La monaca

Di

Editore: Feltrinelli (I Narratori)

3.4
(630)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807018233 | Isbn-13: 9788807018237 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Rosa

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Descrizione del libro
Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo don Peppino Padellani di Opiri, fervono i preparativi per la festa dell’Assunzione della Vergine. È forse l’ultimo giorno sereno nella vita di Agata, innamorata del ricco Giacomo Lepre e da lui ricambiata. Agata deve rinunciare al suo amore: le famiglie tuttavia non trovano un accordo e, alla morte del maresciallo, la madre di Agata, donna Gesuela, decide di portarla con sé a Napoli, dove spera di ottenere una pensione dal re. L’unico piroscafo in partenza è quello del giovane capitano James Garson. Dopo un tempestoso viaggio, James e Agata si ritrovano insieme sul ponte e qui lei gli confida i propri tormenti. A Napoli, anche per le ristrettezze economiche della famiglia, Agata viene forzata a entrare in convento. Nel monastero benedettino di San Giorgio Stilita, si intrecciano amori, odi, rancori, gelosie, passioni illecite e vendette. Ma Agata sembra guardare oltre: si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe mediche, impara a fare il pane e i dolci, confortata dalla scansione della giornata monastica e dalla solitudine. Legge tutti i libri che James Garson le manda con regolarità e segue le sorti dei movimenti che aspirano all’unità d’Italia in casa della sorella Sandra. Ha accettato la vita monastica, ma è combattuta tra un sentimento religioso malgrado tutto intatto e il desiderio di vivere nel mondo. Non vuole dispiacere la zia badessa, ma non vuole nemmeno sacrificare il suo futuro. La contraddizione per Agata si fa sempre più severa, anche se i sentimenti nei confronti di Giacomo Lepre cominciano a sbiadire e cresce l’attrazione nei confronti di James Garson, presenza costante – benché sottotraccia – nella sua vita. Sorella mediterranea delle eroine di Jane Austen, l’Agata di Simonetta Agnello Hornby è capace di abitare la Storia e al contempo di portare con la propria storia di giovane donna una forza spirituale nuova, da leggere a partire dal nostro tempo per arrivare al suo.
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  • 2

    Ma dov'è finita la scrittrice de "La mennulara"?

    https://lemieletturecommentate.wordpress.com/

    Forse ero io una persona diversa quando lessi per la prima volta la Hornby, ma La mennulara mi parve un romanzo bellissimo, poi ho riprovato a leggere alt ...continua

    https://lemieletturecommentate.wordpress.com/

    Forse ero io una persona diversa quando lessi per la prima volta la Hornby, ma La mennulara mi parve un romanzo bellissimo, poi ho riprovato a leggere altro della stessa autrice rimanendo molto delusa.

    Questo romanzo è privo di mordente, una cronaca che di positivo ha solo una buona ricostruzione di usi e costumi ma dove i personaggi non hanno spessore, tutto rimane in superficie. Non ho trovato né passione né riflessione profonda, semplicemente una storia di poco superiore ai romanzetti rosa che potrebbe andar bene per una fiction sulla rai.

    Un romanzo che non lascia nulla e che mi ha annoiata per la sua mancanza di contenuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Cos'era (e forse è) la religione in Sicilia.

    Si, non si può non essere d'accordo almeno in parte con i detrattori dei libri della Hornby, soprattutto per quel che riguarda la trama: spesso ricorda quella dei romanzi di appendice degli anni in cu ...continua

    Si, non si può non essere d'accordo almeno in parte con i detrattori dei libri della Hornby, soprattutto per quel che riguarda la trama: spesso ricorda quella dei romanzi di appendice degli anni in cui le storie si ambientano, a volte quella di qualche romanzo verista.

    Il punto però è che a me piace come scrive. Non solo perchè le pagine scivolano via una dopo l'altra senza nessuna fatica o perchè si fa molto prsto ad affezionarsi ai personaggi, ma anche e soprattutto perchè riesce a rendere la sanguigna vivacità della cultura siciliana scrivendo comunque in italiano (problema davvero difficile); anche e soprattuttpo perchè la forza dell'immaginario della romanziera italo-britannica riesce ad essere adeguata al potente paesaggio dell'Isola del sole.

    E' una storia come tante, in fondo, nel'Italia dei primi anni del novecento: la storia di una vocazione forzata dalle pessime condizioni economiche della nobiltà borbonica, la storia della graduale sottomissione dell'Italia del sud al dominio britannico (che arriverà a minare la sttomissione dell'Italia del Nord a quello austriaco), la storia dello sbattersi al vento dei sentimenti della giovane monaca Agata, divisa tra quella che sembra essere una vocazione sincera e l'amore inandescente per l'ufficiale inglese James Garson.

    Non so se sia uno stereotipo o meno, ma c'è molto di siciliano nelle furoreggianti passioni di Agata che la spingono da una parte o dall'altra dell'ingresso del chiostro come se fosse una dei dannati del secondo cerchio dantesco: ma non è l'aspetto più importante. Perchè il vero protagonista del romanzo, ciò per cui vale la pena leggere questo come tutti i libri di Simonetta Agnello Hornby, è e sarà sepre la Sicilia con i suoi accecanti panorami, le sue battute di pesca, il suo mare che anche agli occhi di una giovane monaca rimane un bellissimo e terribile Dio.

    ha scritto il 

  • 3

    Finale da dimenticare

    Il romanzo è avvincente per tutta la prima parte ,e oltre la metà. Risulta ben scritto, e la storia ti cattura. Poi, all'improvviso, si trasforma in una sorta d telenovela per giungere ad un finale i ...continua

    Il romanzo è avvincente per tutta la prima parte ,e oltre la metà. Risulta ben scritto, e la storia ti cattura. Poi, all'improvviso, si trasforma in una sorta d telenovela per giungere ad un finale inverosimile e banale.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo interessante, simile a un feuilleton, soprattutto nell'ultima, avvincente, parte (in molti hanno scritto che il finale è terribile, tirato via, non spiegato, ma a me è piaciuto proprio per la ...continua

    Romanzo interessante, simile a un feuilleton, soprattutto nell'ultima, avvincente, parte (in molti hanno scritto che il finale è terribile, tirato via, non spiegato, ma a me è piaciuto proprio per la sua sintesi). A mio parere è un bell'affresco del sud ottocentesco, moti del 1848 compresi. E, naturalmente, un condensato di monache e preti che non rispettano le regole, si dedicano più al pettegolezzo che alla preghiera, e che non si dimostrano né caste, né caritatevoli, ma piuttosto perfide, invidiose e vendicative. I capi del clero, da parte loro, sono asserviti alle ricche o influenti famiglie che li sovvenzionano, e hanno più a cuore l'apparenza e il decoro formale della giustizia e della verità. Del resto, ancora oggi è evidente che all'interno delle istituzioni cattoliche si preferisca non denunciare fatti anche gravissimi, pur di non creare scandalo (o peggio, fastidi a qualcuno). In attesa, naturalmente, della giustizia divina...

    ha scritto il 

  • 2

    la monaca di Messina... tutt'altra storia

    sceso dalla mia montagna ed entrato da Feltrinelli alla ricerca di una autore specifico mi sono imbattuto in un titolo che ha calamitato la mia attenzione... La monaca (perché mi attirano tanto le sto ...continua

    sceso dalla mia montagna ed entrato da Feltrinelli alla ricerca di una autore specifico mi sono imbattuto in un titolo che ha calamitato la mia attenzione... La monaca (perché mi attirano tanto le storie conventuali!?) unito al nome della Hornby per me risuonante degli echi della Mennulara, libro per me indimenticabile...visto e acquistato!!! ritornato sulla montagna mi ha dimolto irritato il vedere che la copertina cominciava a liberarsi disordinatamente della sua pellicola di plastificazione (sciatterie della moderna editoria) il che mi ha maldisposto verso quel mio acquisto fatto sull'onda e sul riflesso di un antico entusiasmo... ho cominciato a leggere il romanzo quasi fosse un dovere e, piano piano, la vicenda mi ha condotto per mano, ma senza soverchio entusiasmo da parte mia... poco calore nella lettura perchè "freddina" la scrittura forse intralciata dalla volontà di dipingere uno sfondo storico che non mi sembra abbia poi tanto appassionato l'autrice e da un certo tono didattico-didascalico che suona scolastico (vedi la descrizione di Palermo che sembra tratta, perlomeno nel suo incipit, da un sussidiario di quinta elementare)... insomma senza infamia e con qualche lode limitata ai numerosi guizzi espressivi che comunque costellano la scrittura... peccato!

    ha scritto il 

  • 0

    "Leopardi aveva ragione: gli italiani sono alla pari dei popoli più progrediti tranne che per due aspetti fondamentali: l'alfabetizzazione e una totale confusione nelle idee." Fece una pausa e poi par ...continua

    "Leopardi aveva ragione: gli italiani sono alla pari dei popoli più progrediti tranne che per due aspetti fondamentali: l'alfabetizzazione e una totale confusione nelle idee." Fece una pausa e poi parlò a ruota libera come se fosse solo: "La gente dimentica e si stanca del bene e del male commesso dagli altri, delle loro menzogne e disonestà, e tratta sia i buoni sia i cattivi con indifferenza, senza alcuna valutazione morale o etica. L'italiano ha una vita vuota, vissuta tutta nel presente. Ma, essendo un animale sociale, non può fare a meno della stima degli altri. E la ottiene partendo da ciò che uno possiede, cioè dalla vanità, di cui però ha piena cognizione e che disprezza.

    "Gli italiani ridono della vita: ne ridono assai più e con più verità e persuasione intima di disprezzo e di freddezza di tutte le altre nazioni. Gli altri popoli ridono di cose ce non di persone, come invece fa l'italiano. Una società coesa non può durare se gli uomini sono occupati a deridersi a vicenda e a manifestarsi continuamente reciproco disprezzo. In Italia si perseguitano scambievolmente, si pungono fino al sangue. Non rispettando l'altrui non si può essere rispettati", e fece una pausa. Poi riprese, lento ma inesorabile, quasi assaporando l'impazienza di James.
    "Il principale fondamento della moralità dell'individuo e di un popolo è la stima profonda che esso ha di sé e la cura che ha a conservarsela, la sensibilità sul proprio onore. Un uomo senza amor proprio non può essere giusto, onesto e virtuoso. Mazzini, un pensatore intelligente, Dio e Patria, unità repubblicana, uguaglianza dei cittadini, è destinato al fallimento. La visione si arena al contatto con los indios de por acà. L'analfabeta non potrà recepire il suo pensiero.

    ha scritto il 

  • 2

    Sì, confermo. Noioso e ripetitivo per quanto riguarda la trama e neanche tanto ricco di aggettivi e/o approfondimenti nella descrizione dei sentimenti della protagonista. Nonostante l'argomento tratt ...continua

    Sì, confermo. Noioso e ripetitivo per quanto riguarda la trama e neanche tanto ricco di aggettivi e/o approfondimenti nella descrizione dei sentimenti della protagonista. Nonostante l'argomento trattato non ne sento lo spessore... Deludente. Proverò, tuttavia, a leggere altri scritti di questa autrice. Chissà....

    ha scritto il 

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