La montagna magica

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (I Meridiani)

4.3
(2451)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1422 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Portoghese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Polacco , Giapponese , Svedese

Isbn-10: 880459425X | Isbn-13: 9788804594253 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni ; Curatore: Luca Crescenzi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Filosofia

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Descrizione del libro
È questo il secondo atto dell'impresa di ritraduzione della narrativa manniana avviata nel 2007 da “Romanzi” vol. I (“I Buddenbrook” e “Altezza reale”). Con il titolo “La montagna incantata”, il capolavoro di Mann, uscito a Berlino nel 1924, venne tradotto in Italia nel 1932 e poi da Ervino Pocar nel 1965 per la collana «Classici Contemporanei stranieri»; da allora è disponibile soltanto in quest'ultima traduzione. Con la pubblicazione del Meridiano, il romanzo di Mann - una vera e propria “opera-mondo” - ritorna finalmente in catalogo in una nuova traduzione corredata, per la prima volta, di un vasto commento analitico, indispensabile viatico per penetrarne la complessità anche filosofica. La traduzione - di Renata Colorni, magistrale traghettatrice dell'opera di Freud presso il pubblico italiano a partire dagli anni Settanta oltre che traduttrice di numerose e importanti opere della narrativa tedesca - grazie all'attenzione tutta nuova verso i suoi caratteri linguistici distintivi restituisce al dettato manniano la sua caleidoscopica unicità. La curatela è di Luca Crescenzi, autorevole voce della germanistica italiana, che oltre al ricco e aggiornatissimo commento firma anche una introduzione che si affianca allo scritto dello studioso tedesco Michael Neumann.
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  • 5

    NECESSARIE PREMESSE:
    1) leggo l'opera tradotta da Ervinio Pocar;
    2) adoro il titolo "La montagna incantata";
    3) mi riservo di leggere la traduzione di Renata Colorni e accetto di buon grado il nuovo t ...continua

    NECESSARIE PREMESSE:
    1) leggo l'opera tradotta da Ervinio Pocar;
    2) adoro il titolo "La montagna incantata";
    3) mi riservo di leggere la traduzione di Renata Colorni e accetto di buon grado il nuovo titolo " La montagna magica" non tanto per rendere giustizia all'aggettivo magica presente nel titolo in lingua originale, quanto perché magica mi strappa un sorriso che inonda in egual misura la mia anima,
    4) fingo di non sapere ciò che so e molto non so e non ho capito, per azzardare una mia lettura.

    CAPTATIO BENEVOLENTIAE (è necessaria)
    Scrivere qualcosa all'altezza di questa opera è come scalare un ottomila. L'impresa non si può azzardare e non è nemmeno alla portata di tutti.
    Perché lo faccio, allora?
    Tento l'azzardo?
    Sicuramente. Chiedo venia in anticipo.

    In realtà covo questi pensieri già da un periodo di tempo ormai fagocitante e allora provo a liberarli e a liberarmi inondando voi come Mann ha fatto con me. Piero Citati mi ha fatto ridere parecchio quando, in un suo articolo su "Repubblica" del 3 novembre 2010, ha ammesso di non amare "le innumerevoli nozioni e idee che la sua regale cornucopia rovescia sopra il nostro capo indifeso". Io invece le ho adorate e mi sento così piccola.
    Leggerò l'opera inseguendo un'immagine e cercando di lasciarla in termini utili a voi. Davvero, non è possibile fare altro se non dedicare molto tempo al suo studio e rileggerlo ,il romanzo, per cogliere anche i corposi rapporti tra forma e contenuto.
    E allora torniamo all'ottomila...

    Chi va in montagna, soprattutto ad alte quote, sa quanto sia INDISPENSABILE, ASSOLUTAMENTE NECESSARIO, DI VITALE IMPORTANZA, fare un corretto acclimatamento.
    Dunque questo libro parla di montagna?
    Anche, ma di una montagna incantata che è la vita e alla quale , tutti, dovremmo acclimatarci.
    E, come sanno bene quelli che vivono l'esperienza montagna, ma anche i meno fortunati, quelli che vivono solo la vita, senza la montagna, di fondamentale importanza è il tempo, vuoi quello strettamente meteorologico, vuoi quello necessario per fare certe esperienze, vuoi quello da calcolare per eventuali ascensioni e ritorno. Tutti sanno, però, in fin dei conti, che il tempo non conta e che la dimensione cercata è un' altra.
    E allora la vita non è forse scandita dalla dimensione temporale che le è poi completamente aliena?
    Nasci, vivi , muori. Conti, nel frattempo, minuziosamente i giorni, i mesi, i primi anni via via fino a smettere di contarli per poi tornare, orgogliosamente a sbandierarli, i tuoi anni, il tuo tempo, se lo hai vissuto bene. Ma il pensiero che il tempo sia poi indeterminabile ritorna in vita e lo fa proprio in prossimità del limitare di quella vita , unica dimensione temporale che conosciamo ma che non possiamo in fondo calcolare.
    E allora l'invito è quello di trascorrerlo il tempo, come Castorp, il protagonista, accettando quello che viene, portando avanti il necessario acclimatamento.
    "Dio mio, com'è bella la vita!"
    "La vita è un'istituzione quasi favolosa la quale ci rende felici"
    E allora, dopo questa lettura corposa, accogliamo la vita e affrontiamola anche da un piano più alto, da una veranda non sempre soleggiata, da una posizione anche orizzontale e contemplativa che questo romanzo ha saputo, in me, rinnovare.

    ha scritto il 

  • 2

    Un consiglio: risparmiatevelo. Fatevi un favore

    Beh che dire, da un mattone del genere ci si aspetta il mondo. Invece, tutti i fatti e tutta la filosofia che vengono scambiati fra i vari personaggi sono fini a loro stessi, a mio riguardo senza alcu ...continua

    Beh che dire, da un mattone del genere ci si aspetta il mondo. Invece, tutti i fatti e tutta la filosofia che vengono scambiati fra i vari personaggi sono fini a loro stessi, a mio riguardo senza alcun appiglio di tipo istruttivo, o per lo meno utile. A ciò ce ne si rende conto dalla seconda metà in poi, quando dopo centinaia di pagine la storia rimane grossomodo in stallo.
    Io, per esempio, mi aspettavo un racconto che narrasse di una crescita della saggezza del protagonista (quasi in stile Siddharta), ma invece non avviene niente di tutto ciò.
    Rimango del parere che un libro deve innanzitutto ed in qualsiasi modo saper intrattenere, indi per cui assegno 2 stelle (solo per l'alto livello di scrittura, altrimenti avrebbe meritato anche meno).

    ha scritto il 

  • 5

    Un'altra vita occorrerà

    Oggi ho ricevuto un feedback a una recensione che scrissi nel 2014 sul romanzo Il cardellino. Era una stroncatura. Ma rileggendola stasera ho notato che proprio al principio dell'ultimo capoverso c'e ...continua

    Oggi ho ricevuto un feedback a una recensione che scrissi nel 2014 sul romanzo Il cardellino. Era una stroncatura. Ma rileggendola stasera ho notato che proprio al principio dell'ultimo capoverso c'era un errore ortografico. Avevo scritto "un'ulteriore segnale" con l'apostrofo.
    Probabilmente nel 2014 conoscevo già le fondamenta delle regole grammaticali e si trattò di un refuso, o più facilmente avrò mutato la parola in corso e magari sostituito "ennesima" con "ulteriore" dimenticando di eliminare l'apostrofo. Però è stato fastidioso leggerlo, perché quella recensione era una stroncatura del romanzo, e se scrivi una stroncatura devi farlo utilizzando un italiano corretto al 100%.
    Certo, si dovrebbe scrivere correttamente anche quando si scrive la lode a un romanzo, ma su una stroncatura è proprio indispensabile farlo bene. Altrimenti non sei credibile. La gente pensa, ma chi è questo stronzo che si permette di stroncare un premio Pulitzer e fa strafalcioni del genere? Almeno, io lo penserei.
    E' più difficile stroncare che lodare. Non solo per questo motivo.
    La critica negativa è la più tersa arma della ragione contro le potenze delle tenebre e della bruttezza, La critica negativa è lo spirito della critica, e la critica è l'origine del progresso e della civiltà.
    Bisogna saperlo fare, e ci vuole stoffa.
    Ora io invece sono qui a tentare di scrivere un commento positivo alla Montagna incantata (oggi, magica) che la prima volta che lo lessi non mi convinse molto.
    Quindi forse il modo migliore per lodare il romanzo di Mann sarebbe quello di stroncare il mio primo parere negativo. Non un caso così eccezionale: infatti, qualche anno fa ricordo d'aver letto sul New York Times una stroncatura all'ultimo romanzo di Pynchon e due giorni dopo un'altra giornalista dello stesso giornale stroncava la stroncatura del suo collega lodando sperticatamente il romanzo di Pynchon.. Ma attenzione, questo è ciò che può capitarti solamente quando stronchi un grande scrittore. Che lo stesso giornale per cui lavori ti contraddica, o come più modestamente nel mio caso, che tu stesso ti contraddica.

    Quando lessi anni fa La montagna incantata lo trovai piacevole ma solo a tratti. Mi sembrava tutto eccessivamente simbolico. La lingua di Mann a volte, addirittura stridula. Riletto oggi, mi è sembrato invece un romanzo meraviglioso. Mi è sembrato d'essere stato io durante la mia prima lettura paragonabile a Hans Castorp quando giunge a Davos. Ignaro del diverso scrorrere del tempo finché non mi è capitato di vivere esperienze per cui il tempo ha iniziato a scorrere a un ritmo e a una velocità diversa. Ignaro della malattia finché la malattia non è venuta a farmi visita da vicino.
    In realtà La montagna di Mann è un'opera enciclopedica soprattutto dal punto di vista dello spettro emotivo, perché contiene lunghe conversazioni sull'amore, sulla malattia, sul dolore, sulla gioia di vivere; oltre a quelle di carattere più filosofico.
    La montagna incantata, ho scoperto adesso, è il vero romanzo di formazione. Una formazione che non si esaurisce con la maturità del protagonista, ma con l'esistenza del lettore; quando man mano che avanziamo verso il capolinea e le persone, le cose che sono appartenute al nostro mondo, lentamente sono destinate a svanire, - come svaniscono le persone e le cose della pianura nella nebbia che nasconde i monti dove sorge il sanatorio di Davos - , e quella nebbia diventa uno specchio interiore che avvolge i nostri pensieri, donandoci un piacevole senso di stordimento, di ebbrezza. Mentre il tempo continua a mutare, e mutano le nostre opinioni, i contorni si confondono, il tempo passa, la nebbia ci avvolge, una tempesta di neve ci fa smarrire la strada.
    Ma la strada perduta è avvolta nella dolcezza accecante del bianco.

    ha scritto il 

  • 5

    I
    L'uomo non vive soltanto la sua vita personale come individuo, ma - cosciente o incosciente - anche quella della sua epoca e dei suoi contemporanei, e qualora dovesse considerare dati in modo assolu ...continua

    I
    L'uomo non vive soltanto la sua vita personale come individuo, ma - cosciente o incosciente - anche quella della sua epoca e dei suoi contemporanei, e qualora dovesse considerare dati in modo assoluto e ovvio i fondamenti generali e obiettivi della sua esistenza ed essere altrettanto lontano dall'idea di volerli criticare quanto lo era in realtà il buon Castorp, è pur sempre possibile che senta vagamente compromesso dai loro difetti il proprio benessere morale. Il singolo può avere di mira parecchi fini, mete, speranze, previsioni, donde attinge l'impulso ad elevate fatiche e attività; se il suo ambiente impersonale, se l'epoca stessa, nonostante l'operosità interiore, è in fondo priva di speranze e prospettive, se furtivamente gli si rivela disperata, vana, disorientata e al quesito formulato, coscientemente o no, ma pur sempre formulato, di un ultimo significato, ultrapersonale, assoluto, di ogni fatica e attività, gli oppone un vacuo silenzio, ecco che proprio nel caso di uomini dabbene sarà quasi inevitabile un'azione paralizzante di questo stato di cose, la quale, passando attraverso il morale psichico, finisce con l'estendersi addirittura alla parte fisica e organica dell'individuo. [p. 29]

    ...destinée pour l'anatomie du tombeau, et laisse-moi périr... [p. 320]

    II
    Guarda!... Il tempo è bello. [da Neve, pp. 437-465]

    ha scritto il 

  • 5

    Ho scalato la montagna!

    Mi sono "avventurata"... illusa che fosse fatica facile arrivare alla meta. Ho scoperto, invece, che può dare le vertigini!
    Bisogna procedere con ritmi lenti; bisogna acclimatarsi all' altezza; l' ar ...continua

    Mi sono "avventurata"... illusa che fosse fatica facile arrivare alla meta. Ho scoperto, invece, che può dare le vertigini!
    Bisogna procedere con ritmi lenti; bisogna acclimatarsi all' altezza; l' aria è rarefatta è i sentieri talvolta sembrano riportare indietro al punto già percorso. Ma mai perdersi d' animo ( è il mio motto ) e si avanza, passo dopo passo, nel tempo che dilata o restringe la sua consistenza e dimensione.
    Ah questo grande mistero che è il tempo!
    Nell' enclave della Montagna incantata il fluire "normale" del tempo di "pianura" obbedisce a tutt' altri ritmi prendendo quasi la dimensione di un unico presente.
    Ma ecco arrivare alla meta, all' ultima svolta di questo luogo speciale, scrigno di "molte cose insieme", in cui la visione della realtà si fa simbolo e metafora delle inquietudini del vivere umano.
    "Lassù", nella magica atmosfera delle Alpi svizzere, dove è situato il sanatorio cosmopolita di Davos, specchio della società borghese del tempo, si tesse un ricco intreccio di temi, non solo culturali, e di riflessioni che seguono traiettorie binarie: il mondo dell' anima e del pensiero e il mondo materiale, concreto.
    Un mosaico di tesi, di posizioni contrastanti, animano le conversazioni degli ospiti-pazienti che riprendono quelle espresse dagli intellettuali- filosofi del primo Novecento e che qui sono veicolati da singolari personaggi, come l' italiano Settembrini e il gesuita Naphta, l' uno speculare all' altro, interpreti di due diverse visioni del mondo.
    il primo, massone e umanista, letterato di vasta cultura, si definisce un rivoluzionario della ragione.
    "Cercava la morale nella ragione e nella virtù" e parlava sotto forma di "allusioni mitologiche"
    Il secondo spicca per il suo cinismo, l' inflessibilità, la radicalità delle idee; è anticapitalista e rivoluzionario della conservazione.
    Entrambi, "avversari nello spirito", colgono ogni occasione per incrociare la lama delle idee" combattendo interminabili, talvolta estenuanti duelli verbali, confutando punto su punto l' uno le affermazioni dell' altro. Le loro intense e reiterate dispute, non fine a se stesse, sono indirizzate ad uno spettatore, in particolare, al giovane protagonista, Hans Castorp, la cui anima Settembrini con il piglio del pedagogo vuole illuminare, mettendolo in guardia dall' idee dell' altro, considerate oscurantiste.
    Hans, uomo di "pianura" incarna perfettamente la borghesia tedesca. E' persona semplice che pare rasentare la mediocrità, ma ha un pregio: è curioso di sapere..."placet experiri". Cade quindi nel cerchio fascinoso di Settembrini e Naphta; li segue con interesse sempre maggiore senza fare però una scelta precisa tra le dotte affermazioni dell' uno e dell' altro.
    "Lassù", Hans inizia un suo percorso, allargando e approfondendo conoscenze in vari campi. Incontra l' amore negli occhi chirghisi di Madame Chauchat che gli addolcisce la solitudine dell' anima; fa lì esperienza della malattia confrontandosi con la morte che gli è stata spesso compagna; alimenta l' amicizia, non solo di chi lo affascina con la teoria edonistica della vita, ma anche di chi porta i segni terminali della malattia.
    "Lassù", nel silenzio della natura, splendidamente descritta da Mann, Hans tenta di emanciparsi in una sfida con se stesso; prova a trovare la risposte alle sue domande, a scrollarsi i dubbi, a trovare un suo equilibrio tra circostanze interiori e circostanze esterne.
    Fino a quando questo stato si manterrà pieno e stabile?
    Lo seguiamo commossi questo "figlio della pace", questo "pupillo della vita" nel momento in cui "si vide disincantato, redento, liberato" mentre rimbomba "il colpo di tuono che tutti sappiamo, l' assordante scoppio dello sciagurato miscuglio di stupidità e irritazione, accumulato da molto tempo... il quale scrollò le fondamenta della terra..., il tuono che spacca la montagna magica".
    Il tuono che spazzerà via i mondi dei nostri duellanti per far posto alla rivoluzione( ! ? ).
    Molto ci sarebbe da dire sulla bella prosa, che scorre lenta, ma poi, a volte, ti fa sussultare per la fine ironia; sulla profondità dell' indagine psicologica e la ricchezza dei dettagli!
    Ma la mia scalata alla Montagna si ferma qui, con la certezza che il soggiorno di Hans, prolungatosi per sette lunghi anni, lascerà una traccia profonda.

    ha scritto il 

  • 3

    Una montagna difficile da scalare

    Conosciuto - soprattutto per il dualismo Naphta-Settembrini - ma mai terminato. Ci sarà stata una ragione, no? Lungo, lunghissimo, è un'opera- mondo, o meglio un'opera monstre. In realtà, non è un sol ...continua

    Conosciuto - soprattutto per il dualismo Naphta-Settembrini - ma mai terminato. Ci sarà stata una ragione, no? Lungo, lunghissimo, è un'opera- mondo, o meglio un'opera monstre. In realtà, non è un solo romanzo, bensì più romanzi tenuti insieme dallo stesso protagonista, quell'Hans Castorp, ospite prima sano poi inevitabilmente malato di una casa di cura per tubercolotici (alla vigilia del primo conflitto mondiale).
    La parte satirica è la meno resistente all'usura del tempo, forse perché non è nelle corde di Mann. Meglio le pagine finali dove gli eventi precipitano nelle storie dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Bellissima lettura:le avventure di un giovane che si trova suo malgrado bloccato in un luogo al di là del tempo e dello spazio.Il sanatorio rappresenta un'isola felice dove pochi possono accedere e mo ...continua

    Bellissima lettura:le avventure di un giovane che si trova suo malgrado bloccato in un luogo al di là del tempo e dello spazio.Il sanatorio rappresenta un'isola felice dove pochi possono accedere e molti se ne trovano invischiati.in questo luogo non luogo il protagonista verra' in contatto con l'amicizia,l'amore e in fondo anche alla vita stessa.l'esperienza accumulata nel corso della permanenza in sanatorio non basterà ad evitare lo scoppio della grande guerra e niente potrà salvarlo.una volta tornato in pianura nulla sarà come prima e questo segnerà la sua fine.

    ha scritto il 

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