La morte della Pizia

Di

Editore: Adelphi

4.2
(1814)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 68 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000112135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
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    Molto carine e divertenti le prime pagine in cui ci viene presentata questa Pizia “alternativa” (o, potrei anche dire, umana); originale la rivisitazione del mito di Edipo; interessanti le riflessioni ...continua

    Molto carine e divertenti le prime pagine in cui ci viene presentata questa Pizia “alternativa” (o, potrei anche dire, umana); originale la rivisitazione del mito di Edipo; interessanti le riflessioni delle ultime pagine. In sintesi una lettura diversa dal solito e piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

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    Libro breve ma denso, caratterizzato da un'ironia graffiante e amara. Colpisce la smitizzazione della Grecia antica in una dimensione, forse, più aderente alla realtà storica (da un lato la povertà de ...continua

    Libro breve ma denso, caratterizzato da un'ironia graffiante e amara. Colpisce la smitizzazione della Grecia antica in una dimensione, forse, più aderente alla realtà storica (da un lato la povertà della Pizia e la baracca in cui vive e, dall'altro, gli spropositati guadagni ed i maneggi politici).
    Quello che sorprende e spiazza è una ricostruzione del mito di Edipo funzionale ad una ricostruzione del concetto di verità che muta segno di volta in volta.

    ha scritto il 

  • 5

    No che lei credesse alle cose che diceva, anzi vaticinava in quel modo proprio per farsi beffe di coloro che credevano in lei, col risultato però di destare nei suoi devoti una fede assolutamente inco ...continua

    No che lei credesse alle cose che diceva, anzi vaticinava in quel modo proprio per farsi beffe di coloro che credevano in lei, col risultato però di destare nei suoi devoti una fede assolutamente incondizionata.

    ha scritto il 

  • 4

    La tirata del finto cieco Tiresia, scoperchia inesorabilmente il vaso di Pandora di alcuni tra i personaggi mitici più importanti e conosciuti, mettendone in luce con sottile sarcasmo, degno di in ban ...continua

    La tirata del finto cieco Tiresia, scoperchia inesorabilmente il vaso di Pandora di alcuni tra i personaggi mitici più importanti e conosciuti, mettendone in luce con sottile sarcasmo, degno di in banditore alla pubblica gogna, gli aspetti più celati e reconditi. Lo stesso vale per la risposta che la Sfinge dà a Tiresia che, oltre ad essere saggia e perentoria, è di un’attualità impressionante. Un piccolo capolavoro di filosofia e politica/società che comunica per mezzo di archetipi. Geniale.

    ha scritto il 

  • 4

    Un piccolo gioiello

    Si chiamava Pizia nell'antichità la sacerdotessa dell'oracolo di Delfi. Restava "in carica" fino alla morte ed era tipico andare a farsi dare un presagio per il futuro, lasciando una cospicua somma pe ...continua

    Si chiamava Pizia nell'antichità la sacerdotessa dell'oracolo di Delfi. Restava "in carica" fino alla morte ed era tipico andare a farsi dare un presagio per il futuro, lasciando una cospicua somma per il dio Apollo. Ma il libro è il racconto esilarante dalla parte di lei, ormai anziana e stufa, di tutte le cose che si è inventata (e che poi incredibilmente sono diventate spesso realtà), o che le hanno detto di dire. E il confronto con una serie di ombre dall'aldilà che, in punto di morte, le raccontano la loro personale verità. Una riflessione sul rapporto tra realtà e presagio, sulla manipolazione del futuro, sul concetto di verità e sul suo rapporto con la variabilità e la creatività del genere umano

    ha scritto il 

  • 4

    Tu, Pannychis, vaticinasti con fantasia, capriccio, arroganza, addirittura con insolenza irriguardosa, insomma: con arguzia blasfema. Io invece commissionai i miei oracoli con fredda premeditazione, c ...continua

    Tu, Pannychis, vaticinasti con fantasia, capriccio, arroganza, addirittura con insolenza irriguardosa, insomma: con arguzia blasfema. Io invece commissionai i miei oracoli con fredda premeditazione, con logica ineccepibile, insomma: con razionalità. Ebbene, devo ammettere che il tuo oracolo ha fatto centro. Se fossi un matematico potrei dirti con esattezza quanto fosse improbabile la probabilità che il tuo oracolo cogliesse nel segno: era straordinariamente improbabile, infinitamente improbabile. Eppure il tuo improbabilissimo responso si è avverato, mentre sono finiti in niente i miei responsi più probabili e dati ragionevolmente con l’intento di fare politica, e cambiare il mondo, e renderlo più ragionevole. (…). Come io che ho voluto sottomettere il mondo alla mia ragione ho dovuto in quest’umida spelonca affrontare te che hai provato a dominare il mondo con la tua fantasia, così per tutta l’eternità quelli che reputano il mondo un sistema ordinato dovranno confrontarsi con coloro che lo ritengono un mostruoso caos. Gli uni penseranno che il mondo è criticabile, gli altri lo prenderanno così com’è. Gli uni riterranno che il mondo è plasmabile come una pietra cui si può con uno scalpello far assumere una forma qualsivoglia, gli altri indurranno alla considerazione che, nella sua impenetrabilità, il mondo si modifica soltanto come un mostro che prende facce sempre nuove, e che esso può essere criticato non più di quanto il velo impalpabile dell’umano intelletto possa influenzare le forze tettoniche dell’istinto umano.

    ha scritto il 

  • 3

    Vero, non vero, destino, volontà, politica e mito si mescolano in meno di settanta pagine di racconto. E ci vuole abilità, conoscenza della materia e capacità scrittoria che ci sono. La decostruzione ...continua

    Vero, non vero, destino, volontà, politica e mito si mescolano in meno di settanta pagine di racconto. E ci vuole abilità, conoscenza della materia e capacità scrittoria che ci sono. La decostruzione e ricostruzione del mito di Edipo evidenziano la forza del caso e la debolezza della volontà umana? O il contrario, visto che sono I vaticini di Tiresia e di Pannychis in fondo a delimitare la storia? Boh, leggetelo e fatevi voi un'idea.
    Secondo me parte benissimo, ironico e divertente, poi si avviluppa su se stesso e perde compattezza, ma son 70 pagine pregne pregne. Comunque alla fine ci si arriva. Magari stremati dalle rutilanti rivelazioni ma ci si arriva.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi sono sempre stupito e continuo a stupirmi immensamente che gli uomini siano tanto smaniosi di conoscere il futuro. Sembra quasi che preferiscano l'infelicità alla felicità

    Non vorrei essere dissac ...continua

    Mi sono sempre stupito e continuo a stupirmi immensamente che gli uomini siano tanto smaniosi di conoscere il futuro. Sembra quasi che preferiscano l'infelicità alla felicità

    Non vorrei essere dissacrante ma le vicende dei miti greci mi hanno sempre fatto venire in mente le soap opera ed io ho la brutta tendenza a confondere i nomi dei protagonisti mescolando sempre più le parentele incestuose.

    ha scritto il 

  • 5

    La scomposizione sistematica di un pezzo importante della mitologia e -quindi- della storia greca è un'operazione complessa e delicata. Con ironia, buongusto e conoscenza e cultura enciclopediche Durr ...continua

    La scomposizione sistematica di un pezzo importante della mitologia e -quindi- della storia greca è un'operazione complessa e delicata. Con ironia, buongusto e conoscenza e cultura enciclopediche Durrenmatt mette in discussione il mito insieme a cento anni di psicanalisi. Come lo sguardo che cerca di scrutare nella nebbia che invade la grotta della Pizia, la verità viene a galla verso la fine del libro. Quando si fa netta la distinzione tra Caso e Destino.

    ha scritto il 

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