La morte a Venezia

Di

Editore: Rizzoli (Superclassici)

3.9
(4647)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo , Catalano , Portoghese , Svedese , Danese , Ceco

Isbn-10: 8817151270 | Isbn-13: 9788817151276 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 0

    Che Tazio l'abbia in gloria

    Lo incrociai a Venezia di sfuggita sul lido mentre lui, su una sdraio e col giornale sulle pudenda, puntava un biondino ancheggiante sulla sabbia.
    Qualche anno dopo, arrivata a Lubecca in interrail e ...continua

    Lo incrociai a Venezia di sfuggita sul lido mentre lui, su una sdraio e col giornale sulle pudenda, puntava un biondino ancheggiante sulla sabbia.
    Qualche anno dopo, arrivata a Lubecca in interrail e sacco in spalla, il colpo di fulmine.
    Mi portò in viaggio di nozze a Davos . lo piantai là: a suo dire dovevamo fermarci sette anni.
    Da buona cattolica io e da mezzo cattolico lui ci demmo una chance. Ma a Monaco lo piantai definitivamente prima che mi trascinasse in Egitto alla ricerca delle origini di un certo Giuseppe, di cui si era infatuato.
    E ora, lui morto celebre ed io solo invecchiata inesorabilmente, vado col pensiero a Venezia e m’illumino d’immenso sul suo conto. Tommy, alias Gustav, era un porco pedofilo! Quello che allora mi sembrò un giornale, non era altro che il “Fedro”, aperto a copertura del suo ripugnante priapismo.

    n.b. senza stelle per non incorrere nel pubblico ludibrio

    ha scritto il 

  • 5

    L'inquietante ricerca della bellezza

    Gustav von Aschenbach è un celebre scrittore tedesco, uomo tutto d'un pezzo dalla moralità e senso civico inflessibile. Ha lavorato duramente per arrivare al successo, nonostante il fisico debole e le ...continua

    Gustav von Aschenbach è un celebre scrittore tedesco, uomo tutto d'un pezzo dalla moralità e senso civico inflessibile. Ha lavorato duramente per arrivare al successo, nonostante il fisico debole e le mille difficoltà. Un giorno, ormai anziano, decide improvvisamente di partire e arriva in una Venezia lugubre e degradata, dove il cielo è plumbeo, le acque melmose, il tanfo insopportabile, le gondole nere che con i loro velluti e cuscini rossi gli ricordano casse da morto e dove i gondolieri borbottano minacciosi.

    Perché il viaggio? Cosa va cercando. Aschenbach? Cerca il bello, l'interessante, qualcosa che lo smuova dalla noia che lo attanaglia. E il bello lo trova in un quattordicenne polacco, Tadzio. Aschenbach ce lo descrive con una bellezza quasi divina, senza personalità, una statua bellissima ma senz'anima, la rappresentazione della perfezione. Tadzio per Aschenbach rappresenta il tempo perduto, la giovinezza; e se ne invaghisce.

    Inquietante, diciamo. Perché trattasi di amore tra un anziano e un ragazzino. E' "pedofilia" alla Lolita maniera? No, tutt'altro.

    Aschenbach è confuso, l'idea della fine della sua vita si fa sempre più assillante e si rende conto di aver vissuto più con la mente che col cuore. L'avvicinarsi della morte però lo spinge a cambiare priorità, a lasciarsi andare alla passione a discapito della razionalità. Ma la sua passione è tutta interiore, perché lui e il ragazzo non si rivolgono nemmeno la parola e tra i due non accade nulla; questa passione però lo fa riflettere, lo fa divenire un personaggio ambiguo, lo riempie di sensi di colpa. Ma le passioni più forti sono quelle inappagate e incomplete:

    "Niente è più singolare, più imbarazzante che il rapporto tra due persone che si conoscono solo attraverso gli occhi, che si vedono tutti i giorni a tutte le ore, si osservano e nello stesso tempo sono costretti dall'educazione o dalla bizzarria a fingere indifferenza e a passarsi accanto come estranei, senza saluto né parola. Fra di loro c'è inquietudine ed esasperata curiosità, l'isteria di un bisogno insoddisfatto, innaturale e represso di conoscersi e di comunicare e soprattutto una sorta di ansiosa attenzione. Infatti l'uomo ama e onora l'uomo fino a che non è in grado di giudicarlo, e il desiderio è il frutto di una conoscenza incompleta"

    La città malata e in disfacimento è una metafora del decadimento di quelli che sono stati, fino a quel momento, i punti fermi e le convinzioni di Aschenbach. La morte a Venezia non è quindi tanto quella fisica del protagonista, quanto quella della sua rigida morale e dei suoi principi.

    La morte a Venezia è un romanzo sul rapporto tra arte e vita borghese. Arte, che non è solamente sregolatezza ma anche godimento e felicità. E vita borghese, che è salute ed efficienza ma anche noia e sottomissione alle leggi dell'economia.

    "È certamente un bene che il mondo conosca soltanto la bella opera e non le sue origini, non le condizioni e le circostanze del suo sviluppo; giacché la conoscenza delle fonti onde scaturisce l'ispirazione dell'artista potrebbe turbare, spaventare, e così annullare gli effetti della perfezione."

    Il romanzo ha una partenza lenta, ma va via via accelerando, in un continuo crescendo. La vita iniziale del protagonista, semplice e tranquilla, contrasta con quella della fine, dove Aschenbach è in balia dei sensi senza inibizioni. Anche il linguaggio si arricchisce di metafore con il procedere della narrazione e tende progressivamente ad incupirsi per mostrare i tormenti interiori di un uomo di arte che, dopo aver fatto della sua vita un esempio di moralità, si abbandona alla fine con tutti i sensi ad inseguire la "bellezza".

    Alla fine, "la morte a Venezia" è un libro sull'amore, che è irrazionale, ci domina e ci spinge a comportarci in modo spesso insensato.
    Un sentimento, l'amore, cui tutti sono soggetti, nessuno escluso, indipendentemente dall’età, dal sesso e dal ceto sociale.
    Anzi, a volte dopo una certa età il bisogno d'amore può essere ancora maggiore.

    Non c'è niente da fare, adoro Thomas Mann....

    ha scritto il 

  • 5

    Voluttà della parola

    C'è poco da fare, per me Mann è grandioso, possente; e anche qui lo è, in meno di cento pagine: cento faticose, esaltanti pagine di graduale stordimento panico e discesa nell'abisso, di trasfigurazion ...continua

    C'è poco da fare, per me Mann è grandioso, possente; e anche qui lo è, in meno di cento pagine: cento faticose, esaltanti pagine di graduale stordimento panico e discesa nell'abisso, di trasfigurazione mitica e sensuale, sullo sfondo di una Venezia morbosa, che asseconda il corrompersi morale e fisico del protagonista col ghigno beffardo della sua bellezza guasta, ambigua, irresistibile.

    C'è un punto in cui Mann parla della "voluttà della parola", di come l'integerrimo Aschenbach comprenda nel delirio di quelle ore "pericolose e squisite" - e solo allora, lui che pure alle parole ha dedicato un'esistenza - con quanta potenza Eros vi dimori: voluttà che io ho saggiato, rapita, leggendomi quest'opera (perlopiù ad alta voce; un plauso anche alla traduzione di Anita Rho) e sottolineandone passi su passi. Che goduria.

    -- «Giacché l'uomo ama e onora l'uomo finché non lo può giudicare, e il desiderio è il frutto d'una conoscenza imperfetta.» --

    ha scritto il 

  • 0

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Ora si va in Brasile a cercare i ragazzini; prima a Venezia. ...continua

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Ora si va in Brasile a cercare i ragazzini; prima a Venezia.

    ha scritto il 

  • 2

    Commento all'audiolibro

    Noioso. Non mi è piaciuta per nulla la lettura di Massimo Popolizio, sempre vagamente ammiccante dall'inizio alla fine, vecchia e trombonesca, per nulla naturale, impostatissima.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Capolavoro!

    Questa è la storia di uno scrittore che per anni ha abitato in terra tedesca ma che poi quasi alla fine della sua vita sente l'impulso irresistibile di andare all'avventura. Così si reca a Venezia dov ...continua

    Questa è la storia di uno scrittore che per anni ha abitato in terra tedesca ma che poi quasi alla fine della sua vita sente l'impulso irresistibile di andare all'avventura. Così si reca a Venezia dove preso dai suoi cupi pensieri di morte e dalle riflessioni filosofiche e amorose, attende con decisione il giorno in cui quell'uomo sul carro di fuoco verrà a prenderlo.
    Drammatico ma appassionante, La morte a Venezia indaga sul dramma della vita e della morte, sul senso ultimo dell'esistenza senza dare una risposta finale al lettore e con lo stesso cipiglio di un autore introspettivo di prim'ordine.
    Venezia diventa solo simbolo dell'arte a cui lo scrittore ha reso i suoi servigi per anni, il resto, l'orrore della morte è già dentro di lui e si fa avanti a gomitate.
    Inoltre tra le righe è possibile leggere la sua ostilità nei confronti di un partito nazionalista tedesco e delle sue idee razziste prive di fondamento.
    Con questo ho superato il mio record personale: l'ho letto in quattro ore.

    ha scritto il 

  • 3

    Estetismo, decadenza, morale.

    Alle soglie della vecchiaia, un cuore austero e giudizioso parte in pellegrinaggio verso nuovi fervori, tardive vertigini, inesplorate avventure dei sensi. Una fuga dai troppi giorni sobri e assennati ...continua

    Alle soglie della vecchiaia, un cuore austero e giudizioso parte in pellegrinaggio verso nuovi fervori, tardive vertigini, inesplorate avventure dei sensi. Una fuga dai troppi giorni sobri e assennati, preda di una folle ansia giovanile che anela a lidi lontani.

    Un viaggio dolce e al contempo angoscioso, teso alla ricerca del bello, da parte di un uomo costantemente piegato nello sforzo di plasmare in parole la Grazia, a discapito di ogni ebbrezza, di ogni intima pulsione, sacrificando se stesso. E sarà la bellezza, in forma di un soave fanciullo, ad accendere nel suo animo consapevolezze sopite, travagli antichi e dolcissimi, immolati per tanti anni sull'altare dell'obbligo, del dovere, della fatica intellettuale. Sensazioni che ridestate si fanno amare, si tingono di taciti rimpianti, di un malinconico senso di perdita, di speranze impossibili, perché oramai grigi sono i suoi capelli, e stanco il suo viso.

    P.S.
    Mi rammarico di non riuscire a trattenere una nota di biasimo verso questo distinto signore senescente e il suo gioco di seduzione - ambiguo o innocente - con le apparenze della bellezza. E ahimè, non c'è richiamo alla Grecia Antica, a Socrate e Fedro o a Zefiro e Giacinto, che riesca a smorzare questi miei influssi da coscienza morale, probabilmente futili e limitanti, come in buona parte dimostra lo stesso Aschenbach di Mann.

    ha scritto il 

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