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La morte di Ivan Il'ič

By Lev Nikolaevič Tolstoj

(1520)

| Others | 9788817020855

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Book Description

Ivan Il'ic ha una vita soddisfacente, una buona carriera, una vita familiare e sociale apparentemente appagante. Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, città in cui si è trasferito dopo una promozione, cade da uno sgabello, sistemando una tenda, e prende un colpo al fianco. Il dolore provocato dallaContinue

Ivan Il'ic ha una vita soddisfacente, una buona carriera, una vita familiare e sociale apparentemente appagante. Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, città in cui si è trasferito dopo una promozione, cade da uno sgabello, sistemando una tenda, e prende un colpo al fianco. Il dolore provocato dalla caduta diventa, nei giorni, sempre più forte e tutte le cure si rivelano inutili. Il pensiero della morte gli fa riconoscere la falsità della sua vita, di chi lo circonda, dei suoi apparenti successi. L'unica persona che gli sa stare vicino è un giovane servo che lo assiste fino alla terribile agonia. Morente, capisce che così libererà, prima che se stesso, gli altri dalla sofferenza e con questo pensiero muore sereno.

7 Reviews

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  • 1 person find this helpful

    Cronaca di una morte

    Se una persona morisse ed in seguito potesse tornare per raccontare le impressioni ed i sentimenti degli ultimi istanti di vita, non riuscirebbe a farlo meglio di quanto abbia fatto Tolstoj in questo racconto.
    Rapido, essenziale, toccante.

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    Ukkiu74 said on Dec 20, 2011 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Accidenti a quando ho deciso di leggere questo libro!
    Ci sono alcuni libri che non vorrei avere letto e questo è uno, non perché non sia bello, è di Tolstoj non può non esserlo, ma così spietatamente lucido e terribile l’argomento di cui si parla perché è la cronaca quasi clinica, puntuale, pas ... (continue)

    Accidenti a quando ho deciso di leggere questo libro!
    Ci sono alcuni libri che non vorrei avere letto e questo è uno, non perché non sia bello, è di Tolstoj non può non esserlo, ma così spietatamente lucido e terribile l’argomento di cui si parla perché è la cronaca quasi clinica, puntuale, passo, passo dell’insorgere di una malattia nella vita del protagonista Ivan Il’ic.
    Prima è solo una parvenza un disagio che non desta preoccupazione un leggero fastidio, basta non pensarci! Ma poi questo malessere cresce, prende fisicamente forma, si ingrandisce e pretende di occupare il suo posto nel corpo in cui dimora, nel corpo di Ivan Il’ic, finendo per invadere completamente anche la sua testa, i suoi atti i suoi pensieri.
    E’ sì perchè è proprio di malattia incurabile di cui parliamo, senza inutili giri di parole, di tumore, vocabolo che forse non sorprende più quando è voce di enciclopedia medica, ma che sciocca totalmente quando è descrizione letteraria come qui, diventando quasi una entità con una sua vita propria rispetto all’organismo che suo malgrado lo ospita.
    Questa è l’aspetto del romanzo che mi ha più sconvolto, poi c’è il resto: l’analisi filosofica, il senso della morte che livella tutto, il protagonista malato ormai inutile da cui tutti i sani si allontanano pietosamente, lasciato solo davanti al nulla, la caducità della vita il suo sciupio, il nichilismo più totale e devastante di Tolstoj.
    Vorrei proprio non averlo letto e poi anche per un altro motivo…

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    Anileve said on Feb 7, 2011 | 1 feedback

  • Un libro ricco, denso, complesso; non tanto nella trama, che si snoda con linearità ed eleganza, quanto piuttosto nell'analisi dell'esistenza umana. In realtà non è altro che il racconto di una vita, e spaventa come un'intera esistenza possa essere minimizzata in meno di un centinaio di pagine; eppu ... (continue)

    Un libro ricco, denso, complesso; non tanto nella trama, che si snoda con linearità ed eleganza, quanto piuttosto nell'analisi dell'esistenza umana. In realtà non è altro che il racconto di una vita, e spaventa come un'intera esistenza possa essere minimizzata in meno di un centinaio di pagine; eppure è proprio quello che avviene.
    Fin dall'entrata in scena del protagonista, è già chiaro che, inconsapevolmente, egli ha già cominciato a morire: con le sue scelte, dettate da quanto la società si aspetta da lui; da una felicità fittizia che egli trova nell'approvazione altrui; dal suo bisogno di ricercare il meglio e, anche ottenendolo, non riuscire ad esserne soddisfatto.
    Ci viene presentata quindi un'esistenza borghese, media, qualunque, che potrebbe appartenere a chiunque. Solo un aspetto viene presentato come straordinario, anormale: la morte precoce del protagonista, ad opera di un male non meglio identificato e poco descritto, semplicemente perchè privo di importanza: la causa passa in secondo piano, è l'effetto ad essere devastante e schiacciante: Ivan Il'ic morirà, deve morire, lo sa lui e lo sa il lettore, mentre tutti gli altri, a partire dalla famiglia stessa, finge di non vedere, negando la malattia o minimizzandone il dolore.
    Ecco quindi che si mostra la natura vile dell'uomo, la sua incapacità di guardare in faccia la morte e di rassegnarvisi; splendide le ultime pagine, in cui il protagonista arriva ad una sola conclusione: che nonostante la falsità ci circondi, l'uomo può trovare dentro di sé la speranza, e la pace.

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    Angorian said on Feb 6, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • capolavoro! Sarà una banalità ma il racconto è splendido e gli ultimi giorni sono una sofferenza continua anche per il lettore...se fossi un depresso eviterei la lettura, per tutti gli altri..straconsigliato

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    Spaziamente said on Dec 20, 2011 about the Hardcover edition | Add your feedback

  • Breve tanto quanto un viaggio in treno e in realtà lungo quanto una vita, quanto l'attesa della morte, quanto l'eterno mistero della certezza della morte a cui siamo tutti destinati. E intorno il cinismo, la solitudine, la freddezza, il calcolo, l'egocentrismo, l'odore di muffa di quelle pareti buie ... (continue)

    Breve tanto quanto un viaggio in treno e in realtà lungo quanto una vita, quanto l'attesa della morte, quanto l'eterno mistero della certezza della morte a cui siamo tutti destinati. E intorno il cinismo, la solitudine, la freddezza, il calcolo, l'egocentrismo, l'odore di muffa di quelle pareti buie...E il rancore, anch'esso eterno, e la rabbia, e la desolazione.

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    TopoConGliOcchiali said on Dec 12, 2011 | Add your feedback

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