La muerte de Artemio Cruz

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Publisher: Penguin

3.9
(167)

Language: Español | Number of Pages: 265 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Portuguese , Basque

Isbn-10: 0140255826 | Isbn-13: 9780140255829 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover , Softcover and Stapled , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    " Il convolvolo apre i petali al tramonto "

    “ Mi sveglio…Mi sveglia il contatto di quest’oggetto contro il pene. Non sapevo che a volte si può orinare involontariamente. Rimango con gli occhi chiusi. Le voci più vicine non si sentono. Se apro g ...continue

    “ Mi sveglio…Mi sveglia il contatto di quest’oggetto contro il pene. Non sapevo che a volte si può orinare involontariamente. Rimango con gli occhi chiusi. Le voci più vicine non si sentono. Se apro gli occhi, potrò udirle?...Però le palpebre mi pesano: due piombi, rame sulla lingua, tonfi nelle orecchie, un …qualcosa come argento ossidato nel respiro. Metallico, tutto questo. Minerale, di nuovo. Orino senza saperlo.”

    Folgorante incipit. Un uomo sta morendo, sono le sue ultime ore di vita, e qualcosa in lui continua a registrare le sensazioni e a elaborare i ricordi. Riuscendo ad aprire gli occhi , dal letto in cui si trova disteso, riconosce il suo volto nei frammenti rettangolari di piccoli specchietti riflettenti, ornamenti di una borsa appoggiata sul comodino. Sono i lineamenti scomposti di un vecchio le immagini che riesce a cogliere da quelle opache rifrazioni , un volto diviso in parti senza più alcuna simmetria, con l’occhio vicinissimo all’orecchio, e con una smorfia beffarda sulle labbra che si rincorre convulsamente da uno specchio all’altro. Lo sguardo è quello di un uomo attraversato da una collera accumulata in settantun anni di vita,” vecchia, tenace, dimenticata, sempre attuale”. Lui è Artemio Cruz e quella che scorre in un flusso ininterrotto sotto i suoi occhi chiusi è tutta la sua vita, dentro un tempo unico e simultaneo in cui presente passato e futuro accadono contemporaneamente, annullando le distanze. Il prete accanto a lui, inginocchiato vicino, mormora le sue formule nel forte odore dell’incenso. Artemio Cruz solo il giorno prima era in volo da Hermosillo a Città del Messico, o forse no, forse stava nel suo ufficio, e forse l’altro, il suo gemello, la sua controfigura è quello che adesso sta morendo, ma non lui, lui no, lui sopravviverà. Come sempre, lui sopravviverà. C’è sempre stato anche quell’altro dentro di sé, per lo meno c’è stato da un certo punto in poi della sua vita. Sempre rimasto silenzioso, accanto, ombra muta di ogni sua scelta. Ah l’odore forte dell’incenso, e quella tonaca nera, che lascia adesso all’altro la libertà di essere, di dire, riportandolo indietro alla radice di ogni sua scelta, al bivio da dove ha avuto inizio la costruzione della sua vita che si è incarnata nel suo destino su quella terra del Messico dilaniata e offesa, quel paese incapace di tranquillità , “eternamente innamorato delle convulsioni “. E adesso in quella stanza, disteso, non lavato, con la barba, “ un deposito di sudori, di nervi irritati e di funzioni fisiologiche inconsce “, a ricostruire la forma della sua vita. “ Oggi che le funzioni involontarie ti costringono a rendertene conto, oggi che ti domineranno e finiranno per distruggere la tua personalità “, a riattraversarla, involontariamente, senza più alcun dominio sulla vita . Mentre l’altro, il silenzioso gemello , riporta ricordi non cercati, rimossi, non desiderati, lo riporta indietro, fino all’origine della sua esistenza, fin dentro quel grido doloroso del parto da cui uscì nella luce di quella prima mattina. Arrivano dall’oblio per aggredirlo, per sconvolgerlo, quei giorni nascosti adesso che il destino ha deciso di saldare i conti con lui proprio mentre stanno frizionando con unguenti quel suo corpo morente, con quell’olio sulle palpebre, nelle orecchie, sulle labbra, sui piedi, sulle mani, fra le cosce, vicino al sesso, proprio adesso che la sua vita e il suo destino sono la stessa cosa. Le sue due parti di sé, stanno per ricongiungersi, si avvicina la fine, ma sotto le palpebre socchiuse ancora la forte intensità della luce, la vita che ancora risplende nelle sue orbite vuote con l’inebriante sensualità di ogni cosa viva, l’inebriante odore del tempo vissuto. Sì, lui è stato Il tenente colonello Artemio Cruz, l’uomo del nuovo mondo sorto dalla guerra civile. Aveva ventiquattro anni e amava, amava lei. Quella giovane donna dal nome regale, dallo sguardo sognante e acceso, “ limpida fata della sorpresa “. Aveva ventiquattro anni e quell’età segnò il passo del suo futuro, decise l’impronta della sua vita mentre dentro di lui due persone opposte, legate a quel corpo forte e vigoroso, iniziarono a separarsi , una ricacciata prepotentemente indietro dall’altra tra le pieghe più nascoste del suo essere, l’altra lanciata in avanti a conquistare il mondo, ad accettare tutti i possibili compromessi pur di dominare. Figlio della chingada, figlio di questa parola di qui il Messico è intriso, in nome della quale o si viola o si è violati. Artemio Cruz, tu scegliesti di violare, scegliesti il potere, il totale dominio sugli altri, avvelenando l’amore, distruggendo le amicizie, stritolando la tenerezza. Figlio dell’oltraggio che lavasti oltraggiando altri uomini, senza porre fine a quella catena infinita di violazioni. Sopravvivesti, con un patto sleale, tradendo, mentre la rivoluzione si andava spegnendo con la terrificante conta delle sue morti. Scegliesti, fra i mille uomini che avresti potuto essere, scegliesti di essere Artemio Cruz. Un uomo molto potente, ricchissimo e solo, quell’uomo che adesso grida dal fondo buio della sua memoria, dallo strazio di quel suo corpo stroncato da un dolore invincibile, indomabile, incontrollabile, costretto a rivisitare i volti dell’amore, i volti del disprezzo, della colpa, dell’abbandono. Il volto di tuo figlio che lavò con la sua stessa morte le tue colpe Artemio Cruz, annullando l’insaziabile eco di quella parola mischiata alla terra rossa del Messico. Fin dentro la radice del dolore, dentro la putrefazione del tuo corpo , nel veleno emorragico del tuo intestino che adesso ti costringe a morire, impreparato, sorpreso , ancora non arreso. Dietro le tue palpebre chiuse lotteranno ancora la forza della vita e il mistero, toccherai i rumori, toccherai l’impalpabile consistenza della tua esistenza, ancora una volta i deserti rossi del Messico, i mille paesi racchiusi un uno solo, le steppe di cactus e agave, le muraglie di cupole dorate, e di feritoie di pietra, di città di calce e di sassi, le città di tezontle, i paesi di mattoni crudi, i villaggi di carice, i sentieri di fango nero, le labbra del mare, le coste dense e dimenticate, le dolci valli di grano e di mais, le miniere d’oro e d’argento, gli indios, la giada di Oaxaca…..sorvolerai tutta la tua terra ancora una volta, tutta la storia del Messico, abbraccerai chi hai amato, chi hai tradito, ascolterai per l’ultima volta le voci del mondo che scoloriranno in un unico colore, in una luce sottile e poi abbagliante, la luce correrà verso i tuoi occhi, fino a riempirli, fino a riempirti. “ In te si toccano la stella e la terra “, “ nel tuo cuore aperto, aperto alla vita, questa notte; nel tuo cuore aperto…, contemplerai la terra assopita, Artemio Cruz.

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  • 2

    Pesante e noioso allo spasimo, a tratti incomprensibile, qualche sprazzo di altissima scrittura che non riscatta il tempo perso per arrivare, arrancando dolorosamente, all'ultima pagina.

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  • 3

    "Sventurato paese che a ogni generazione deve spazzar via gli antichi proprietari e sostituirli con nuovi padroni, rapaci e ambiziosi come i precedenti." (p. 41)

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  • 5

    Para mí, un libro clave del llamado "boom" latinoamericano.
    A través de monólogos interiores, saltos temporales y un rico lenguaje, Carlos Fuentes recrea la vida de un hombre que sale de la miseria ap ...continue

    Para mí, un libro clave del llamado "boom" latinoamericano.
    A través de monólogos interiores, saltos temporales y un rico lenguaje, Carlos Fuentes recrea la vida de un hombre que sale de la miseria aprovechando los vaivenes de la Revolución mexicana.
    El ascenso social, el dinero y el poder, serán las únicas metas que le interesen. Convirtiéndole en un tirano, en un cacique sin escrúpulos que en realidad no tiene nada.
    Sobresaliente.

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  • 4

    In occasione di un viaggio in Messico ho letto questo libro, che mi ha fatto comprendere il Paese, forse, più di molte guide.
    Certo si tratta di una lettura estremamente difficoltosa, secondo me, sopr ...continue

    In occasione di un viaggio in Messico ho letto questo libro, che mi ha fatto comprendere il Paese, forse, più di molte guide.
    Certo si tratta di una lettura estremamente difficoltosa, secondo me, soprattutto perchè le vicende narrate si svolgono in tempi diversi, e il tutto va ricostruito. A questo si aggiunge un tipo di scrittura molto colta e difficile in sè.
    Artemio Cruz, ricco affarista senza scrupoli e che mai ne ha avuti, sul suo letto di morte, una morte cruda e raccontata nei dettagli, ripercorre la sua vita. Bambino, giovane, vecchio, adulto, ragazzino, in ordine sparso. Alla fine del romanzo sono tornata alla prima pagina e ho cercato di ricostruire tutta la storia, del protagonista e del Messico con le sue varie rivoluzioni. Nonostante ciò, l'ho trovato bello e magnificamente scritto. Certamente ci sono un'infinità di cose che non ho compreso, ma non credo che ce la farò a rileggerlo....

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  • 0

    [...] sventurato paese che ad ogni generazione deve spazzar via gli antichi proprietari e sostituirli con nuovi padroni, rapaci ed ambiziosi come i precenti.

    Una scrittura dialettica, in cui le moltep ...continue

    [...] sventurato paese che ad ogni generazione deve spazzar via gli antichi proprietari e sostituirli con nuovi padroni, rapaci ed ambiziosi come i precenti.

    Una scrittura dialettica, in cui le molteplici sfaccettature della verità non sono raccontate da vari personaggi, ma dallo stesso, Artemio Cruz, che parla con tre registri differenti: "io" al presente per narrare la sua lenta agonia; "egli" al passato per raccontare, da narratore onniscente, episodi che inquadrano la sua biografia; "tu" al futuro per proiettarsi nel mondo del possibile, per cercare di cambiare il passato a posteriori.

    Artemio Cruz è un figlio del Messico delle rivoluzioni, che compie un'ascesa dalle origini più umili fino a un enorme potere economico e politico, mediante passaggi successivi, che prevedono il superamento (o meglio, il rinnegamento, qualcuno direbbe il tradimento) delle idee e dei padroni precedenti, per buttarsi sul nuovo che avanza, con il solo obiettivo di conseguire il proprio interesse.

    [...] desideriamo tutto il bene possibile per la patria: sempre e quando sia compatibile con il nostro benessere personale [...]

    [...] abbiamo l'aureola del prestigio della rivoluzione armata e trionfante: perchè combattiamo? per morire di fame?

    Carlos Fuentes era comunista e quindi, idealmente, aspirava alla rivoluzione. Ma era anche consapevole che chi la fa non resta rivoluzionario a vita. Nell'analisi lucida sembra di vedere una sorta di premeditazione, una rivoluzione che in partenza non ha ideali, perchè nasce esclusivamente per sostituirsi al potere in carica, perchè concede ai "poveri" quanto basta per evitare il più a lungo possibile una nuova rivoluzione.

    Al cinismo del protagonista provano a opporsi la moglie e la figlia, ma Artemio Cruz usa l'argomento che sarà di Alberto Sordi in "Finchè c'è guerra c'è speranza": inutile fare un discorso morale, le mie ricchezze ve le siete godute anche voi, e senza mai lamentarvi della provenienza.

    E' la storia del gran chingón (parola tipicamente messicana, affine all'inglese "motherfuc*er"), idiomatica per il Messico sin dalle sue origini: si viene violentati e si violenta a propria volta.
    A suo modo, una storia tragica.

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  • 5

    "Ti sentirai soddisfatto di importi a loro; confessalo: ti sei imposto perché ti accettassero come un loro pari: poche volte ti sei sentito più felice, perché da quando hai cominciato a essere quello ...continue

    "Ti sentirai soddisfatto di importi a loro; confessalo: ti sei imposto perché ti accettassero come un loro pari: poche volte ti sei sentito più felice, perché da quando hai cominciato a essere quello che sei, da quando hai imparato ad apprezzare il contatto delle buone stoffe, il gusto dei buoni liquori, l'odore dei buoni profumi, tutto ciò che negli ultimi anni è stato il tuo piacere unico e solo; da allora hai mirato lassù, al nord, e da allora sei vissuto con la nostalgia dell'errore geografico che non ti ha permesso di farne parte in tutto e per tutto: ne ammiri l'efficienza, le comodità, l'igiene, il potere, la volontà e ti guardi intorno e ti sembrano intollerabili l'incompetenza, la miseria, la sporcizia, l'abulia, la nudità di questo povero paese che non ha nulla; e ti addolora ancora di più sapere che per quanto ti sforzi non puoi essere come loro: puoi essere solo un calco, qualcosa di approssimativo, perché dopo tutto, di': la tua visione delle cose, nei tuoi peggiori o migliori momenti, è stata mai così semplicistica come la loro? Mai. Mai hai potuto pensare in bianco o nero, buoni o cattivi, Dio o Diavolo: ammetti che sempre, anche quando pareva il contrario, hai trovato nel nero il germe, il riflesso del suo contrario: perfino la tua crudeltà, quando sei stato crudele, non era soffusa di una certa tenerezza? Sai che ogni estremo contiene il proprio contrario: la crudeltà la tenerezza, la viltà il coraggio, la vita la morte: in qualche modo (quasi inconsciamente, per essere quello che sei, di dove sei e per quello che hai vissuto) sai tutto questo, perciò non potrai mai assomigliare a loro, che non lo sanno. Ti dispiace? Si, non è comodo, è fastidioso, è molto più comodo dire: qui sta il bene e lì sta il male. Il male. Tu non potrai definirlo mai. Forse perché noi, più indifesi, non vogliamo che si perda quella zona intermedia, ambigua, fra luce e ombra: quella zona dove possiamo trovare il perdono. Dove tu lo potrai trovare. Chi non sarà capace, in un solo momento della sua vita (come te) di incarnare nello stesso tempo il bene e il male, di lasciarsi guidare nello stesso tempo da due fili misteriosi, di colore diverso, che provengono dallo stesso gomitolo, affinché poi il filo bianco vada in su e il nero discenda e, ciò nonostante, tutti e due si ritrovino fra le tue dita? Non vorrai pensare a questo. Detesterai il tuo io perché te lo ricorda. Vorresti essere come loro e ora, da vecchio, quasi ci riesci. Quasi, però. Soltanto quasi. Tu stesso eviterai l'oblio: il tuo coraggio sarà fratello gemello della tua viltà, il tuo odio sarà figlio del tuo amore, tutta la tua vita avrà contenuto e promesso la tua morte: non sarai stato né buono né cattivo, né generoso né egoista, né fedele né traditore. Lascerai che gli altri rivelino le tue qualità e i tuoi difetti; però anche tu, come potrai negare che ognuna delle tue affermazioni negherà se stessa, che ognuna delle tue negazioni affermerà se stessa? Nessuno se ne renderà conto, eccetto te forse. La tua vita sarà intessuta con tutti i fili del telaio, come le vite di tutti."

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  • 5

    Lleva el lenguaje a otro nivel, hacia nuevas fronteras donde las formalidades narrativas impuestas por el espacio-tiempo no se aplican, además de contar una gran historia.

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