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La montagna incantata

in appendice: Thomas Mann, La montagna incantata: lezione agli studenti di Princeton

By Thomas Mann, Ervino Pocar (Translator)

(1460)

| Paperback | 9788879720007

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Book Description

Hans Castorp recatosi a trovare un cugino in sanatorio, finisce col restarvi, ammalatosi a sua volta, per sette anni. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero, il suo carattere subisce un'evoluzione e un incremento: passa attraverso la malaContinue

Hans Castorp recatosi a trovare un cugino in sanatorio, finisce col restarvi, ammalatosi a sua volta, per sette anni. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero, il suo carattere subisce un'evoluzione e un incremento: passa attraverso la malattia, l'amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il suo equilibrio. Scoppia la guerra nel 1914 e Hans viene strappato da questa magica e raffinata atmosfera per essere gettato sui campi di battaglia dove la sua sorte resta incerta, ma immersa in un clima di morte.

Critics

  • La montagna incantata

    La trama e le recensioni di La montagna incantata, romanzo di Thomas Mann edito da Corbaccio. Hans Castorp recatosi a trovare un cugino in sanatorio, finisce col restarvi, ammalatosi a sua volta, per sette anni. A contatto con il microcosmo del sanat ... (read full critics)

    Qlibri published on Fri, 31 Dec 2010

15 Reviews

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  • 11 people find this helpful

    Thomas Mann è un virtuoso della penna, ovvero uno in grado di rifilarti tanto il capolavoro quanto la peggiore delle sòle senza che tu manco te n'accorga. Voglio dire, con uno così la lettura emotiva/emozionale è da evitare come la peste: da quel punto di vista, qualunque cosa abbia scritto, ti piac ... (continue)

    Thomas Mann è un virtuoso della penna, ovvero uno in grado di rifilarti tanto il capolavoro quanto la peggiore delle sòle senza che tu manco te n'accorga. Voglio dire, con uno così la lettura emotiva/emozionale è da evitare come la peste: da quel punto di vista, qualunque cosa abbia scritto, ti piacerà. Anche la lista della spesa.
    E questa Montagna Incantata è, appunto, la lista della spesa di Herr Mann. I sospetti, standoci attenti, sorgono fin dalle prime battute, ma tutto si fa più chiaro mano a mano che si procede con la lettura. L'apoteosi viene forse toccata nel capitolo 'Operationes spirituales', nella passeggiata-discussione tra Naphta e Settembrini, con spettatori Castorp, Ferge e Wehsal. Se ancora qualche dubbio c'era, qui viene definitivamente fugato: i personaggi sono marionette prive di vita e questo non è un romanzo, ma non è ovviamente neanche un saggio, è un papocchio contenente la lista della spesa di Mann.
    La lista è la seguente: salute/malattia, pazzia, cremazione, punizioni corporali, tortura, pena di morte, corpo/spirito, questione aristocratica, borghesia, arte.
    Si passa da una questiona all'altra così “...dopo avere discusso di ... si passò ad affrontare il tema della...
    Wow!

    Rifuggo qua ogni considerazione di tipo ideologico sulla posizione di Mann rispetto a quello che ci elenca nella sua lista e quindi ogni giudizio ideologico sull'opera. Semplicemente, La Montagna Incantata, come romanzo non funziona. Non funziona perchè i personaggi sono privi di vita, non funziona perchè non è neanche un saggio e quindi gli argomenti trattati attraverso la lente dell'ironia – Mann è l'Eletto, il Letterato, usa l'ironia per porsi “al di fuori” (al di fuori di qualsiasi cosa, quindi metteteci voi quello che volete), per distaccarsi tanto dai suoi personaggi quanto dai suoi lettori (Lui deve piacere a tutti) – non possono giungere ad uno sbocco, un qualsiasi sbocco, in una direzione o in un'altra.
    Troppo scopertamente Mann affronta i vari temi toccati attraverso i suoi personaggi-marionetta, mettendoli in un rapporto dialettico in cui mostrare le diverse angolazioni. Tutta l'impalcatura su cui la Montagna si regge è troppo ben visibile, troppo scontata ed evidente è la sua meccanica interna: ecco, mi sento come Castorp, al quale della affascinante chirghisa è rimasta solo una lastrina... vediamo lo scheletro, l'impalcatura della Montagna, e non il bell'organismo che, invisibile, questo dovrebbe sorreggere.

    Ricorrente – e sfibrante – è il tema del Tempo. Lo scorrere del Tempo è l'emblema della diversità fra la vita in basso, quella del lavoro/lavorìo delle città con tutto il portato dei valori di tale organizzazione sociale, e quella di lassù, in montagna, meditativa/contemplativa o riassumibile, secondo Settembrini, nel misurarsi la temperatura e flirtare con gli altri malati.
    Ecco, Herr Mann, io concludo queste mie povere noterelle dicendole che se penso a certe opere contemporanee alla sua Montagna (ma anche a Sue opere abbondantemente precedenti a codesta Montagna!... che ne è stato della perfezione del magnifico Buddenbrook?) mi sembra che Lei si sia ritirato lassù, nella sua sterile Ironia Montanina, mentre altri autori se ne sono rimasti laggiù in basso, con il grugno (e non solo quello) ben affondato nell'umanità... ché, per coglierne la grandezza di questa umanità sofferente, bisogna starsene giù insieme ad essa, non distaccarsene e osservare tutto dall'alto.

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    L'invernale Quinlan said on Jan 16, 2012 about the Others edition | 8 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Frate Guglielmo, D'Annunzio e altre personali considerazioni sparse sul capolavoro di Mann

    Attenzione, perché ho la presunzione di contraddire nientemeno che l'autore stesso sul senso del romanzo, nonché di riscrivere alcune parti che ho gradito poco.

    Il senso dell'opera: Mann ne parla nella "Lezione agli studenti di Princeton", in appendice alla fine del romanzo. Facendo sua un'idea de ... (continue)

    Attenzione, perché ho la presunzione di contraddire nientemeno che l'autore stesso sul senso del romanzo, nonché di riscrivere alcune parti che ho gradito poco.

    Il senso dell'opera: Mann ne parla nella "Lezione agli studenti di Princeton", in appendice alla fine del romanzo. Facendo sua un'idea del critico Herman Weigand, sostiene che "La Montagna Incantata" sarebbe da inserire nella tradizione delle Quester Legend, i romanzi sulla ricerca del Graal. Castorp sarebbe un Quester Hero, un giovane ingenuo, curioso, alla ricerca di qualcosa.

    Ecco il punto: a me Castorp, più che un Quester sembra uno Sleeper. Recatosi a Davos per trovare se stesso? Per quello avrebbe potuto arruolarsi nella Legione Straniera, con maggior profitto per se stesso e per il lettore. Castorp non vuole cercare alcunché ma obliare tutto: la sua famiglia, il suo lavoro, il suo ruolo, se stesso. Chi cerca si agita, si dispera; al contrario Castorp resta passivo, in attesa. Dorme sette anni finché (BUM!) scoppiata la guerra, si sveglia e torna al piano.

    Buona parte del romanzo è occupato dai dialoghi tra Naphta e Settembrini. Estremi e contraddittori, condotti per puro spirito sportivo, ben lungi dal condurre ad azioni concrete, questi dialoghi sono pure chiacchere da bar. Del resto si svolgono nei migliori bar della regione. Niente di male ma, tutto un po' ridondante e, alla lunga, noioso.

    Cosa sarebbe "Il nome della rosa" se frate Guglielmo e Jorge se ne stessero tutto il tempo al bar a discutere dell'esistenza della rosa ideale? (-Esiste! -Ma và, è soltanto una parola! -Ti dico che esiste perdavvero! -Ma che cazzo dici: in nomine stat rosa pristina! -Parla come mangi, cretino!).
    Poi alla fine del romanzo, ma proprio alla fine, Jorge per ripicca brucia la biblioteca. Bello eh?

    Naphta, che delusione. Innanzitutto, il fatto che si suicidi fa di lui un misero infelice che cede finalmente alla depressione. Altro che Grande Misantropo!
    Naphta è depotenziato dall'essere tanto misantrop senza avere un briciolo di fascino.
    Mann conosceva bene Gabriele D'Annunzio. Il Vate sarebbe stato perfetto nel ruolo di Naphta: decadente, dandy, appassionato di oriente e misticismo, attratto dal bel gesto e dalla Morte. D'Annunzio, al contrario di Naphta, aveva fascino da vendere: avrebbe reso più incerto il duello verbale e avrebbe messo seriamente in pericolo l'anima del pupillo della vita.

    Non riesco a togliermi dalla testa questa scena: D'Annunzio, ferito nel duello, ghigna a Settembrini il quale, pistola fumante alla mano, piange incredulo: "Cosa ho fatto! Cosa ho fatto!".
    Sei stato sedotto dall'irrazionale, pirla! Hai perso, ha trionfato la morte!
    (Troppo tardi per rifarlo così, eh Thomas?)

    Non vorrei essere frainteso: Mann è un grande scrittore e anch'io ho notato almeno quattro momenti sublimi e ispiratissimi: il primo dialogo con la Chauchat, la gita sugli sci con visione onirica nella tormenta, l'apparizione di Joachim e lo struggente capitolo finale, in cui Hans Castorp corre in mezzo ai soldati sventrati dalle granate, canticchiando "Der lindenbaum":

    Alla fontana davanti al cancello
    sorge un tiglio
    nella sua ombra ho fatto
    tanti dolci sogni
    Ho scavato nella sua corteccia
    Più di una parola d'amore;
    Nella gioia e nel dolore
    Mi sono sempre rifugiato sotto di esso.

    http://www.youtube.com/watch?v=jyxMMg6bxrg

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    ferrigno said on Feb 4, 2012 | 9 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Un mese. Ci ho messo un mese esatto a scalare questa "montagna".
    E come si scala una montagna? Dandosi degli obiettivi minimi, tipo quello di affrontare almeno dieci pagine al giorno.
    Un romanzo stupendo, davvero. Maestosamente lento, amabilmente noioso come la vita stessa lo è ogni tanto per quasi ... (continue)

    Un mese. Ci ho messo un mese esatto a scalare questa "montagna".
    E come si scala una montagna? Dandosi degli obiettivi minimi, tipo quello di affrontare almeno dieci pagine al giorno.
    Un romanzo stupendo, davvero. Maestosamente lento, amabilmente noioso come la vita stessa lo è ogni tanto per quasi tutti,
    un completo racconto ambientato in un mondo che è svanito; ed appartenendo al passato, non ci è ormai più familiare.
    Eppure, e qui sta la maestrìa di Mann, così perfetto nel farci entrare nell'ottica di quel tempo mettendoci a nostro agio.
    E quando si scala una determinata montagna? Quando, avendola studiata ed osservata per diverso tempo, si percepisce
    dentro la giusta disposizione d'animo per muoversi, incamminandosi verso la vetta; se avessi provato a leggerlo solo qualche anno
    fa non ce l'avrei mai fatta, non ero pronto per questa impresa. Ora sì. Che capolavoro.
    (Ora sono pronto per affrontare "Guerra e pace")

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    robxyz said on Feb 8, 2012 | 5 feedbacks

  • Può esser letto con più chiavi di lettura (non per niente l'autore propone di rileggere il libro). Tutte le strade portano però ad una medesima conclusione: Mann rimarrà eternamente nella storia della letteratura universale.

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    Viandante Jan said on Feb 10, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    L'uomo di Weimar alla ricerca del Graal sull'Olimpo

    opera grandiosa e complessa, si presta a molti piani di lettura e a svariate considerazioni filosofiche, politiche e storiche.... Personalmente la chiave che ho trovato è stata nel vederla come un viaggio simbolico (ma non dichiaramente allegorico) dell'uomo piccolo e mediocre in alto, verso un'Oli ... (continue)

    opera grandiosa e complessa, si presta a molti piani di lettura e a svariate considerazioni filosofiche, politiche e storiche.... Personalmente la chiave che ho trovato è stata nel vederla come un viaggio simbolico (ma non dichiaramente allegorico) dell'uomo piccolo e mediocre in alto, verso un'Olimpo senza tempo staccato dal mondo reale della pianura dove incontra molti personaggi che mi sono sembrati quasi dei greci:
    Joachim un Marte fiaccato; Behrens uno Zeus che tutto controlla e governa e che trattiene l'uomo anche contro la sua volontà; la Chaucat una Venere sfuggente; Settembrini una Minerva illuminista e pedagoga; Pepperkorn un Dioniso vitale, anti-dialettico uscito quasi dalle pagine di Nietzsche, Krokowski un Plutone psicompompo che guida verso il mondo dei morti. In parte anche romanzo di iniziazione, la narrazione dell'uomo alla ricerca del Graal (come indicato dallo stesso Mann nella lezione a Princeton riportata in fondo al libro) in un luogo fuori del tempo e fuori del mondo e che si conclude con la devastante marea del mondo che si riappropria di Castorp, costretto a scegliere la strada di Marte nell'esplosione della Grande Guerra...

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    Habemus_Professor_Apicellam said on Jan 26, 2012 | 3 feedbacks

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