul piano psicologico, nel protagonista. Un duello che però tutto sommato è troppo poco concreto, resta stilizzato, metaforico, quindi non risulta problematico e coinvolgente. Anche da questo punto di vista il romanzo mi sembra un'occasione persa: facile scrivere una didascalia, difficile sviscerare un'ambivalenza.

    Secondo me è molto intrigante leggere la storia nel suo contesto, non escludo di procurarmi altri volumi. Chissà chi è, Qiu Xialong.

    [* L'involtino primavera è, pare, un cliché culinario che ha poco riscontro nella realtà gastronomica cinese.]

    ***

    Succinto e sommario commento sulla traduzione. Mai più nella vita voglio vedere le parole "glutammato di sodio" in una ricetta per lo stufato. Meglio la censura. L'uso e abuso della parola 'politica' mi perplime: sarebbe curioso vedere quante volte nell'originale compare politics, e quante policy. Francamente, preferirei che una quattordicenne che vive nelle campagne della Cina meridionale non pronunciasse mai le parole "da sballo". Impositivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Qualcuno ha scritto che tolte le poesie, le riflessioni interiori del capo ispettore, il cibo che a più riprese i protagonisti si mangiano, del giallo non resta molto...
    Io dico che è più che sufficiente quel che c'è, del giallo sinceramente poco mi è importato: finalmente un libro che intrattien ...continua

    Qualcuno ha scritto che tolte le poesie, le riflessioni interiori del capo ispettore, il cibo che a più riprese i protagonisti si mangiano, del giallo non resta molto... Io dico che è più che sufficiente quel che c'è, del giallo sinceramente poco mi è importato: finalmente un libro che intrattiene senza per forza trovare colpi di scena e deus ex machina, personaggi che emergono dalla storia, che amano la letteratura e la fanno diventare parte della loro vita... Oltretutto, la società cinese della post rivoluzione culturale è uno sfondo interessante, sebbene esecrabile. Consigliato a chi vuole un giallo con "qualcosa in più". Ecco il genere che mi piace...

    ha scritto il 

  • 5

    Che paura il totalitarismo!

    Il giallo non è un giallo o è almeno sbiadito. C'è un omicidio, un'indagine ma mancano molti degli ingredienti tradizionali.
    Ci sono invece molti contributi socio-politico-culturali della Cina del 1990, cioè un anno dopo la protesta di Piazza Tienanmen, quando ormai Mao era morto da un pezzo e si ...continua

    Il giallo non è un giallo o è almeno sbiadito. C'è un omicidio, un'indagine ma mancano molti degli ingredienti tradizionali. Ci sono invece molti contributi socio-politico-culturali della Cina del 1990, cioè un anno dopo la protesta di Piazza Tienanmen, quando ormai Mao era morto da un pezzo e si iniziavano a percepire i primi segni - anche qualche stravolgimento - conseguente alla nuova politica economica.

    Ho avuto modo di assaggiare attraverso le parole dell'autore, le pietanze cinesi che sono proposte nei locali e per strada a qualunque ora (il gatto no, quello non l'ho assaggiato neanche virtualmente!). Ho letto e apprezzato la poesia cinese, almeno la breve rassegna che intervalla il racconto accompagnando i pensieri del commissario-poeta Chen.

    Il colpo di scena, invece, è la fine. Non voglio fare spoiler, voglio ricordare a tutti e a me stessa in primis cos'è un regime totalitario (def. di Wikipedia): è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l'assimilazione di un'ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere di tutta la società . Ciò significa che la politica è sopra ogni cosa, giustizia inclusa. La giustizia è asservita alla politica. E bisogna vivere con il fiato corto, pregando di essere sempre se non nelle grazie degli alti Quadri, almeno indifferente loro. E bisogna parlare come tanti robottini, ripetendo quello che "la politica" ama sentire.

    Ho freddo, ho paura.

    ha scritto il