La nube purpurea

Di

Editore: Einaudi

3.9
(611)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806159933 | Isbn-13: 9788806159931 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Presentire, ancor più che immaginare, la fine del mondo, la rovina di questa nostra terra e di tutte le umane esistenze nel naufragio di una solitudine cosmica: è questo il romanzo, scritto nel 1901 e riscoperto in America nel 1928 e poi ancora nel 1948, di Matthew P. Shiel, dove all'annientamento dell'uomo succede la ripetizione del mito di Adamo ed Eva.
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  • 4

    Volevo leggere questo libro da una vita... non sapevo bene cosa aspettarmi. Ne avevo sentito parlare parecchio bene dagli amanti della fantascienza e dell'horror... la nube purpurea è una sorta di "cu ...continua

    Volevo leggere questo libro da una vita... non sapevo bene cosa aspettarmi. Ne avevo sentito parlare parecchio bene dagli amanti della fantascienza e dell'horror... la nube purpurea è una sorta di "cult" del genere.
    Si tratta di un romanzo particolarissimo, un qualcosa che, inizialmente, ricorda le pagine conclusive del Gordon Pym di Poe coi suoi misteriosi ghiacci senza fine e, nel prosieguo, assume i connotati della fantascienza post apocalittica.
    Shiel ha saputo mettere in piedi un qualcosa di assolutamente originale ed unico. Un solo, ultimo uomo, un protagonista per intere pagine che scivolano via trasportate da una curiosità immane.
    Sicuramente non è una lettura per tutti, la consiglio agli amanti del genere, a chi sa assaporare la bellezza di questo tipo di romanzi senza porsi troppe domande e sa farsi trasportare dalle meravigliose visioni che qualcuno, molto tempo prima, ha saputo creare nella propria mente per regalarle a noi!!!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    ...

    In pratica...
    una misteriosa nube purpurea uccide tutta la popolazione della terra tranne un' unica persona, un medico/esploratore che nel momento della catastrofe si trovava al Polo Nord e che, guard ...continua

    In pratica...
    una misteriosa nube purpurea uccide tutta la popolazione della terra tranne un' unica persona, un medico/esploratore che nel momento della catastrofe si trovava al Polo Nord e che, guarda caso, si chiama Adam. Vabbé. Capito di essere rimasto solo il nostro eroe, in una specie di crisi psicotica si scopre piromane e trascorre tre quarti del libro a dare fuoco alle città così, a random. Poi, sorpresa!!! è sopravvissuta anche una donna. Dopo vari tira e molla decidono che la cosa più saggia da fare è mettersi di impegno a ripopolare la terra (WTF???)
    Dimenticavo la chicca: il tipo ha anche trascorso 17 anni a costruire un monumentale palazzo che poi viene distrutto in tipo 10 secondi da un terremoto. Ma solo io speravo che si piazzasse una pallottola in testa e facesse finire le mie sofferenze??

    ha scritto il 

  • 4

    Riuscita opera di Shiel in cui il viaggio psicologico del protagonista Jeffson coincide con la decadenza del mondo intero in uno scenario apocalittico sapientemente dipinto e adattabile ad ogni epoca; ...continua

    Riuscita opera di Shiel in cui il viaggio psicologico del protagonista Jeffson coincide con la decadenza del mondo intero in uno scenario apocalittico sapientemente dipinto e adattabile ad ogni epoca; pesantemente influenzato da Poe, questo romanzo esplora tanto la psiche del protagonista quanto il vasto mondo morto post-sciagura senza cadute di ritmo nonostante le digressioni descrittive ed atmosferiche. Forse troppo lirico per gli amanti della Sci-Fi moderna, consigliato agli amanti di Poe e delle opere di fantascienza dei primi del secolo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Nube Purpurea" è l'assurdo fatto di romanzo dove i generi si dileguano l'uno con l'altro per soccorrersi e le parole, come sirene, occupano un ruolo essenziale di mega-metafora e simbolismi di culto. ...continua

    "Nube Purpurea" è l'assurdo fatto di romanzo dove i generi si dileguano l'uno con l'altro per soccorrersi e le parole, come sirene, occupano un ruolo essenziale di mega-metafora e simbolismi di culto. Adam Jeffson chi è, dopotutto? E' la verità in persona; quella verità che si nasconde dietro ogni orizzonte, che c'è lì e non la vedi, è la nascita e la morte nello stesso tempo, l'amore e odio, il bene e il male univoco. Inizialmente Adam sembra colui che per volontà di terzi debba continuare l'efferato lavoro non ultimato della natura sull'umanità, come il boia, quindi brucia le città e quasi tutti i corpi dei morti, difatti si penserà che sia il prescelto della morte, del potere nero; è un vagabondo, quindi un piccolo diavolo. Tuttavia ad un certo punto della vicenda, nel momento stesso in cui Shiel si azzarda a cambiare verso e il libro comincia di più a prendere forma - una forma quasi allusiva - Adam si trasforma nell'ultima ragione per cui l'umanità non dovrebbe essere una specie in via di estinzione; e Leda è la vita stessa, l'ultima opportunità, la prescelta del potere bianco.
    Proprio per il motivo che è un libro ricco di simboli, la "Nube Purpurea" è un romanzo a cui si possono dare diverse interpretazioni.
    Alla fine resta un romanzo favoloso.

    ha scritto il 

  • 4

    Entusiasmante delirio tardo-vittoriano

    Mamma che libro!
    Parte come un tipico romanzo d'avventura tardo-vittoriano, con un protagonista scienziato aggregato, suo malgrado, a una spedizione all'allora ancora misterioso Polo Nord. Nei pressi ...continua

    Mamma che libro!
    Parte come un tipico romanzo d'avventura tardo-vittoriano, con un protagonista scienziato aggregato, suo malgrado, a una spedizione all'allora ancora misterioso Polo Nord. Nei pressi della meta, il romanzo assume dei toni quasi alla Poe per poi virare bruscamente verso il genere post-apocalittico (e questa è la parte a mio giudizio più noiosa e meno riuscita, in cui si affastellano anche pagine di descrizioni tecniche minuziose quanto pesanti: ricorda un po' un Robinson Crusoe ambientato nell'era industriale). Infine, dall'incontro con Leda in avanti, il romanzo prende un'imprevedibile piega e si riconfigura quasi come un grandioso poema della (ri)creazione dell'Umanità, ispirandosi scopertamente alla Genesi, ma anche alla migliore tradizione dei poemi d'amore.
    Alla fine, il lettore rimane stordito, imbambolato di fronte a tanta inesauribile, debordante creatività (evidente anche nel linguaggio, immaginoso, ricco di metafore e carico di aggettivi) e non sa bene che giudizio esprimere. A mio modesto parere, le ultime settanta pagine valgono, da sole, a riscattare quasi del tutto la pesantezza indecisa delle parti precedenti. Quattro stelle e mezza

    ha scritto il 

  • 4

    Ho riletto per la seconda volta “La nube purpurea” a distanza di decenni, e ancora una volta mi ha avvinto come un bambino. Tanti e compositi gli elementi di fascinazione, e forse il principale è la d ...continua

    Ho riletto per la seconda volta “La nube purpurea” a distanza di decenni, e ancora una volta mi ha avvinto come un bambino. Tanti e compositi gli elementi di fascinazione, e forse il principale è la difficoltà di incasellare questo libro in una qualche classificazione. Una trama fantastica, che non per forza dovremmo definire fantascientifica. La difficoltà di collocare la storia nel tempo (in tutto il libro non viene citato un anno, sebbene il libro sia denso di date, e la storia abbia una durata ben determinata su un ipotetico calendario). Il linguaggio ricco, ridondante, elaborato, lontano dall’essenzialità che di norma si richiede alle storie di genere. L’originalità della narrazione, che elabora elementi eterogenei tra loro e li rende coerenti, al punto che noi lettori ci facciamo portare per mano in questo nuovo mondo e non battiamo ciglio agli elementi palesemente irrealistici. “La nube purpurea” non si presta a essere definito, è un libro per bambini cresciuti, ti rapisce, ti diverte, ti terrorizza, ti fa tifare per una scelta o per l’altra del protagonista come quando da bambino urlavi al tuo eroe alla TV di voltare a destra piuttosto che a sinistra per non cadere nella trappola dei cattivi. Poi ad un certo punto realizzi che Adam è l’unico uomo rimasto sulla terra, e se tu puoi parlargli allora tu sei la coscienza di Adam, quindi tu sei Adam. Lentamente hai accettato di essere dentro al libro, lentamente sei diventato l’unico uomo sulla terra. Lentamente inizi a percepire la solitudine, la desolazione, ma anche la libertà d’azione, la potenza di avere a disposizione ogni cosa, la pazzia di poter soddisfare ogni desiderio. Con il protagonista, come il protagonista, cerchi uno scopo per la tua esistenza, per le tue azioni, e ti chiedi se avresti fatto le stesse scelte, scavi la tua anima a cercare veramente il desiderio inconfessato e inconfessabile, giochi con le ipotesi. Sei ancora il bambino che leggeva fino a un attimo fa, ma ora sei il bambino cattivo, sei il bambino non più innocente, sei una parte di te con cui raramente vuoi avere a che fare. La lotta del Bianco e del Nero che in tutto il libro fa da sfondo alla vicenda, diventa la tua lotta quotidiana tra aspirazioni e costrizioni, tra desideri e invidie, tra l’idea di ciò che vorresti essere e ciò che sei. E quando chiudi il libro ti accorgi che Shiel ti ha mosso dentro più di quanto avresti immaginato, e forse più di quanto lui stesso avrebbe pensato di fare.

    ha scritto il 

  • 4

    [testo italiano in fondo]
    Published in 1901, this novel seems to anticipate something of the atmosphere of another sci-fi classic, Stanislaw Lem's Solaris; it could even be possible that Lem had read ...continua

    [testo italiano in fondo]
    Published in 1901, this novel seems to anticipate something of the atmosphere of another sci-fi classic, Stanislaw Lem's Solaris; it could even be possible that Lem had read it and draw some inspiration from it.
    The Purple cloud is full of visionary suggestions but it is not made of only that. I found astonishing similarities between the happenings at the end of the book and issues concerning the very recent use of social media as a substitute for vis à vis relations, although that is not the only use that can be done of them. With his admirable frankness, Shiel proves that man has always been the same and that was already in search of the refinements of today's means of communication. I'm sorry this can't be explained better without revealing something of the plot; so it shall be (possibly!) understood at the very end of the book. In this respect it is advisable, as in almost all cases, not to read the introduction which vainly reveals the full story in few pages beforehand.

    Questa storia, pubblicata nel 1901, pare anticipare l'atmosfera di Solaris di Stanislaw Lem, un altro classico della fantascienza; sembra quasi che lui lo abbia letto e abbia da li tratto qualche ispirazione.
    La nube purpurea abbonda di visionarie suggestioni ma non è fatta solo di quelle. Ho trovato delle incredibili somiglianze tra gli avvenimenti alla fine del libro con il recentissimo uso dei social media come sostituto di incontri reali vis à vis, benché questo non sia l'unico uso che se ne può fare. Con la sua ammirevole franchezza Shiel dimostra che l'uomo è sempre stato lo stesso, e che già era alla ricerca della raffinatezza degli odierni mezzi di comunicazione. Mi dispiace che la cosa non possa essere spiegata meglio senza rivelare la trama; si potrà capire (spero!) quasi in fondo al libro. A questo proposito è consigliabile, come nella maggior parte dei casi, di non leggere l'introduzione che rivela inutilmente tutta la trama in poche pagine.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho perso il filo. Quale filo?

    Per cento pagine sei in pieno '800. C'è della gente che prepara una spedizione al Polo Nord e ci sono un sacco di spiegazioni, di cortesie narrative e di cosine alla Jules Verne. Il ritmo c'è e pregus ...continua

    Per cento pagine sei in pieno '800. C'è della gente che prepara una spedizione al Polo Nord e ci sono un sacco di spiegazioni, di cortesie narrative e di cosine alla Jules Verne. Il ritmo c'è e pregusti che da un momento all'altro arrivino Sodoma e Gomorra a fare un gran casino perché, vivaddio, la nube è purpurea. Con quel titolo deve succedere per forza un gran casino.

    E il casino succede. Non nel libro, ma nella testa dell'autore.
    Sei lì che ti sfreghi le mani e aspetti di veder volare le sedie, ma finisce che ti ritrovi a sfregarti il cranio per capire quali dannatissime droghe deve avere assunto Shiel, non solo durante la stesura del romanzo ma anche prima, molto prima.

    Insomma, fai conto che esci a farti un giro in bicicletta e, dopo qualche chilometro, la pianti lì sul ciglio della strada, ti togli una scarpa, rutti e scoreggi, bevi da una pozzanghera e infine rubi uno scuolabus e vai a schiantarti a ripetizione contro qualsiasi cosa trovi. La logica è più o meno questa. Già, perché da metà in avanti (dopo che il tizio, il protagonista insomma, torna dal Polo - dal quale è sopravvissuto in modi che Into the Wild gli suca le mutande - e scopre che sulla Terra è più o meno rimasto solo) non c'è più niente.

    Intendiamoci, l'idea è un'ideona, considerato anche l'anno di pubblicazione. Cioè, nei romanzi di quei tempi di fantasia iperfica e un po' suonata non ce n'era molta e questo se ne esce che sono tutti quanti schiattati da un giorno all'altro. Chapeau, sul serio. Ma il problema non è la storia in sé che, per tutti i diavoli della Turchia (anche i turchi schiattano tutti), funge. Il problema è come viene raccontata.

    Da metà in avanti non torna più un diavolo (turco) di nulla. Il protagonista impazzisce (e ci può stare), ma l'autore lo segue a ruota: coerenza zero, verosimiglianza sottoterra e flusso narrativo paragonabile al peggior episodio dei Teletubbies.
    Non voglio anticipare troppo ma il protagonista (che verso la fine del libro dice di avere tipo 44 anni), nel giro di una ventina di anni va in Inghilterra, in Francia, quattro o cinque volte in Italia, in Grecia (e in Turchia, ovviamente), un paio di volte in Cina, negli Stati Uniti e chissà dove altro. Il tutto muovendosi a piedi, su un treno che ovviamente lui aziona da solo, con carburante infinito e che a volte viaggia anche senza rotaie, oppure con una nave indistruttibile che, ça va sans dire, comanda lui in perfetta solitudine.

    Ma fosse solo questo. Nel mezzo di tutti questi spostamenti - nei quali, novello Nerone, dà fuoco ad ogni città che incontra - si prende il tempo per costruirsi un palazzo tutto suo con tutte le migliori opere d'arte rastrellate in giro per il mondo e con tutto l'oro e i diamanti e i gioielli che riesce a trovare. Il palazzo lo fa tutto da solo ovviamente, e ci mette diciassette anni. Insomma, ti viene da chiederti (e pardon per il francesismo) se abbia mai trovato il tempo per farsi una sega ogni tanto.

    Insomma, la follia è totale e dappertutto. Il protagonista (che, yupi, dentro di sé sente anche delle voci misteriose, la cui provenienza e ragione non vengono spiegate), non solo è un self made man ultraperformante, ma ha anche una cultura sconfinata che ti chiedi quali cavolo di corsi Radio Elettra abbia frequentato per accumulare tutto quel sapere in così breve tempo.

    I misteri sono tanti, le voragini narrative ancora di più e arrivi a pensare che ci può persino stare, data l'imperante follia. Il problema è che ogni cosa viene raccontata con una pesantezza di scrittura da far rivalutare Svevo e Joyce in tre secondi. Ogni città, ogni paesaggio, ogni movimento è spiegato con continui riferimenti culturali e con tecnicismi talmente articolati che puzzano tanto di maldestro tentativo di mostrare al lettore quanto è figo chi scrive.

    Na palla insomma. Aggiungeteci anche uno spruzzino di misoginia (esilarante come il protagonista tratta l'unica donna rimasta al mondo. E capisci perché di seghe non se ne faceva), una supponenza da piccolo Lord novantenne e che sto romanzo con la fantascienza non c'entra proprio nulla. Io ho finito, voi provate a finirlo, il libro. :D

    ha scritto il 

  • 3

    La lettura di questo romanzo del 1901 non può prescindere dalla sua epoca, la scrittura ne risente infatti molto, così pure i molti atteggiamenti eticamente e politicamente per noi scorretti, nonché l ...continua

    La lettura di questo romanzo del 1901 non può prescindere dalla sua epoca, la scrittura ne risente infatti molto, così pure i molti atteggiamenti eticamente e politicamente per noi scorretti, nonché la poco attendibile semplicità e onnipotenza dei gesti del protagonista che noi potremmo definire maschilista, insensibile, senza etica animalista e megalomane e che pare, secondo le critiche letterarie dell'epoca, sia non la costruzione voluta di un personaggio, bensì una creazione a propria immagine dell'autore.
    È però la fantasia anticipatrice, lo straordinario crescendo in un mondo di assoluto delirio e di atmosfere visionarie che fanno di quest'opera un degnissimo antesiniano delle opere distopiche o post apocalittiche della nostra generazione.

    ha scritto il 

  • 2

    Il protagonista di questa storia è una grandissima testa di cazzo. Narcisista, razzista, maschilista, supponente, un egotico di prima grandezza. Più che l'ultimo uomo sulla terra sembra un Playmobil , ...continua

    Il protagonista di questa storia è una grandissima testa di cazzo. Narcisista, razzista, maschilista, supponente, un egotico di prima grandezza. Più che l'ultimo uomo sulla terra sembra un Playmobil ,tante sono le cose che sa fare, praticamente tutto. L'autore del romanzo , incredibilmante molto amato dal pubblico,non doveva essere una persona molto diversa. Entrambi due reazionari pezzi di merda ... erudizione scambiata per saggezza.

    ha scritto il 

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