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La musica sveglia il tempo

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(301)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8807490633 | Isbn-13: 9788807490637 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Musica , Non-fiction

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Descrizione del libro
"Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti, è piuttosto un libro per le menti curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita, e la saggezza che diventa comprensibile all'orecchio pensante. Tali scoperte non sono privilegi riservati ai musicisti di grande talento che fin dalla più tenera età ricevono un'educazione musicale, né una torre d'avorio o un lusso riservato ai ricchi; sono convinto che sviluppare l'intelligenza dell'orecchio sia una necessità fondamentale." (Daniel Barenboim)
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  • 3

    Genio ingenuo

    L'accessibilità non la dà il populismo; l'accessibilità è data da interesse, curiosità e conoscenza maggiori.


    Barenboim, un nome che riempe la bocca, che rimbalza, giocoso e frizzante; uno dei (pochi) pilastri della direzione orchestrale, un ex bambino prodigio che a dieci anni cono ...continua

    L'accessibilità non la dà il populismo; l'accessibilità è data da interesse, curiosità e conoscenza maggiori.

    Barenboim, un nome che riempe la bocca, che rimbalza, giocoso e frizzante; uno dei (pochi) pilastri della direzione orchestrale, un ex bambino prodigio che a dieci anni conosceva intimamente tutte le 24 tonalità de Il clavicembalo ben temperato di Bach e che a tredici anni veniva invitato in Francia a suonare Bartók. Insomma, una personcina comune. Possiamo parlare quasi certamente di genio musicale, non c'è dubbio; e infatti le considerazioni di carattere tecnico e musical-filosofiche presenti in questa "raccolta di pensieri" sono deliziose, a volte illuminanti, altre volte meno condivisibili, ma pur sempre argomentate con una tale intelligenza da risultare convincenti. Il problema, se di tale si tratta, è che La musica sveglia il tempo parla principalmente di politica, specialmente della questione arabo-israeliana. Questione importantissima e notoriamente spinosa, capace di far perdere simpatie (e lavoro) a chi esprima opinioni azzardate. Non è di certo il caso di Barenboim, il quale, ahimè, traccia un traballante nesso tra armonia musicale e convivenza civile tra due popoli che si odiano da ben più di sessant'anni. L'ingenuità mostrata dal maestro è disarmante, i voli pindarici tra musica e politica e viceversa sono raffazzonati e confusionari. Barenboim prende come modello ideale di convivenza tra diverse culture, l'Andalusia dei tempi che furono, descrivendo quasi una società idilliaca dove musulmani, cristiani, ebrei, pagani, vivevano in una specie di comune hippie, felice e spensierata. Peccato che in realtà le cose non fossero così come Barenboim le descriva. I musulmani dell'Andalusia sottomisero le altre confessioni, lasciando libertà di culto solo dietro pagamento di una yizya e l'accettazione della supremazione politico-religiosa dell'Islam; in soldoni i non-musulmani che si rifiutavano di aderire alla cosidetta dimma o alleanza venivano uccisi (e durante la conquista di quella terra le teste mozzate si contavano a centinaia); stesso discorso vale quando i cristiani trionfarono con la loro reconquista, mutuando lo stesso schema già applicato dai musulmani. Non mi pare che questo sia un modello di convivenza a cui anelare.
    Ho trovato invece incredibilmente bello ed edificante il racconto della fondazione della West Eastern Divan Orchestra, che accoglie fra i suoi musicisti ragazzi israeliani, palestinesi, egiziani, giordani, libanesi e via dicendo. La Divan Orchestra è forse il diamante più splendente nella corona di Barenboim. Un progetto coraggioso, politicamente sovversivo nel migliore e più elegante dei modi, un modello, questo sì, a cui aspirare e ispirarsi, perchè pone le persone sullo stesso piano, indifferentemente dalla loro terra d'origine e dalla loro religione; non c'è supremazia, non c'è yizya da versare per sopravvivere. Vedere due giovani violinisti, uno israeliano e uno palestinese, fianco a fianco che suonano un brano di Wagner (pensate un po'), fondendo le proprie tecniche, dialogando mediante il linguaggio eccelso della musica è una prova di pace più grande e pregnante di qualsiasi trattato uni o bilaterale.
    Un saggio patchwork con alcuni picchi elevatissimi e altri in picchiata, ma Barenboim rimane in ogni caso una figura torreggiante nella cultura del nostro tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Se c'è qualcosa che possiamo imparare da Mozart, oggi, è che non dobbiamo prendere tutto così tremendamente sul serio. Ogni situazione, anche la più tragica, anche la più orribile, ha un suo lato leggero. [...] E' tutta una questione di proporzioni."(p.137) Questo non è un libro sulla musica, ma ...continua

    "Se c'è qualcosa che possiamo imparare da Mozart, oggi, è che non dobbiamo prendere tutto così tremendamente sul serio. Ogni situazione, anche la più tragica, anche la più orribile, ha un suo lato leggero. [...] E' tutta una questione di proporzioni."(p.137) Questo non è un libro sulla musica, ma è un libro che cerca di apprendere dalla musica come vivere meglio. "La musica sveglia il tempo" è caratterizzato da una scrittura scorrevole, la lettura è dunque fluida e chiara nonostante l'evidente complessità dei temi trattati.

    ha scritto il 

  • 0

    A Barenboim, ma non ce la potevi fa' un po' più semplice??

    "Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti"... però se siete musicisti è meglio!
    Ammettiamo pure che la curiosità della mia mente non sia all'altezza della lettura in questione, ma sebbene non mi sia spinta oltre le poche decine di pagine, l'impressione che si tratti di un tes ...continua

    "Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti"... però se siete musicisti è meglio!
    Ammettiamo pure che la curiosità della mia mente non sia all'altezza della lettura in questione, ma sebbene non mi sia spinta oltre le poche decine di pagine, l'impressione che si tratti di un testo per "addetti ai lavori" è stata nettissima... Di sicuro risulta ostico a chi, come la sottoscritta, la musica l'ama ma la sa solo ascoltare.

    ha scritto il 

  • 4

    "E se provo a parlare della musica, e' perche' l'impossibile mi ha sempre attratto piu' del difficille"

    Cosi' pensa Daniel Barenboim, musicista di grande caratura, sia come pianista che direttore d'orchestra, oltre che organizzatore e gestore di eventi musicali.
    Tramite la musica svolge significativa attivita' di tipo sociale.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Daniel_Barenboim

    http:/ ...continua

    Cosi' pensa Daniel Barenboim, musicista di grande caratura, sia come pianista che direttore d'orchestra, oltre che organizzatore e gestore di eventi musicali.
    Tramite la musica svolge significativa attivita' di tipo sociale.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Daniel_Barenboim

    http://www.danielbarenboim.com/

    Quindi interessanti le sue riflessioni sulla musica, dal punto di vista tecnico-interpretativo, filosofico, suoi ricordi, incontri.

    Cosi' come le sue riflessioni, sulla situazione israelo-palestinese, prendendo spunto dalla sua orchestra West-Eastern Divan Orchestra, composta da giovani israeliani, palestinesi, libanesi, siriani, egiziani.

    Varie considerazioni nel campo filosofico, con citazioni e riferimenti.

    Da Feltrinelli:
    Sinossi
    La musica ci parla di noi, ci parla della società, della politica. Dell’essere umano. La musica è come la vita: è disciplina e passione, ordine e libertà, gli stessi ingredienti – a ben guardare – che trasformano la quotidianità in un’esperienza intensa e meravigliosa. Il rapporto tra suono e silenzio, tra velocità e sostanza, tra essere e divenire, il concetto di tempo, di ritmo, la magia dell’ambiguità sono solo alcune delle questioni che qui vengono poste stuzzicando l’intelligenza e la curiosità del lettore: e chi volesse sapere come l’esperienza dell’ascolto di un brano musicale possa persino aiutarci ad accettare l’inevitabilità di un evento destinato a cambiare per sempre il corso degli eventi, e che il fluire e il rifluire della vita è – proprio come quello delle note musicali – una realtà imprescindibile, non ha che da farsi condurre da Barenboim attraverso le pagine di questo libro.

    In breve
    "In musica, come nella vita, possiamo parlare davvero solo delle nostre reazioni e delle nostre percezioni. E se provo a parlare di musica, è perché l’impossibile mi ha sempre attratto più del difficile." Daniel Barenboim.

    Il libro
    “Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti, è piuttosto un libro per le menti curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita, e la saggezza che diventa comprensibile all’orecchio pensante. Tali scoperte non sono privilegi riservati ai musicisti di grande talento che fin dalla più tenera età ricevono un’educazione musicale, né una torre d’avorio o un lusso riservato ai ricchi; sono convinto che sviluppare l’intelligenza dell’orecchio sia una necessità fondamentale.”
    Daniel Barenboim

    Con Jacqueline du Pre', sua moglie, somma violoncellista, scomparsa prematuramente 25 anni fa:
    http://www.youtube.com/watch?v=2IrExwQ-Gf4

    Con la sua orchestra di giovani:
    http://www.youtube.com/watch?v=Tjvh7B-urLA

    "Sono cresciuto a Bach", titolo di un capitolo del libro:
    http://www.youtube.com/watch?v=AcXXkcZ2jWM

    Il titolo del libro e' tratto da un passo del filosofo Settembrini a commento di un episodio musicale nella "Montagna incantata" di Thomas Mann

    ha scritto il 

  • 2

    Un'occasione persa

    Antologia di articoli/saggi di vario genere: interessante la parte tecnica, ingenua quella politica, scarsa quella filosofica. Il tutto viene sovrastato da un'analisi tipicamente borghese della musica: importanza e sacralità della stessa, enfasi dell'interpretazione sul testo (ovvero del direttor ...continua

    Antologia di articoli/saggi di vario genere: interessante la parte tecnica, ingenua quella politica, scarsa quella filosofica. Il tutto viene sovrastato da un'analisi tipicamente borghese della musica: importanza e sacralità della stessa, enfasi dell'interpretazione sul testo (ovvero del direttore sul compositore). Manciate di filosofia spicciola e un desiderio di pace (più materiale che spirituale) decisamente irritante, da parte di chi ricco e famoso vuole essere riconosciuto per bontà, onestà, giustizia e per questo guadagnarsi il regno dei cieli senza ricordare che l'ingiustizia, la cattiveria, le disuguaglianze gli hanno permesso di diventare quello che è.

    ha scritto il 

  • 4

    Una persona intelligente e appassionata ci aiuta a scoprire nella musica cose alle quali, da ascoltatori distratti o superficiali, non siamo così abituati.
    Restituisce a questa forma d'arte una funzione centrale ed autonoma che le è spesso negata dal ruolo di semplice sottofondo a cui soven ...continua

    Una persona intelligente e appassionata ci aiuta a scoprire nella musica cose alle quali, da ascoltatori distratti o superficiali, non siamo così abituati.
    Restituisce a questa forma d'arte una funzione centrale ed autonoma che le è spesso negata dal ruolo di semplice sottofondo a cui sovente la releghiamo.
    Consigliato e... dopo la lettura ricordiamoci di prenderci del tempo per un semplice ascolto!

    ha scritto il 

  • 4

    La musica è la salvezza?

    Il libro di Beremboim non è particolarmente ben scritto, è un pò un collage di tante riflessioni, a volte risulta un pò pomposo.


    Però ha un grande pregio... ti fa venire voglia di ascoltare musica classica, di ricercare i brani che suggerisce, ti fa appassionare all'idea che la musica non ...continua

    Il libro di Beremboim non è particolarmente ben scritto, è un pò un collage di tante riflessioni, a volte risulta un pò pomposo.

    Però ha un grande pregio... ti fa venire voglia di ascoltare musica classica, di ricercare i brani che suggerisce, ti fa appassionare all'idea che la musica non è ascolto passivo ma attivo e che necessita di molto studio, di un orecchio affinato per apprezzarla al meglio.

    E soprattutto ti fa accettare l'idea che la musica è il grimaldello per apprezzare la sconfinata diversità insita del genere umano, apprezzarla e accettarle, sapendo ceh ogni sfumatura è cultura ed emozione, così come ogni ctrumento di un'orchestra ha una sua voce con una propria dignità e che risulta fondamentale per l'esemble.
    Un esemble che solo un grande compositore sa armonizzare.

    Baremboim ci dice che la musica e il suo studio possono essere la salvezza del genere umano. Pensando a Mozart, Beethoven e Liszt non si può che essere d'accordo.

    ha scritto il 

  • 4

    Musica e vita si sviluppano secondo registri differenti, ma con innumerevoli analogie.
    Barenboim ne sottolinea la più importante: come in un'orchestra per concedere a tutti i suoni di convivere senza prevaricazioni, devono coesistere voce e ascolto, così in una società per realizzare il giu ...continua

    Musica e vita si sviluppano secondo registri differenti, ma con innumerevoli analogie.
    Barenboim ne sottolinea la più importante: come in un'orchestra per concedere a tutti i suoni di convivere senza prevaricazioni, devono coesistere voce e ascolto, così in una società per realizzare il giusto equilibrio fra le forze che la compongono, il rispetto reciproco e l'obiettivo del bene comune devono prevalere rispetto alle istanze soggettive.
    Applicando questa logica, Barenboim vuole dimostrare che anche le problematiche terribili legate al conflitto israelo/palestinese possono essere risolte con un atteggiamento nuovo di ascolto e di rispetto. Esempio vivente, la sua orchestra di musicisti israeliani, palestinesi, europei, medio-orientali.
    Segno che l'impossibile ha sicuramente più fascino del difficile.
    Bello.

    ha scritto il 

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