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La panne

Una storia ancora possibile

Di

Editore: Einaudi (Nuovi Coralli, 37)

4.2
(601)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 70 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco

Isbn-10: 8806345389 | Isbn-13: 9788806345389 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Eugenio Bernardi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Descrizione del libro
Ma la casa che lo ospita, quella di un vecchio giudice a riposo, non è quanto si aspettava. Infatti, invece di qualche compagnia femminile, il rappresentante trova quattro vecchietti, tutti ex uomini di legge, che gli spiegano il loro unico passatempo: rifare dei famosi processi storici come quello a Socrate, a Gesù, a Giovanna d'Arco. Ma il gioco, aggiungono, diventa più bello con del materiale vivente. E così Traps, tra una bottiglia di vino e l'altra, si ritrova in veste di imputato. In un'atmosfera sempre più inquietante, il gioco scivola nella realtà per poi tornare gioco, in uno sfasamento continuo abilmente orchestrato dai quattro amici: Traps parla, si confessa, la sua vita banale sembra acquistare improvvisamente risvolti cruenti; sognava un'avventura ma si sente scoperto e si svela attraverso un esercizio di raffinate sevizie mentali, dove la posta finale può sciogliersi in una risata generale o in una condanna senza possibilità di appello.

«Ci sono ancora delle storie possibili, storie per scrittori? Se uno non intende raccontare di sé, né romanticamente, liricamente, generalizzare il proprio io, se non si sente affatto obbligato a parlare con assoluta veridicità delle proprie speranze e delle proprie sconfitte, o del proprio modo di fare all'amore, come se la veridicità ne facesse un caso universale e non piuttosto un caso clinico, psicologico, se uno non intende farlo e vuole invece tirarsi da parte con discrezione, difendere garbatamente le proprie faccende private, ponendosi di fronte al proprio tema come uno scultore di fronte alla materia prescelta, lavorandoci e sviluppandosi attraverso di essa, e voglia, come fosse una specie di autore classico, non lasciarsi prendere subito dalla disperazione, anche se non si possono certo negare le vere e proprie assurdità che ovunque vengono a galla, allora scrivere diventa un mestiere piú difficile, piú solitario e anche piú insensato».
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  • 3

    “- I destini si assomigliano tutti - spiegò il pubblico ministero”

    Da molte parti si inneggia al capolavoro ma purtroppo questa novella (“novella” poiché La Panne non raggiunge il formato di un romanzo) mi è passata attraverso senza lasciare tracce particolari, bench ...continua

    Da molte parti si inneggia al capolavoro ma purtroppo questa novella (“novella” poiché La Panne non raggiunge il formato di un romanzo) mi è passata attraverso senza lasciare tracce particolari, benché in passato mi fossi molto appassionato alla lettura di Durrenmatt (“Il sospetto” e “La promessa”).

    Quest’opera dell’autore svizzero mi è sembrata innanzi tutto molto prevedibile: sebbene non sia particolarmente perspicace nell’immaginare in anticipo la trama di una storia, fin dalle prime pagine tutto mi è parso scontato come se l’avessi già letto. Non ho insomma trovato alcuna originalità nel nascere e nell’evolversi della storia.

    In secondo luogo ho trovato La Panne un racconto “monotono” nel senso letterale del termine, cioè con un solo tono, che dall’inizio alla fine procede in un’unica direzione ineluttabile, fatta salva un’accentuazione nel finale del tono grottesco e surreale, dovuto anche al progressivo tasso alcoolico dei personaggi: una crescente sarabanda che forse è l’aspetto più interessante e curioso del libro.

    Un po’ poco per condividere l’entusiasmo tributato a questo apologo che, in quanto tale, non mi pare in possesso dei necessari requisiti di universalità.

    ha scritto il 

  • 4

    É curioso che Dürrenmatt – nel titolo e all’interno di una brevissima premessa che da sola vale l’apertura di questo libro – abbia definito il suo racconto “una storia ancora possibile” , perché a ben ...continua

    É curioso che Dürrenmatt – nel titolo e all’interno di una brevissima premessa che da sola vale l’apertura di questo libro – abbia definito il suo racconto “una storia ancora possibile” , perché a ben vedere, dopo averlo letto, si ha l'impressione di aver assistito a qualcosa di completamente assurdo. Eppure quante cose assurde effettivamente accadono nella realtà?
    L’autore è bravissimo nel mantenersi in perfetto equilibrio fra surrealismo e verosimiglianza, al punto che, pagina dopo pagina, il lettore oscilla fra la convinzione che “il processo” messo in scena dai quattro simpatici vecchietti sia uno scherzo un po' macabro, e l’orrendo sospetto che si tratti di qualcosa di più serio... Ma a rassicurarci – o, al contrario, a metterci in guardia? – è proprio l’estrema fiducia del protagonista, che, più passa il tempo, più si sente circondato non da persone conosciute solo da poche ore, bensì dai più “cari amici” che abbia mai avuto, fino a convincersi e a declamare di stare vivendo “la serata più bella della sua vita” (da qui il titolo del celebre film che né stato tratto).
    Il clima conviviale, quasi goliardico, è sottolineato in modo insistente dal susseguirsi di portate succulente e vini pregiati: l'entusiasmo del gioco si mescola all'ebbrezza dell'alcol, in un crescendo inarrestabile. Non credo di essere stata la sola a temere il peggio, eppure – ripeto – l'autore è molto bravo nel non sbilanciarsi mai, nel lasciare aperte tutte le possibilità fino alla fine. Questo perché la componente psicologica è fondamentale.
    In questo senso non ho potuto non pensare subito a uno dei capolavori della letteratura tedesca quale è Il processo di Kafka: ho la nettissima impressione che Dürrenmatt, se non ha proprio preso spunto da questa celebre opera, debba però averla tenuta ben presente. È vero, le differenze sono molte e in comune sembra esserci solo il tema del processo, ma in realtà è proprio l'interpretazione psicologica della giustizia, nonché il ruolo fondamentale della coscienza nel condannare o meno l'imputato, ad avvicinare molto, a mio avviso, le due opere.
    Qualsiasi altro commento per un racconto che si finisce tranquillamente in una giornata sarebbe superfluo... fate prima (e meglio!) a leggere l'originale che non qualsiasi recensione!

    ha scritto il 

  • 5

    Sempre più raramente mi capita un libro che è una sofferenza interrompere per il sonno.
    Rappresentazione nuda della vera giustizia, sganciata da fronzoli proceduali, tanto spaventosa quanto lo è la re ...continua

    Sempre più raramente mi capita un libro che è una sofferenza interrompere per il sonno.
    Rappresentazione nuda della vera giustizia, sganciata da fronzoli proceduali, tanto spaventosa quanto lo è la realtà dell'animo umana, che nasconde a se i propri maggiori peccati.

    ha scritto il 

  • 4

    Potrei tediarvi con le mie turbe d'amor...

    ... invece una storia è ancora possibile.
    Dürrenmatt introduce il racconto con una illuminante dichiarazione d'intenti: non vi racconterò i miei tormenti d'amor né le mie intense sessioni di omphalofi ...continua

    ... invece una storia è ancora possibile.
    Dürrenmatt introduce il racconto con una illuminante dichiarazione d'intenti: non vi racconterò i miei tormenti d'amor né le mie intense sessioni di omphalofilia pretendendo che siano cose universali. Una storia è ancora possibile, eccovela.
    Quello che si trova davanti il rappresentante di tessuti è una Grande Abbuffata declinato in una variante giuridica. Il racconto sembra derivare l'ambientazione quasi grottesca, quasi macabra dal film di Marco Ferreri. Ma evidentemente è al contrario, visto che il romanzo è del 1956 (edizione italiana 1972), il film del 1973.

    ha scritto il 

  • 4

    Una giustizia grottesca e strampalata, una giustizia in pensione, ma anche così era pur sempre la giustizia.

    Dürrenmatt è geniale. Non c’è niente da dire.

    ha scritto il 

  • 4

    Friedrich Dürrenmatt

    Brevissima satira del borghese piccino picciò, deformata da una lente grottesca che sconfina nello spaventoso grazie alla gioia animalesca che pervade i suoi comprimari, anziani e arzilli uomini di le ...continua

    Brevissima satira del borghese piccino picciò, deformata da una lente grottesca che sconfina nello spaventoso grazie alla gioia animalesca che pervade i suoi comprimari, anziani e arzilli uomini di legge.

    ha scritto il 

  • 4

    Che goduria!! Avete presente quando iniziate una lettura e vi dite che tra poco chiudete perché è tardi, no ancora un pochino, arrivata a pagina x però chiudo, no va beh, altre 10, ecc....? Ecco, per ...continua

    Che goduria!! Avete presente quando iniziate una lettura e vi dite che tra poco chiudete perché è tardi, no ancora un pochino, arrivata a pagina x però chiudo, no va beh, altre 10, ecc....? Ecco, per fortuna La panne è cortino, però mi ha costretta a fare tardissimo una sera che stavo praticamente crollando...intrigantissimo, intelligente, incuriosisce molto. Impossibile da mollare, si deve vedere come procede!!

    Racconta di un uomo con la macchina in panne ospitato molto gentilmente da un vecchietto che coi suoi amici organizza spesso delle cene e dei finti processi (sono un avvocato, un giudice, un pubblico ministero e un boia...che sentono nostalgia dei bei vecchi tempi). Ovviamente le cose nel corso della cena e del gioco in svolgimento si complicano e un antico segreto pare riaffiorare...non vi dico di più, leggetelo e basta!!

    ha scritto il 

  • 0

    song x

    come quando con un coltello ci procuriamo una ferita, un leggero calore pizzica la parte lesa fino a sentire quello che comunemente chiamiamo dolore. ma quanto la vista del sangue amplifica quel sen ...continua

    come quando con un coltello ci procuriamo una ferita, un leggero calore pizzica la parte lesa fino a sentire quello che comunemente chiamiamo dolore. ma quanto la vista del sangue amplifica quel senso di spasimo che da un punto cerca attenzione da tutto il corpo?
    il racconto di dürrenmatt procede con simili meccanismi naturali.
    un uomo si ritrova con un autovettura in panne, in un centro sconosciuto e di domenica, chiede aiuto ospitalità in un luogo, che per un uomo delle sue condizioni sociali non presenta un problema, e questi lo fanno sentire a proprio agio.
    ad un certo punto si mette in scena, come un gioco, un processo con imputato l’ospite.
    il taglio narrativo e pura lama dolce, non ti fa accorgere che piano piano fuoriesce del sangue, all’inizio non sembra niente ma quel colore ( il passato e la carriera del commesso viaggiatore), il fastidio di quella fuoriuscita inaspettata rende ogni gesto gravido di agitazioni che aumentano il flusso fino ad un esangue decisione inaspettata.
    il racconto è brevissimo dura il tempo dell’angoscia subitanea e inaspettata, e mette a repentaglio ogni nostra convinzione sulla genuinità.

    ha scritto il 

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