La morte di Ivan Il'ic

Di

Editore: Rizzoli

4.1
(2656)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Basco , Spagnolo , Francese , Turco , Catalano , Farsi , Olandese

Isbn-10: 8817151564 | Isbn-13: 9788817151566 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Ivan Il'ic ha una vita soddisfacente, una buona carriera, una vita familiare esociale apparentemente appagante. Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, cittàin cui si è trasferito dopo una promozione, cade da uno sgabello, sistemandouna tenda, e prende un colpo al fianco. Il dolore provocato dalla caduta diventa, nei giorni, sempre più forte e tutte le cure si rivelano inutili. Ilpensiero della morte gli fa riconoscere la falsità della sua vita, di chi locirconda, dei suoi apparenti successi. L'unica persona che gli sa stare vicinoè un giovane servo che lo assiste fino alla terribile agonia. Morente, capisceche così libererà, prima che se stesso, gli altri dalla sofferenza e con questo pensiero muore sereno.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    “Signori!...Ivàn Il’ìč è morto.”, con tale notizia inizia a svolgersi, per il lettore, la ‘vita’ di un personaggio che non ha trascurato nulla fin dalla giovinezza pur di costruirsi quel tipo di ‘esi ...continua

    “Signori!...Ivàn Il’ìč è morto.”, con tale notizia inizia a svolgersi, per il lettore, la ‘vita’ di un personaggio che non ha trascurato nulla fin dalla giovinezza pur di costruirsi quel tipo di ‘esistenza’ che più lo rendesse degno di considerazione soprattutto da parte degli ‘altolocati’. Di lui ‘morto’ viene messo in risalto un particolare ironico del suo volto considerato ora più espressivo forse perché è la coscienza della mancanza di vita e non la consapevolezza della presenza della morte a far sì che gli altri, i vivi, lo vedano diverso e, tra questi ‘vivi’, che ai suoi occhi paiono ‘morti’ per la loro marginalità nella sua vita, si possono individuare la moglie, la figlia e il figlio. Poco alla volta siamo guidati a conoscere questa figura per molti aspetti controversa, a scoprire come egli abbia tessuto la sua esistenza all’insegna di obiettivi non proprio scontati e raggiunti nonostante qualche difficoltà, dimostrando di possedere una volontà che va oltre le aspettative e un rigore che non lascia spazio alle incertezze, il tutto, però, a discapito della famiglia che, secondo il suo punto di vista, lo ingabbia, mentre è dal lavoro che egli ottiene le sue soddisfazioni.
    Ben presto, però, nella sua analisi Ivàn si rende conto della sua condizione di ‘uomo comune’, da lui profondamente rifiutata, la cui esistenza, al di là della sua malattia e della sua possibile dipartita, non interessa a nessuno nel modo in cui egli vorrebbe che se ne interessassero familiari, amici e colleghi. Scoprire di essere ‘uno dei tanti’ è per lui un colpo peggiore dell’essere ‘uomo malato’ anzi ‘uomo morto’, per come lo vedono gli altri, in quanto egli percepisce chiaramente che il suo ‘stato’ non è altro che "una questione di vita…non di morte”, perché è la vita che se ne sta andando da lui e non la morte che gli si sta avvicinando. Bellissimo gioco di seduzione oltre che di inganno quello di credere che sia possibile prendersi gioco della morte opponendo ad essa la vita, anche se deve, alla fine, riconoscere che la 'luce' dei e nei suoi occhi si è spenta, lasciando il posto al 'buio' della sua anima tormentata più del corpo da un’indefinibile presa di coscienza che lo induce a pensare: “Possibile che sia lei e solo lei la verità?”.
    Il maggior tormento di Ivàn Il’ìč, comunque, è la menzogna sulla sua condizione perpetrata da coloro che vogliono costringerlo a mentire anche a se stesso, perché si ostinano in quel non capire, solo il fedele Gerasim non nasconde il sentimento di ‘pietà’ di cui il padrone ritiene di non poter fare a meno, ma gli offre un aiuto disinteressato che racchiude in sé e di per sé un inestimabile valore aggiunto: ”Tutti dobbiamo morire. Perché non dovrei farlo?”. Al contrario Ivàn considera menzognero il comportamento della moglie, travisando i suoi pensieri e i suoi gesti e, poiché è nella sua volontà far emergere come tra loro due non ci sia mai stata unità di azione né condivisione di sentimenti, si dovrebbe considerare la menzogna come una parziale visione delle pudiche manifestazioni personali di lei nei confronti di lui, in tal modo, sostituita la menzogna con la verità, a lui non resta altro, nella sua solitudine, che il proprio ‘dolore senza risposta' a metterlo seriamente alla prova.
    Ma ”più tremende delle sofferenze fisiche erano le sofferenze morali, e in esse stava il suo principale tormento… l’idea di non aver vissuto la propria vita come doveva viverla; pensò che poteva essere la verità…", spietato esame di coscienza che lo induce a credere all’esistenza di “un orribile enorme imbroglio, che nascondeva la vita e la morte”. Ed è così che Ivàn riesce a vedere una ‘luce’ più nel buio della sua sofferenza che nel buio della sua vita, e a raggiungere la consapevolezza di potersi riscattare con se stesso e con i suoi familiari per mezzo o per merito di uno strano atto di generosità: “Liberare loro e liberare se stesso da quelle sofferenze”. È questa la ‘degna’ conclusione di un’esistenza che nelle sue certezze ha saputo riconoscere le proprie incertezze: “E la morte? Dov’è?”

    “Ma quale morte? Non c’era nessuna paura, perché non c’era neanche la morte.”

    ha scritto il 

  • 5

    UN racconto davvero straordinario. Comincia piano, con l'indifferenza di amici e colleghi per la morte di Ivan Illic, poi, sempre con il sorriso, si va avanti con la narrazione della vita di Ivan. Qua ...continua

    UN racconto davvero straordinario. Comincia piano, con l'indifferenza di amici e colleghi per la morte di Ivan Illic, poi, sempre con il sorriso, si va avanti con la narrazione della vita di Ivan. Quando si avvicina la morte, il racconto prende lo stomaco e diventa via via sempre più angosciante. Un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Il re è nudo!!!

    1886- “La morte di Ivan Ilich” si colloca in un periodo di grande creatività di Tolstoj. Sappiamo che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, attraversa una crisi spirituale che gradualm ...continua

    1886- “La morte di Ivan Ilich” si colloca in un periodo di grande creatività di Tolstoj. Sappiamo che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, attraversa una crisi spirituale che gradualmente lo allontana dalla chiesa ortodossa ufficiale che lo porterà ad abbracciare un credo più semplice. La presa di coscienza su alcune tematiche si esprime, dunque, in una serie di racconti che hanno lo scopo di analizzare in un’ottica cristiana i concetti che l’autore sta rielaborando.
    Come si evince dal titolo qui si parla di morte.
    Ivan Ilich è un magistrato di 45 anni quando dopo un’angosciante malattia la sua vita si spegne.
    Indifferenza, ipocrisia, opportunismo sono gli atteggiamenti che dominano nei colleghi, nei parenti e nei cosiddetti “amici”. Tutti si sentono immuni all’evento: è qualcosa che capita solo agli altri…
    Lo stessi Ivan Ilich non ci pensava neppure. Chi mai poteva pensare che una semplice caduta potesse avere conseguenze così letali all’interno del suo corpo? Invece, è proprio un insignificante episodio a cambiare la sua vita anzi a portarla a termine. Il corpo cede al dolore sempre più pressante.
    Ma come era stata la vita di Ivan Ilich?
    Il pensiero va a ritroso a cercare l’origine di quella che ritiene essere un’ingiusta punizione. Appaiono le immagine del passato: una vita rivolta al piacere materiale; l’indifferenza, via via, sempre più crescente verso gli affetti familiari; la centralità dell’ambizione, la carriera, il prestigio. Tutto effimero, pensa Ilich.
    Ora, tormentato dal male fisico, sta raccogliendo ciò che ha seminato: indifferenza, distacco, freddezza.
    Rispetto al successivo racconto della “Sonata a Kreutzer” qui Tolstoj è meno infervorato da quel radicalismo cristiano che lo agiterà più avanti. Il racconto sembra quasi una parabola mentre là – nella sonata- Pozdnyšev tuonava farneticando come un folle predicatore davanti alle masse.
    Il legame di Ivan Ilich con il servo Gerasim cela un messaggio più pacato. Gerasim è, infatti, il «puro», colui che vive spontaneamente secondo i veri precetti cristiani: essere amorevoli, caritatevoli, pazienti.
    «E’ la volontà di Dio. Succede a tutti» dice aiutando il padrone a prender coscienza di come la società sia solo un grande teatro che mette in scena una falsa commedia della felicità. Gerasim è colui che aiuta strappare le tende. Che le quinte vengano alla luce: il re è nudo!

    ” Questa menzogna che lo circondava e che era dentro di lui, più di ogni altra cosa, aveva avvelenato gli ultimi giorni della vita di Ivan Il’ič.”

    ha scritto il 

  • 5

    Non so se sia stato il primo a dedicare tante pagine al tema della morte, ma lo ha fatto in modo magistrale a mio avviso; solo non riesco a comprendere appieno il finale; l' interpretazione che mi par ...continua

    Non so se sia stato il primo a dedicare tante pagine al tema della morte, ma lo ha fatto in modo magistrale a mio avviso; solo non riesco a comprendere appieno il finale; l' interpretazione che mi pare più probabile è quella di una lettura religiosa, della Luce per cui non c'è più la morte, ma non ne sono tanto sicuro

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle solo per rispetto a Tolsoj

    Metto tre stelle per rispetto a Tolstoj e alla sua vita, ma questo racconto sulla morte e il significato della vita non mi hanno dato molto e soprattutto è stato tradotto malissimo e non adattato al K ...continua

    Metto tre stelle per rispetto a Tolstoj e alla sua vita, ma questo racconto sulla morte e il significato della vita non mi hanno dato molto e soprattutto è stato tradotto malissimo e non adattato al Kindle, meglio altre edizioni.

    ha scritto il 

  • 5

    "E' stato tutto sbagliato"

    Tutti noi avremo a che fare con la morte; è inevitabile. Ma nessuno, fortunatamente o sfortunatamente, lo può raccontare. Rimuoviamo quindi dai nostri pensieri il momento, come se non dovesse mai avve ...continua

    Tutti noi avremo a che fare con la morte; è inevitabile. Ma nessuno, fortunatamente o sfortunatamente, lo può raccontare. Rimuoviamo quindi dai nostri pensieri il momento, come se non dovesse mai avvenire, come se non esistesse, come se.. fossimo eterni.

    Ma basta un episodio, una malattia, un rischio di qualunque genere per abbatterci, per svegliarci dal sogno, per ricordarci che no, purtroppo eterni non siamo.

    Tolstoj in queste poche pagine, un centinaio circa, fotografa per noi questo processo e lo fa partendo dalla fine, in un modo quasi ironico: mostrandoci la reazione di amici, parenti e colleghi di lavoro alla morte del protagonista, Ivan Il'Ic.

    "E' morto lui e non io"

    E' ironico, Tolstoj, ma ciò che mostra è tristissimo. Indifferenza, egoismo, opportunismo, cinismo, interesse, ecco cosa circonda il malcapitato Ivan.

    "Così, alla notizia della morte di Ivan Il'ic il primo pensiero dei signori lì riuniti si concentrò sulle implicazioni che quella morte avrebbe avuto su eventuali trasferimenti o promozioni che riguardavano loro stessi o i loro conoscenti"

    Ha gridato per tre giorni interi, giorno e notte, senza smettere un momento. Era una cosa insopportabile

    E' direttamente il protagonista poi in prima persona che ricorda il breve scorrere della sua vita, spesa cercando di migliorare la sua scala sociale per riuscire a permettere a sé e alla sua famiglia lussi e comodità. Fino a un banale incidente domestico, che cambia improvvisamente la prospettiva.

    Ivan, mentre il suo corpo degrada lentamente ci rende partecipi dei suoi ragionamenti, delle sue paure, dei terrori, della sua ribellione e rifiuto di un destino che ritiene ingiusto. La domanda che il malato si fa è sempre la stessa, ossessionante, rimbombante: perché si vive? Che senso ha la vita se tutto deve finire nel nulla?

    Nel corso del racconto si fa strada nel protagonista la consapevolezza di aver perso una vita intera ad inseguire cose che soltanto ora si rivelano in tutta la loro futilità:

    "Gli venne in mente ciò che fino ad allora gli era parsa una totale assurdità, quella di aver vissuto la vita in modo sbagliato. Vide che questa poteva essere la verità. Il suo lavoro, il suo modo di vivere, la sua famiglia, i suoi interessi mondani e professionali, tutto poteva essere stato un errore. Cercò di difendere tutto ciò davanti a sé stesso, ma improvvisamente sentì l'assoluta debolezza di quello che difendeva, Non c'era niente da difendere."

    Si muore soli. La fine di Ivan testimonia questa solitudine, l'impossibilità di condividere le paure, il panico. Rimangono solo le menzogne di chi ci assiste, che ci allontanano irrimediabilmente dal mondo lasciandoci in balia di noi stessi.

    "Avrebbe voluto essere accarezzato, baciato, avrebbe voluto che piangessero per lui, come si accarezzano e si confortano i bambini. Invece sapeva di essere un funzionario importante, con la barba bianca e che tutto ciò non era possibile; ma avrebbe tanto voluto."

    Poche pagine ricche di spunti che invitano a riflettere sul rapporto tra vita e morte.
    Sono pochi gli scrittori che riescono a passare dalla commedia, alla farsa, al dramma angosciante in modo così efficace; Tolstoj qui, grandissimo, ci riesce pienamente.

    “Si può, si può fare qualcosa di giusto. Ma che cosa?”.

    ha scritto il 

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