La náusea

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Publisher: Seix Barral

4.1
(4612)

Language: Español | Number of Pages: 224 | Format: Leather Bound | In other languages: (other languages) English , French , German , Italian , Catalan , Portuguese , Finnish , Polish , Norwegian , Basque , Dutch , Swedish

Isbn-10: 8432221171 | Isbn-13: 9788432221170 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Book Description
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  • 4

    Lettura interessante e disorientante. Si é totalmente trasportati nella mente del protagonista e si dirige l'attenzione ora ai dettagli del mondo esterno, adesso alle circonvoluzioni del mondo interio ...continue

    Lettura interessante e disorientante. Si é totalmente trasportati nella mente del protagonista e si dirige l'attenzione ora ai dettagli del mondo esterno, adesso alle circonvoluzioni del mondo interiore, fino ad oltrepassare la soglia del delirio. Dal momento in cui si prova lo sgomento della presa di coscienza dell'esistenza, si inizia a ruotare velocemente come l'ago di una bussola impazzita, fino alla confortante distensione delle pagine finali, che mi ha lasciato una sensazione di sollievo simile a quella provata portando a termine la lettura di "Il male oscuro" di Giuseppe Berto. Un romanzo che permette di percepire il vuoto. Il personaggio di Anny é detestabile.

    said on 

  • 5

    L'aspettativa che avevo su questo romanzo-diario non ha coinciso perfettamente con le impressioni a posteriori: si tratta di una storia irregolare e assolutamente poco nauseante, che rispecchia l'epoc ...continue

    L'aspettativa che avevo su questo romanzo-diario non ha coinciso perfettamente con le impressioni a posteriori: si tratta di una storia irregolare e assolutamente poco nauseante, che rispecchia l'epoca in cui fu scritta ma che parla alla nostra società se solo essa gli prestasse attenzione. Dopo la morte di tutte le illusioni, Sartre trova che l'arte potrebbe essere uno dei farmaci contro la dissoluzione individuale.

    said on 

  • 4

    Di solito l'esistenza si nasconde.

    La Nausea è un romanzo scritto da Jean-Paul Sartre filosofo, scrittore, drammaturgo, critico letterario e attivista francese. Egli viene considerato uno dei più importanti esponenti dell‘Esistenzialis ...continue

    La Nausea è un romanzo scritto da Jean-Paul Sartre filosofo, scrittore, drammaturgo, critico letterario e attivista francese. Egli viene considerato uno dei più importanti esponenti dell‘Esistenzialismo. Il romanzo è stato scritto nel 1932 e pubblicato nel 1938.
    Il libro è intriso di filosofia e più che un romanzo, lo si può considerare un diario scritto da Antoine Roquentin il protagonista.
    Proprio per queste sue caratteristiche – romanzo-diario ricco di filosfia – è difficile fornire una trama precisa, degna e dettagliata.
    L’intera vicenda si svolge a Bouville – città francese fittizia – dove Roquentin si è stabilito da tre anni per concludere ricerche storiche su un personaggio del settecento: il marchese di Rollebon. E’ proprio durante questo soggiorno a Bouville che Roquentin sperimenterà per la prima volta la Nausea: che dapprima si presenterà come semplice sensazione, ma che diverrà assoluta e inevitabile consapevolezza.
    La Nausea, come lo stesso Sartre intende, non è altro che consapevolezza della propria esistenza. Una cognizione che pervade completamente la persona e non solo: ogni cosa nel mondo suscita ribrezzo, tutto tocca e tutto opprime.
    Roquentin mi è sembrato un personaggio molto abitudinario: dorme, si sveglia, osserva, scrive, ascolta musica. Un giorno, però, prende coscienza della sue esistenza, capisce che la vita non è nulla di astratto ma è qualcosa che scorre dentro. Questa intima consapevolezza lo mette in profondo contatto con l’assurdità e l’incontrollabilità dell’esistenza. La Nausea non colpisce solo i sensi e la coscienza dell’individuo, ma anche tutto quello che lo circonda: gli oggetti quotidiani risultano esser pieni e gonfi di qualcosa che l’opprime e che lo disgusta, perdono ogni loro giustificazione, vengono spogliati di ogni aggettivo, di ogni abbellimento, per mostrare la loro vera e nauseante natura. L’individuo, nauseato dalla consapevolezza della propria esistenza, è solo, è stomacato dal mondo e incapace di agire nella maniera corretta. Solo un comportamento sembra poter porre un certo limite alla Nausea: la libertà delle proprie azioni. Accettare la libertà e, allo stesso tempo, l’imprevidibilità del proprio agire e, quindi, della propria esistenza. Prender coscienza che ogni cosa sul nostro cammino sia incontrollabile: tutto sfugge al nostro controllo perché la natura delle cose ha voluto e vuole così.
    Sartre, per il tutto il romanzo-diario, non fa altro che comunicare e sottolineare la disarmonia presente nel mondo e nella nostra vita e, a mio parere, questa idea è sostenuta egregiamente dalla narrazione. Difatti, durante il racconto, l’autore non segue nessuno schema fisso, ripetibile e prevedibile: alcuni giorni sembrano esser lunghissimi, quasi infiniti; altri, invece, son così corti da poter essere narrati e racchiusi in un sol rigo, ogni giorno deve esser vissuto per poterne misurare la sua effettiva durata.
    Sono rimasta terribilmente affascinata da questo libro, non solo perché il senso di nausea e di stordimento trasmessi dalla consapevolezza della propria esistenza vanno oltre qualsiasi tipo immaginazione; ma anche, soprattutto, perché lo trovo molto attuale. Il sentirsi soli anche quando si è tra una marea di gente, il riuscir a slegarsi dalla concezione che ogni momento della propria vita sia prevedibile, il rendersi conto di esser qualcuno e il sentir la propria esistenza vivere e scorrere dentro di noi, mi sembrano temi che rimangono ancorati al mondo nonostante le diverse epoche.
    Sicuramente un testo impegnativo ma per nulla pesante o tedioso, una lettura che consiglio per scoprire la meraviglia della nauseante consapevolezza dell’esistenza.

    said on 

  • 4

    "L'esistenza non è qualcosa che si lasci pensare da lontano: bisogna che v'invada bruscamente, che si fermi su di voi, che vi pesi greve sullo stomaco come una grossa bestia immobile - altrimenti non c'è assolutamente più nulla."

    Certamente un libro difficile da recensire, poiché tocca il vasto argomento della condizione umana, dell'esistenza. Dai diversi spunti di riflessione che appaiono avanzando nella lettura ci sarebbero ...continue

    Certamente un libro difficile da recensire, poiché tocca il vasto argomento della condizione umana, dell'esistenza. Dai diversi spunti di riflessione che appaiono avanzando nella lettura ci sarebbero da scrivere diversi saggi a mio avviso.
    Il nostro Antonio Roquentin, studioso storico, nella sua vita solitaria diviene spettatore e osservatore silenzioso della gente che gli sfiora appena l'esistenza. Per le strade e i locali di una cittadina francese, quando si distoglie dallo scrivere il suo libro, vaga senza fretta e meta definita, cogliendo volti, modi e spezzoni dei discorsi della gente che incrocia. Scorrendo le pagine riusciamo a scorgere di quante illusioni si faccia carico l'esistenza di ognuno. Vite velatamente soddisfatte che in realtà nascondono, anche a se stesse, l'infelicità tipica dell'essere umano. E questo Roquentin lo sa bene, il "cui solo desiderio è stato di essere libero", ma anche la libertà è una medaglia dalla doppia faccia e, come ogni cosa, porta alla rinuncia di altro. E spesso chi è libero è anche profondamente solo. E ce lo dice Roquentin stesso: "Sono libero: non mi resta più alcuna ragione di vivere, tutte quelle che ho tentato hanno ceduto e non posso più immaginarne altre. Ma che cosa bisogna ricominciare? [...] Sono solo in questa strada bianca fiancheggiata da giardini. Solo e libero. Ma questa libertà assomiglia un poco alla morte".
    Dice bene su quanto l'esistenza diventi interessante quando è romanzata, quando le diamo un'impronta letteraria e difatti, nella realtà, ben pochi avrebbero interesse nell'approfondire l'esistenza di quest'uomo che siede tranquillo al suo tavolo con l'aria di chi non ha nessuna intenzione di interagire con persona alcuna; ma gli scrittori (o meglio...alcuni scrittori) riescono a rendere ciò che effettivamente, vista con occhi differenti e una maggiore sensibilità, è ogni vita: ovvero una copertina che nasconde un proprio percorso contornato dal suo perché. Anche laddove vi è Nausea verso ciò che si ha attorno. E in questo caso è dentro un vischioso pozzo che ci si ritrova, roteando sulla propria esistenza che appare insulsa, miserevole, indifferente ai movimenti esterni ma anche interiori, insignificante come ogni altra esistenza che viene spogliata dalle proprie illusioni. E, forse (e sempre più ne son convinta, satura della mia di Nausea), aveva ragione il nostro Leopardi quando scrisse che "Il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni", che fanno sì che la vita appaia più gradevole a noi, sopravvalutati, esseri umani.
    Ma questa Nausea, questo senso di disagio, di essere o vedere qualcosa fuori posto non è forse una condizione che tutti, presto o tardi, viviamo in prima persona? Non ci ritroviamo tutti, in determinati momenti della nostra vita, nella condizione di sperimentare un forte senso di inquietudine che degenera in un freddo e cinico nichilismo? Non tutti, forse. Non le varie personalità che Roquentin incontra nei bar, dalle grasse facce che riflettono compiacenza o nella genuinità dell'Autodidatta, in netto contrasto con il protagonista, che studia i suoi libri ed è gaio delle piccole cose della vita (insignificanti ai più e nauseanti per Roquentin e per chi si trascina questa stanchezza sotto il pesante fardello del vivere). Piccola figura che nel romanzo ha un'importanza sottovalutata, poiché è un semplice, eppure è proprio nelle banalità che si nasconde il segreto per sopportare il peso di quest'esistenza: il buon cibo, la compagnia, una passeggiata, gli stessi libri che per lui equivalgono al cibo per lo spirito e la mente. Ed egli, passando dal dolore, è da certi piccoli miracoli sentiti che ha appreso la forza dell'amore e del senso di appartenenza agli uomini che definisce fratelli, anche se pagherà comunque lo scotto, nella sua ingenuità.
    Tanto mi ha ricordato Pessoa e il suo Libro dell'inquietudine. Libro che, al pari di questo, va letto proprio nel momento in cui ci ritroviamo nauseati e l'inquietudine ci da il buongiorno al mattino e, appena apriamo gli occhi, ci rendiamo conto che il primo pensiero che riusciamo a partorire è che proviamo una sensazione di disgusto. Non potremmo apprezzarne, altrimenti, la possibile comunione di spirito e la bellezza di una sensazione negativa resa quasi solenne come solo l'arte riesce a fare, restando consapevoli che il più delle volte la Nausea è dovuta a una profonda infelicità dello spirito che non riesce a trovare il proprio appagamento.

    said on 

  • 5

    Chi non ha mai vissuto, anche solo per un momento, la Nausea?
    Il dramma dell'esistenza condensato in poche pagine di eccelsa arguzia e raffinatezza, raccontato con una sensibilità straordinaria. ...continue

    Chi non ha mai vissuto, anche solo per un momento, la Nausea?
    Il dramma dell'esistenza condensato in poche pagine di eccelsa arguzia e raffinatezza, raccontato con una sensibilità straordinaria.

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  • 0

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    La nausea. Tipo ieri quando sono andato a nuotare dopo una t ...continue

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    La nausea. Tipo ieri quando sono andato a nuotare dopo una tazza di latte e cereali.

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  • 4

    Antonio Roquentin, nauseato dall'esistenza.

    Antonio Roquentin è uno storico che viaggia per il mondo. Decide di fermarsi in un paese della Francia, Bouville, per compiere studi su un personaggio storico del 700. Nauseato dal vuoto e dall'inutil ...continue

    Antonio Roquentin è uno storico che viaggia per il mondo. Decide di fermarsi in un paese della Francia, Bouville, per compiere studi su un personaggio storico del 700. Nauseato dal vuoto e dall'inutilità dell'esistenza, tenterà di sfuggire a questo lento logorio con le sole forze della scrittura e della rievocazione di vecchi amori.

    Some of these days
    you'll miss me honey.

    said on 

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