La montagna incantata

in appendice: Thomas Mann, La montagna incantata: lezione agli studenti di Princeton

Di

Editore: Corbaccio

4.3
(2373)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 689 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Portoghese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Polacco , Giapponese , Svedese

Isbn-10: 8879720007 | Isbn-13: 9788879720007 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Hans Castorp recatosi a trovare un cugino in sanatorio, finisce col restarvi, ammalatosi a sua volta, per sette anni. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero, il suo carattere subisce un'evoluzione e un incremento: passa attraverso la malattia, l'amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il suo equilibrio. Scoppia la guerra nel 1914 e Hans viene strappato da questa magica e raffinata atmosfera per essere gettato sui campi di battaglia dove la sua sorte resta incerta, ma immersa in un clima di morte.
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  • 4

    Dove il tempo non è tempo

    Romanzo impegnativo per lunghezza e contenuti, costituiti in buona parte da nozioni di carattere filosofico, storico, scientifico e psicologico.
    La cultura enciclopedica di Mann e la sua intelligenza ...continua

    Romanzo impegnativo per lunghezza e contenuti, costituiti in buona parte da nozioni di carattere filosofico, storico, scientifico e psicologico.
    La cultura enciclopedica di Mann e la sua intelligenza poliedrica caricano la narrazione di gare dialettiche e controversie intellettuali a cui il protagonista Hans Castorp, “pupillo della vita”, assiste volentieri nel percorso di crescita interiore che intraprenderà durante il lungo ricovero nel sanatorio di lusso Berghof, sulle Alpi svizzere.
    Meno volentieri vi assiste, in genere, il lettore, disposto comunque a sciropparsi concetti “che sorpassano di molto il suo orizzonte” (così si esprimerebbe lo scrittore) pur di non essere tagliato fuori dalla sostanziale bellezza dell'opera.
    Leggere “La montagna incantata” significa vivere un'esperienza in un luogo dove il tempo non è tempo e tutto sembra collocarsi in una provvisorietà definitiva e rassicurante (“L'abitudine a non abituarsi”), dove vita e morte si intrecciano in modo bizzarro, persino ironico: “...ed ecco rimbombare il gong che invitava i non degenti e non moribondi a prepararsi al pasto principale”.
    Personaggi bizzarri e incursioni nel paranormale, raccontati impeccabilmente e con un tocco di humour, rendono il libro particolarmente interessante, così come gli effetti sul giovane Castorp delle ultime scoperte scientifiche tese a sviscerare corpo ed anima, messe a servizio della medicina agli inizi del Novecento.
    Emblematiche le scene della vista su lastra dello scheletro della propria mano (“...e per la prima volta in vita sua si rese conto che sarebbe morto”) e di una bufera di neve, con un'avventura di quasi premorte a cui fa seguito una frase dal sapore di rivelazione:
    “Per rispetto alla bontà e all'amore l'uomo ha l'obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri”.
    Se è vero che la malattia umilia l'essere umano, riducendolo a mero corpo, è altrettanto vero che finisce per innalzarlo ad un grado di consapevolezza e di sanità superiori che senza di essa non avrebbe mai raggiunto: in quest'ultima riflessione sta racchiuso lo spirito del romanzo.
    Cosa ne sanno le persone rimaste in pianura di tutto questo?
    Seguire la cura orizzontale adagiati su “un'eccellente sedia a sdraio”, al cospetto di un maestoso paesaggio di cime innevate, dove le stagioni si alternano nell'arco di pochi giorni, consente di osservare l'esistenza da un punto di vista inedito, quasi rovesciato.
    Rialzarsi per proseguire il cammino tra i “sani” comuni mortali non è cosa facile:
    “Spira un'aria crudele laggiù, inesorabile. Stando qui a letto e guardando lontano, c'è da provarne orrore”.

    ha scritto il 

  • 3

    Novela de aprendizaje imprescindible.

    Contada a través de las vivencias de un joven estudiante de ingeniería que después de largos días examinándose es recomendado a tomarse semanas de descanso y a causa de ello decide visitar a su primo ...continua

    Contada a través de las vivencias de un joven estudiante de ingeniería que después de largos días examinándose es recomendado a tomarse semanas de descanso y a causa de ello decide visitar a su primo en un sanatorio para enfermos tuberculosos, ubicado en las montañas.
    Está llena de reflexiones esta historia, reflexiones sobre la vida, la muerte, el transcurrir del tiempo, del sufrimiento, de mil cuestiones transcendentales...todo ello narrado en un estilo muy filosófico y con un punto muy nostálgico, místico, el clásico estilo de un enfermo, aburrido y solo.
    Resulto muy ameno al principio, muy interesante, cuando vamos conociendo al protagonista, a su primo a todos los pacientes más peculiares de la historia y los sentimientos y vivencias de cada uno de ellos. Engancha fácilmente, porque te cubre de un velo de misticismo, muy enriquecedor ya que aporta mucha sabiduría y a mi al menos me ha gustado todos esas "discusiones" entre los protagonistas sobre cualquier tema tan discutible. Es cierto que a partir de la mitad o antes incluso se empieza a divagar un tanto con tantas reflexiones y monólogos que el protagonista nos aporta, termina cansando un tanto porque se te hace el libro más largo a causa de ello, ya que de corto no tiene nada, es muy extenso, así que a pesar de ser un libro interesante, se excede mucho y se fastidia cuando empiezan a entrar más y más personajes que desde un principio no tenían que haber aparecido. Aún así es un libro de los que "hay que leer".

    ha scritto il 

  • 5

    Der Zauberberg, nella storica traduzione di Ervino Pocar, è un’opera che si inserisce pienamente nell’alveo del Bildungsroman, il romanzo di formazione, e lo fa con un’enorme ambizione, dichiarata dal ...continua

    Der Zauberberg, nella storica traduzione di Ervino Pocar, è un’opera che si inserisce pienamente nell’alveo del Bildungsroman, il romanzo di formazione, e lo fa con un’enorme ambizione, dichiarata dall’autore fin dalla premessa: “Senza temere il discredito in cui versa la meticolosità”, Mann preannuncia che narrerà questa storia “ampiamente, con esattezza e a fondo”. L’idea del romanzo gli venne dall’esperienza della moglie, Katia Pringsheim, sofferente di una malattia polmonare, nel sanatorio del dottor Friedrich Jessen a Davos in Svizzera, durato diversi mesi; il marito le fece visita nel maggio e giugno del 1912.

    Lettura solenne, indiscutibilmente faticosa, o peggio estenuante, vi si alternano lunghe pagine di verbosa, avvolgente monotonia, descrizioni di minuziosissima precisione, dialoghi di sconcertante astrattezza, e accecanti squarci emotivi. In questa narrativa stracolma di erudizione, alcuni personaggi paiono rappresentare le diverse tendenze filosofiche del tempo. Un tempo che sta approssimandosi a un passaggio epocale. Mann scrive che quella di Hans Castorp è una storia che sembra venire da un lontano passato, ma in realtà si svolse appena prima di una rottura storica (la Grande guerra), “una crisi che frastagliò a fondo la vita e la coscienza”. La narrazione insegue la percezione del tempo degli stessi malati, un’attesa che sa di sentenza, una sentenza che colpisce quasi inavvertitamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo

    Libro complicato, lento nella descrizione, ma di una lentezza profonda, che ti abbraccia e ti fa entrare in un mondo senza tempo, senza spazi, senza fretta... sono poche le cose che accadono, ma numer ...continua

    Libro complicato, lento nella descrizione, ma di una lentezza profonda, che ti abbraccia e ti fa entrare in un mondo senza tempo, senza spazi, senza fretta... sono poche le cose che accadono, ma numerosissime le descrizioni dell'animo, delle idee, su un mondo reale che appare lontano, ma che inevitabilmente ci riguarda... un ragazzo che ci racconta la sua evoluzione ad uomo

    ha scritto il 

  • 5

    L'incantevole scalata

    Un giovane borghese giunge su una solitaria vetta svizzera, lontano dal mondo civilizzato, in visita ad un cugino ricoverato in un sanatorio cosmopolita, simbolico convoglio di correnti culturali dell ...continua

    Un giovane borghese giunge su una solitaria vetta svizzera, lontano dal mondo civilizzato, in visita ad un cugino ricoverato in un sanatorio cosmopolita, simbolico convoglio di correnti culturali dell'epoca, nonché uno degli ultimi baluardi di un'irripetibile vita borghese. In questo luogo maliardo nulla scorre, piuttosto resta sospeso o muta arbitrariamente il proprio corso, che siano il tempo le costumanze o persino le stagioni. E qui il protagonista dal curioso e aspro nome resta intrappolato nelle reti del luogo fascinoso e della vita oziosa che offre, per un soggiorno a cui soltanto l'avvento della grande guerra metterà fine.
    La trama ha ben poco da offrire, di tanto in tanto scorre con fluidità; le dissertazioni, dapprima intelligenti e interessanti - a patto di prestare la dovuta concentrazione - divengono poi - almeno per me - sempre più inaccessibili tanto vasti complessi numerosi coltissimi sono i rimandi culturali contenuti, per la maggiore, nelle schermaglie verbali tra Settembrini e Naphta, rappresentati di due correnti di pensiero opposte in eterna lotta, fino a raggiungere un livello di compiaciuta astrusità che spesso sono stato sul punto di scagliare il considerevole tomo fuori dalla finestra se non avessi temuto di procurare una commozione cerebrale a qualche sfortunato passante.
    Perché dunque assegnargli il massimo dei voti? Per il timore reverenziale di dissentire da una deferente convenzione? No, perché il romanzo ha molto più di questo da offrire. Se non bastasse l'assoluta bellezza della prosa di Mann, c'è un piacere voluttuoso tra queste pagine placide e contemplative, una chiarezza e allo stesso tempo una fascinosa ambivalenza. Gli ultimi capitoli sull'arrivo del grammofono, sulla seduta spiritica e l'angosciosa degenerazione degli eventi inaugurati dai primi tumulti della guerra, sono a dir poco straordinari.
    Una menzione d'onore all'allucinatorio capitolo "Neve", la cui potenza artistica ed estetica è talmente elevata che potrebbe costituire un racconto autonomo.
    Mentre con i Buddenbrook(che preferisco) Mann si congeda dall'800, con La Montagna Incantata entra in trionfo nel nuovo secolo.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima parte, quella fino al dialogo in francese, offre tantissimi spunti di riflessione sul tempo e la morte, in una maniera decisamente interessante. Lo stile un po' troppo antiquato rende la lett ...continua

    La prima parte, quella fino al dialogo in francese, offre tantissimi spunti di riflessione sul tempo e la morte, in una maniera decisamente interessante. Lo stile un po' troppo antiquato rende la lettura addirittura simpatica in una maniera che non mi aspettavo. I germi del postmodernismo ci sono tutti, e anche questo lo si apprezza. Nella seconda parte, invece, tutti gli aspetti positivi vengono a mancare. Diventa difficile seguire le vicende, diventa difficile seguire i ragionamenti, il linguaggio si rivela per quello che è: pesante. Portarlo a termine, però, era necessario.

    ha scritto il 

  • 3

    Una grande delusione

    Ho letto tutte le opere di Mann e non capisco l'entusiasmo per questo romanzo, il quale evidenzia tutti i difetti del genio tedesco, in quanto risulta una guazzabuglio anacronistico ed avvilente, colm ...continua

    Ho letto tutte le opere di Mann e non capisco l'entusiasmo per questo romanzo, il quale evidenzia tutti i difetti del genio tedesco, in quanto risulta una guazzabuglio anacronistico ed avvilente, colmo di conservatorismo e privo di momenti narrativi realmente emozionanti ,ma con evidenti finalità pedagogiche ed enciclopediche, cosa che lo rende oltremodo pesante e tedioso. Le tre stelle sono di stima.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello ma ti sfinisce!!!

    L'ho trovato un romanzo raffinato e difficile da leggere.
    Il tema principale é il tempo, l'elasticitá del tempo che, a seconda delle circostanze, puó allungarsi, restringersi, agire sulle cose o lasci ...continua

    L'ho trovato un romanzo raffinato e difficile da leggere.
    Il tema principale é il tempo, l'elasticitá del tempo che, a seconda delle circostanze, puó allungarsi, restringersi, agire sulle cose o lasciarle intatte, annullarsi e perdere qualsiasi legame con la realtá oggettiva.
    Ho pensato che forse il genio dell'autore sta proprio nella capacitá di restituirci fedelmente l'esatta percezione del non-tempo, della non-vita che regna nel sanatorio di Davos. I personaggi di questo piccolo microcosmo si industriano, un pó come tutti noi, ad inventare passatempi, per farsi notare, per partecipare, per vivere quel poco che gli é concesso, e in questo modo, quali rappresentanti delle piú diverse attitudini e modi di essere, contribuiscono al percorso interiore di Hans Castorp.
    Il vivere in quel luogo "incantato", fermo, immobile, se da un lato sembra proteggerli dai rischi della vita vera (su cui si coltivano belle speranze come fa Joachim, o si imitano gli inganni, come nell'amore tra la Chauchat e Castorp) non li preserva comunque dai mutamenti e dalla morte. Il tempo riacquista dunque la sua realtá oggettiva e gli eventi il loro significato di prove simboliche per il "pupillo della vita".
    Inevitabilmente il romanzo é davvero molto prolisso e in molti punti supernoioso. Non mancano peró delle bellissime perle come il racconto sul sottile filo invisibile che legherebbe gli incontri e le fascinazioni importanti della nostra vita (Hippe e Chauchat), l'omaggio alle nuove teorie sull'inconscio (Krokowski) e alle principali correnti di pensiero del tempo (liberal borghese, marxista e dogmatico-cristiana).

    ha scritto il 

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