La morte a Venezia

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 42

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(4623)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo , Catalano , Portoghese , Svedese , Danese , Ceco

Isbn-10: 8481305383 | Isbn-13: 9788481305388 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Filosofia

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Descrizione del libro
Uscito nel 1912, questo perfetto romanzo breve è considerato unanimemente uno dei vertici della straordinaria produzione narrativa di Thomas Mann. Lo struggimento dell'artista che insegue una forma assoluta di Bellezza, e che quindi è costretto da anelare al proprio sfacelo fisico e spirituale, in quanto creatura fatalmente limitata e caratterizzata da una insuperabile imperfezione, aleggia nelle atmosfere livide di una Venezia fantasmatica e inafferrabile, ove il famoso scrittore Gustav Aschenbach va a passare alcuni giorni spinto da un misterioso impulso.
Qui egli si imbatte in Tadzio, un bellissimo adolescente che pare incarnare in tutto e per tutto i canoni neoclassici che hanno sempre informato la sua letteratura. E a quel sogno di bellezza Gustav si consegna interamente, arrivando a coprirsi di ridicolo pur di attirare l'attenzione del ragazzo, in un parossistico crescendo di torbida e autodistruttiva attrazione. Finché, in una città spopolata da un'epidemia di colera, lo scrittore morirà dolcemente sulla spiaggia del Lido, con negli occhi Tadzio che con un gesto pare indicargli un lontano orizzonte di salvezza.
Per un vero miracolo della scrittura, La morte a Venezia riesce a fondere in un'unità indivisibile le più alte riflessioni sull'arte e sull'idea del bello con lo scavo introspettivo in una psiche sofferente e con la plastica raffigurazione di ambienti e paesaggi, popolati da figure di contorno schizzate in pochi tratti di eccezionale vivezza: è il miracolo della grande letteratura, capace di rinnovarsi ogni volta per significare all'infinito la difficoltà della condizione umana.
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    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Ora si va in Brasile a cercare i ragazzini; prima a Venezia. ...continua

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Ora si va in Brasile a cercare i ragazzini; prima a Venezia.

    ha scritto il 

  • 2

    Commento all'audiolibro

    Noioso. Non mi è piaciuta per nulla la lettura di Massimo Popolizio, sempre vagamente ammiccante dall'inizio alla fine, vecchia e trombonesca, per nulla naturale, impostatissima.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Capolavoro!

    Questa è la storia di uno scrittore che per anni ha abitato in terra tedesca ma che poi quasi alla fine della sua vita sente l'impulso irresistibile di andare all'avventura. Così si reca a Venezia dov ...continua

    Questa è la storia di uno scrittore che per anni ha abitato in terra tedesca ma che poi quasi alla fine della sua vita sente l'impulso irresistibile di andare all'avventura. Così si reca a Venezia dove preso dai suoi cupi pensieri di morte e dalle riflessioni filosofiche e amorose, attende con decisione il giorno in cui quell'uomo sul carro di fuoco verrà a prenderlo.
    Drammatico ma appassionante, La morte a Venezia indaga sul dramma della vita e della morte, sul senso ultimo dell'esistenza senza dare una risposta finale al lettore e con lo stesso cipiglio di un autore introspettivo di prim'ordine.
    Venezia diventa solo simbolo dell'arte a cui lo scrittore ha reso i suoi servigi per anni, il resto, l'orrore della morte è già dentro di lui e si fa avanti a gomitate.
    Inoltre tra le righe è possibile leggere la sua ostilità nei confronti di un partito nazionalista tedesco e delle sue idee razziste prive di fondamento.
    Con questo ho superato il mio record personale: l'ho letto in quattro ore.

    ha scritto il 

  • 3

    Estetismo, decadenza, morale.

    Alle soglie della vecchiaia, un cuore austero e giudizioso parte in pellegrinaggio verso nuovi fervori, tardive vertigini, inesplorate avventure dei sensi. Una fuga dai troppi giorni sobri e assennati ...continua

    Alle soglie della vecchiaia, un cuore austero e giudizioso parte in pellegrinaggio verso nuovi fervori, tardive vertigini, inesplorate avventure dei sensi. Una fuga dai troppi giorni sobri e assennati, preda di una folle ansia giovanile che anela a lidi lontani.

    Un viaggio dolce e al contempo angoscioso, teso alla ricerca del bello, da parte di un uomo costantemente piegato nello sforzo di plasmare in parole la Grazia, a discapito di ogni ebbrezza, di ogni intima pulsione, sacrificando se stesso. E sarà la bellezza, in forma di un soave fanciullo, ad accendere nel suo animo consapevolezze sopite, travagli antichi e dolcissimi, immolati per tanti anni sull'altare dell'obbligo, del dovere, della fatica intellettuale. Sensazioni che ridestate si fanno amare, si tingono di taciti rimpianti, di un malinconico senso di perdita, di speranze impossibili, perché oramai grigi sono i suoi capelli, e stanco il suo viso.

    P.S.
    Mi rammarico di non riuscire a trattenere una nota di biasimo verso questo distinto signore senescente e il suo gioco di seduzione - ambiguo o innocente - con le apparenze della bellezza. E ahimè, non c'è richiamo alla Grecia Antica, a Socrate e Fedro o a Zefiro e Giacinto, che riesca a smorzare questi miei influssi da coscienza morale, probabilmente futili e limitanti, come in buona parte dimostra lo stesso Aschenbach di Mann.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Pedofilia

    No, la pedofilia è pedofilia. L'arte non giustifica un bel nulla. E non si tirino in ballo i greci e i romani. Se l'uomo si è evoluto un po' in duemila anni diamogliene atto. Qui si arriva al ridicolo ...continua

    No, la pedofilia è pedofilia. L'arte non giustifica un bel nulla. E non si tirino in ballo i greci e i romani. Se l'uomo si è evoluto un po' in duemila anni diamogliene atto. Qui si arriva al ridicolo con quel "ti amo" all'indirizzo di un bambino, rivoltante!!!
    Al di là dei contenuti è un libro invecchiato male, con uno stile troppo ampolloso.

    ha scritto il 

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