Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La montagna incantata

in appendice: Thomas Mann, La montagna incantata: lezione agli studenti di Princeton

Di

Editore: Corbaccio

4.3
(2193)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 689 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Portoghese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Polacco , Giapponese , Svedese

Isbn-10: 8879720007 | Isbn-13: 9788879720007 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

Ti piace La montagna incantata?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Hans Castorp recatosi a trovare un cugino in sanatorio, finisce col restarvi, ammalatosi a sua volta, per sette anni. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero, il suo carattere subisce un'evoluzione e un incremento: passa attraverso la malattia, l'amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il suo equilibrio. Scoppia la guerra nel 1914 e Hans viene strappato da questa magica e raffinata atmosfera per essere gettato sui campi di battaglia dove la sua sorte resta incerta, ma immersa in un clima di morte.
Ordina per
  • 5

    Io so chi è l’azzurro Enrico.

    A cosa fosse la suora muta ci sono arrivato da solo, ma “l’azzurro Enrico?” Se cerchi, Google ti risponde ‒ in italiano ‒ che è o un calciatore della nazionale che ha fatto un numero discreto di reti o che nessuno sa chi sia. Allora ho cercato l’edizione originale del romanzo, non so come sono ri ...continua

    A cosa fosse la suora muta ci sono arrivato da solo, ma “l’azzurro Enrico?” Se cerchi, Google ti risponde ‒ in italiano ‒ che è o un calciatore della nazionale che ha fatto un numero discreto di reti o che nessuno sa chi sia. Allora ho cercato l’edizione originale del romanzo, non so come sono riuscito a isolare »Der blaue Heinrich«, l’ho inserito così com’è nel motore di ricerca e ho trovato una pagina di wikipedia in tedesco e ho visto l’azzurro Enrico. C’è voluto un traduttore sempre online per togliermi gli ultimi dubbi. Io avevo ipotizzato s’intendesse la tazza igienica e che chi ci si ‘abboccasse’ in pratica ci andasse a vomitare, poi siccome in un’altra scena c’è chi se lo porta nel taschino della giacca e una tazza igienica nel taschino della giacca Thomas Mann non ce l’avrebbe messa mai, ho pensato fosse la fiaschetta di tonico, per ubriacarsi e dimenticarsi all’istante. Quando ho capito cosa fosse l’azzurro Enrico è diventata ancora più grottesca la carnevalata dei due ospiti del Berghof, uno travestito da Suora Muta l’altro da azzurro Enrico.

    Cosa deve essere leggere “La montagna incantata (che ora invece viene tradotta con ‘magica’ e nella traduzione, indimenticabile! e saporitissima, di Pocar c’è una frase dove viene chiamata montagna magica, ora devo fare un’altra comparazione con il testo originale per capire nell’originale come ci stesse scritto, se con la stessa parola che c’è nel titolo, e allora dovrò capire perché in un caso Pocar l’ha tradotta con incantata e nell’altro con magica)” nel tedesco di Thomas Mann? Ecco cosa mi chiedo, non avendo intenzione alcuna di stare a dettagliare perché questo romanzo è un capolavoro della letteratura mondiale e perché credo sia uno dei romanzi più belli e meglio scritti, meglio tradotti allora, che abbia mai letto, e io ne ho letti abbastanza.

    Avrei voluto impiegarci tre settimane, per leggerlo tutto, impiegandoci il tempo che Hans Castorp avrebbe dovuto trascorrere nel sanatorio, inizialmente. Inizialmente mi sono detto che bisogna essere abbastanza sfigati, per avere tre settimane di ferie e trascorrerle andando a trovare un proprio cugino malato di tisi, esiliato in un sanatorio. Poi è bastato leggere qualche pagina per diventare grato per sempre al cugino di Hans. Ci ho messo poco meno di tre settimane per leggere il romanzo, e ieri ho fatto notte per completare le ultime cento pagine: volevo uscirne, volevo tornare in pianura, prima che fosse il clamore del mondo a chiedermi di nuovo per sé. Io devo essere grato a Thomas Mann perché ha concluso il suo romanzo. Se non fosse concluso, io non avrei mai lasciato la sua montagna, non sarei tornato alla pianura della realtà.

    Durante queste quasi tre settimane non è che ho vissuto sdraiato sul balcone anche di notte, con addosso le coperte e con il libro di Mann sullo stomaco come Hans quando studiava fisiologia: ah, il gusto di avere una vita che non ti concede, per leggere, se non il tempo che le rubi!, però i miei pensieri e le mie emozioni erano come annebbiate dal romanzo, dalla bellezza delle sue vitalità evanescenti, dalla consistenza della sua metamorfosi: il cugino fraterno, la donna fatale come la tisi da ritorno di una fiamma infettiva provata per un compagno di scuola, il dottore Radamanto, il frugale illuminista, il tossico gesuita, la negra personalità olandese, la medium danesina, e il tempo che diventa la tua carne e la tua carne che si consuma e ritorna tempo.

    Sentire ogni cosa come ogni cosa fosse un ago che ti cerca e non ti trova la vena e ti strazia e ti ravviva. Con un solletico che a chiamarlo solletico ti possono prendere per pazzo ma è solletico, è proprio questo. E affezionarsi così tanto al coglionissimo Hans Castorp!

    No, no, no, e invece sì! Devo leggermi tutto Thomas Mann. I Buddenbrook li ho letti, e non sono belli la metà de La montagna incantata; La morte a Venezia è bellissimo, nonostante abbia nel titolo due cose che mi facciano antipatia a pelle: la morte e Venezia; e quando la morte e Venezia si trovano tutt’e due nella stessa frase, di solito detesto quello a cui la frase appartiene. Tristano e Tonio Kröger mi sembra di averli letti, sono relativamente sicuro di averli letti, ma non me ne ricordo nulla, quindi può anche darsi che non li abbia letti o che me ne sia procurato qualche edizione economica senza poi darci dietro. Prima di leggere La montagna incantata non l’avevo mica capito, chi è Thomas Mann. E non è come con l’azzurro Enrico, che tu lo cerchi su Google e con un po’ di fortuna e buona volontà in una mezzoretta ti raccapezzi. Per sapere chi sia Thomas Mann devi leggere La montagna incantata, o dedicare alla sua letteratura almeno tre settimane della tua vita.

    Inizialmente uno dice: “Tre settimane possono bastare.” Inizialmente.

    ha scritto il 

  • 1

    La montagna annoiata

    Sono troppo curioso di parlare con qualcuno che ha messo 5 stelle a questo libro.
    CHEDUEMEGAPALLE!
    Umberto Eco nel Nome della rosa è borioso e saccente, qui invece c'è la quintessenza dell'inutilità.
    Ho aspettato per centinaia di pagine che succedesse qualcosa, ho sopportato noiosissime di ...continua

    Sono troppo curioso di parlare con qualcuno che ha messo 5 stelle a questo libro. CHEDUEMEGAPALLE! Umberto Eco nel Nome della rosa è borioso e saccente, qui invece c'è la quintessenza dell'inutilità. Ho aspettato per centinaia di pagine che succedesse qualcosa, ho sopportato noiosissime disquisizioni tra Settembrini e Nafta, ho sbadigliato con un dialogo in francese, per cosa? NIENTE! Non venitemi a parlare di viaggio introspettivo, di romanzo di formazione... Pirandello ha creato Anselmo Paleari nel Fu Mattia Pascal per darsi un po' di arie con pensieri filosofici, qui Mann ci ha fatto un intero libro. Consigliato d'inverno, se avete un camino da alimentare.

    ha scritto il 

  • 0

    Cenrifugo o centripeto?

    Ho vissuto la lettura del romanzo come ad un giro di giostra. Una giostra che in alcuni momenti aveva le fattezze delle montagne russe. Spesso ho provato la sensazione di essere un piccolo microbo coinvolto in un'esperienza molto più grande e complessa della propria esistenza. Vengono approfondit ...continua

    Ho vissuto la lettura del romanzo come ad un giro di giostra. Una giostra che in alcuni momenti aveva le fattezze delle montagne russe. Spesso ho provato la sensazione di essere un piccolo microbo coinvolto in un'esperienza molto più grande e complessa della propria esistenza. Vengono approfonditi una miriade di temi esistenziali e alla fine della lettura si sente il bisogno di ripassare alcuni passaggi significativi per rivivere le emozioni. Impossibile indicare il personaggio più riuscito o la pagina meglio concepita senza rimanere a livello aneddotico. Il libro si deve sentire nella sua complessità cercando di percepire tutte le sfaccettature tutte assieme. E' un libro che risulta apparentemente centrifugo ma finisce per essere centripeto, dove tutto si riconduce ad una grande sintesi.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo di formazione memorabile; una lettura in salita e a tratti difficile, ma in ogni istante sei conscio di avere tra le mani un capolavoro, scritto da quel genio di Thomas Mann.
    Siamo negli anni che precedono il primo conflitto mondiale, il giovane ingegnere Hans Castorp si reca a fare visit ...continua

    Romanzo di formazione memorabile; una lettura in salita e a tratti difficile, ma in ogni istante sei conscio di avere tra le mani un capolavoro, scritto da quel genio di Thomas Mann. Siamo negli anni che precedono il primo conflitto mondiale, il giovane ingegnere Hans Castorp si reca a fare visita a suo cugino, Joachim Ziemssen, ricoverato in un sanatorio svizzero; vi resterà per ben sette anni, durante i quali entrerà in contatto con svariate personalità (su tutte brilla l'italiano Settembrini) che contribuiranno alla sua maturazione. Il personaggio che ho amato di più è stato Joachim, fiero soldato dell'esercito prussiano che scalpita per tornare giù in pianura alla sua vita e non è suscettibile quanto Hans alle opinioni altrui; da bravo soldato, è abituato a sacrificare le proprie emozioni al cospetto delle convenienze sociali e, pertanto, le righe in cui cede ai suoi impulsi, poco prima della fine, sono tra le più commoventi: Quel quadro: Joachim immerso, senza alcun riguardo, nel colloquio con Marusja, la ragazza dall'alto seno, con la quale si era seduto per tanto tempo alla stessa tavola senza scambiare una parola; davanti alla quale e alla cui esistenza aveva chinato gli occhi, ragionevole e ambizioso, con espressione severa, benché impallidisse, con la pelle macchiata, quando si parlava di lei,...scosse Castorp più di qualunque segno di indebolimento avesse notato in suo cugino durante quelle settimane. Fuor di romanzo, ho adorato alcune delle considerazioni dell'autore, come quelle sul tempo: [...] quella che chiamiamo noia è piuttosto un morboso accorciamento del tempo in seguito a monotonia: lunghi periodi di tempo, se non si interrompe l'uniformità, si restringono in modo da far paura; se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo avevo quasi finito a 17 anni. Una grande fatica ma meravigliosa. Letto insieme all'ascolto del concerto pianoforte e orchestra di Schumann opera 54 (giuro! Ero una raffinata)ma poi a due passi dalla fine l'ho lasciato e il coraggio di rileggerlo ancora non c'è. Da leggere e rileggere prima o p ...continua

    Lo avevo quasi finito a 17 anni. Una grande fatica ma meravigliosa. Letto insieme all'ascolto del concerto pianoforte e orchestra di Schumann opera 54 (giuro! Ero una raffinata)ma poi a due passi dalla fine l'ho lasciato e il coraggio di rileggerlo ancora non c'è. Da leggere e rileggere prima o poi :)

    ha scritto il 

  • 3

    in "vivere per raccontarla" Màrquez per dare una raffigurazione della noia e dell'isolamento culturale e sociale che viveva nel collegio da lui frequentato, dice che tra gli studenti si era arrivati a leggere e dibattere con un certo entusiasmo "La montagna incantata".

    ha scritto il 

  • 4

    "La malattia è la forma impudica della vita. E la vita a sua volta? È forse soltanto una malattia infettiva della materia…" (p. 265)


    "Le corps, l’amour, la mort, ces trois ne font qu’un. Car le corps, c’est la maladie et la volupté, et c’est lui qui fait la mort, oui, ils sont charnels ...continua

    "La malattia è la forma impudica della vita. E la vita a sua volta? È forse soltanto una malattia infettiva della materia…" (p. 265)

    "Le corps, l’amour, la mort, ces trois ne font qu’un. Car le corps, c’est la maladie et la volupté, et c’est lui qui fait la mort, oui, ils sont charnels tous deux, l’amor et la mort, et voilà leur terreur et leur grande magie!" (p. 319)

    ha scritto il 

  • 5

    nel finale il commento dell autore..riassume quello che leggendo si capisce da subito, ovvero che il suddetto libro si apprezzerebbe di pu' leggendolo una seconda volta. ed io concordo pienamente visto le densità sia di contenuti che di riferimenti non sempre comprensibili da subito , sia per il ...continua

    nel finale il commento dell autore..riassume quello che leggendo si capisce da subito, ovvero che il suddetto libro si apprezzerebbe di pu' leggendolo una seconda volta. ed io concordo pienamente visto le densità sia di contenuti che di riferimenti non sempre comprensibili da subito , sia per il fatto che la storia in se e per se' e gli avvenimenti , di loro, non sono fondamentali quanto l atmosfera ed i contenuti secondari , sicuramente un libro difficile.. in alcuni tratti addirittura noioso ( per me quella parte dei dialoghi tra i due pedagoghi ) forse neanche pienamente apprezzabile ai nostri giorni ma valida di più sul momento, comunque se ti soffermi a prendere una riga qualsiasi del libro e ti metti a leggerla con attenzione mi maniera attenta cercando di comprenderla appieno capisci il vero valore del libro che e' secondo me insito nella scrittura . . .a detta del autore, musicale, appunto un opera di prima grandezza in tutto e per tutto.

    ha scritto il 

Ordina per