La mite

Di

Editore: Mondadori

4.0
(740)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804558156 | Isbn-13: 9788804558156 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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  • 5

    Chi ben comincia

    Negli ultimi tempi mi è capitato di intavolare diatribe sul supposto “femminismo” di alcune autrici ( dal cui novero escludo Emily Brontë) considerate antesignane della liberazione delle donne. Molto ...continua

    Negli ultimi tempi mi è capitato di intavolare diatribe sul supposto “femminismo” di alcune autrici ( dal cui novero escludo Emily Brontë) considerate antesignane della liberazione delle donne. Molto probabilmente la mia inettitudine a conciliare pensiero e parole è alla base di tali fraintendimenti: non le accuso di non essere femministe ma di non saper scrivere delle donne, non quelle del futuro, ma del loro presente. Le costringono dentro corsetti con le stecche per abbellire i loro punti vita concedendo, bontà loro, la libertà di vagheggiare un’esistenza diversa con le tette al vento. Col risultato di indurci a pensare che a quei tempi niente di più fosse possibile e che quelle scrittrici e i loro libretti fossero un dazebao libertario, a loro insaputa per giunta.

    In quegli anni circolava un uomo che si legò e amò donne che hanno col loro comportamento rifiutato del tutto l'affermazione di F. Nietzsche: «La felicità dell'uomo significa: io voglio. La felicità della donna: egli vuole».
    Quell’uomo, Dostoevskij, era in stretto rapporto con il movimento femminista dei suoi esordi e ammirava il coraggio di quelle donne che sbattevano la porta della loro casa per non ritornarci mai più. Nel 1876, Dostoevskij afferma: «La rinascita della donna russa negli ultimi venti anni è indiscutibile. Lo slancio delle sue esigenze è stato grande, sincero e ardito... La donna russa ha con purezza disprezzato impedimenti e ironie. Ha proclamato fermamente il suo desiderio di partecipare all'opera comune e ha proclamato in essa non solo disinteresse, ma anche abnegazione. L'uomo russo in questi ultimi decenni si è abbandonato terribilmente alla corruttela del profitto, del cinismo, del materialismo; la donna è rimasta più fedele alla pura adorazione dell'idea, al servizio dell'idea. Nella sete di un'istruzione superiore essa ha rivelato serietà e pazienza e ha dato un esempio di altissimo coraggio». Eravamo negli anni ’60-70’ dell’ottocento, all’incirca il periodo delle scrittrici sottomesse, nonostante le loro velleità.
    Che poi nei suoi romanzi non ci sia la donna che lui frequenta e predilige è conseguenza della libertà dell’autore che sa come nel privato quel sentimento di liberazione possa declinarsi quando ha a che fare con l’amore, la gelosia, l’invidia, l’autostima, i disturbi caratteriali, il sesso.

    La cronaca di solito lo ispira: e il suicidio di due donne, di cui nulla sapeva, eccetto l’atto finale lo impressiona molto. In un mese scrive questo capolavoro assoluto.
    Non ci dice il nome della protagonista. Si limita a chiamarla la Mite, che, nell’ultimo atto autolesionistico, compie la sua dolorosa vendetta lasciando morto vivente il marito aguzzino.
    E’ da lui che conosciamo la storia: da lui che fino all’ultimo non vuole guardare in faccia la verità”: «Siamo tutti un mucchio di rifiuti e non sopportiamo la verità... Siamo maledetti, la vita degli uomini in genere è maledetta… Oh, destino fatale! Oh, natura! Gli uomini sono soli sulla terra - ecco la disgrazia!».
    Ma questa solitudine lui se l’era voluta: aveva rifiutato, col silenzio e la freddezza, le manifestazioni d’amore della fanciulla ( lei sedicenne lui quarantenne). Voleva il rispetto,la sottomissione, essere adorato, essere l’esclusivo padrone. Voleva rifarsi su quella fragile ragazza delle umiliazioni da lui patite nella precedente vita. L’amore era l’ultimo dei suoi pensieri: l’uomo che ama è debole. Ferita nel suo orgoglio, "la mite" si ritira, i suoi sentimenti si prosciugano e il matrimonio si riduce a silenzi duri e dolorosi. Tenta di ucciderlo mentre lui finge di dormire. Lui pensa che lei sa che non dorme e che per ammirazione del suo coraggio abbia desistito. Dopo l’episodio, però, lei si ammala, lui comincia a temere per la sua vita: è l’unico essere che gli appartiene e che pensa di dominare. Appena guarita, le si getta ai suoi piedi e le confessa il proprio amore, ma lei non riesce più ad amarlo. La sua umiliazione la imbarazza ma non la induce ad amarlo. E nella breve assenza del marito si getta giù dalla finestra. Nella lunga veglia funebre lui continua a non capire: attribuisce la disgrazia al caso. Se fosse rincasato solo cinque minuti prima lei sarebbe ancora viva e sarebbero andati a Boulogne dove lei si sarebbe rimessa in forze. Non capisce che l’amore non si può comprare. È solo un uomo.

    Non può venirti in testa di buttarla sull’ironia con Dosto, e dire che bastava che la Mite lo mandasse a quel paese. Anche oggi, in epoca di divorzi a gogò ( sarebbe il caso di dire di matrimoni a gogò) un amore/non amore può finire in tragedia.
    D. infatti non è scrittore esemplare. Non vuole darti lezioni eccetto quella dell’amore: solo quando non c’è o lo si uccide ( non solo quello tra uomo e donna) si generano tragedie.
    Di lui non si dice che fosse “femmista” ma le sue donne sono vere e perciò eterne.
    Ecco vorrei che le scrittrici scrivessero di donne come ne hanno saputo scrivere alcuni scrittori.

    ha scritto il 

  • 5

    DOpo i grandi romanzi dostoevskiani viene questo breve racconto che si legge in un soffio. Una trama bellissima raccontata in maniera impeccabile. Un libro che mi ha fatto riflettere tantissimo e che ...continua

    DOpo i grandi romanzi dostoevskiani viene questo breve racconto che si legge in un soffio. Una trama bellissima raccontata in maniera impeccabile. Un libro che mi ha fatto riflettere tantissimo e che non riesco a togliermi dalla testa. Consigliato, consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Mentre il suo corpo giace sul tavolo

    Un congegno drammatico perfetto, un soliloquio efficace, tormenti interiori tangibili e toccanti e un profondo, lacerante enigma, che viene a identificarsi con il personaggio che dà il titolo al racco ...continua

    Un congegno drammatico perfetto, un soliloquio efficace, tormenti interiori tangibili e toccanti e un profondo, lacerante enigma, che viene a identificarsi con il personaggio che dà il titolo al racconto: questo è "La mite", consistente nei pensieri "stenografati" del marito di una suicida, in presenza del cadavere, poco dopo l'evento. Di certo una delle migliori storie che mi sia capitato di leggere di Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero molto bello e profondo questo piccolo racconto di Dostoevskij che, in una manciata di pagine, dà voce a una grande profondità di sentimenti, dolori e paure tra i due coniugi. C'è proprio da pe ...continua

    Davvero molto bello e profondo questo piccolo racconto di Dostoevskij che, in una manciata di pagine, dà voce a una grande profondità di sentimenti, dolori e paure tra i due coniugi. C'è proprio da pensare che se il silenzio tra loro non fosse stato così imperante forse avrebbe potuto andare tutto un po' meglio...

    ha scritto il 

  • 5

    Ascoltato come audiolibro (La mite *****, Il sogno di un uomo ridicolo **** )

    "Non puoi sapere di che paradiso ti avrei circondata! Il paradiso era nella mia anima, e io l'avrei piantato intorno a te. ...continua

    Ascoltato come audiolibro (La mite *****, Il sogno di un uomo ridicolo **** )

    "Non puoi sapere di che paradiso ti avrei circondata! Il paradiso era nella mia anima, e io l'avrei piantato intorno a te. E anche se tu non mi avessi amato, sia pure, che importanza aveva: tutto sarebbe stato così, tutto sarebbe rimasto così."

    ha scritto il 

  • 4

    Anche in poche pagine il caro Dosto riesce a creare personaggi profondi e complessi, modellati nell'animo e nella psiche con un'intensa vitalità che quasi balza fuori dalle pagine. L'orgoglio di un si ...continua

    Anche in poche pagine il caro Dosto riesce a creare personaggi profondi e complessi, modellati nell'animo e nella psiche con un'intensa vitalità che quasi balza fuori dalle pagine. L'orgoglio di un singolo personaggio diventa il carnefice di chi gli sta attorno ma anche del portatore, come un effetto a catena che non può e non deve passare inosservato. Mentre piccole cose che possono apparire insignificanti hanno in sé tutta la forza salvifica alla quale aggrapparsi per tornare alla luce.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Breve racconto che è un condensato di dubbi, angosce, speranze tradite, incomunicabilità, egoismo. Sotto forma di monologo un uomo cerca di analizzare il perché del gesto irreparabile della giovane mo ...continua

    Breve racconto che è un condensato di dubbi, angosce, speranze tradite, incomunicabilità, egoismo. Sotto forma di monologo un uomo cerca di analizzare il perché del gesto irreparabile della giovane moglie. Come sempre Dostoevskij non delude, nessuno come lui sa scrutare dentro i tormenti.

    “… Quando si prova un grande dolore, un dolore eccessivo, dopo le prime fortissime sofferenze viene sempre voglia di dormire. Si dice che i condannati a morte dormano di un sonno straordinariamente profondo la notte prima dell’esecuzione.”

    ha scritto il 

  • 4

    Va bene, mi dico,...

    ... stavolta, in poco meno di 70 pagine, non ce la fa ad essere superlativo.
    Ed invece niente. Si inventa questo monologo in cui si sprigiona tutto il " sottosuolo " di cui già sappiamo.
    Una forza cen ...continua

    ... stavolta, in poco meno di 70 pagine, non ce la fa ad essere superlativo.
    Ed invece niente. Si inventa questo monologo in cui si sprigiona tutto il " sottosuolo " di cui già sappiamo.
    Una forza centripeta terrificante, con la quale si condanna e si assolve in modo sinusoidale per avere causato ( subito ) il suicidio della " mite " giovane moglie; che a sua volta viene raccontata , anche se più sommariamente, come avente una personalità anch'essa tutt'altro che ordinaria.
    Non c'è niente da fare, è ineguagliabile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    "I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte" (Pirandello)

    Ancora una volta i personaggi di D. involuti ed illeggibili a sfatare le chiavi di lettura dell'umanità, condensati in un libello di turbamenti e stati d'animo che nel respiro minimo ed ansante dello ...continua

    Ancora una volta i personaggi di D. involuti ed illeggibili a sfatare le chiavi di lettura dell'umanità, condensati in un libello di turbamenti e stati d'animo che nel respiro minimo ed ansante dello scritto breve, come nelle più voluminose opere del grande scrittore, mostrano l'insolubile irrequietezza di quell'animale instabile che è l'uomo. La protagonista ci lascia dopo poco meno di sessanta pagine portando via con sé la causa efficiente del suo gesto in modo così repentino (i cinque dannati minuti di ritardo, dirà il nostro) da non poter non evocare quella solita e classica interrogazione di senso che qui come altrove viene rivolta dall'uomo agli Enti imperituri, immobili ed autosufficienti anche attraverso il vero artistico, ma che alla fine ci si ritrova a rivolgere a sé stessi non potendo essere diversamente umani.
    Così ho provato anche io a darmi una risposta, ed ho trovato un mondo irredimibile (lui/il ricatto) e un Dio che volge le spalle all'uomo (lei/il riscatto) proprio sul fare della redenzione, al suo più alto sentire, al suo più fervido implorare, rivelando nel suo candore e nella sua irriverenza le ambiguità delle Letture e l'imperscrutabilità del Mistero come nella sua morte un facile nichilismo e una altrettanto deprimente desolazione escatologica. Siamo lontanissimi dall'Alighieri dei suicidi e dalla sua condanna "perfettamente compiuta" all'eschaton, come lo siamo altrettanto dalla buona Sof'ja di Raskol'nikov: la Mite a me pare proprio avere il volto e il fare di un Dio che svuoti il Cielo di sé e l'uomo dell'homo novus (non altrimenti mi spiego l'icona mariana).

    ha scritto il 

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