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La morte del cuore

Di

Editore: La Tartaruga

3.7
(24)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 887738414X | Isbn-13: 9788877384140 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Fu… L. Lovisetti

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    Sì, sì, assolutamente sì! Grande opera, di una precisione chirurgica quando racconta dei sentimenti e soprattutto, la morte lenta e dolorosa dell'innocenza della piccola Portia. Formidabile la descrizione della domestica. Le prime dieci righe a pagina 101 sono da leggere e ricordare.

    ha scritto il 

  • 4

    Succede a tutti di essere feriti nei propri sentimenti, è inevitabile. Non si può scatenare una guerra per questo.

    La prima immagine che mi viene in mente, dopo aver finito questo romanzo, sono quelle eteree merlature di brina che ricoprono i vetri delle finestre in inverno. Il mondo, dall’altra parte, appare incorporeo, evanescente.
    Freddo ed elegante.
    Così è questo libro, che affronta la perdita dell’inno ...continua

    La prima immagine che mi viene in mente, dopo aver finito questo romanzo, sono quelle eteree merlature di brina che ricoprono i vetri delle finestre in inverno. Il mondo, dall’altra parte, appare incorporeo, evanescente. Freddo ed elegante. Così è questo libro, che affronta la perdita dell’innocenza e il crollo delle illusioni con disincantata leggerezza, come dita che sfiorano appena i tasti di un pianoforte, creando una musica lieve e malinconica insieme. Si osservano le vite dei personaggi con distacco, perché è così che ce li mostra la Bowen, prediligendo una magistrale descrizione delle atmosfere a discapito dei sentimenti. Eppure i sentimenti sono lì, appena percepibili sotto il rigido autocontrollo di coloro che si muovono tra queste pagine, e sono pronti a esprimersi nel peggiore dei modi: con la morte del cuore. E’ veramente un piccolo capolavoro questo libro, ma tiene a distanza, impedisce al lettore di varcare la soglia dell’intimità, della comunione con i protagonisti, che è necessaria per affezionarsi a loro. E’ come quella finestra coperta di ghiaccio che rende ogni cosa meravigliosa e incantata. Ma è pur sempre una barriera.

    «Come può dire “la prima volta”? Questo non può succedere di nuovo.» «Oh, sa, si dimentica. Si possono sempre cicatrizzare le proprie ferite.» «No, io no. Diventare adulti significa questo?»

    ha scritto il 

  • 5

    "A un miraggio assurdo, al miraggio meraviglioso di ciò che non si è desiderato neppure per un istante, non bisogna permettere di prolungarsi. "

    Potrei cominciare snocciolando tutte le informazioni relative a La morte del cuore – romanzo del 1938 di una splendida e misconosciuta autrice, Elizabeth Bowen, nata a Dublino, ma londinese di adozione; in fondo però tutto ciò lascia il tempo che trova: i libri a me piace leggerli a scatol ...continua

    Potrei cominciare snocciolando tutte le informazioni relative a La morte del cuore – romanzo del 1938 di una splendida e misconosciuta autrice, Elizabeth Bowen, nata a Dublino, ma londinese di adozione; in fondo però tutto ciò lascia il tempo che trova: i libri a me piace leggerli a scatola chiusa e contestualizzarli soltanto dopo, se necessario.

    Ad ogni modo se amate la letteratura inglese, non rimarrete delusi dall’atmosfera di cui sono intrise le pagine di questa storia: come se una polvere sottile, una patina che opacizza ogni superficie, si fosse riversata nelle stanze della grande casa di Windsor Terrace; un’atmosfera che porta con sé quell’inquietudine tanto cara al grande Henry James e più tardi all’acclamato Ian McEwan. Windsor Terrace è un microcosmo impermeabile al mondo esterno, dotato di dinamiche proprie e fini a se stesse, un universo a chiusura ermetica in cui la giovane Portia Quayne, orfana ed estranea a tutto ciò che la circonda, viene accolta dal fratellastro Thomas e da sua moglie Anna, che non si impegnano minimamente per instaurare con lei un qualsiasi rapporto, o forse semplicemente non ne sono capaci. Strappata alla vita sregolata e senza legami vissuta con i genitori, Portia si ritrova al cospetto della middle class londinese, un mondo di facciata in cui ognuno si nutre di apparenza e regole sociali ben definite: ognuno con il proprio posto e il proprio ruolo nella grande casa, perfino personaggi un po’ sopra le righe come il giovane Eddie, presuntuoso e vanesio come solo i bei ragazzi sanno esserlo, il maggiore Brutt, un tenero outsider che tenta invano di tornare a far parte del gioco passando per i corridoio di casa Quayne, e l’insostituibile Matchett, la domestica che è un tutt’uno col mobilio e con le storie di famiglia di cui è stata testimone.

    La morte del cuore non è uno di quei romanzi che si leggono tutto d’un fiato, ha i suoi alti e bassi, ma la conclusione, o forse sarebbe meglio dire la terza parte, rende giustizia a tutto il resto. Come se d’improvviso, una volta riconosciuta la cruda realtà, si passasse dai toni smorzati e le luci ovattate alle urla che squarciano il silenzio e aprono spiragli abbacinanti.

    Il cuore è morto, come spesso accade. Inutile accanirsi: l’innocenza, e tutto il corollario di buona fede e fiducia nel prossimo che la stessa si trascina dietro, si sgretolano sotto il peso della realtà vista attraverso gli occhi degli altri. Dietro le convenzioni e le parole educate, dietro la maschera, sembra non esserci nulla di concreto, nulla di umano, e allora non si può far altro che arrendersi e perire. Non c’è calore in questa pagine, c’è solo il freddo di Londra e di rapporti umani che galleggiano sulla superficie dell’esistenza, senza mai scendere in profondità.

    Una lettura struggente in cui la scrittura della Bowen ricama una storia in cui chiunque può ritrovare un pezzo di sé, da qualche parte nella grande casa di Windsor Terrace.

    ha scritto il 

  • 3

    La morte del cuore, romanzo scritto da Elizabeth Bowen nel 1938, è edito da Neri Pozza che ne ha pubblicato la ristampa ad Ottobre del 2012. Il libro si aggiudica l'etichetta di Perduti & Ritrovati perché, oltre ad essere sconosciuto ai più, è stato prima pubblicato da Le Tartarughe e abbandonato ...continua

    La morte del cuore, romanzo scritto da Elizabeth Bowen nel 1938, è edito da Neri Pozza che ne ha pubblicato la ristampa ad Ottobre del 2012. Il libro si aggiudica l'etichetta di Perduti & Ritrovati perché, oltre ad essere sconosciuto ai più, è stato prima pubblicato da Le Tartarughe e abbandonato al suo triste destino di libro a cui non è stata dedicata attenzione. Si tratta della storia di Portia, figlia di un uomo al suo secondo matrimonio, che rimasta orfana si ritrova a dover vivere insieme al fratellastro, Thomas, e a sua moglie, Anna. Sebbene, inizialmente, il lettore avrà l'impressione che quella sia la storia di Anna e Thomas, costretti a ospitare una persona poco gradita nella loro casa, passate le prime cento pagine, l'attenzione della Bowen si sposta per concentrarsi sulle vicende che riguardano Portia in prima persona. All'inizio del romanzo odiavo Portia. Sul serio, un odio profondo e viscerale giustificato dalle sue azioni e dalla povertà dei suoi sentimenti. Dannazione, cara, esprimiti! Arrabbiati, piangi, ridi, fai qualcosa! Invece no. Portia si adagia sulle situazioni con una mancanza di carattere da far rabbrividire perfino i passanti. Cribbio, hai sedici anni, d'accordo, hai perso la mamma e il papà e d'accordo anche qui. Ma tutto ciò non giustifica la completa alessitimia (dicesi alessitimia l'incapacità di provare emozioni). C'è da dire che la Bowen si serve del narratore onnisciente in maniera un po', passatemi il termine, "accademica". Sta lì e guarda tutti dall'alto, spesso descrivendo esclusivamente le azioni senza condirle di sentimento, passione. Poi, ad un certo punto, tutto cambia quando Portia si reca in vacanza a Waikiki. Lì ecco che, finalmente, i suoi sentimenti per Eddie (imparerete a odiare anche lui) si palesano e il lettore comincerà a provare una sorta di tenerezza per Portia, per la sua ingenuità, per la sua immaturità. In alcuni punti del romanzo sono stata salvata solo dalla consapevolezza di trovarmi in metropolitana rendendomi conto che, forse, la scelta di gettare il libro per terra, saltarci sopra con veemenza riempiendo Eddie di osceni turpiloqui, non era poi così saggia. Qualche parolaccia, però, mi è sfuggita comunque. Non so dare un voto preciso a questo libro perché è un romanzo freddo, distaccato, riflessivo. Le descrizioni, che rasentano l'ossessività, appesantiscono il testo ma non la storia. Suvvia, facciamo un 3 e mezzo su 5. Ad ogni modo, scritto e tradotto con immensa maestria. Chepeau.

    ha scritto il