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La morte della Pizia

Di

Editore: Adelphi

4.2
(1654)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 68 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000112135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Le vie del possibile sono infinite

    Bellissime riletture del mito di Edipo, talmente tante ipotesi da rimanere incerto di quale sia alla fine la verità, ma forse non serve saperla. Alla fine capisci che il mito più oscuro, macabro e incestuoso potrebbe essere semplicemente una serie di cause e conseguenze normali, con protagoniste ...continua

    Bellissime riletture del mito di Edipo, talmente tante ipotesi da rimanere incerto di quale sia alla fine la verità, ma forse non serve saperla. Alla fine capisci che il mito più oscuro, macabro e incestuoso potrebbe essere semplicemente una serie di cause e conseguenze normali, con protagoniste persone normali, che vivono vicende normali. E allora comprendi quanto sia facile giudicare, e quanto sia inutile farlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Le ultime gesta di una Pizia che ha fatto l'oracolo a Edipo pensando di tirare in ballo avvenimenti impossibili e poi constata che si sono avverati. I protagonisti della vicenda le appaiono durante i momenti conclusivi della sua esistenza.

    ha scritto il 

  • 4

    accartoccio mitico

    parte ilare e ironico e termina "drammalogico"... una possibile rilettura di alcuni cardini del pensiero mitologico occidentale... un gioco per rivedere alcune figure topiche ed epiche!

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante perché non conoscevo il mito di Edipo, che ignoranza! Sublime perché Dürrenmatt si spinge sempre oltre, alza il sipario e svela l'ipocrisia dei comportamenti umani. Si prende gioco della nostra stupidità, si interroga su ciò che regola il mondo -ragione o fantasia?, riflette sul sign ...continua

    Interessante perché non conoscevo il mito di Edipo, che ignoranza! Sublime perché Dürrenmatt si spinge sempre oltre, alza il sipario e svela l'ipocrisia dei comportamenti umani. Si prende gioco della nostra stupidità, si interroga su ciò che regola il mondo -ragione o fantasia?, riflette sul significato di tirannia e democrazia. Da non sottovalutare per le dimensioni da racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    Assolutamente geniale. Il fatto che gli uomini vogliano conoscere il futuro ma pretendano oracoli ciechi, che per quanto ingarbuglati siano gli orditi degli dei, quelli degli uomini lo siano ben di più, che in fondo tutto si riduca al fatto che la verità, quella totale, neutra, impietosa nessuno ...continua

    Assolutamente geniale. Il fatto che gli uomini vogliano conoscere il futuro ma pretendano oracoli ciechi, che per quanto ingarbuglati siano gli orditi degli dei, quelli degli uomini lo siano ben di più, che in fondo tutto si riduca al fatto che la verità, quella totale, neutra, impietosa nessuno la voglia vedere perchè il suo peso è scomodo e insostenibile e tutto sommato irrilevante. D. è uno scrittore illuminato e la sua scrittura è ruvida, graffiante, corrosiva.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi avevano tanto magnificato questo libello che la delusione è stata proporzionale alle laudi: grande. Prima di tutto trattasi di 68 pagine, cioè un raccontino neanche troppo lungo; poi l'idea - che poteva essere carina - si è persa in un' ironia troppo contenuta. Diffidate dalle lusinghe "questo ...continua

    Mi avevano tanto magnificato questo libello che la delusione è stata proporzionale alle laudi: grande. Prima di tutto trattasi di 68 pagine, cioè un raccontino neanche troppo lungo; poi l'idea - che poteva essere carina - si è persa in un' ironia troppo contenuta. Diffidate dalle lusinghe "questo" libro è davvero poco, ha di esuberante solo il prezzo: 8 euro per 68 pagine mi maldispone moltissimo.Poi, leggendo commenti che per un tal sufumigio di pochezza inneggiano al capolavoro, perdinci, sono ancora più maldisposta e mi vien da pensare che forse sarebbe da recuperare un po' il senso delle parole. Ok è meglio di un baricco (e ci vuole poco) ma non è neanche paragonabile all' aleph, giusto per citare un vero capolavoro. Per non parlare di chi lo trova divertentissimo. Sarà che per me Zelig è tragico e trovo comico il nostro premier - il Bomba - ma non l'ho trovato per nulla divertente. Ci prova, magari, ma riesce poco.

    ha scritto il 

  • 5

    Così è se vi pare

    Nel 1976, quando Dürrenmatt diede alle stampe quest’operetta morale a “metro” satirico sul mito d’Edipo, ne era passata di acqua sotto i ponti dal tempo di Sofocle che, poverino, si era dovuto barcamenare tra un presente ( quello del V sec. a. C.) di razionalità fragile e un passato prossimo, ...continua

    Nel 1976, quando Dürrenmatt diede alle stampe quest’operetta morale a “metro” satirico sul mito d’Edipo, ne era passata di acqua sotto i ponti dal tempo di Sofocle che, poverino, si era dovuto barcamenare tra un presente ( quello del V sec. a. C.) di razionalità fragile e un passato prossimo, che dire irrazionale era poco, infarcito di fede, fato, miti fondanti e oracoli a casaccio.

    In quel 1976 Cristo, ultimo grande epigono del filone irrazionale moderato, era ormai sconfitto dalle faide interne al movimento che, inopinatamente, l’aveva somministrato a mo’ di oppio ai popoli; i quali erano stati sottoposti, dai nemici esterni e nuovi interpreti della realtà umana, all’antidoto del materialismo storico somministrando dosi a scalare di relativismo. Metodo che, agli occhi liberi da prosciutto di Dürrenmatt, non era sembrato il migliore -visti anche i numerosi gravi incidenti di percorso- se in quell’anno aveva messo mano al mito apparentemente morto, se non per quella parte estrapolata e rimaneggiata dal maestro (?) Freud, che lo scrittore non si fila proprio.

    Essendo un poeta e non un erudito filologo, strumentalizza la vicenda di Edipo, trasformandola in un racconto senza tempo dell'onnipotenza del Fato, che gioca a rendere vano qualsiasi tentativo dell'uomo di gestire la propria esistenza. Il fato non è che il CASO, la faccia moderna, linguisticamente determinata, che domina le nostre esistenze con l’aiuto decisivo della volontà, allora come oggi. "Per paura di ciò che è terribile, l'uomo va spesso incontro proprio a ciò che è terribile”.

    Dürrenmatt parte dalla narrazione, in chiave apparentemente scanzonata e irriverente, della vicenda di Edipo, cui la sacerdotessa di Delfi aveva predetto l'assassinio del proprio padre e le nozze con la propria madre. La moda contemporanea di utilizzare il mito come paradigma delle nostre nevrosi è evidentemente estranea a Dürrenmatt. Imbastisce, infatti, un magistrale gioco di ribaltamento delle situazioni che, attraverso una serie di rivelazioni paradossali sempre più sconvolgenti, ci impone continui mutamenti di opinione. Quanto più ci si sente vicini alla verità tanto più ce ne appaiono gli aspetti mutevoli, e dobbiamo rimettere e rimetterci nuovamente in discussione. La povera vecchia Pizia aveva fatto a Edipo una profezia che più insensata e inverosimile non avrebbe potuto essere. Pensava che non si sarebbe certamente mai avverata, perché nessuno al mondo può ammazzare il proprio padre e andare a letto con la propria madre. La comparsa, uno dopo l’altro, dei fantasmi dei protagonisti del suo falso mito le rivelarono, suo malgrado, esatta la conclusione della profezia, nonostante le improbabili varianti personali: Edipo avrebbe ucciso il padre e si sarebbe unito alla madre, non necessariamente Laio e Giocasta. Attenzione: non siamo dalle parti della contemplazione estetica e compiaciuta delle doppie, triple verità di Pirandello. In Dürrenmatt c’è tutto il dolore della condizione umana già di Sofocle, vissuta da singoli uomini di cui Edipo è la punta di diamante. La rassegnazione compiaciuta e decadente dei viaggiatori delle rotte paraombelicali equivale a una resa, che pur essendo una sconfitta, mette fine a una guerra e archivia il problema. Per questo in Pirandello c’è la falsità assente in Dürrenmatt: il conflitto, inutile ,tra la ragione e l’abbandonarsi al fato/caso ,umano e estremamente tragico, trascende i fatti e le opinioni e si incarna in Edipo che "resterà un tema che pone a noi enigmatici quesiti". Non è la psicologia di Edipo che ci può riguardare, ma l’enigma della vita cui lui come noi deve sottostare, profezia o meno.

    ha scritto il 

  • 5

    Le ombre delle verità

    Un piccolo capolavoro.


    La Pizia di Delfi è una vecchia annoiata che, per campare, emette oracoli inventati su due piedi ad uso e consumo degli ingenui visitatori; il supervisore del santuario, inoltre, le impone di emettere vaticini pure su commissione del vecchio politicante e finto vegg ...continua

    Un piccolo capolavoro.

    La Pizia di Delfi è una vecchia annoiata che, per campare, emette oracoli inventati su due piedi ad uso e consumo degli ingenui visitatori; il supervisore del santuario, inoltre, le impone di emettere vaticini pure su commissione del vecchio politicante e finto veggente Tiresia.

    Un giorno capita al santuario un giovane che le chiede chi siano i suoi genitori: la vecchia risponde, seccata, con una profezia impossibile, completamente improbabile, assurda, brutale. Quel tanto per mandare via in fretta quel giovane imbecille.

    Ucciderai tuo padre e sposerai tua madre.

    E quella profezia, inventata su due piedi, cambia la storia e la vita di molte persone, prima fra tutte quella del giovane che volle conoscere le sue origini.

    Il quale è, ovviamente, Edipo.

    Fin qui nulla di nuovo, se non che lo sguardo disincantato e ironicamente tagliente di Durrenmatt risulta molto diverso da quello usato da Sofocle nella sua tragedia. Ovviamente.

    Ma il vero motore narrativo, quello che tiene incollati alle pagine non è solo la sapienza della prosa dell'autore (straordinaria) nè il suo cinismo: è il ribaltamento, continuo, della verità in un crescendo teatrale di apparizioni che raccontano alla Pizia e a Tiresia, morenti, come siano andate le cose. Per poi concludere che è impossibile stabilire la definitiva e unica verità.

    La Pizia e Tiresia rappresentano due modi diversi di vedere il mondo: la prima, disincantata, agisce passivamente e senza seguire logiche razionali, spinta puramente dalle proprie sensazioni del momento; il secondo, con piglio positivista e materialista, cerca di plasmare, domare la realtà per ottenere ciò che vuole, ossia quel che ritiene essere la soluzione migliore per la collettività.

    Entrambi, agendo, ottengono però risultati inaspettati, addirittura controproducenti e indesiderati. Poiché, e questa mi pare la morale di questo gioiellino, è solo il puro caso a governare il mondo e noi, consapevoli o meno, siamo solo semplici attori privi di qualunque controllo su di esso.

    ha scritto il 

  • 5

    caso o destino?

    Siamo noi adeterminare la nostra vita o forze irresistibili ci conducono alla sorte predestinata. Beffardo, si prende gioco della credulità umana ma pone domande a cui ancora non sappiamo dare risposta.

    ha scritto il 

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