La nausea

Di

Editore: Einaudi Scuola

4.1
(4581)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Portoghese , Finlandese , Polacco , Norvegese , Basco , Olandese , Svedese

Isbn-10: 882860185X | Isbn-13: 9788828601852 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

Ti piace La nausea?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    "L'esistenza non è qualcosa che si lasci pensare da lontano: bisogna che v'invada bruscamente, che si fermi su di voi, che vi pesi greve sullo stomaco come una grossa bestia immobile - altrimenti non c'è assolutamente più nulla."

    Certamente un libro difficile da recensire, poiché tocca il vasto argomento della condizione umana, dell'esistenza. Dai diversi spunti di riflessione che appaiono avanzando nella lettura ci sarebbero ...continua

    Certamente un libro difficile da recensire, poiché tocca il vasto argomento della condizione umana, dell'esistenza. Dai diversi spunti di riflessione che appaiono avanzando nella lettura ci sarebbero da scrivere diversi saggi a mio avviso.
    Il nostro Antonio Roquentin, studioso storico, nella sua vita solitaria diviene spettatore e osservatore silenzioso della gente che gli sfiora appena l'esistenza. Per le strade e i locali di una cittadina francese, quando si distoglie dallo scrivere il suo libro, vaga senza fretta e meta definita, cogliendo volti, modi e spezzoni dei discorsi della gente che incrocia. Scorrendo le pagine riusciamo a scorgere di quante illusioni si faccia carico l'esistenza di ognuno. Vite velatamente soddisfatte che in realtà nascondono, anche a se stesse, l'infelicità tipica dell'essere umano. E questo Roquentin lo sa bene, il "cui solo desiderio è stato di essere libero", ma anche la libertà è una medaglia dalla doppia faccia e, come ogni cosa, porta alla rinuncia di altro. E spesso chi è libero è anche profondamente solo. E ce lo dice Roquentin stesso: "Sono libero: non mi resta più alcuna ragione di vivere, tutte quelle che ho tentato hanno ceduto e non posso più immaginarne altre. Ma che cosa bisogna ricominciare? [...] Sono solo in questa strada bianca fiancheggiata da giardini. Solo e libero. Ma questa libertà assomiglia un poco alla morte".
    Dice bene su quanto l'esistenza diventi interessante quando è romanzata, quando le diamo un'impronta letteraria e difatti, nella realtà, ben pochi avrebbero interesse nell'approfondire l'esistenza di quest'uomo che siede tranquillo al suo tavolo con l'aria di chi non ha nessuna intenzione di interagire con persona alcuna; ma gli scrittori (o meglio...alcuni scrittori) riescono a rendere ciò che effettivamente, vista con occhi differenti e una maggiore sensibilità, è ogni vita: ovvero una copertina che nasconde un proprio percorso contornato dal suo perché. Anche laddove vi è Nausea verso ciò che si ha attorno. E in questo caso è dentro un vischioso pozzo che ci si ritrova, roteando sulla propria esistenza che appare insulsa, miserevole, indifferente ai movimenti esterni ma anche interiori, insignificante come ogni altra esistenza che viene spogliata dalle proprie illusioni. E, forse (e sempre più ne son convinta, satura della mia di Nausea), aveva ragione il nostro Leopardi quando scrisse che "Il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni", che fanno sì che la vita appaia più gradevole a noi, sopravvalutati, esseri umani.
    Ma questa Nausea, questo senso di disagio, di essere o vedere qualcosa fuori posto non è forse una condizione che tutti, presto o tardi, viviamo in prima persona? Non ci ritroviamo tutti, in determinati momenti della nostra vita, nella condizione di sperimentare un forte senso di inquietudine che degenera in un freddo e cinico nichilismo? Non tutti, forse. Non le varie personalità che Roquentin incontra nei bar, dalle grasse facce che riflettono compiacenza o nella genuinità dell'Autodidatta, in netto contrasto con il protagonista, che studia i suoi libri ed è gaio delle piccole cose della vita (insignificanti ai più e nauseanti per Roquentin e per chi si trascina questa stanchezza sotto il pesante fardello del vivere). Piccola figura che nel romanzo ha un'importanza sottovalutata, poiché è un semplice, eppure è proprio nelle banalità che si nasconde il segreto per sopportare il peso di quest'esistenza: il buon cibo, la compagnia, una passeggiata, gli stessi libri che per lui equivalgono al cibo per lo spirito e la mente. Ed egli, passando dal dolore, è da certi piccoli miracoli sentiti che ha appreso la forza dell'amore e del senso di appartenenza agli uomini che definisce fratelli, anche se pagherà comunque lo scotto, nella sua ingenuità.
    Tanto mi ha ricordato Pessoa e il suo Libro dell'inquietudine. Libro che, al pari di questo, va letto proprio nel momento in cui ci ritroviamo nauseati e l'inquietudine ci da il buongiorno al mattino e, appena apriamo gli occhi, ci rendiamo conto che il primo pensiero che riusciamo a partorire è che proviamo una sensazione di disgusto. Non potremmo apprezzarne, altrimenti, la possibile comunione di spirito e la bellezza di una sensazione negativa resa quasi solenne come solo l'arte riesce a fare, restando consapevoli che il più delle volte la Nausea è dovuta a una profonda infelicità dello spirito che non riesce a trovare il proprio appagamento.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi non ha mai vissuto, anche solo per un momento, la Nausea?
    Il dramma dell'esistenza condensato in poche pagine di eccelsa arguzia e raffinatezza, raccontato con una sensibilità straordinaria. ...continua

    Chi non ha mai vissuto, anche solo per un momento, la Nausea?
    Il dramma dell'esistenza condensato in poche pagine di eccelsa arguzia e raffinatezza, raccontato con una sensibilità straordinaria.

    ha scritto il 

  • 0

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    La nausea. Tipo ieri quando sono andato a nuotare dopo una t ...continua

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    La nausea. Tipo ieri quando sono andato a nuotare dopo una tazza di latte e cereali.

    ha scritto il 

  • 4

    Antonio Roquentin, nauseato dall'esistenza.

    Antonio Roquentin è uno storico che viaggia per il mondo. Decide di fermarsi in un paese della Francia, Bouville, per compiere studi su un personaggio storico del 700. Nauseato dal vuoto e dall'inutil ...continua

    Antonio Roquentin è uno storico che viaggia per il mondo. Decide di fermarsi in un paese della Francia, Bouville, per compiere studi su un personaggio storico del 700. Nauseato dal vuoto e dall'inutilità dell'esistenza, tenterà di sfuggire a questo lento logorio con le sole forze della scrittura e della rievocazione di vecchi amori.

    Some of these days
    you'll miss me honey.

    ha scritto il 

  • 4

    39

    Io si che ho avuto vere avventure. Non ne ritrovo alcun particolare ma scorgo la rigorosa concatenazione delle circostanze. Ho traversato i mari, lasciato indietro città, ho risalito fiumi, oppure mi ...continua

    Io si che ho avuto vere avventure. Non ne ritrovo alcun particolare ma scorgo la rigorosa concatenazione delle circostanze. Ho traversato i mari, lasciato indietro città, ho risalito fiumi, oppure mi sono addentrato in foreste, e sempre andavo verso altre città. Ho avuto delle donne, mi son battuto con dei tipi, e mai sono potuto ritornare indietro, così come un disco non può girare a rovescio. E dove mi conduceva tutto questo? A questo minuto, a questo sedile, in questa bolla di luce tutta ronzante di musica.

    And when you leave me...

    ha scritto il 

  • 4

    "Io non so approfittare dell'occasione: vado a caso, vuoto e calmo, sotto un cielo inutilizzato"

    L’inutilità dell’esistenza degli altri e di conseguenza anche della nostra. Da qui nasce la nausea, quel senso di disgusto verso noi stessi e tutto ciò che ci circonda.
    Cosa ci può salvare? Cosa ci di ...continua

    L’inutilità dell’esistenza degli altri e di conseguenza anche della nostra. Da qui nasce la nausea, quel senso di disgusto verso noi stessi e tutto ciò che ci circonda.
    Cosa ci può salvare? Cosa ci distingue gli uni dagli altri? Un pessimismo quello di Sartre che sembra davvero eccessivo, ma sfido chiunque a non aver avuto, almeno un solo attimo nella propria vita, pensieri del genere.
    E’ un libro difficilissimo da affrontare, ma che personalmente mi ha conquistata. Sono rimasta colpita dallo stile, dalle sue bellissime e intense frasi (“ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione"), dalle tante immagini meravigliosamente poetiche ("il vento esistente veniva a posarsi sull'albero come una grossa mosca e l'albero rabbrividì").
    Per il resto, il contenuto è molto soggettivo e capisco che questo possa non piacere a tutti. Come ho scritto sopra è una lettura non adatta a tutti, una lettura intelligente, interessante, con un finale bellissimo e coinvolgente, ma per la quale ci si deve essere portati, ecco.

    ha scritto il 

  • 4

    Ed io - fiacco, illanguidito, osceno, digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo. Fortunatamente non lo sentivo, più che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perché avevo paura di sen ...continua

    Ed io - fiacco, illanguidito, osceno, digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo. Fortunatamente non lo sentivo, più che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perché avevo paura di sentirlo (anche adesso ho paura - ho paura che questo mi prenda dietro la testa e mi sollevi come un'onda). Pensavo vagamente di sopprimermi, per annientare almeno una di queste esistenze superflue. Ma la mia stessa morte sarebbe stata di troppo. Di troppo il mio cadavere, il mio sangue su quei ciottoli, tra quelle piante, in fondo a quel giardino sorridente. E la carne corrosa sarebbe stata di troppo nella terra che l'avrebbe ricevuta, e le mie ossa, infine, ripulite, scorticate, nette e pulite come denti, sarebbero state anch'esse di troppo: io ero di troppo per l'eternità.

    ha scritto il 

  • 3

    Ad incastro.

    Bisogna trovare l'incastro per questo libro.
    Io non ero riuscita a leggerlo, in toto, fin quando non mi son trovata ironicamente nauseata e mi son detta ''ma si, proviamo.''. Quello è stato il mio mom ...continua

    Bisogna trovare l'incastro per questo libro.
    Io non ero riuscita a leggerlo, in toto, fin quando non mi son trovata ironicamente nauseata e mi son detta ''ma si, proviamo.''. Quello è stato il mio momento.
    E' un libro molto fine sotto diversi aspetti, e per assorbirlo serve partire senza un giudizio. Il vuoto.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo testo racchiude in sè tutta la filosofia di Sartre,il suo pessimismo nei confronti dell'Uomo,la denuncia della crisi di valori della società,l'incomunicabilità tra le persone,il destino di soli ...continua

    Questo testo racchiude in sè tutta la filosofia di Sartre,il suo pessimismo nei confronti dell'Uomo,la denuncia della crisi di valori della società,l'incomunicabilità tra le persone,il destino di solitudine al quale la tecnologia e l'impoverimento condannano sempre più persone.Io ho sempre trovato sartre freddo e lucido come una lama di rasoio,troppo cerebrale,poco "empatico"e di conseguenza tutta la sua filosofia la trovo alquanto pessimista e raggelante.Però è stato giusto leggere alcuni suoi testi per capire meglio questo importante intellettuale ed il suo pensiero,che ha saputo dare un contributo notevole alla cultura mondiale.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per