La montagna incantata

in appendice: Thomas Mann, La montagna incantata: lezione agli studenti di Princeton

Di

Editore: Corbaccio

4.3
(2338)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 689 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Portoghese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Polacco , Giapponese , Svedese

Isbn-10: 8879720007 | Isbn-13: 9788879720007 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Hans Castorp recatosi a trovare un cugino in sanatorio, finisce col restarvi, ammalatosi a sua volta, per sette anni. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero, il suo carattere subisce un'evoluzione e un incremento: passa attraverso la malattia, l'amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il suo equilibrio. Scoppia la guerra nel 1914 e Hans viene strappato da questa magica e raffinata atmosfera per essere gettato sui campi di battaglia dove la sua sorte resta incerta, ma immersa in un clima di morte.
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  • 5

    Bellissimo

    Libro complicato, lento nella descrizione, ma di una lentezza profonda, che ti abbraccia e ti fa entrare in un mondo senza tempo, senza spazi, senza fretta... sono poche le cose che accadono, ma numer ...continua

    Libro complicato, lento nella descrizione, ma di una lentezza profonda, che ti abbraccia e ti fa entrare in un mondo senza tempo, senza spazi, senza fretta... sono poche le cose che accadono, ma numerosissime le descrizioni dell'animo, delle idee, su un mondo reale che appare lontano, ma che inevitabilmente ci riguarda... un ragazzo che ci racconta la sua evoluzione ad uomo

    ha scritto il 

  • 5

    Una montagna di incanto

    Un giovane borghese giunge su una solitaria vetta svizzera, lontano dal mondo civilizzato, in visita ad un cugino ricoverato in un sanatorio cosmopolita, simbolico convoglio di correnti culturali dell ...continua

    Un giovane borghese giunge su una solitaria vetta svizzera, lontano dal mondo civilizzato, in visita ad un cugino ricoverato in un sanatorio cosmopolita, simbolico convoglio di correnti culturali dell'epoca, nonché uno degli ultimi baluardi di un'irripetibile vita borghese. In questo luogo maliardo nulla scorre, piuttosto resta sospeso o muta arbitrariamente il proprio corso, che siano il tempo le costumanze o persino le stagioni. E qui il protagonista dal curioso e aspro nome resta intrappolato nelle reti del luogo fascinoso e della vita oziosa che offre, per un soggiorno a cui soltanto l'avvento della grande guerra metterà fine.
    La trama ha ben poco da offrire, di tanto in tanto scorre con fluidità; le dissertazioni, dapprima intelligenti e interessanti - a patto di prestare la dovuta concentrazione - divengono poi - almeno per me - sempre più inaccessibili tanto vasti complessi numerosi coltissimi sono i rimandi culturali contenuti, per la maggiore, nelle schermaglie verbali tra Settembrini e Naphta, rappresentati di due correnti di pensiero opposte in eterna lotta, fino a raggiungere un livello di compiaciuta astrusità che spesso sono stato sul punto di scagliare il considerevole tomo fuori dalla finestra.
    Perché dunque assegnargli il massimo dei voti? Per il timore reverenziale di dissentire da una deferente convenzione? No, perché il romanzo ha molto più di questo da offrire. Se non bastasse l'assoluta bellezza della prosa di Mann, c'è un piacere voluttuoso tra queste pagine placide e contemplative, una chiarezza e allo stesso tempo una fascinosa ambivalenza. Gli ultimi capitoli sull'arrivo del grammofono, sulla seduta spiritica e l'angosciosa degenerazione degli eventi inaugurati dai primi tumulti della guerra, sono a dir poco straordinari.
    Una menzione d'onore all'allucinatorio capitolo "Neve", la cui potenza artistica è talmente elevata che potrebbe costituire un racconto autonomo.
    Mentre con i Buddenbrook(che preferisco) Mann si congeda dall'800, con La Montagna Incantata entra in trionfo nel nuovo secolo.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima parte, quella fino al dialogo in francese, offre tantissimi spunti di riflessione sul tempo e la morte, in una maniera decisamente interessante. Lo stile un po' troppo antiquato rende la lett ...continua

    La prima parte, quella fino al dialogo in francese, offre tantissimi spunti di riflessione sul tempo e la morte, in una maniera decisamente interessante. Lo stile un po' troppo antiquato rende la lettura addirittura simpatica in una maniera che non mi aspettavo. I germi del postmodernismo ci sono tutti, e anche questo lo si apprezza. Nella seconda parte, invece, tutti gli aspetti positivi vengono a mancare. Diventa difficile seguire le vicende, diventa difficile seguire i ragionamenti, il linguaggio si rivela per quello che è: pesante. Portarlo a termine, però, era necessario.

    ha scritto il 

  • 3

    Una grande delusione

    Ho letto tutte le opere di Mann e non capisco l'entusiasmo per questo romanzo, il quale evidenzia tutti i difetti del genio tedesco, in quanto risulta una guazzabuglio anacronistico ed avvilente, colm ...continua

    Ho letto tutte le opere di Mann e non capisco l'entusiasmo per questo romanzo, il quale evidenzia tutti i difetti del genio tedesco, in quanto risulta una guazzabuglio anacronistico ed avvilente, colmo di conservatorismo e privo di momenti narrativi realmente emozionanti ,ma con evidenti finalità pedagogiche ed enciclopediche, cosa che lo rende oltremodo pesante e tedioso. Le tre stelle sono di stima.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello ma ti sfinisce!!!

    L'ho trovato un romanzo raffinato e difficile da leggere.
    Il tema principale é il tempo, l'elasticitá del tempo che, a seconda delle circostanze, puó allungarsi, restringersi, agire sulle cose o lasci ...continua

    L'ho trovato un romanzo raffinato e difficile da leggere.
    Il tema principale é il tempo, l'elasticitá del tempo che, a seconda delle circostanze, puó allungarsi, restringersi, agire sulle cose o lasciarle intatte, annullarsi e perdere qualsiasi legame con la realtá oggettiva.
    Ho pensato che forse il genio dell'autore sta proprio nella capacitá di restituirci fedelmente l'esatta percezione del non-tempo, della non-vita che regna nel sanatorio di Davos. I personaggi di questo piccolo microcosmo si industriano, un pó come tutti noi, ad inventare passatempi, per farsi notare, per partecipare, per vivere quel poco che gli é concesso, e in questo modo, quali rappresentanti delle piú diverse attitudini e modi di essere, contribuiscono al percorso interiore di Hans Castorp.
    Il vivere in quel luogo "incantato", fermo, immobile, se da un lato sembra proteggerli dai rischi della vita vera (su cui si coltivano belle speranze come fa Joachim, o si imitano gli inganni, come nell'amore tra la Chauchat e Castorp) non li preserva comunque dai mutamenti e dalla morte. Il tempo riacquista dunque la sua realtá oggettiva e gli eventi il loro significato di prove simboliche per il "pupillo della vita".
    Inevitabilmente il romanzo é davvero molto prolisso e in molti punti supernoioso. Non mancano peró delle bellissime perle come il racconto sul sottile filo invisibile che legherebbe gli incontri e le fascinazioni importanti della nostra vita (Hippe e Chauchat), l'omaggio alle nuove teorie sull'inconscio (Krokowski) e alle principali correnti di pensiero del tempo (liberal borghese, marxista e dogmatico-cristiana).

    ha scritto il 

  • 5

    Minestra in perpetuo e chiarore improvviso

    A mio parere questo libro rientra tra quelli che devono essere necessariamente letti. Seppur molto molto pesante e ricco di descrizioni (che io di solito "snobbo") ,ti dà comunque l'input ad andare av ...continua

    A mio parere questo libro rientra tra quelli che devono essere necessariamente letti. Seppur molto molto pesante e ricco di descrizioni (che io di solito "snobbo") ,ti dà comunque l'input ad andare avanti, c'è qualcosa che fa si che tu prosegua nella lettura. Certo, il contenuto dei dialoghi che si svolgono tra i personaggi e le molteplici riflessioni filosofiche necessitano, in alcune parti, davvero di molta concentrazione per capirne realmente il significato, e ammetto che in certi punti ho trovato difficoltà anche io ma non so, credo sia un libro la cui vera valenza si comprenda soprattutto a lettura terminata ; io, per lo meno, mi sono chiesta : "perchè diamine non l'ho letto prima?!" . Ci si sente più arricchiti (o almeno, questo è quello che è successo a me). Unica pecca, appunto, le infinite descrizioni e alcune (troppo lunghe) riflessioni fini a sè stesse, che non aggiungono nè tolgono nulla alla storia. Ma già solo i dialoghi tra Castorp e Settembrini valgono un mondo !

    ha scritto il 

  • 5

    “Contrariamente alle buone bottiglie, i buoni libri non invecchiano. Ci aspettano sui nostri scaffali e siamo noi a invecchiare. Quando ci riteniamo abbastanza invecchiati per leggerli, li affrontiamo un’altra volta”.

    Da Wikipedia
    Mann iniziò a lavorare a La montagna incantata nel 1912, concependo inizialmente il progetto come un racconto breve in cui sviluppare in chiave ironica alcuni dei temi già presenti in La ...continua

    Da Wikipedia
    Mann iniziò a lavorare a La montagna incantata nel 1912, concependo inizialmente il progetto come un racconto breve in cui sviluppare in chiave ironica alcuni dei temi già presenti in La morte a Venezia. L'idea centrale riflette le esperienze ed impressioni relative al soggiorno della moglie, Katia Pringsheim, a quel tempo sofferente di una malattia polmonare, nel sanatorio del dottor Friedrich Jessen a Davos in Svizzera, durato diversi mesi. Mann le fece visita nel maggio e giugno del 1912, facendo la conoscenza del personale e dei degenti di questo centro medico cosmopolita. Secondo quanto affermato dallo stesso scrittore in un'appendice più tardi aggiunta al volume, l'esperienza fornì il materiale per il primo capitolo (L'arrivo) del romanzo.
    Lo scoppio della prima guerra mondiale interruppe il lavoro sul libro. Il conflitto e le difficili condizioni del dopoguerra indussero l'autore a un sostanziale riesame della società borghese europea che tenesse conto delle perverse tendenze distruttive mostrate da una gran parte dell'umanità cosiddetta "civilizzata". Si trovò inoltre a considerare con rinnovata attenzione l'atteggiamento dell'individuo nei confronti di questioni quali la malattia, la morte, la sessualità. Ne conseguì una sostanziale revisione del testo che venne notevolmente ampliato e finalmente completato nel 1924.
    ----------------
    Seconda lettura, affrontata con la consueta curiosità di ogni seconda lettura, per osservarne gli effetti.
    Ho affrontato la scalata con calma, stavolta, consapevole dei ritmi lentissimi che avrei incontrato, sapendo che ad irretirmi non sarebbero stati tanto i personaggi (che pure –intendiamoci- colpiscono e “restano”), quanto il fluire della narrazione, l’incantamento del luogo sospeso tra la terra ed il cielo, persino il fascino della malattia e della morte.
    Lo stesso Mann consigliava una seconda lettura. Egli considerava il suo libro come una sorta di sinfonia, “un tessuto di temi dove le idee fanno parte dei motivi musicali”. Ed è vero: succede spesso che un brano musicale “entri” dentro di noi ad ascolti successivi, fino a che non impariamo a coglierne meglio temi e sfumature. Fino a che non finiamo per amarlo davvero.
    Tanti anni sono passati dalla prima, ostica lettura, eppure –forse perché il libro ha nell’atemporalità uno dei suoi punti di forza- mi è sembrato che fosse ieri. Potessi scegliere, vorrei ammalarmi di una malattia che abbia, tra le poche cure, proprio quella del sanatorio…

    ha scritto il 

  • 5

    Addio al giovane Hans Castorp che parte per la macelleria della I Guerra : un romanzo di formazione che riassume in sé i grandi quesiti dell'esistenza senza rinunciare all'ironia. Una traduzione music ...continua

    Addio al giovane Hans Castorp che parte per la macelleria della I Guerra : un romanzo di formazione che riassume in sé i grandi quesiti dell'esistenza senza rinunciare all'ironia. Una traduzione musicale, una carrellata di personaggi che incarnano le grandi correnti del pensiero novecentesco, conservando al tempo stesso tutte le caratteristiche individuali di personaggi indimenticabili. Beh, lo voglio dire, la lentezza e la prolissità qua e là, ci sono, ma sono piccoli scogli su una navigazione di ampio respiro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ringrazio chi me l'ha regalato in lingua originale.
    La montagna incantata, è una delle meraviglia della letteratura tedesca ed europea. È come tale bisogna anche conquistarla.
    Mi ha colpito la sua att ...continua

    Ringrazio chi me l'ha regalato in lingua originale.
    La montagna incantata, è una delle meraviglia della letteratura tedesca ed europea. È come tale bisogna anche conquistarla.
    Mi ha colpito la sua attualità, il quadro dell'ambiente culturale e politico europeo che traspare narrando il soggiorno di "cura-formazione" del protagonista. La lingua, lo stile, i temi sono di una inesauribile bellezza e coralità. (23 agosto 2015)

    ha scritto il 

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