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La náusea

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Publisher: Seix Barral

4.1
(4349)

Language:Español | Number of Pages: 224 | Format: Leather Bound | In other languages: (other languages) English , French , German , Italian , Catalan , Portuguese , Romanian , Finnish , Polish , Norwegian , Basque , Dutch , Swedish

Isbn-10: 8432221171 | Isbn-13: 9788432221170 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Book Description
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  • 3

    Le tre stelle sono ovviamente molto opinabili e soggettive...

    Non è "il mio genere". Lento. Lentissimo. Faticoso.
    Volevo provare Sartre, l'ho provato e ho capito che non fa proprio per me!

    said on 

  • 5

    Nausea condivisa

    In tutta sincerità non credo di avere un bagaglio filosofico tale da poter capire appieno questo libro. Ci sono stati dei momenti in cui mi ha annoiato, ma, forse per la prima volta in vita mia, mi sono trovato nello status di “annoiato che non riesce a staccarsi dal libro”. Non pensavo che una ...continue

    In tutta sincerità non credo di avere un bagaglio filosofico tale da poter capire appieno questo libro. Ci sono stati dei momenti in cui mi ha annoiato, ma, forse per la prima volta in vita mia, mi sono trovato nello status di “annoiato che non riesce a staccarsi dal libro”. Non pensavo che una simile contraddizione potesse esistere, eppure è successo.
    Sentivo la necessità assoluta di cercare di capire che cosa volesse comunicarmi questo omonimo francese. Mi sentivo parte dei suoi drammi. Per la prima volta mi sono trovato davanti ad un protagonista che si fa delle sonore seghe mentali per tutto e l’ho apprezzato. Da tempo stavo aspettando un libro così e finalmente mi ci sono imbattuto. Il senso di abbandono (Senza Anny non mi rimane niente) e soprattutto la sua nausea, quella si, l’ho percepita tutta.

    said on 

  • 3

    La Nausea, appunto

    Lo attribuisco senz'altro alla mia scarsa sensibilità, nonché al mio poco gusto per la filosofia (soprattutto quella in certa misura "autodistruttiva"): questo libro ha suscitato in me lo stesso effetto del titolo che porta. In altre parole, e mi passerete il francesismo, due palle così. La Nausé ...continue

    Lo attribuisco senz'altro alla mia scarsa sensibilità, nonché al mio poco gusto per la filosofia (soprattutto quella in certa misura "autodistruttiva"): questo libro ha suscitato in me lo stesso effetto del titolo che porta. In altre parole, e mi passerete il francesismo, due palle così. La Nausée è una lettura che si concilia con i fisiologici malesseri adolescenziali; già dopo i 20 diventa uno scoglio insormontabile. Last but not least, la Nausée non può attecchire nelle menti di chi ha giocato a The Legend of Zelda, Kingdom Hearts e affini: se rientrate nella categoria, siete comunque salvi.

    said on 

  • 0

    Non mi permetto di dare stelline, ma sto trovando questo libro una storia che racconta non so bene cosa, intervallata da meravigliose e profonde riflessioni qua e là. Non mi era mai capitato! Di sicuro sono io che non ci arrivo (questo è ovvio)...lo riprenderò in futuro...

    said on 

  • 3

    Noioso. letto quando avevo 16-17 anni nel pieno della crisi sistenzialista, oggi i pensieri del protagonista annoiato mi sembrano superflui e inutilmente lunghi

    said on 

  • 5

    La nausea come conseguenza (dell'impossibilità) dell'Essere

    Succede questo: il protagonista, nel vano e spaesato tentativo di dare un senso alle cose del mondo, agli istanti della vita, a questo essere malamente gettati all'esistenza, viene colto da "un senso di nausea" e d'orrore pungente che mai più lo abbandonerà.
    Cito testualmente: "Erava ...continue

    Succede questo: il protagonista, nel vano e spaesato tentativo di dare un senso alle cose del mondo, agli istanti della vita, a questo essere malamente gettati all'esistenza, viene colto da "un senso di nausea" e d'orrore pungente che mai più lo abbandonerà.
    Cito testualmente: "Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi, non avevamo la minima ragione d'esser lì, né gli uni né gli altri, ciascun esistente, confuso, vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri. Di troppo: era il solo rapporto ch'io potessi stabilire tra quegli alberi, quelle cancellate, quei ciottoli."
    Dal giorno in cui ci sono inciampata questo libro per me rimane il solo, l'unico su tutti, d'un irresistibile intelligenza e struggente umanità.

    said on 

  • 5

    "Martedì
    Niente. Esisto."

    Generalmente l'idea di un romanzo filosofico, o di un saggio filosofico in forma di romanzo, o di un romanzo con contenuto puramente filosofico, insomma, lascia sempre qualche perplessità. Nella mia personale esperienza, è ancora recente l'impalpabili ...continue

    "Martedì
    Niente. Esisto."

    Generalmente l'idea di un romanzo filosofico, o di un saggio filosofico in forma di romanzo, o di un romanzo con contenuto puramente filosofico, insomma, lascia sempre qualche perplessità. Nella mia personale esperienza, è ancora recente l'impalpabilità assoluta di un libro eppure letto e lodato come Lo straniero di Camus. Il paragone mi è utile, perché se a mio avviso Camus ha tirato fuori il peggio di questa difficile commistione, Sartre ne ha tirato fuori il meglio.
    In questo strano libro, che si presenta come diario di un uomo in crisi post-sentimentale ed esistenziale, romanzo e filosofia si mascherano a vicenda, lasciando il lettore in balia di un terzo elemento, imperscrutabile, e che ha pure tanto da dire.
    L'abilità di Sartre si vede soprattutto nell'uso di una voce monologante, e che pure sa coinvolgere il lettore, riversandogli addosso tutta la sua carica riflessiva. Il protagonista scrive il suo diario, parla da solo, e non puoi fare a meno di sentirti coinvolto, sei lì che pensi "è vero, anch'io mi sono sentito così", oppure "ma l'esistenza non può essere solo questo, vedrai che lo scoprirai anche tu". Protagonista e lettore si accompagnano inconsapevolmente, in questo viaggio dominato dalla Nausea.

    said on 

  • 0

    Ricordo che nel periodo della terza media non me la sono passata proprio alla grande; la famigerata crisi adolescenziale mi inebetiva così tanto da costringermi tutti i giorni a casa a rifugiarmi in un mondo che girasse parallelo ma ben distinto dalla realtà che mi circondava.
    E quando ripe ...continue

    Ricordo che nel periodo della terza media non me la sono passata proprio alla grande; la famigerata crisi adolescenziale mi inebetiva così tanto da costringermi tutti i giorni a casa a rifugiarmi in un mondo che girasse parallelo ma ben distinto dalla realtà che mi circondava.
    E quando ripenso al tempo che fu, tutto si addensa nel ricordo dei miei pomeriggi passati sdraiato sopra il tavolo da pranzo della cucina, gettando con inerzia il mio tempo davanti al canale K2(credo che già esistesse)e al telefilm dei Piccoli Brividi.
    Ecco: quella è la mia Nausea.

    Detto ciò sono troppo politically incorrect per tacere sulla noia e il fastidio che mi ha dato leggere questo libro; trovandolo lento e ridondante.
    Per il momento io e Sartre non abbiamo stretto alcuna solida amicizia; lieto di ricredermi quanto prima.

    said on 

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