La morte di Ivan Il'ic

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri Garzanti, 119)

4.1
(2644)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 90 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Basco , Spagnolo , Francese , Turco , Catalano , Farsi , Olandese

Isbn-10: 8811581192 | Isbn-13: 9788811581192 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanni Buttafava ; Prefazione: Serena Vitale

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Ivan Il'ic ha una vita soddisfacente, una buona carriera, una vita familiare e sociale apparentemente appagante. Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, città in cui si è trasferito dopo una promozione, cade da uno sgabello, sistemando una tenda, e prende un colpo al fianco. Il dolore provocato dalla caduta diventa, nei giorni, sempre più forte e tutte le cure si rivelano inutili. Il pensiero della morte gli fa riconoscere la falsità della sua vita, di chi lo circonda, dei suoi apparenti successi. L'unica persona che gli sa stare vicino è un giovane servo che lo assiste fino alla terribile agonia. Morente, capisce che così libererà, prima che se stesso, gli altri dalla sofferenza e con questo pensiero muore sereno.
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  • 5

    Il re è nudo!!!

    1886- “La morte di Ivan Ilich” si colloca in un periodo di grande creatività di Tolstoj. Sappiamo che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, attraversa una crisi spirituale che gradualm ...continua

    1886- “La morte di Ivan Ilich” si colloca in un periodo di grande creatività di Tolstoj. Sappiamo che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, attraversa una crisi spirituale che gradualmente lo allontana dalla chiesa ortodossa ufficiale che lo porterà ad abbracciare un credo più semplice. La presa di coscienza su alcune tematiche si esprime, dunque, in una serie di racconti che hanno lo scopo di analizzare in un’ottica cristiana i concetti che l’autore sta rielaborando.
    Come si evince dal titolo qui si parla di morte.
    Ivan Ilich è un magistrato di 45 anni quando dopo un’angosciante malattia la sua vita si spegne.
    Indifferenza, ipocrisia, opportunismo sono gli atteggiamenti che dominano nei colleghi, nei parenti e nei cosiddetti “amici”. Tutti si sentono immuni all’evento: è qualcosa che capita solo agli altri…
    Lo stessi Ivan Ilich non ci pensava neppure. Chi mai poteva pensare che una semplice caduta potesse avere conseguenze così letali all’interno del suo corpo? Invece, è proprio un insignificante episodio a cambiare la sua vita anzi a portarla a termine. Il corpo cede al dolore sempre più pressante.
    Ma come era stata la vita di Ivan Ilich?
    Il pensiero va a ritroso a cercare l’origine di quella che ritiene essere un’ingiusta punizione. Appaiono le immagine del passato: una vita rivolta al piacere materiale; l’indifferenza, via via, sempre più crescente verso gli affetti familiari; la centralità dell’ambizione, la carriera, il prestigio. Tutto effimero, pensa Ilich.
    Ora, tormentato dal male fisico, sta raccogliendo ciò che ha seminato: indifferenza, distacco, freddezza.
    Rispetto al successivo racconto della “Sonata a Kreutzer” qui Tolstoj è meno infervorato da quel radicalismo cristiano che lo agiterà più avanti. Il racconto sembra quasi una parabola mentre là – nella sonata- Pozdnyšev tuonava farneticando come un folle predicatore davanti alle masse.
    Il legame di Ivan Ilich con il servo Gerasim cela un messaggio più pacato. Gerasim è, infatti, il «puro», colui che vive spontaneamente secondo i veri precetti cristiani: essere amorevoli, caritatevoli, pazienti.
    «E’ la volontà di Dio. Succede a tutti» dice aiutando il padrone a prender coscienza di come la società sia solo un grande teatro che mette in scena una falsa commedia della felicità. Gerasim è colui che aiuta strappare le tende. Che le quinte vengano alla luce: il re è nudo!

    ” Questa menzogna che lo circondava e che era dentro di lui, più di ogni altra cosa, aveva avvelenato gli ultimi giorni della vita di Ivan Il’ič.”

    ha scritto il 

  • 5

    Non so se sia stato il primo a dedicare tante pagine al tema della morte, ma lo ha fatto in modo magistrale a mio avviso; solo non riesco a comprendere appieno il finale; l' interpretazione che mi par ...continua

    Non so se sia stato il primo a dedicare tante pagine al tema della morte, ma lo ha fatto in modo magistrale a mio avviso; solo non riesco a comprendere appieno il finale; l' interpretazione che mi pare più probabile è quella di una lettura religiosa, della Luce per cui non c'è più la morte, ma non ne sono tanto sicuro

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle solo per rispetto a Tolsoj

    Metto tre stelle per rispetto a Tolstoj e alla sua vita, ma questo racconto sulla morte e il significato della vita non mi hanno dato molto e soprattutto è stato tradotto malissimo e non adattato al K ...continua

    Metto tre stelle per rispetto a Tolstoj e alla sua vita, ma questo racconto sulla morte e il significato della vita non mi hanno dato molto e soprattutto è stato tradotto malissimo e non adattato al Kindle, meglio altre edizioni.

    ha scritto il 

  • 5

    "E' stato tutto sbagliato"

    Tutti noi avremo a che fare con la morte; è inevitabile. Ma nessuno, fortunatamente o sfortunatamente, lo può raccontare. Rimuoviamo quindi dai nostri pensieri il momento, come se non dovesse mai avve ...continua

    Tutti noi avremo a che fare con la morte; è inevitabile. Ma nessuno, fortunatamente o sfortunatamente, lo può raccontare. Rimuoviamo quindi dai nostri pensieri il momento, come se non dovesse mai avvenire, come se non esistesse, come se.. fossimo eterni.

    Ma basta un episodio, una malattia, un rischio di qualunque genere per abbatterci, per svegliarci dal sogno, per ricordarci che no, purtroppo eterni non siamo.

    Tolstoj in queste poche pagine, un centinaio circa, fotografa per noi questo processo e lo fa partendo dalla fine, in un modo quasi ironico: mostrandoci la reazione di amici, parenti e colleghi di lavoro alla morte del protagonista, Ivan Il'Ic.

    "E' morto lui e non io"

    E' ironico, Tolstoj, ma ciò che mostra è tristissimo. Indifferenza, egoismo, opportunismo, cinismo, interesse, ecco cosa circonda il malcapitato Ivan.

    "Così, alla notizia della morte di Ivan Il'ic il primo pensiero dei signori lì riuniti si concentrò sulle implicazioni che quella morte avrebbe avuto su eventuali trasferimenti o promozioni che riguardavano loro stessi o i loro conoscenti"

    Ha gridato per tre giorni interi, giorno e notte, senza smettere un momento. Era una cosa insopportabile

    E' direttamente il protagonista poi in prima persona che ricorda il breve scorrere della sua vita, spesa cercando di migliorare la sua scala sociale per riuscire a permettere a sé e alla sua famiglia lussi e comodità. Fino a un banale incidente domestico, che cambia improvvisamente la prospettiva.

    Ivan, mentre il suo corpo degrada lentamente ci rende partecipi dei suoi ragionamenti, delle sue paure, dei terrori, della sua ribellione e rifiuto di un destino che ritiene ingiusto. La domanda che il malato si fa è sempre la stessa, ossessionante, rimbombante: perché si vive? Che senso ha la vita se tutto deve finire nel nulla?

    Nel corso del racconto si fa strada nel protagonista la consapevolezza di aver perso una vita intera ad inseguire cose che soltanto ora si rivelano in tutta la loro futilità:

    "Gli venne in mente ciò che fino ad allora gli era parsa una totale assurdità, quella di aver vissuto la vita in modo sbagliato. Vide che questa poteva essere la verità. Il suo lavoro, il suo modo di vivere, la sua famiglia, i suoi interessi mondani e professionali, tutto poteva essere stato un errore. Cercò di difendere tutto ciò davanti a sé stesso, ma improvvisamente sentì l'assoluta debolezza di quello che difendeva, Non c'era niente da difendere."

    Si muore soli. La fine di Ivan testimonia questa solitudine, l'impossibilità di condividere le paure, il panico. Rimangono solo le menzogne di chi ci assiste, che ci allontanano irrimediabilmente dal mondo lasciandoci in balia di noi stessi.

    "Avrebbe voluto essere accarezzato, baciato, avrebbe voluto che piangessero per lui, come si accarezzano e si confortano i bambini. Invece sapeva di essere un funzionario importante, con la barba bianca e che tutto ciò non era possibile; ma avrebbe tanto voluto."

    Poche pagine ricche di spunti che invitano a riflettere sul rapporto tra vita e morte.
    Sono pochi gli scrittori che riescono a passare dalla commedia, alla farsa, al dramma angosciante in modo così efficace; Tolstoj qui, grandissimo, ci riesce pienamente.

    “Si può, si può fare qualcosa di giusto. Ma che cosa?”.

    ha scritto il 

  • 5

    riletto dopo quasi trent'anni l'ho trovato ancor più bello. Ricordo che ai tempi lo sottovalutai forse travolta dall'impeto dell'età e da letture russe molto più generose in numero di pagine. si legge ...continua

    riletto dopo quasi trent'anni l'ho trovato ancor più bello. Ricordo che ai tempi lo sottovalutai forse travolta dall'impeto dell'età e da letture russe molto più generose in numero di pagine. si legge d'un fiato e si riflette per molti fiatoni

    ha scritto il 

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