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La mossa del cavallo

Di

Editore: Rizzoli (La Scala - Italiani)

3.9
(2150)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Giapponese

Isbn-10: 8817860832 | Isbn-13: 9788817860833 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
"Questa vicenda prende lo spunto da una nota di Raimondo Franchetti per lasua inchiesta controgovernativa sulle condizioni socio-economiche dellaSicilia nel 1876. L'elaborazione romanzesca accentua alcuni dati che rendonoappunto la storia di allora storia dei nostri giorni. La trama del libro èlargamente definibile gialla e dal sapore paradossale, consideratal'ambientazione in una società nella quale il gioco di prestigio di unarealtà di continuo manipolata rende difficile l'accertamento delle veritàindividuali e collettive". (A.C.)
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  • 4

    Da testimone a imputato.

    Come se la cava Camilleri senza Montalbano? Bene a quanto pare. L’arte del saper raccontare e del creare situazioni tutt’altro che inverosimili, fanno di lui un genio. Anche qui gioca in casa, intrecciando sicilianità, mafia, omertà, depistaggi. Siamo nel 1877 e anziché le mail si usano lettere ...continua

    Come se la cava Camilleri senza Montalbano? Bene a quanto pare. L’arte del saper raccontare e del creare situazioni tutt’altro che inverosimili, fanno di lui un genio. Anche qui gioca in casa, intrecciando sicilianità, mafia, omertà, depistaggi. Siamo nel 1877 e anziché le mail si usano lettere scritte a mano in quadruplice copia – presumo con la carta carbone-. Degni di nota sono i baratti che il parrino pratica con la buona Trisìna. Rigorosamente in natura. E all’elogio dell’odore di coniglio selvatico che proviene dall’alcova di Catarina, la giovane domestica. Insomma, tutto all’insegna del Rapporto Kinsey.

    ha scritto il 

  • 5

    Il protagonista di questo libro è Giovanni Bovara, un ragioniere nato a Vigata ma che sin da bambino si è trasferito a Genova, assimilando di quella città i comportamenti, la cultura e il dialetto. Siamo nei mesi di settembre ed ottobre del 1877, quando il Direttore generale delle Finanze lo invi ...continua

    Il protagonista di questo libro è Giovanni Bovara, un ragioniere nato a Vigata ma che sin da bambino si è trasferito a Genova, assimilando di quella città i comportamenti, la cultura e il dialetto. Siamo nei mesi di settembre ed ottobre del 1877, quando il Direttore generale delle Finanze lo invia in Sicilia per investigare sulla morte sospetta di due ispettori e su alcuni fenomeni di corruzione legati all'applicazione della “tassa sul pane”. Ed egli sembra prendere a cuore il proprio incarico, indagando con scrupolo e sottraendosi il più possibile all'imperante mentalità omertosa. Fino a quando viene accusato ingiustamente dell'omicidio di un prete, don Artemio Carnazza, del quale raccoglie le ultime, decisive e indecifrabili rivelazioni sull'identità dell'assassino. Ma di questo egli si renderà conto solo allorché riuscirà, in un momento di catarsi lessicale, a riappropriarsi delle reminiscenze dialettali della propria infanzia. Scritto con il solito stile accattivante che seduce il lettore, è la rappresentazione, sotto le spoglie del giallo, del perenne malcostume e della diffusa corruttela in un ambiente che appare immutato e immutabile nel tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse ormai da Camilleri ci si aspetta molto, quindi il giudizio è più critico considerando quello a cui ci ha abituati l'autore.
    Al di là di questo non ho apprezzato il linguaggio. Accanto al solito siciliano, caratteristica peculiare di Camilleri, anche piacevole, c'è il genovese. E le parti in ...continua

    Forse ormai da Camilleri ci si aspetta molto, quindi il giudizio è più critico considerando quello a cui ci ha abituati l'autore. Al di là di questo non ho apprezzato il linguaggio. Accanto al solito siciliano, caratteristica peculiare di Camilleri, anche piacevole, c'è il genovese. E le parti in genovese non sono giustificate ad es. dai dialoghi del protagonista (genovese). Questo lo ha reso slegato, poco fluido con il resto del testo. Per il resto è impossibile non leggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Di questo romanzo ricordavo le parti in genovese incomprensibili e in questi anni l’ho guardato di traverso come Montalbano guarda una pila di carte da firmare…poi, un giorno, la svolta e la scoperta di un libro piacevole su una Vigata di fine ‘800 dove uno del Nord è venuto a dettare regole e pr ...continua

    Di questo romanzo ricordavo le parti in genovese incomprensibili e in questi anni l’ho guardato di traverso come Montalbano guarda una pila di carte da firmare…poi, un giorno, la svolta e la scoperta di un libro piacevole su una Vigata di fine ‘800 dove uno del Nord è venuto a dettare regole e pretendere rispetto delle stesse…utilizzando stratagemmi siciliani!!! 9

    ha scritto il 

  • 4

    A parte i brani (brevi, fortunatamente) in genovese, incomprensibili o quasi, ecco un altro piacevolissimo parto di Camilleri che "castigat, ridendo, mores" e si inventa un'ennesima vicenda che è, nei meccanismi sociali e culturali che la permeano e nei personaggi che la animano, un ritratto tris ...continua

    A parte i brani (brevi, fortunatamente) in genovese, incomprensibili o quasi, ecco un altro piacevolissimo parto di Camilleri che "castigat, ridendo, mores" e si inventa un'ennesima vicenda che è, nei meccanismi sociali e culturali che la permeano e nei personaggi che la animano, un ritratto triste e veritiero di quel certo brutto mondo che in Sicilia, ma non solo, nell'Italia tutta, purtroppo, ancora esiste.

    ha scritto il 

  • 4

    La mossa del cavallo

    Spassosissima prova di Camilleri, ambientata nel 1877 in maniera magistrale, una finzione un pò romanzo, un pò cronaca (ovviamente inventata) un pò documenti (inventati) ma che danno l'idea di un mondo. Storia che come quasi sempre parte da un episodio realmente accaduto e si svilupoa con maestri ...continua

    Spassosissima prova di Camilleri, ambientata nel 1877 in maniera magistrale, una finzione un pò romanzo, un pò cronaca (ovviamente inventata) un pò documenti (inventati) ma che danno l'idea di un mondo. Storia che come quasi sempre parte da un episodio realmente accaduto e si svilupoa con maestria.... Consigliatissimo....

    ha scritto il 

  • 4

    Un pre-montalbano ottocentesco

    Alcuni si sono lamentato per il lungo respiro di questo libercolo. Sinceramente a me non è dispiaciuto leggere le "molte" pagine di questo libro, abituato a tomi da quasi mille pagine dei libri di stampo fantasy. La storia scorre molto velocemente, bella e avvincente, curiosa nel modo in c ...continua

    Alcuni si sono lamentato per il lungo respiro di questo libercolo. Sinceramente a me non è dispiaciuto leggere le "molte" pagine di questo libro, abituato a tomi da quasi mille pagine dei libri di stampo fantasy. La storia scorre molto velocemente, bella e avvincente, curiosa nel modo in cui il protagonista si trasforma e scava nella società di una Vigata post-unitaria. Di Camilleri amo come al solito il timbro territoriale girgentino che contraddistingue il suo scritto e il modo in cui le sue trame sanno non risultare banali. Fonte di critica di altre recensioni, per me sono invece interessanti le lettere e le documentazioni ufficiali che le varie procure, tribunali e in generale istituzioni si scambiano tra loro, a mostrare come un piccolo battito d'ali in Sicilia possa muovere un buon soffio di vento anche negli uffici più in alto della capitale.

    ha scritto il 

  • 3

    supermarket Camilleri

    Un onesto prodotto di consumo, un romanzetto seriale macchiato dal peccato d'orgoglio della lunghezza eccessiva.


    I grandi maestri del noir riuscivano a stare nelle centocinquanta pagine, Camilleri allunga il brodo con parti noiose (le lettere tra i potenti del luogo che tentano di scredita ...continua

    Un onesto prodotto di consumo, un romanzetto seriale macchiato dal peccato d'orgoglio della lunghezza eccessiva.

    I grandi maestri del noir riuscivano a stare nelle centocinquanta pagine, Camilleri allunga il brodo con parti noiose (le lettere tra i potenti del luogo che tentano di screditare prima - e incastrare poi - il troppo solerte Bovara) e veri e propri inciampi deliranti come la parti in dialetto genovese: trovata, quest'ultima, copiata di sana pianta da Gadda (periodi interi, parole inframmezzate al periodo, dialogo indiretto) ma qui riproposta in modo pedante e fastidioso.

    La trama è facile, e l'espediente finale (la "mossa del cavallo") non convince, giacchè è difficile pensare che un intero sistema mafioso vada in crisi per una chiamata di correità.

    Ma va bene, si legge con facilità (escluse le parti che ho detto) ed ha spunti di caratterizzazione divertenti.

    Se fossi siciliano tuttavia intenterei causa a Camilleri, perchè dipinge i suoi conterranei tutti e sempre vigliacchi, meschini e bugiardi, e le donne belle e puttane o zitelle rancide e invidiose.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelline per lo scrafaglio merdolaro

    Donna trisina cicero:una grandissima buttana
    Patre carnazza:un grandissimo fimminaro
    La servetta, che quando il padrone alza la coperta per la ficcatina emana l'odore di una covata di coniglietti selvatici, e naturalmente lo scrafaglio merdolaro.A volte mi dimentico di quanto sia carino camilleri ...continua

    Donna trisina cicero:una grandissima buttana Patre carnazza:un grandissimo fimminaro La servetta, che quando il padrone alza la coperta per la ficcatina emana l'odore di una covata di coniglietti selvatici, e naturalmente lo scrafaglio merdolaro.A volte mi dimentico di quanto sia carino camilleri

    ha scritto il 

  • 4

    semplice e appassionante. camilleri è bravo anche senza montalbano e i suoi "eroi" sono persone comuni, ma che meritano di essere ascoltati. non metto 5 stelle perchè, diciamocelo, se l'è cavata fin troppo facilmente!

    ha scritto il 

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