La morte di Carlos Gardel

Di

Editore: Feltrinelli (I narratori)

3.7
(46)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8807016176 | Isbn-13: 9788807016172 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittoria Martinetto

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace La morte di Carlos Gardel?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Alvaro è un ammiratore ossessivo di Carlos Gardel e vive immerso in un mondo di suoni inaccessibile agli altri. Sua moglie Claudia lo ha da tempo abbandonato, il figlio Nuño va a pernottare ogni tanto da lui quando la madre vuole stare da sola con il nuovo compagno. Il ragazzo non prova un vero affetto per il padre ed è divorato dalla gelosia nei confronti della madre. La sua infelicità lo porta infine all'eroina ed è attorno al suo letto in ospedale che si riunisce la famiglia. Ma la morte di Nuño non cambia niente e per Alvaro, sempre più solo nel suo rifiuto del mondo, Carlos Gardel diventa l'unica presenza viva.
Ordina per
  • 3

    Indisponente ed irritante lo è davvero Lobo Antunes , con quel suo continuo confondere i piani narrativi, accostare il passato con il presente, passare da un monologo interiore di un personaggio ad ...continua

    Indisponente ed irritante lo è davvero Lobo Antunes , con quel suo continuo confondere i piani narrativi, accostare il passato con il presente, passare da un monologo interiore di un personaggio ad un altro, senza neppure consentire di capire a chi si sta riferendo. Le parole procedono come in una corrente impetuosa di un fiume che tutto travolge….. E dal profluvio di parole e di pensieri viene poi fuori la situazione di una famiglia allo sfacelo, di un dolore esistenziale senza fine, di una incomunicabilità di relazione e di sentimento che ci comunica un senso di afflizione, di pena e di disorientamento. In una Lisbona irriconoscibile vivono queste figure, concentrate nei loro bisogni solipsistici e avvolte dalle note assillanti della musica di Carlos Gardel , questo famoso cantante, idolo fascinoso del tango, di questa musica intensa, drammatica, malinconica, metafora della vita ma anche della morte. Anche la scrittura del romanzo sembra una partitura musicale, con ripetizioni, a carattere di “aria”, interruzioni, scatti , frasi abbreviate o allungate ad imitazione quasi delle intonazioni della musica. Non manca , però, e questo particolare mi è piaciuto molto, una attenzione puntuale, quasi maniacale, alla natura, agli alberi in modo particolare, come se con essi gli uomini potessero avere quei sentimenti di condivisione e di amore che con gli altri esseri umani non sono stati in grado di creare.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi estreno con este autor de apellidos tan molones (Lobo y Atunes que están muy ricos). Me ha encantado su estilo. Es prodigioso como penetra con gran profundidad en la psicología de los personajes, u ...continua

    Mi estreno con este autor de apellidos tan molones (Lobo y Atunes que están muy ricos). Me ha encantado su estilo. Es prodigioso como penetra con gran profundidad en la psicología de los personajes, unos personajes tan tristes, infelices y nostálgicos que parecen sacados de un tango. Es una historia de desarraigo familiar, de abandonos, de desamor...
    La lectura es compleja, requiere atención y concentración, me recuerda un poco en estructura al Vargas Llosa de "Conversación en La Catedral". Los recuerdos se mezclan con el presente, se salta entre ambos tiempos continuamente, a veces en la misma frase.
    Que gran placer es leer por vez primera a un autor y que te maraville y saber que te quedan un montón de libros suyos por disfrutar.

    ha scritto il 

  • 1

    La discutibile operazione editoriale di sottolineare con l’immagine della copertina il tema del tango – come se il libro, dato il titolo, raccontasse qualcosa del mondo del tango, cosa che invece non ...continua

    La discutibile operazione editoriale di sottolineare con l’immagine della copertina il tema del tango – come se il libro, dato il titolo, raccontasse qualcosa del mondo del tango, cosa che invece non fa – non è l’unico aspetto che desta perplessità di questo libro, e non è neanche quello più importante.
    L’altro aspetto è lo stile, un crudele flusso di coscienza che, a mio modesto modo di vedere, è lo stile di scrittura più facile che esista, che consente di stendere intere enciclopedie tanto chissenefrega delle regole grammaticali, dell’io narrante, della coerenza dei personaggi, e, soprattutto, chissenefrega del lettore, che saranno cavoli suoi a districarsi nel flusso. C’è sempre un Nobel in attesa…
    Munitevi di un notes digitale o cartaceo che sia, e mentre leggete annotatevi i nomi dei personaggi, se volete in qualche maniera non perdere la bussola di ciò che state leggendo. Altrimenti lasciatevi andare nel flusso e, se proprio non chiudete il libro e passate ad altro, continuate nella lettura contando che la pagina seguente vi presenti un minimo accenno di struttura. Cosa che, naturalmente, non avverrà. E così arriverete alla fine sperando che il tempo che trascorrerà a partire dall’ultima pagina, la famosa “metabolizzazione del testo”, prima o poi vi chiarisca le idee su cosa avete letto. Io ho atteso qualche settimana di metabilizzazione, e ancora non ci ho capito nulla, salva la consapevolezza che, appunto, ho letto qualcosa di stilisticamente ostico. Con la seria convinzione che questo libro non sia stato “scritto”, ma “dettato” da un “dettatore” sdraiato un un divano, con il microfono attaccato al labro e il pc, dotato di un magico sistema di riconoscimento vocale, che diligentemente riporta su word il libero fluire di parole.
    Comunque aver fatto l’esperienza di un libro del genere non mi dispiace. Certamente Lobo Antunes ama la parola e l’immagine letteraria, ed ha sensibilità lirica; solo che è un patrimonio debordante, bastano tre pagine a stordirti tanta è la quantità, incontrollata, di fraseggi, incisi, flashback e inserti dentro altri inserti, che alla fine rimane il dubbio se questa sia espressione di incontinenza letteraria o esibizionismo vocabolariesco (neologismo di fresco conio).
    PS: se conoscete il Nostro, spiegategli che nel tango argentino – qual è quello contato da Gardel – lo strumento tipico non è la fisarmonica, cento volte evocata nel libro quando parla della musica dei brani cantati da Gardel, ma una specie di organetto chiamato bandoneon, mai citato nel libro in quelle occasioni. Un po’ come parlare di rugby e dire che il pallone è rotondo, come quello del calcio.

    ha scritto il 

  • 1

    Una miriade di parole si susseguono in ordine compatto e denso come un fiume impetuoso che non ha più limiti e che tutto travolge, parole che vanno avanti e indietro nel tempo nell’intento di trasfer ...continua

    Una miriade di parole si susseguono in ordine compatto e denso come un fiume impetuoso che non ha più limiti e che tutto travolge, parole che vanno avanti e indietro nel tempo nell’intento di trasferire il passato nel presente e viceversa. Anche le vicende dei personaggi risultano contorte ed ingarbugliate come le loro storie che si intrecciano in modo strano, lasciando solo intuire ciò che il pensiero non riesce a chiarire, visto che frasi sconnesse s’intersecano con altre che non sanno esprimere concetti di senso compiuto.
    Nel leggere il libro si prova un profondo senso di smarrimento, seguito da un’angoscia sia per la vita che per la morte dei personaggi la cui esistenza risulta essere priva di amore e di amicizia; tutti sembrano chiusi in un loro mondo talmente privo di stimoli che nulla può offrire e nulla può chiedere a nessuno, la rinuncia è profondamente radicata e con essa l’incapacità ad agire, il blocco è totale anche nelle azioni comuni.
    Se il presente non può risultare sereno, il ricordo del passato lo è ancor meno, ciò che si percepisce non offre una felice via d’uscita, perché le figure risultano vuote, prive di quella spinta necessaria per scoprire il positivo anche nei piccoli gesti e in tutto ciò che li circonda e, anche se i temi trattati sono diversi ed attuali, sembra che non ci sia la volontà di giungere ad una soluzione dei rapporti così controversi.
    Però un aspetto è costante nella sua ripetitività, è quello di una natura che non viene mai trascurata né sottovalutata, anzi è parte integrante di ogni singolo personaggio che ne esalta o ne biasima la sua fissità o i suoi cambiamenti frutto soprattutto di uno o più ricordi ora netti ora sfumati, ma sempre importanti.
    Del tango e di Gardel si possono avere impressioni diverse, è evidente che chi lo ama non possa farne a meno, mentre chi non lo gradisce non ne comprende lo spirito, personalmente ritengo che non solo il ballo ma anche la musica e l’interprete debbano colpire chi agisce in prima persona sia con l’ascolto che con il movimento per cui il messaggio deve essere così intenso da suggerire a chi danza un sentimento profondo che non lo attanagli ma lo lasci libero di far propria e di interpretare a modo suo quella malinconica nostalgia.

    “...molti anni dopo quel giorno, quando né a te né a me servirà, capirai, perché i pagliacci capiscono ma tu no, ed è il non capire, è questa implacabile ignoranza che mi commuove di te”.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho iniziato per caso, con una certa diffidenza, per partecipare a un gdl. le prime pagine sono state difficili, non è certo una lettura agevole. Bisogna riuscire a districarsi tra le diverse voci ch ...continua

    L'ho iniziato per caso, con una certa diffidenza, per partecipare a un gdl. le prime pagine sono state difficili, non è certo una lettura agevole. Bisogna riuscire a districarsi tra le diverse voci che si alternano in una stanza d'ospedale, al letto di morte di un ragazzo.
    È un flusso di coscienza corale, in cui presente e passato si accavallano e si sovrappongono. Ed è proprio a questo coro che bisogna abbandonarsi, come si fa con la musica.
    Le parole scorrono fluide, come acqua a volte impetuosa, a volte più calma, quasi ferma. Le parole qui pesano molto, sono scelte con cura, quasi cesellate. Le pause sono le descrizioni, bellissime, in cui temi dominanti o ricorrenti sono gli alberi, che vivono e respirano (tossiscono addirittura) e sembrano stemperare i sentimenti e le ansie dei personaggi.
    L'ospedale, incubo e paura collettiva, diventa sempre più grande, e non è solo dovuto al fatto che ci si trovi fisicamente più vicini. È la paura che si fa concreta, tangibile e visibile, col suo fardello di sofferenza.
    “la mia paura degli ospedali non sono i letti con la gente, sono i letti che aspettano, quelli che sembrano sepolture aperte che ci chiamano e in cui i defunti siamo noi".
    E di fronte al dolore, l'unica reazione possibile sembra sia confondere i piani della realtà, tornare al passato, al già vissuto e quindi superato. Puoi ricordare la paura di un tempo, ma non è così devastante come quella attuale. E così la morte diventa ricordo di altre morti:
    “morire, pensai, è quando gli occhi si trasformano in palpebre”.
    Nel paesaggio, o meglio negli alberi, ci sono i sentimenti che i personaggi sembrano non provare. Alvaro e il nonno( morto ormai da tempo) sono ripiegati su sé stessi, microcosmi che non comunicano se non attraverso gesti abituali, quasi automatici. Gli stessi malati in ospedale sono 'paesaggio', la cui anima è dolore senza speranza. È questa assenza di speranza che mi colpisce.
    Le anime sopravvivono senza quasi opporre resistenza a quello che accade a loro e intorno a loro.
    I corpi sembrano quasi non esistere, all'interno dell'ospedale. È come se lì dentro possa avere posto solo la sofferenza. I malati sono maschere, come l'uomo col tetano di cui si notano le mani, o il bambino con la meningite. I visitatori sono ombre pensanti, le cui vite si srotolano davanti a noi, pagina dopo pagina, in un crescendo di desolazione, rimpianto e assenze.
    Assenza d'amore, soprattutto. L'agonia e la morte di Nuno, il ragazzo, corrispondono all'agonia e alla morte di altri amori, quasi sempre unilaterali: Alvaro e Claudia, Cristiana e Graça, Alvaro e Raquel. E alla morte di sogni, mai realmente perseguiti. Si lascia che la vita scorra, incolore e squallida, sublimata da una colonna sonora che dà ritmo e colore, sottolineando la tristezza e la tragedia di passioni impossibili perché mai veramente vissute.

    ha scritto il 

  • 4

    GDL ancora in corso: http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3293627#new_thread

    Ha soddisfatto la mia voglia di far fatica, ha costretto la mia concentrazione ad uno sforzo continuo.
    Non è stata una lettura; è stata un'esperienza emotiva, linguistica, stilistica, musicale - piena ...continua

    Ha soddisfatto la mia voglia di far fatica, ha costretto la mia concentrazione ad uno sforzo continuo.
    Non è stata una lettura; è stata un'esperienza emotiva, linguistica, stilistica, musicale - piena.

    Testo difficile, ostico, contorto, impietoso, dalla struttura frammentata; un accavallarsi e un sovrapporsi continuo di voci, azioni, pensieri e piani temporali diversi, in un unico registro: la voce di Antonio Lobo Antunes, che attraversa e unisce il tutto, ricomponendo i frammenti e creando la finale unicità, dove tutti i cerchi si chiudono alla perfezione e il corpo della storia si ricompatta.
    Un testo cubista impossibile da descrivere, fuori dagli schemi, che sfugge alle definizioni, ma potentemente poetico, evocativo e suggestivo, in grado di stupire, disorientare, spaesare, scoraggiare, snervare, irritare o disgustare.

    Abbandono, solitudine, isolamento, dramma, cinismo, perdita, dolore, morte, amori negati, amori sfibrati, odio - non manca nulla di tutto ciò - e su tutto una passione, un'unica bruciante passione - i tanghi di Carlos Gardel:

    "Finché ci saranno una fisarmonica e un pianoforte e un violino e Carlos Gardel sul giradischi a cantare una milonga per noi, non ci manca niente, dico niente per ricominciare da zero e essere felici."

    Melodie d'altri tempi, melodie al di là del tempo:

    Capitolo 1 - https://www.youtube.com/watch?v=SJ1aTPM-dyE Por una cabeza
    Capitolo 2 - https://www.youtube.com/watch?v=27HlY0umlmA Milonga sentimental
    Capitolo 3 - https://www.youtube.com/watch?v=dUF2py7o_uY# Lejana tierra mia
    Capitolo 4 - https://www.youtube.com/watch?v=0tGsHECwLWY El dia que me quieras
    Capitolo 5 - https://www.youtube.com/watch?v=b0rqyl5TYGE Melodia de arrabal

    Un passo importante per la mia crescita come lettrice, un passo che volevo fare da un po'.

    ha scritto il 

  • 0

    Se Antònio Lobo Antunes intendeva mettermi alla prova, devo ammettere di aver fallito miseramente. Anzi, mi sono proprio arresa senza onore.
    Ho cercato di entrare in sintonia con la scrittura "messa i ...continua

    Se Antònio Lobo Antunes intendeva mettermi alla prova, devo ammettere di aver fallito miseramente. Anzi, mi sono proprio arresa senza onore.
    Ho cercato di entrare in sintonia con la scrittura "messa in disordine" dal flusso di coscienza, ma non ci sono riuscita. Ho ascoltato i bellissimi tango (tanghi?) di Gardel, ma tali suggestioni musicali è nata la voglia di scappare ad una milonga pirata, non quella di accoccolarmi fra le pieghe della scrittura.
    A gennaio inizia un gdl e ho intenzione di seguirne gli sviluppi, chissà... With a little help from my friend...

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Il mio primo libro di Antunes e... sono già un suo inguaribile fan. Questo libro è un capolavoro, che alle prime pagine mette subito alla prova il lettore. Si può esserne inesorabilmente respinti o, s ...continua

    Il mio primo libro di Antunes e... sono già un suo inguaribile fan. Questo libro è un capolavoro, che alle prime pagine mette subito alla prova il lettore. Si può esserne inesorabilmente respinti o, se si entra nel fiume irresistibile del suo stile, si cade in una specie di "trance da lettore", difficile poi uscirne! Una sensibilità degna di Proust, arricchita da una consapevolezza della psiche umana data dal precedente mestiere dello scrittore (psichiatra). Lo stile è uno stream of consciousness continuo, che procede con grande leggerezza ed ironia attraverso lo sguardo dei vari personaggi. L'atmosfera è quella delle storie raccontate dai tanghi argentini, o meglio ancora del fado, in una Lisbona dal fascino potente. Il tutto però aggiornato rispetto alle tematiche contemporanee (droga, omosessualità ecc) senza mai scadere nell'ovvio e nello stereotipo. Roba da Nobel per la letteratura!

    ha scritto il 

  • 4

    In questo romanzo le difficoltà intrinseche che la narrativa di Antunes presenta al lettore, ovvero cercare di mettere in relazione le voci dei personaggi, sono meno ardue, lo sviluppo è più scorrevol ...continua

    In questo romanzo le difficoltà intrinseche che la narrativa di Antunes presenta al lettore, ovvero cercare di mettere in relazione le voci dei personaggi, sono meno ardue, lo sviluppo è più scorrevole (non è un caso che da questo romanzo sia stato ispirato un film). Sul finale non del tutto convincente ci sarebbe da dire qualcosa, che non dirò.

    ha scritto il 

  • 2

    L'unica cosa che ho trovato interessante (anche se a tratti un tantino "pesante") è lo stile della scrittura che segue i pensieri, le ricostruzioni altalenanti degli eventi e delle immagini, per il re ...continua

    L'unica cosa che ho trovato interessante (anche se a tratti un tantino "pesante") è lo stile della scrittura che segue i pensieri, le ricostruzioni altalenanti degli eventi e delle immagini, per il resto un po' deludente.

    ha scritto il