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La morte a Venezia

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 42

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(4547)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo , Catalano , Portoghese , Svedese , Danese , Ceco

Isbn-10: 8481305383 | Isbn-13: 9788481305388 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Philosophy

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Descrizione del libro
Uscito nel 1912, questo perfetto romanzo breve è considerato unanimemente uno dei vertici della straordinaria produzione narrativa di Thomas Mann. Lo struggimento dell'artista che insegue una forma assoluta di Bellezza, e che quindi è costretto da anelare al proprio sfacelo fisico e spirituale, in quanto creatura fatalmente limitata e caratterizzata da una insuperabile imperfezione, aleggia nelle atmosfere livide di una Venezia fantasmatica e inafferrabile, ove il famoso scrittore Gustav Aschenbach va a passare alcuni giorni spinto da un misterioso impulso. Qui egli si imbatte in Tadzio, un bellissimo adolescente che pare incarnare in tutto e per tutto i canoni neoclassici che hanno sempre informato la sua letteratura. E a quel sogno di bellezza Gustav si consegna interamente, arrivando a coprirsi di ridicolo pur di attirare l'attenzione del ragazzo, in un parossistico crescendo di torbida e autodistruttiva attrazione. Finché, in una città spopolata da un'epidemia di colera, lo scrittore morirà dolcemente sulla spiaggia del Lido, con negli occhi Tadzio che con un gesto pare indicargli un lontano orizzonte di salvezza. Per un vero miracolo della scrittura, La morte a Venezia riesce a fondere in un'unità indivisibile le più alte riflessioni sull'arte e sull'idea del bello con lo scavo introspettivo in una psiche sofferente e con la plastica raffigurazione di ambienti e paesaggi, popolati da figure di contorno schizzate in pochi tratti di eccezionale vivezza: è il miracolo della grande letteratura, capace di rinnovarsi ogni volta per significare all'infinito la difficoltà della condizione umana.
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  • 4

    Strano

    Libro particolare, con una trama molto lieve. E' una lettura infatti che si basa sulla descrizione della psicologia del protagonista e un poco anche sui luoghi descritti, cioè Venezia. Un'infatuazione di un uomo adulto per un giovane, con cui scambia soltanto qualche sguardo.

    ha scritto il 

  • 4

    (Premetto, rileggendo la mia recensione, mi sono resa conto che è un po’ confusionaria, spero di rendere l’idea)


    Allora, partiamo dal fatto che questo libro, per quanto sia lungo poco più di novanta pagine, se non viene letto con la dovuta attenzione è facile perdercisi dentro. Però c’è an ...continua

    (Premetto, rileggendo la mia recensione, mi sono resa conto che è un po’ confusionaria, spero di rendere l’idea)

    Allora, partiamo dal fatto che questo libro, per quanto sia lungo poco più di novanta pagine, se non viene letto con la dovuta attenzione è facile perdercisi dentro. Però c’è anche da dire che, capite le prime pagine poi (Parlo della traduzione, non della storia in sé, che poi quella è molto semplice da capire) è tutto in discesa, in sostanza bisogna prenderci un po’ la mano. Comunque, non so poi, se in tedesco sia così, diciamo, complicato.

    Trama semplice, racconto breve, dal titolo già si sa di cosa tratterà il libro. Ambientazione : una Venezia di un anno non vicino al nostro (ahaha, detta così fa capire molto; nella prima pagina viene detto: “….in un pomeriggio di primavera di quell’anno 19….”), anzi in realtà all’inizio del libro ci troviamo a Monaco di Baviera, ma comunque, in sostanza il protagonista, uno scrittore di cinquant’anni decide di andare in vacanza a Venezia, (c’è più sostanza nel libro, io non mi dilungo) nell’albergo dove alloggia “incontra” (tra virgolette perché per tutto il libro lo guarda, ma mai si parleranno) un ragazzino, del quale poi si invaghirà, taglio corto perché potrei rovinare il libro a chi ancora non l’ha letto. Ci sono due cose però che mi preme dire in particolar modo. La prima. Verso la fine del libro, lo scrittore o il solitario, come viene definito, si chiede cosa penserebbero di lui e della sua vita i suoi antenati, che a differenza sua, non si sarebbero mai permessi o immaginati di vivere a quel modo e pensare cose che lui invece pensa e, mentre leggevo pensavo a quante sono le cose che negli anni (nei secoli) sono cambiate. La seconda. Ci sono rarissimi dialoghi, e il libro si presenta sostanzialmente descrittivo, ma non descrizioni pensanti, lunghe o noiose, diciamo essenzialmente giuste. Una cosa però ti fa capire appunto che, è durante la lettura, bisogna prestare almeno un po’ di attenzione. Quando lui osserva il cielo o in altre situazioni, racconta ciò che (forse, probabilmente) gli Dei stanno facendo in quel momento, (forse ho interpretato male io la lettura) ecc. Queste brevi (ma poi, abbastanza lunghe) descrizioni, se non si fa attenzione, ti portano un po’ fuori strada, nel senso che, si rischia, ad un certo punto della lettura, di chiedersi “Ma come ci siamo arrivati qui? Cos’è che stava facendo il protagonista?”.

    Concludendo, credo che Mann vada letto, un qualsiasi libro, però diciamo che se non si vuole scavare troppo a fondo, e dire giusto “Sì, anch’io ho letto qualcosa di quel famoso scrittore tedesco”, questo piccolo libretto, potrebbe essere quello giusto.

    Aggiungo un piccolo particolare, ho amato le descrizioni delle scene nelle quali lui viaggia in gondola per spostarsi da una parte all’altra, perché leggendo quelle poche righe, ci si sente come se l’acqua stesse cullando anche noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Verrà il tempo...

    Verrà il tempo di rileggerlo.
    Il mio primo libro.
    Lo ricordo distante, delicato, in rovina.
    Però se non siete informati sulla trama e non vi rapportate mentalmente con il contesto, lasciate perdere poiché non ne vedreste la bellezza ma avrete bensì un libro per accumulare polvere.
    Alle volte occo ...continua

    Verrà il tempo di rileggerlo. Il mio primo libro. Lo ricordo distante, delicato, in rovina. Però se non siete informati sulla trama e non vi rapportate mentalmente con il contesto, lasciate perdere poiché non ne vedreste la bellezza ma avrete bensì un libro per accumulare polvere. Alle volte occorre una preparazione per leggere un libro, che sia la lettura della bio dell'autore o informazioni sul libro stesso. Questo libro è uno di quelli, a mio avviso.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho riletto la morte a Venezia per la terza volta perchè mi ricorda le atmosfere decadenti ma affascinanti delle letture precedenti. Da questo punto di vista, la trama può anche essere considerata secondaria. Il personaggio principale, Gustav von Achenbach, diventa quasi ridicolo quando si mette a ...continua

    Ho riletto la morte a Venezia per la terza volta perchè mi ricorda le atmosfere decadenti ma affascinanti delle letture precedenti. Da questo punto di vista, la trama può anche essere considerata secondaria. Il personaggio principale, Gustav von Achenbach, diventa quasi ridicolo quando si mette a seguire l'oggetto della sua ammirazione per le strade di Venezia, e addirittura grottesco quando si sottopone ad un trattamente cosmetico e si tinge i capelli per cercare di attrarre la sua attenzione. Nonostante questo e le difficili divagazioni sulla filosofia dell'arte che ogni tanto appaiono, la Morte a Venezia può essere considerata un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    I read Death in Venice for the third time because it remembers me the decadent but alluring atmosphere that it evoked in the previous readings. From this point of view the plot itself can even be considered of lesser importance. The main character of the story, Gustav von Achenbach, risks to beco ...continua

    I read Death in Venice for the third time because it remembers me the decadent but alluring atmosphere that it evoked in the previous readings. From this point of view the plot itself can even be considered of lesser importance. The main character of the story, Gustav von Achenbach, risks to become rather ridiculus when he starts to go after his object of admiration through the streets of Venice, and even grotesque when he undergoes a cosmetique treatment to try to draw his attention. Despite this and the occasional divagations on the philosophy of art, which are a little difficult to follow, Death in Venice can well be regarded as a masterpiece.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutto per la bellezza

    «La solitudine fa maturare l’originalità, un bello originale e inquietante, la poesia. Ma la solitudine fa maturare anche il contrario, lo sproporzionato, l’assurdo e l’illecito».


    Perché scrivere di La morte a Venezia oggi, a oltre 100 anni dalla sua pubblicazione? Innanzitutto perché, su ...continua

    «La solitudine fa maturare l’originalità, un bello originale e inquietante, la poesia. Ma la solitudine fa maturare anche il contrario, lo sproporzionato, l’assurdo e l’illecito».

    Perché scrivere di La morte a Venezia oggi, a oltre 100 anni dalla sua pubblicazione? Innanzitutto perché, su questo blog non è tanto delle novità editoriali quanto di tutto ciò che racconta la morte che voglio dar conto. E poi perché sono tanti i libri “classici” che ho lasciato indietro e che sto tenendo da parte per una fantomatica età della pensione, ma ogni tanto uno di questi lo faccio passar prima. Non si sa mai… E infine perché questo libro mi è stato regalato, in una vecchia edizione Feltrinelli del 1965, da un caro amico che ha messo insieme tre signori titoli di argomento mortifero. Scrivo della morte a Venezia per la stessa ragione per cui lo leggo. Perché è lì, e perché sento che è il suo momento. [per leggere tutta la recensione, vai qui: http://salonedellutto.com/2014/09/23/la-morte-a-venezia/]

    ha scritto il 

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