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La musica di Pitagora

La nascita del pensiero scientifico

Di

Editore: Mondolibri

3.7
(38)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 418 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: History , Philosophy , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Ci sono scrittori che riescono ad attrarre molti lettori con uno stile espositivo accattivante pur avendo ben poco da comunicare. Kitty Ferguson al contrario ha molto da dire , e di grande interesse ...continua

    Ci sono scrittori che riescono ad attrarre molti lettori con uno stile espositivo accattivante pur avendo ben poco da comunicare. Kitty Ferguson al contrario ha molto da dire , e di grande interesse, ma dopo aver letto poche pagine mi sorprendevo a distrarmi ed a rimandare la lettura a momenti più propizi. Ci ho messo sei mesi per terminare questo libro. Non è stato tempo perso ma diciamo che ho sofferto spesso di noia. Se l'autrice avesse saputo concentrare tutto quel che di interessante aveva da dire in un centinaio di pagine in meno-ed era perfettamente possibile- lo avrei giudicato un ottimo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Ferguson, Kitty (2008). The Music of Pythagoras: How an Ancient Brotherhood Cracked the Code of the Universe and Lit the Path from Antiquity to Outer Space. New York: Walker & Company. 2008. ISBN 9780 ...continua

    Ferguson, Kitty (2008). The Music of Pythagoras: How an Ancient Brotherhood Cracked the Code of the Universe and Lit the Path from Antiquity to Outer Space. New York: Walker & Company. 2008. ISBN 9780802716316. Pagine 384. 31,91 €

    Mi accorgo che da qualche tempo sembrano prevalere, nelle mie recensioni e dunque nel mio apprezzamento dei libri che leggo, gli aspetti negativi su quelli positivi. Ci tengo, invece, a dare di me l’immagine di un inveterato ottimista, invece che di un pedante criticone: antepongo quindi gli aspetti positivi di questo libro su quelli negativi.

    La sovraccoperta, che vedete qui sopra, è bellissima e raffinatissima.

    Il testo è chiaro e comprensibile.

    Adesso le critiche: di Pitagora non si sa quasi nulla. Questa circostanza rende tutta la prima parte del libro – 100 pagine a essere generosi, anche di più se vogliamo aggiungere che si sa ben poco anche dei pitagorici e che con questo ci si spinge fino all’epoca romana – del tutto congetturale e un po’ inane. Insomma, non c’è semplicemente abbastanza materiale per tentare di scrivere una biografia di Pitagora (ed è qui che i tentativi di Kitty Ferguson, che vanno avanti per pagine, fanno venire la tentazione di mollare il libro). E sui primi pitagorici non andiamo molto meglio.

    Il resto del volume è dedicato alle influenze di Pitagora sul pensiero medievale, moderno e contemporaneo. E qui sorge un secondo problema: data tutta l’incertezza sulla figura storica di Pitagora, che non ha scritto nemmeno un rigo e di cui è dubbia persino l’esistenza, quasi tutto quello che sappiamo di lui e delle sue dottrine è filtrato da Platone e dal platonismo. E dunque è abbastanza difficile separare l’influsso del pitagorismo da quello del platonismo e del neoplatonismo. A me – ma sarò certamente un sempliciotto – basta e avanza leggere la storia della filosofia e della scienza come percorsa dalle correnti sotterranee dell’aristotelismo (nelle sue diverse incarnazioni) e del platonismo (nelle sue diverse incarnazioni). Se poi Platone sia più figlio di Pitagora che di Socrate mi sembra una questione relativamente poco interessante.

    Dev’essere colpa di Raffaello.
    Platone e Aristotele

    wikipedia.org

    Oppure di quello che non si studia negli Stati Uniti.
    La scuola di Atene

    amazon.org

    Occorre ammettere, però, che Kitty Ferguson è consapevole del problema, anche se lo liquida con poco più di una battuta:

    When the members of Plato’s Academy before and after his death in 348/347 B. C. thought about Pythagoras and called themselves Pythagorean, they had in mind mainly Pythagoras as seen through Plato’s eyes. However, to say that Pythagoras was reinvented as a “late Platonist,” as some scholars insist, is to be too glib and overconfident about where to draw the lines between original Pythagorean thought, Pythagorean thought shortly after Pythagoras’ death, Archytas, Plato, and Plato’s pupils, some of whom attributed their own ideas to more ancient Pythagoreans and even to Pythagoras. As time passed, the line between Platonism and what called itself Pythagorean became increasingly difficult to discern. Eventually the two were indistinguishable. [pp. 145-146]

    D’altro canto, la tesi che tutto quello che di Platone non ci piace venga da Pitagora era già stata esposta da Bertrand Russell nella sua Storia della filosofia occidentale e Kitty Ferguson ne è ben consapevole:

    Vehemently rejecting the idea that humans have any grounds for discussion of an ideal world beyond what can be extrapolated in a reasonable manner from what we experience with our five senses, Russell was convinced that “what appears as Platonism is, when analyzed, found to be in essence Pythagoreanism.” It was from Pythagoras that Plato got the “Orphic element” in his philosophy, “the religious trend, the belief in immortality, the other-worldliness, the priestly tone, all that is involved in the simile of the cave, his respect for mathematics, and his intimate intermingling of intellect and mysticism.” Russell blamed Pythagoras for what he saw as Plato’s view that the realm of mathematics was a realm that was an ideal, of which everyday, sense-based, empirical experience would always fall short. [p. 298]

    ***

    Qualche citazione.

    The music interval of the octave was the “first consonance,” which Philolaus identified by the name harmonia. The “second consonance” was the interval of a fifth; the next was the interval of a fourth. Add the four nu,mbers in these ratios (1, 2, 3, 4) and the result is 10, the perfect number.
    The numbers 1, 2, 3, and 4 had additional significance for Philolaus. They underly the progression from point to line to surface to solid. [p. 107]

    [a p. 239 si cita un passe del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti tradotta in inglese, ma io – traduzione per traduzione – vi propongo quella in italiano di Cosimo Bartoli]
    Certamente io sempre più mi confermo nell’opinione di Pittagora, che la natura sia simile a se stessa in tutte le sue cose. Diffatti quei medesimi numeri, per i quali avviene che il concento delle voci apparisca gratissimo agli orecchi degli uomini, sono quelli stessi che empiono anche e gli occhi, e l’animo di piacere maraviglioso. Caveremo adunque tutta la regola del finimento dai musici, a cui perfettissimamente sono noti questi tali numeri; e da quelle cose inoltre, nelle quali la natura dimostri di se alcuna cosa degna ed onorata. [p. 450 dell'edizione facsimile in .pdf che si scarica qui]

    Kepler combined the intervals into two kinds of musical scales. One had a major third and sixth in it and was the durus scale, close to what we call the major scale. (The major scale beginning on C, for example, includes the intervals C to E and C to A.) The other, with a minor third and sixth, was called the mollis scale, close to what we call the minor. (The minor scale beginning on C, for example, includes the intervals C to E flat and C to A flat.) Likewise, chords based on major thirds and sixths were durus; chords based on major thirds and sixths were mollis. [In German, dur in music still means "major"; moll is "minor": nota a piè di pagina dell'autrice] It requires no musical training to hear the difference between the two scales or chords and experience the emotional effect of this difference: the durus (major) is happy and the mollis (minor) sad. [pp. 268-269. L'esposizione di Kitty Ferguson lascia con l'impressione che sia stato Keplero a introdurre la terminologia durus/mollis, ma a me non risulta così; mi propongo di approfondire]

    As Kepler calculated it, two-note harmonies of this sort occur almost every day, and Mercury, Earth, and Mars even sing three-part harmony fairly often. Venus, with so little eccentricity to its orbit, hardly varies its pitch at all, making it a sort of Johnny One-Note in the choir. If there is to be harmony with Venus, it must be when another planet slides into harmony with her, not the other way around. Four-note harmonies occur either because Mercury, Earth, and Mars are in adjustment with Venus’ monotone, or because they have waited long enough for the slow-changing bass voice of Jupiter of Saturn to ease into the right note. “Harmonies of four planets, ” wrote Kepler, “begin to spread out among the centuries; those of five planets, among myriad of years.” As for the harmony among all six planets – that grand and greatest “universal harmony” – the chord would be huge, spanning more than seven octaves. (You could not play it on most modern pianos. You would need an organ.) Kepler thought it might be possible for it to occur in the heavens only once in the entire history of the universe. Perhaps one might determine the moment of creation by calculating the past moment when all six planets joined in harmony. Kepler thought about the words of Job to Job: “Where were you when I laid the Earth’s foundation … when the morning stars sang together?” [p. 272. L'influenza di questo pensiero kepleriano – e pitagorico – conserva importanza, se non nelle scienze, almeno nella letteratura e delle arti: è uno dei temi sotterranei di Anathem di Neil Stephenson, e naturalmente del progetto Clock of the Long Now di Danny Hillis e della musica che ha ispirato a Brian Eno, January 07003: Bell Studies for the Clock of the Long Now]

    The Catholic church, for centuries the guardian and bastion of learning, had turned foolish to the point of malign senility and condemned herself and Italy – the ancient home of Pythagoras – to what was virtually a new scientific dark age. The center of scientific endeavor and achievement moved, irretrievably, to northern Europe and England. [p. 278]

    Masons, illuminists, and intellectual revolutionaries associated Pythagoras with prime numbers, though there had been no suggestion in antiquity of such a link. Great significance was attached to what were believed to have been the central prime numbers of Pythagorean mysticism: 1, 3, 5, and 7. […] In a moment of leftist paranoia about a possible Jesuit plot for a secret takeover of Masonry, there was a suggestion that 17 was the number needed to understand the Jesuit plan. A rightist pamphleteer turned that idea around and proceeded, ingeniously, to show how all of revolutionary history derived from the number 17. [p. 289]

    ha scritto il 

  • 3

    Galileo Galilei cosi' scrive nel gennaio del 1611 a Giuliano dei Medici, a proposito delle fasi di Venere
    "[...] Venere necessariisimamente si volge attorno al Sole, come anco Mercurio et tutti li alt ...continua

    Galileo Galilei cosi' scrive nel gennaio del 1611 a Giuliano dei Medici, a proposito delle fasi di Venere
    "[...] Venere necessariisimamente si volge attorno al Sole, come anco Mercurio et tutti li altri pianeti, cosa ben creduta da i Pittagorici, Copernico, Kepler et me"
    Basta questo per rendersi conto dell'influenza di Pitagora sulla nostra cultura, sulla nostra scienza. La sua folgorante intuizione che sia possibile descrivere oggettivamente il mondo tramite i numeri, ci arriva tramite la lezione di Platone e grazie a lui tramite una lunghissima catena di filosofi e naturalisti di cui Galilei e' uno dei tanti, sebbene forse il piu' illustre.

    Le tre idee alla base del pitagorismo - un mondo descritto dal numero, l'unita' di fondo del mondo medesimo , e la metempsicosi- le prime due sono alla base del mondo moderno, mentre la terza ancora aleggia nel nostro immaginario esoterico. Persino le sue suggestioni, come l'armonia delle sfere impregnano ancora l'immaginario scientifico moderno, alla ricerca di una Teoria del Tutto e capace di titolare riviste scientifiche con "La colonna sonora dell'Universo".

    Eppure del filosofo di Samo sappiamo ben poco, e quel che sappiamo e' frutto di notizie di seconda o terza mano, a opera di suoi discepoli, veri o autonominatisi tali. L'autrice tenta quindi di ricomporre la figura di Pitagora tramite questi frammenti, che giungono fino ai giorni d'oggi, e, a mio parere, ci riesce parzialmente.
    Tuttavia il testo vale un'accurata lettura perche' gli spunti di riflessione sono tanti e profondi e alcune connessioni inattese.

    ha scritto il 

  • 5

    La scienza divulgata può diventare un'arma a doppio taglio, ma la Ferguson riesce a entrare nei personaggi raccontando in modo brillante la nascita della scienza moderna a partire, ovviamente, dalla " ...continua

    La scienza divulgata può diventare un'arma a doppio taglio, ma la Ferguson riesce a entrare nei personaggi raccontando in modo brillante la nascita della scienza moderna a partire, ovviamente, dalla "musica di Pitagora", e da Talete che, «mentre stava mirando le stelle e aveva gli occhi in su, cadde in un pozzo; e allora una sua servetta di Tracia, spiritosa e graziosa, lo motteggiò dicendogli che le cose del cielo si dava gran pena di conoscerle, ma quelle che aveva davanti e tra i piedi non le vedeva affatto» [dal dialogo Teeteto di Platone, cit. in La musica di Pitagora di Kitty Ferguson,p. 29].

    ha scritto il 

  • 4

    Lo sapevate? Sapevatelo!

    Maledetto il teorema di Pitagora: non l'ho mai digerito. E non è l'unica cosa che non digerivo della matematica e della geometria. L'unica per me possibile, era quella che applicavo sui campi (improvv ...continua

    Maledetto il teorema di Pitagora: non l'ho mai digerito. E non è l'unica cosa che non digerivo della matematica e della geometria. L'unica per me possibile, era quella che applicavo sui campi (improvvisati) di calcio: ho la palla, te la passo e tu me la ripassi. Ecco a voi come spiegavo il triangolo!
    Ma di Pitagora, in fondo, si sapeva poco. E molti anni dopo mi è venuta la voglia di saperne di più. Chi era costui? Cosa fece? Quali meriti ebbe nella storia della cultura mondiale? E 'sta storia della musica? Ottave minori, maggiori, armonia celeste delle sfere, triangoli, quadrati, cerchi...?
    Ebbene, il libro ha soddisfatto tale curiosità. Merito dell'autrice che ha reso commestibili storia, nozioni ed incredibili intrecci animici (e fisici) tra in più grandi geni (o visionari) che il genere umano abbia mai prodotto.
    Debbo dire che in alcuni parti la lettura è stata ostica: troppe informazioni che aprivano scenari tutti da verificare. E' un libro su Pitagora ma che facilmente mette appetito su così tanti argomenti che ora sono ben contento di aver terminato la lettura di questo libro.
    Ecco, ho capito che il teorema non l'ho proprio digerito!

    ha scritto il 

  • 2

    Ci ho messo quasi due mesi a leggere nemmeno 350 pagine, non è da me. Si annuncia come biografia cubista di Pitagora, ma è un tentativo troppo ambizioso di narrare la storia del pensiero scientifico a ...continua

    Ci ho messo quasi due mesi a leggere nemmeno 350 pagine, non è da me. Si annuncia come biografia cubista di Pitagora, ma è un tentativo troppo ambizioso di narrare la storia del pensiero scientifico attraverso quello che nelle varie epoche è stato detto di Pitagora. L'autrice si lancia in interpretazioni fin troppo semplicistiche della storia europea, e l'impressione è che la sua preparazione sia scarsa anche su altri argomenti (oppure ci sono parecchi errori di traduzione...) La musica del titolo non l'ho sentita da nessuna parte.

    ha scritto il 

  • 3

    Alle radici del pensiero scientifico

    Saggio molto interessante sulla figura di Pitagora. A partire dalle testimonianze indirette degli antichi biografi, si ricostruisce il senso del lascito del filosofo greco, e si cerca di rintracciare ...continua

    Saggio molto interessante sulla figura di Pitagora. A partire dalle testimonianze indirette degli antichi biografi, si ricostruisce il senso del lascito del filosofo greco, e si cerca di rintracciare anche quanto l'ambiente e l'influsso di altre culture (egizia, caldea, babilonese) abbia influito sul suo pensiero. Pitagora rappresenta effettivamente uno spartiacque fondamentale nella storia del pensiero; egli è il primo a capire chiaramente che la Natura nasconde un'armonia nascosta che può essere rivelata attraverso semplici rapporti numerici. Purtroppo la sua scelta di non divulgare apertamente il suo pensiero, e gli scarsi frammenti direttamente riconducibili alla sua figura, lo hanno marginalizzato, sicchè la sua fama appare legata soprattutto al famoso teorema (sarà poi Platone a saccheggiare e a rielabolare tutto il corpus delle dottrine pitagoriche, tramandandolo a noi).
    Punto debole del saggio è un po' la prolissità di certi passaggi e capitoli, con un centinaio di pagine in meno sarebbe stato davvero ottimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Salutare lettura

    Salutare lettura per chi vorrà ripercorrere la storia del pensiero greco, o meglio la nascita della filosofia, partendo e collegando dalle relezioni del pitagorismo con le idee che lo precedettero e q ...continua

    Salutare lettura per chi vorrà ripercorrere la storia del pensiero greco, o meglio la nascita della filosofia, partendo e collegando dalle relezioni del pitagorismo con le idee che lo precedettero e quelle che da questa visione ebbero origine.
    L'impianto del libro è molto accademico, da concorso universitario (quelli ovviamente di una volta), e forse un eccesso di citazioni (tipico attggiamento baronale)ne corrompe in parte la piacevolezza di lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tuttavia [...] gli elementi di Euclide risuonano di gioia e di apprezzamento per la bellezza dell'argomento che egli stava esplorando, un appagamento che mai nessuno aveva manifestato prima. Benché c ...continua

    "Tuttavia [...] gli elementi di Euclide risuonano di gioia e di apprezzamento per la bellezza dell'argomento che egli stava esplorando, un appagamento che mai nessuno aveva manifestato prima. Benché ci siano matematici moderni che portano avanti l'antica fede pitagorica nella bellezza razionale dei numeri, tendendo ad essere sospettosi quando qualcuno rivendica una verità matematica che non è anche bellezza, è il rigore tecnico euclideo a vigilare sulla porta stessa della bellezza"

    Un'opera massiccia che copre un arco di tempo importante, dalla nascita della matematica greca e le biografie di Pitagora, all'avvento del XXI secolo. Dal complesso tentativo di ricostruire la biografia di Pitagora, attraverso le fonti antiche, a quello ancora più complesso di comprendere qual era il suo pensiero e quali sono state le sue influenze nella storia dell'uomo e nell'umana avventura della scienza. Un libro dettagliato, dettagliatissimo, ben costruito con un impianto coerente di rimandi bibliografici e note. Se si vuole approfondire l'argomento questa è un'ottima base per essere indirizzati ad altri testi che permette di costruire un ottimo punto di vista.

    Il fascino del personaggio storico, profondamente avvolto in una rete di leggende, trascina il lettore nella scoperta della "razionalità del mondo", nella connessione tra numeri, la matematica, e la realtà. Una posizione privilegiata per osservare la scoperta dell'armonia, della musica e dei rapporti. Un luogo da cui vedere la scoperta dell'incommensurabilità, la crisi e la trasformazione del pitagorismo, il suo assorbimento nella filosofia di Platone e tutte le sue trasformazioni. La ricerca della razionalità nel cosmo, l'opera di Tolomeo, la contaminazione di tutte le filosofie, del pensiero, dei modelli educativi con il trivio e il quadrivio. I calcoli di Tycho Brahe, le idee di Keplero che cercava gli accordi e le scale musicali nascoste nel moto dei pianeti. Le sfide teoriche di Galileo e Newton, alla ricerca della struttura matematica del cosmo. Poi ancora verso le rivoluzioni politiche, i circoli e le logge che si riconoscevano come moderne confraternite pitagoriche, l'illuminismo e le filosofie positive. La modernità e la costruzione del paradigma scientifico come modello principe dell'interpretazione del mondo. In tutta questa avventura, della mente umana, si celano quelle prime osservazioni sulla regolarità, sugli schemi ricorrenti nella natura, compiute e portate avanti in un tempo lontano sulle spiagge di Crotone e sui mari della Magna Grecia. Leggere tutto questo, seguire questa catena continua di scoperte, di pensieri e sentirsi veramente come i celebri nani seduti sulle spalle di giganti.

    Questo è un libro che richiede la sua buona dose di attenzione, un po' di spaginare a caccia delle note e qualche pellegrinaggio alla biblioteca o su internet per rivedere e supplire qualche dettaglio di storia e di storia della filosofia. Questi scogli e questo impegno vengono, tuttavia, ripagati dalla scorrevolezza e dalla limpidità dell'esposizione. Insomma, se avete un po' di sana curiosità e volete scoprire da dove vengono molte belle idee del nostro mondo, questa è un'opera da tenere in considerazione.

    Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/
    e su http://www.cirdan.it

    ha scritto il 

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