La morte di Virgilio

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(77)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 546 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807817330 | Isbn-13: 9788807817335 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Aurelio Ciacchi ; Prefazione: Ladislao Mittner

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Le ultime ore di vita impegnano Virgilio, ormai anziano e di ritorno in Italia, in filosofiche meditazioni. Attraverso strade rumorose e affollate il poeta va dalla nave al palazzo dell'imperatore Augusto a Brindisi, e qui decide che l'Eneide va distrutta. Ma Ottaviano lo convince a salvare l'opera e Virgilio va incontro alla morte.
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  • 5

    E' un romanzo che esce da ogni schema e che molto difficilmente può essere ridotto alla semplificazione del voto stellato! Le ultime 18 ore di vita di Virgilio sono l'occasione per Broch per una rifle ...continua

    E' un romanzo che esce da ogni schema e che molto difficilmente può essere ridotto alla semplificazione del voto stellato! Le ultime 18 ore di vita di Virgilio sono l'occasione per Broch per una riflessione su i grandi temi della vita. Dalla letteratura alla filosofia, dalla religione alla storia, dalla politica alla sociologia, tutto si sviluppa attraverso le riflessioni di Virgilio e i suoi dialoghi con i pochi personaggi della storia. L'imperatore Ottaviano Augusto, gli amici Plozio Tucca e Lucio Ruffo, il medico e soprattutto Lisania. Credo che, nonostante la grandissima difficoltà per il lettore a reggere la complessità della scrittura, sia un testo che, come pochi altri, impone una riflessione sulla storia del presente a cominciare dal significato di concetti quali il bello, l'arte e, in generale, la parola. Ma la domanda è: ci può essere ancora per l'umanità la possibilità della speranza? Per Broch, forse si. Quando racconta che Virgilio rinuncia alla volontà di far distruggere alla sua morte l'Eneide alla condizione che l'Imperatore liberi i suoi schiavi. Quindi la salvezza dell'uomo passa attraverso la sua libertà e al riconoscimento della dignità umana!!!!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Oh, infinito è l'intelletto umano, ma quando sfiora l'infinito, ecco che ne viene respinto

    Nelle ore che precedono la morte, Virgilio riconsidera con una nuova consapevolezza la sua vita e la sua oper ...continua

    Oh, infinito è l'intelletto umano, ma quando sfiora l'infinito, ecco che ne viene respinto

    Nelle ore che precedono la morte, Virgilio riconsidera con una nuova consapevolezza la sua vita e la sua opera, cadendo in una disperazione senza via d'uscita: l'Eneide non ha portato a nessun atto di conoscenza, non è riuscita a toccare l'assoluto. L'unica via di salvezza è, perciò, la sua distruzione, Di fornte all'assolutezza della morte, Virgilio percepisce l'inconcludenza della propria vita e della propria opera. E questo fa abbastanza impressione, se si pensa che Broch ha scritto la maggior parte del romanzo in un carcere nazista, sicuro di andare incontro allla morte non meno di quanto lo fosse Virgilio a Brindisi. È il paradosso di uno scrittore che, convinto di morire, scrive un'opera letteraria proprio sull'insensatezza dell'opera letteraria di fronte alla morte.

    Il romanzo è articolato in quattro parti diverse per stile e contenuto; nella prima Virgilio arriva a Brindisi e si accorge di essere "un ospite nella sua stessa vita"; la seconda è un lunghissimo flusso di coscienza che sviscera in modo ossessivo il fallimento della missione poetica di Virgilio; nella terza parte i contenuti della seconda vengono discussi con Augusto; la quarta parte, infine, descrive il vero e proprio passaggio verso la morte, in cui finalmente Virgilio tocca l'Assoluto e l'Unità, trovando nell'ineffabile Logos la chiusura del cerchio (anche se a questo punto Broch ci ha convinti dell'impossibilità di descrivere l'assoluto con mezzi terreni).

    È da un po' di tempo che il tema dell'assoluto raggiungibile solo nella morte ricorre nelle mie letture. Forse sono io a prestarci più attenzione da quando, l'anno scorso, ho letto il saggio di Todorov La bellezza salverà il mondo (ma il titolo originale, Les aventuriers de l'absolu ,è molto più eloquente), in cui si spiega come Wilde, Rilke e la Cvetaeva siano stati consumati dal tentativo di toccare ll'assoluto con la loro vita e la loro opera, e di come questa ricerca li abbia portati a non sapere più "stare al mondo", a non trovare più conforto nei rapporti umani. È quello che succede al Virgilio del romanzo, che non riesce più ad avere un dialogo efficace né con Augusto né con i suoi amici, e che avverte l'immpossibilità di comunicare la propria angoscia.

    Non posso nascondere che lo stile di scrittura rende quest'opera faticosissima da leggere: il periodare è lungo e complesso, spesso prolisso e ridondante (il contrario di leggerezza e rapidità elogiate da Calvino nelle Lezioni americane). Ci sono due o tre argomenti sui quali si continua a insistere che crescono come panna montata fino a diventare soffocanti e ci sono temi e motivi che forse vengono tirati un po' all'eccesso. L'angoscia di Virgilio (e di Broch), però, è potente e il lettore non può lasciarla inascoltata. Una vita ormai estranea al mondo, ma a cui non è concesso toccare l'infinito. La morte, allora, per Virgilio è davvero il lieto fine.

    ha scritto il 

  • 2

    Un'opera non riuscita, di grandissime ambizioni e scarsa efficacia. Broch racconta le ultime 18 ore di Virgilio, in una dilatazione temporale aiutata dal delirio della malattia. Straordinaria la capac ...continua

    Un'opera non riuscita, di grandissime ambizioni e scarsa efficacia. Broch racconta le ultime 18 ore di Virgilio, in una dilatazione temporale aiutata dal delirio della malattia. Straordinaria la capacità di rendere, dall'interno, le oscillazioni psicologiche della coscienza, fino al momento del trapasso. Splendide, anche, alcune pagine del confronto tra Virgilio e Augusto, che affrontano il tema del comportamento delle masse, con evidente richiamo alla contemporaneità di Broch (che inizia il testo in un carcere nazista). Ma ciò che è insopportabile è il ritorno continuo ed estenuante sui medesimi temi, come pure la prefigurazione cristiana insistita fino alla nausea. Un libro che avrebbe potuto essere una grande pagina del Novecento narrativo e che affoga, invece, in un'inutile prolissità.

    ha scritto il 

  • 0

    Sospendo ufficialmente la lettura. E lo classifico come "abbandonato", così mi sparisce anche dalla prima pagina, ché non mi trovi più quotidianamente faccia a faccia con il tomo. Ecco.

    in progress

    E ...continua

    Sospendo ufficialmente la lettura. E lo classifico come "abbandonato", così mi sparisce anche dalla prima pagina, ché non mi trovi più quotidianamente faccia a faccia con il tomo. Ecco.

    in progress

    E' la seconda volta che tento di leggere questo libro. Ed è anche l'ultima, perché se fallisco non ci riproverò. Anche al secondo tentativo la lettura del tomo si scontra con qualche problema, il principale dei quali è che, dopo qualche pagina o, peggio, qualche riga, l'attenzione vacilla e io mi addormento. Eppure voglio leggerlo. Sono afflitta.

    ha scritto il 

  • 5

    La notte del linguaggio, oppure: alcune domande, circa tutte, strappate al silenzio per esserti urlate una dietro l'altra, con scarnificazione garantita e rigenerazione del tutto superflua

    Virgilio il demente, indebolito dalla malattia e della prossimità della morte, fatica, a parole, per trovare una consolazione prima della morte, un approdo mentale dove portare a riposare le ossa debo ...continua

    Virgilio il demente, indebolito dalla malattia e della prossimità della morte, fatica, a parole, per trovare una consolazione prima della morte, un approdo mentale dove portare a riposare le ossa deboli e la carne finita, rigenerandole provando a porle sotto la definizione di "anima".

    Virgilio l'autistico, il cui enorme mondo speculativo e immaginativo crolla all'apparire di ciò che non è apparenza: il popolo, gli amici, l'imperatore: quanto è meschino, Virgilio, quando ha a che fare con gli altri: la sua grandezza si consuma nella solitudine delle sue proiezioni, dei suoi affanni verbali, delle sue costruzioni psicotiche.

    Virgilio il poeta che ha vergogna della sua poesia, Virgilio il pederasta che rinnega i suoi pupilli, Virgilio l'impanicato... Un uomo, di nome Virgilio.

    Il romanzo di Broch è un attraversamento, come tutti gli autentici attraversamenti ora audace e avvincente, ora trascinato, stentato, angosciante, ora allegro, abitato, godibilissimo, ora funereo, insopportabile, odioso: a volte non si vorrebbe mai più toccar terra, altre volte si ha voglia di ammutinarsi, di dare l'assalto al timone, di entrare al buio nelle stanze del capitano per assassinarlo, ciecamente, brutalmente, per disperazione, per impotenza, per allucinazione...

    Si muore, leggendo il romanzo di Broch, e, a romanzo finito, si rinasce, e qualcosa è successo a te e al mondo, ma le parole per dirlo non esistono, sono da qualche parte nel delirio di Virgilio, sono da qualche parte nel territorio oscuro e profondo della letteratura, che Broch ha attraversato al punto da poter fare da guida agli altri. Broch è riuscito a perdersi, ma non è garantito che tutti gli altri riescano nell'impresa. La perdizione è la più difficile delle traiettorie.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei grandi libri del Novecento: un’opera lunga e difficile, che esige un lettore attento sia ai minimi particolari testuali sia alla struttura dell’insieme. In una prosa elaborata e complessa, fit ...continua

    Uno dei grandi libri del Novecento: un’opera lunga e difficile, che esige un lettore attento sia ai minimi particolari testuali sia alla struttura dell’insieme. In una prosa elaborata e complessa, fitta di metafore e di immagini poetiche, come se lo scrittore si sforzasse in ogni frase di esprimere e di fermare l’indicibile, vengono raccontate le ultime ore di vita di Virgilio, sbarcato a Brindisi per morirvi. Non c’è una trama. Una sorta di lunghissimo e involuto monologo interiore – ma pronunziato alla terza persona, e quindi condotto sempre nel segno di una lucidità ferma e distaccata – scandisce i momenti dell’agonia del poeta. L’opera letteraria da lui creata viene perdendo adesso ogni senso davanti alla morte. Per questo un’ansia febbrile di conoscenza, di purezza, di verità assoluta lo spinge a chiedere che il manoscritto dell’Eneide venga distrutto. La ricerca disperata di ciò che davvero è essenziale, al di là dell’arte e delle possibilità estreme della parola umana, continua per Virgilio – nel romanzo emblema di ogni uomo, vera e propria allegoria di ognuno di noi – fino all’ultimo istante di vita.

    ha scritto il 

  • 0

    Secondo me di questo libro dice tutto e bene Ciriffo:

    http://www.anobii.com/books/La_morte_di_Virgilio/9788807817335/01ee596f056fda7752/

    Ma il mio vuole essere un commento meno serioso.

    Claudio Magri ...continua

    Secondo me di questo libro dice tutto e bene Ciriffo:

    http://www.anobii.com/books/La_morte_di_Virgilio/9788807817335/01ee596f056fda7752/

    Ma il mio vuole essere un commento meno serioso.

    Claudio Magris definisce Broch un grande scrittore austriaco, Kundera e Carlos Fuentes addirittura lo considerano il più grande narratore del Novecento. E quindi dovevo leggere assolutamente qualcosa di suo. La trilogia "I sonnambuli" mi aveva però un po' spaventata (anche per il prezzo). Ed allora eccomi qui.
    In questo libro Broch narra le ultime diciotto ore di vita di Virgilio (ma per leggerlo ce ne vogliono molte di più... tra un pisolo e l'altro).
    Perché, detto tra noi, è scritto benissimo ma è piuttosto soporifero (Leggere? fa parte anche questo della bevanda soporifera, mio piccolo coppiere?...).
    Insomma, si sa già come, quando e dove morirà Virgilio... ma questo non conta. È che in questo libro il tempo si dilata, si espande, si estende, lievita... a causa di tutte le elucubrazioni, i ricordi, i rimorsi, i dubbi, gli incubi che affollano la mente del protagonista. E ad un certo punto viene quasi voglia di abbatterlo, il povero poeta!
    Poi improvvisamente suona una sveglia: i sensi si allertano, ci si commuove, ci si preoccupa, si solidarizza... ma poco dopo le palpebre si fanno di nuovo pesanti... È un libro così!
    Così come Violetta quando, moribonda, canta, duetta, duetta e canta... che struggimento! ma poi quando muore si tira un sospiro di sollievo.
    Ecco, "sollievo" è il termine che definisce esattamente la sensazione che ho provato quando ho terminato di leggere l'ultima pagina
    (la quattrocentonovantanovesima).

    ha scritto il