Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La nuotatrice

Di

3.2
(25)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 500 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804602260 | Isbn-13: 9788804602262 | Data di pubblicazione: 

Ti piace La nuotatrice?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Anche questa estate «olimpica» e’ finita. Molti di noi, come gli atleti, avevano probabilmente riposto nei pochi giorni di ferie tutte le aspettative accumulate in un anno di lavoro. Quanti possono dirsi pienamente soddisfatti? La medaglia d’oro la vince uno solo....
    I partecipanti alle Oli ...continua

    Anche questa estate «olimpica» e’ finita. Molti di noi, come gli atleti, avevano probabilmente riposto nei pochi giorni di ferie tutte le aspettative accumulate in un anno di lavoro. Quanti possono dirsi pienamente soddisfatti? La medaglia d’oro la vince uno solo....
    I partecipanti alle Olimpiadi per altro si giocano in 12 giorni ben quattro anni di fatiche, allenamenti, sogni. Durante le gare abbiamo sofferto e sognato con loro, li abbiamo guardati salire sul podio con gli occhi velati da lacrime di commozione. Ma cosa sappiamo realmente di loro? Ho ascoltato con ammirazione la storia di Ruta Meilutyte, nuotatrice lituana classe 1997, medaglia d’oro nei 100 mt rana, mandata a studiare/allenarsi in Inghilterra dall’eta’ di 11 anni. Ma cosa ne sara’ ora di lei? I precedenti non sono tutti rose e fiori. L’ex nuotatrice americana Amanda Beard, 7 medaglie olimpiche di cui le prime vinte a soli 14 anni, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo illuminante «In acqua non possono vederti piangere». La Beard rivela che i suoi sorrisi e il fisico da modella (carriera intrapresa dopo aver lasciato il nuoto) nascondevano una realtà fatta di droghe, alcol, anoressia, bulimia ed episodi di automutilazioni. Solo quando e’ riuscita ad ammettere e superare il fatto che «si sentiva obbligata a vincere per non deludere gli altri» si e’ liberata di quel peso psicologico enorme che era stato posato sulle sue spalle di bambina.
    Ho ritrovato molto della storia personale della Beard nel romanzo di Nicola Keegan «La nuotatrice». Un romanzo che definirei subacqueo. Nel primo capitolo veniamo immersi nella mente della neonata Philomena e mentre lei «assaggia» l’acqua per la prima volta noi - da quel momento e per tutta la durata del romanzo - nuoteremo tra i suoi pensieri: a volte trasportati dalle onde, altre cercando di cavalcarle, spesso in apnea, talmente coinvolti da dimenticarci di respirare. Non ci sono dialoghi, la scrittura e’ frammentaria, come il fluire dei pensieri, eppure nemmeno per un attimo si perde il filo della narrazione. Cresciamo con Philomena, soffriamo con lei e quando vince le medaglie d’oro alle Olimpiadi siamo sul podio insieme a lei. Dentro di lei.
    Non e’ un romanzo sportivo in senso stretto, all’autrice non interessa sottolineare la durezza degli allenamenti e nemmeno esplorare le motivazioni che sottendono gli obiettivi da raggiungere. Il punto nevralgico e’ la personalità di Philomena, una ragazza  come tante altre, ma dalla quale possiamo imparare qualche cosa di più. Philomena non nuota per gli altri, ma nemmeno per se stessa. Nuota perché crede sia l’unica cosa che e’ capace di fare ed anche perché tuffandosi può lasciare a bordo piscina, insieme ai vestiti, anche tutti i problemi famigliari. Il nuoto e’ uno sport per solitari, mentre si nuota non si può parlare, non si può ascoltare musica con gli auricolari e, dal momento che non si può smettere di pensare .... Si e’ costretti ad imparare a farlo nel modo giusto, come per la respirazione. Personalmente ho particolarmente apprezzato il pragmatismo americano, che a ragione ritiene che dimostrare un talento sportivo nella vita non e’ sufficiente. Di conseguenza prima che uno sponsor ti danno una borsa di studio e i risultati devono arrivare in entrambi i campi. La concorrenza e’ spietata, la sfortuna (un infortunio, la distrazione di una delusione d’amore o all’opposto di un innamoramento) e’ dietro l’angolo, quindi e’ bene che ognuno sappia che ci sarà un momento in cui dovrà «passare ad altro». Non e’ una cosa facile da accettare e Philomena combatte questo dictat. Non capisce le sue compagne «che mollano» e nemmeno il fidanzato che LA molla, per trasferirsi a New York, perche’ ormai e’ laureato e la sua carriera di nuotatore e’ da tempo finita. Lei, 12 ori in due olimpiadi, pensa che 28 anni non siano ancora troppi per riuscirci ancora, ma il suo corpo non e’ evidentemente d’accordo e un banale strappo mette fine alla sua carriera agonistica. Senza più la protezione di quel microcosmo subacqueo che le permetteva di fuggire dal mondo reale,  Philomena e’ costretta a elaborare il lutto. Compreso quello irrisolto della sorella e del padre. Dopo il rifiuto la rabbia, la depressione giunge in fine la rassegnazione, ma anche la rinascita.
    «So certe cose. So che siamo nati per stare a galla, che siamo animali ansanti, predatori naturali di aria, che respiriamo allo scoccare del nanosecondo, del microsecondo, all’indietro, in avanti.»

    ha scritto il 

  • 2

    L'annoiatrice

    Cara Keegan, non ci siamo.
    Ho provato ad inquadrarlo come diario di un'atleta, ma no, non era certo questo il tuo scopo, visto che il titolo trae totalmente in inganno: si parla sì di nuoto, ma il lato sportivo è solo una sottile cornice per niente approfondita (da ex atleta mi sarei aspett ...continua

    Cara Keegan, non ci siamo.
    Ho provato ad inquadrarlo come diario di un'atleta, ma no, non era certo questo il tuo scopo, visto che il titolo trae totalmente in inganno: si parla sì di nuoto, ma il lato sportivo è solo una sottile cornice per niente approfondita (da ex atleta mi sarei aspettato per lo meno un minimo di cura in più riguardo al monologo interiore che il nuotatore ha prima e durante la gara o anche semplicemente all'allenamento)
    Ho provato ad interpretarlo come libro adolescenziale, ma no, non è riuscito neppure da questo punto di vista: più di tutto traspare la noia e l'immedesimazione con la protagonista, di un'antipatia rara, risulta davvero difficile.
    Ho infine provato a collocarlo nel gruppo dei drammi familiari ma è fallito anche su questo fronte: per rendere vivi i drammi non basta srotolare una semplice lista di fatalità e ricordare più volte quanto la protagonista sia sfortunata e tapina.
    Non ho potuto neppure permettermi il privilegio di abbandonarti: libro "caldamente" prestato, perciò devo pure dare il resoconto alla fine (in più riservo questo diritto solo alla letteratura russa).
    Evitabile

    ha scritto il 

  • 1

    Odioso e ridondante, con molto angst e poca sostanza. Basta, non ho neppure voglia di mettermi a fare una recensione come si deve, è un secolo che non leggo un libro degno di questo nome.

    ha scritto il 

  • 4

    L'autrice racconta questa storia come un avvicendarsi di fotografie istantanee, usando il flash anche in pieno giorno per far risaltare i personaggi e la storia stessa di una luce vivida e livida al contempo. Il nuoto, passione divorante, è l'unico mezzo attraverso cui la nostra protagonista ries ...continua

    L'autrice racconta questa storia come un avvicendarsi di fotografie istantanee, usando il flash anche in pieno giorno per far risaltare i personaggi e la storia stessa di una luce vivida e livida al contempo. Il nuoto, passione divorante, è l'unico mezzo attraverso cui la nostra protagonista riesce a vivere, che in cambio cheidere ed ottiene sacrifici inimmaginabili per una ragazzina. Sarà la passione divorante che quando non potrà + essere ricambiata diventerà depressione, per poi tornare ad essere l'anciora a cui la ragazzina ormai divenuta donna si aggrapperà per tornare a galla e a "vivere".

    ha scritto il 

  • 4

    Molto buono, considerato anche che si tratta di un'opera prima. Interessante il modo di scrivere dell'autrice, ricco di immagini originali e lessicalmente molto vario (qui ritengo che un applauso vada anche a chi lo ha tradotto!).
    La storia è molto introspettiva, focalizzata sulle emozioni, ...continua

    Molto buono, considerato anche che si tratta di un'opera prima. Interessante il modo di scrivere dell'autrice, ricco di immagini originali e lessicalmente molto vario (qui ritengo che un applauso vada anche a chi lo ha tradotto!).
    La storia è molto introspettiva, focalizzata sulle emozioni, vista praticamente dall'interno dell'atleta, forse la pecca più grande è di aver dato poco spazio ai fatti (poco più di tre pagine per raccontare una gara olimpica, record di otto ori vinti inserito in sordina, quasi di soppiatto...) rispetto al lato più intimo della protagonista, ma questo equilibrio l'autrice potrà acquisirlo col tempo. Il modo di scrivere, che è innato, è invece già perfetto così!

    ha scritto il 

  • 4

    Libro decisamente particolare sia dal punto di vista stilistico che per la storia narrata.
    Mi aspettavo sempre l'ooposto di quello che poi succedeva e forse la trama in sè non mi ha convinto molto. Philomena a tratti mi stava simpatica, altre volte sembrava odiosa. Credo, però, che il libro ...continua

    Libro decisamente particolare sia dal punto di vista stilistico che per la storia narrata.
    Mi aspettavo sempre l'ooposto di quello che poi succedeva e forse la trama in sè non mi ha convinto molto. Philomena a tratti mi stava simpatica, altre volte sembrava odiosa. Credo, però, che il libro racchiuda in se stesso un bel messaggio: non arrendersi mai, trovare il proprio posto nel mondo...
    In ogni caso lo consiglio..

    ha scritto il 

  • 4

    Philomena (e non Pippa, perché lei assolutamente non vuole) è un’atleta, una nuotatrice. Ed è la sua fortuna e la sua disgrazia: essere un’atleta professionista fagogita tutto il resto dell’esistenza in un vortice di impegni sportivi, diete senza zuccherto, allenamenti estenuanti ed endorfine sp ...continua

    Philomena (e non Pippa, perché lei assolutamente non vuole) è un’atleta, una nuotatrice. Ed è la sua fortuna e la sua disgrazia: essere un’atleta professionista fagogita tutto il resto dell’esistenza in un vortice di impegni sportivi, diete senza zuccherto, allenamenti estenuanti ed endorfine sparate in endovena, come eroina pura. Philomena si estranea da tutto ciò che la vita gli ha riservato: un ventaglio di terribili esperienze umane che vanno dal lutto (due) all’alienazione di sua madre, alle tristi vicende delle sorelle che ne escono malconce, non perché non sono atlete, ma semplicemente perché il dolore si incanala da un’altra parte, ferendole quanto e come ” la nuotatrice”, che è un disastro, ma è un disastro, con diverse medaglie d’oro al collo. I nastrini con quegli oggetti lucenti e prestigiosi, così impregnati di sacrificio, sudore e quant’altro, tengono lontano gli spiriti maligni, coma la collana d’aglio, i vampiri.
    La vita dell’atleta ha ritmi inusuali, ma scanditi magicamante, con una regolarità che rasenta la follia, ma è una follia consapevole, accetta da tutti, se i risultati arrivano e, con essi, i punti alla squadra. Nessuno si sognerebbe di gravare un’atleta di pregiudizi o giudizi malevoli: l’estrosità, l’originalità, i riti scaramantici, i tic da combattimento, le strane posture pre gara, i denti digrignati come sorrisi grotteschi sono propri del circo sportivo-mediatico. Si dà per scontato che genio e sregolatezza vadano a braccetto: l’obiettivo è raggiunto, questo è quello che conta davvero. E questo vale anche per Philomena che vive un ventennio di esperienze splendide e gratificanti nel suo prezioso elemento, l’acqua; situazioni grotteste e velenose, nei rapporti interpersonali-affettivi.
    Riconosco nel testo di Keegan, una magia delle parole: vivere particolari esperienze di sforzo e soddisfazione, di sacrificio e ritrovato valore di sé è davvero difficile. Non è da tutti trovare lo strumento comunicativo-letterario, per spiegare ai profani il mondo dell’atletismo come mezzo di realizzazione personale, come procedura per sviluppare la propria individualità. Poi, il sapere che talento e motivazione portano ad eccellenti risultati è una cosa sana e giusta, in tempi in cui scaltrezza e furbizia fanno trovare scorciatoie comode per la meta.
    Philomena vive il suo mondo di acqua e cloro per volare via e staccarsi da terra, dall’ordinario, dal doloroso: significa fare bracciate fino a farsi dolere i muscoli e non respirare, perché non le piace respirare, “afferandosi all’acqua, una manata dopo l’altra, calciando via le stronzate con due piedi potentissimi”, tenendosi lontana da tutti.
    Poi, inspiegabilmente, come è già successo infaustamente,” un atomo si ferma e comincia a ruotare nella direzione opposta…le cose sono esattamente uguali, ma girano. E’ il contrario della gioia.”
    Scende dalla giostra, la nostra nuotatrice e non trova più la strada per essere qualcosa che non ha avuto il tempo di maturare in sé: un essere umano qualsiasi, senza un’identità definita da ciò che rappresenta e che fa nella vita.
    Nonostante il prodotto umano di tale processo è sano e vivo, non ha capacità di esprimersi: seguono crisi di panico, malesseri ed accese discussioni con i morti, visioni oniriche in pieno giorno ed impossibilità di leggere e comprendere i messaggi altrui.
    La fuga in una città straniera ed una terapia psicologica l’aiuteranno a perdonarsi dall’essere sopravvissuta a cose che avrebbero distrutto chiunque: la renderanno cosciente di una nuova forza, per affrontare la realtà di tutti coloro che non nuotono, non corrono, non saltano, non si allenano per vivere e per essere. E se lo fanno, lo fanno dentro se stessi, con il cuore sospeso, davanti alle gare continue proposte dal giorno che verrà e che condurrà, forse, in luoghi dove non vorrebbero andare.
    Alcune delle pagine del testo sono di una bellezza struggente, altre al limite del delirio: da strappare o cancellare. Il tutto va preso nella sua complessità, come l’argomento trattato…è un’ottima cosa.

    ha scritto il