Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La panne

Una storia ancora possibile

Di

Editore: Einaudi (Nuovi Coralli, 37)

4.2
(541)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 70 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco

Isbn-10: 8806345389 | Isbn-13: 9788806345389 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Eugenio Bernardi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

Ti piace La panne?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ma la casa che lo ospita, quella di un vecchio giudice a riposo, non è quanto si aspettava. Infatti, invece di qualche compagnia femminile, il rappresentante trova quattro vecchietti, tutti ex uomini di legge, che gli spiegano il loro unico passatempo: rifare dei famosi processi storici come quello a Socrate, a Gesù, a Giovanna d'Arco. Ma il gioco, aggiungono, diventa più bello con del materiale vivente. E così Traps, tra una bottiglia di vino e l'altra, si ritrova in veste di imputato. In un'atmosfera sempre più inquietante, il gioco scivola nella realtà per poi tornare gioco, in uno sfasamento continuo abilmente orchestrato dai quattro amici: Traps parla, si confessa, la sua vita banale sembra acquistare improvvisamente risvolti cruenti; sognava un'avventura ma si sente scoperto e si svela attraverso un esercizio di raffinate sevizie mentali, dove la posta finale può sciogliersi in una risata generale o in una condanna senza possibilità di appello.

«Ci sono ancora delle storie possibili, storie per scrittori? Se uno non intende raccontare di sé, né romanticamente, liricamente, generalizzare il proprio io, se non si sente affatto obbligato a parlare con assoluta veridicità delle proprie speranze e delle proprie sconfitte, o del proprio modo di fare all'amore, come se la veridicità ne facesse un caso universale e non piuttosto un caso clinico, psicologico, se uno non intende farlo e vuole invece tirarsi da parte con discrezione, difendere garbatamente le proprie faccende private, ponendosi di fronte al proprio tema come uno scultore di fronte alla materia prescelta, lavorandoci e sviluppandosi attraverso di essa, e voglia, come fosse una specie di autore classico, non lasciarsi prendere subito dalla disperazione, anche se non si possono certo negare le vere e proprie assurdità che ovunque vengono a galla, allora scrivere diventa un mestiere piú difficile, piú solitario e anche piú insensato».
Ordina per
  • 4

    Potrei tediarvi con le mie turbe d'amor...

    ... invece una storia è ancora possibile.
    Dürrenmatt introduce il racconto con una illuminante dichiarazione d'intenti: non vi racconterò i miei tormenti d'amor né le mie intense sessioni di omphalofilia pretendendo che siano cose universali. Una storia è ancora possibile, eccovela.
    Q ...continua

    ... invece una storia è ancora possibile.
    Dürrenmatt introduce il racconto con una illuminante dichiarazione d'intenti: non vi racconterò i miei tormenti d'amor né le mie intense sessioni di omphalofilia pretendendo che siano cose universali. Una storia è ancora possibile, eccovela.
    Quello che si trova davanti il rappresentante di tessuti è una Grande Abbuffata declinato in una variante giuridica. Il racconto sembra derivare l'ambientazione quasi grottesca, quasi macabra dal film di Marco Ferreri. Ma evidentemente è al contrario, visto che il romanzo è del 1956 (edizione italiana 1972), il film del 1973.

    ha scritto il 

  • 4

    Una giustizia grottesca e strampalata, una giustizia in pensione, ma anche così era pur sempre la giustizia.

    Dürrenmatt è geniale. Non c’è niente da dire.

    ha scritto il 

  • 4

    Friedrich Dürrenmatt

    Brevissima satira del borghese piccino picciò, deformata da una lente grottesca che sconfina nello spaventoso grazie alla gioia animalesca che pervade i suoi comprimari, anziani e arzilli uomini di legge.

    ha scritto il 

  • 0

    di questo svizzero amo sempre l'intelligenza che impiega nella costruzione della trama.
    qui in meno di trenta pagine riesce a tirare fuori un meccanismo quasi perfetto di tensione, mistero, realtà e finzione.
    sul finale, poi, mi tolgo anche quel cappello che non ho.
    bellissime l ...continua

    di questo svizzero amo sempre l'intelligenza che impiega nella costruzione della trama.
    qui in meno di trenta pagine riesce a tirare fuori un meccanismo quasi perfetto di tensione, mistero, realtà e finzione.
    sul finale, poi, mi tolgo anche quel cappello che non ho.
    bellissime le caratterizzazioni degli anziani membri del tribunale, con gli abiti unti, i calzini spaiati, i capelli in disordine, le bocche sdentate, i nasi rossi e gonfi.
    tutti ubriachi di chateau margaux del 1914.

    [si veda, per un confronto, la più bella serata della mia vita, film di ettore scola con quel mostro di alberto sordi].

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Una piccola perla consigliata da Padre. Grazie a Francesca e basta per la sua recensione

    Semplicemente sbalordita. Troppe, innumerevoli le cose da dire su questa piccola perla. Se proprio volete una recensione fatta bene vi rimando a quella di Francesca e Basta. Dirò solo che l'aspetto più sconvolgente di tutti a mio parere è la reazione del protagonista al processo "farsa" (che poi ...continua

    Semplicemente sbalordita. Troppe, innumerevoli le cose da dire su questa piccola perla. Se proprio volete una recensione fatta bene vi rimando a quella di Francesca e Basta. Dirò solo che l'aspetto più sconvolgente di tutti a mio parere è la reazione del protagonista al processo "farsa" (che poi farsa non è). Lui vuole a tutti i costi essere colpevole! Cosa che all'inizio può sembrare incredibile, ma Durrenmat è un maestro e come tale riesce perfettamente a far intendere perché..ma io non ve lo dico perché dovete rifletterci voi! AHAH!
    E' anche interessantissimo la scelta dell'autore di far accadere il processo in mezzo a ubriachi. Quasi sembra di essere a un simposio greco.
    Signori, è incredibile questo romanzo breve o racconto lungo...come vi pare.
    Un esempio eclatante di come la buona letteratura non coincide con il numero di pagine e con le infinite digressioni.

    ha scritto il 

  • 5

    La più bella serata della loro vita

    “Se uno non intende raccontare di sé né romanticamente, liricamente generalizzare il proprio io, se non si sente affatto obbligato a parlare con assoluta veridicità delle proprie speranze e delle proprie sconfitte, o del proprio modo di fare all'amore, come se la veridicità ne facesse un caso ...continua

    “Se uno non intende raccontare di sé né romanticamente, liricamente generalizzare il proprio io, se non si sente affatto obbligato a parlare con assoluta veridicità delle proprie speranze e delle proprie sconfitte, o del proprio modo di fare all'amore, come se la veridicità ne facesse un caso universale e non piuttosto un caso clinico, psicologico, se uno non intende farlo e tirarsi da parte con discrezione, difendere garbatamente le proprie faccende private, ponendosi di fronte al proprio tema come uno sculture di fronte alla materia prescelta, lavorandoci e sviluppandosi attraverso di essa, e voglia, come fosse una specie di autore classico, non lasciarsi prendere subito dalla disperazione, anche se non si possono certo negare le vere e proprie assurdità che ovunque vengono a galla, allora scrivere diventa un mestiere più difficile, più solitario e anche più insensato.”

    Sarà lungo come incipit ma mi evita i tanti blabla che mi ostino a mettere come pezze d’appoggio, senza peraltro essere chiara, nelle recensioni, che rappresentano una sintesi dell’essere lettore e del voler essere scrittore. Io chiamo con una sola parola, narcisismo, questo piano argomentare di Dürrenmatt che introduce a “La Panne”, un racconto lungo o forse un romanzo breve che per quasi un mese mi ha dato da pensare.
    È come se D. avesse toccato le corde più segrete delle mie seghe mentali: lo scarto tra realtà e verità che passa quando mettiamo in scena il pensiero con le regole immutabili delle proposizioni. È proprio nella proposizione che si gioca tutto; il processo farsa, che i quattro vecchi del racconto intentano al ridicolo rappresentante di fibre sintetiche, è costituito da proposizioni vere “per tutte le possibilità di verità delle proposizioni elementari “: Alfredo Trabs odiava il suo principale; il suo principale è morto.

    “ Ciò che nell’uomo borghese appariva come un caso o come semplice necessità di natura, come una malattia,[... ] si presenta qui come un necessario risultato di natura morale.”
    Ne consegue che anche la morale non è che un fatto dialettico la cui verità è legata alla struttura delle proposizioni. E tutte le proposizioni che stanno tra quella che enuncia l’odio del rappresentante e quella che ne asserisce la morte, sono assolutamente vere, ma non reali.
    Il caso imprevedibile, che domina le vite, è il palcoscenico su cui sono chiamati a recitare il giudice, il procuratore, il gaudente avvocato, il boia in pensione e il borghese piccolo piccolo, degno rappresentante di una società tanto “leggera”da essere volatile.
    La logica stringente delle proposizioni messe in atto dal procuratore e persino la requisitoria finale del giudice ubriaco - logica messa in forse dall’avvocato con una debole difesa giocata sul principio di realtà che, come è risaputo, fa a pugni con l’ordine precostituito del linguaggio - hanno una tale forza di verità da coinvolgere e convincere l’imputato che, in un delirio di onnipotenza, si identifica con la parola “assassino”, innalzandosi tra chi domina il caso.
    Certo, dal suo nuovo punto di vista, Alfredo Trabs non può che sentirsi “onnipotente”: la sua scalata sociale è il frutto del suo “volli, fortissimamente volli” al di là del bene e del male. Si crede finalmente il superuomo che sfugge alle grinfie della giustizia finta messa in scena nei tribunali veri a uso e consumo delle mezze calzette. Ma, negli istanti in cui ubriaco fradicio a fatica raggiunge la sua camera, si rende conto della finzione. Grazie all’alcol, sospetto. La caduta dell’illusione deve essere stata terribile: si impicca.

    Non c’è spazio per il senso di colpa in questo finale, come non ce ne fu per Raskolnikov. Dürrenmatt, a differenza di Dosto, però, non crede al “cuore” umano e a nessuna delle surfactazioni, come la giustizia e le sue leggi, messe su per difenderne “le ragioni”.
    Per lo scrittore, l’unica legge cui sono sottoposti gli uomini e cui sono costretti a ubbidire è quella del caos che regge il caso. Tali e quali le formiche che nonostante la loro complicatissima organizzazione sociale non possono evitare il piede che le schiaccia: non ne hanno e non ne potranno mai avere consapevolezza.

    ha scritto il 

  • 5

    <<[...] una giustizia grottesca e strampalata, una giustizia in pensione [...]>>

    <<Ci sono ancora delle storie possibili, storie per scrittori?>>: questo si domanda Friedrich Dürrenmatt in apertura a questo romanzo breve. La risposta è nella vicenda che vede protagonista un rappresentante svizzero di tessuti, Alfredo Traps, uomo soddisfatto di sé, ambizioso e aman ...continua

    <<Ci sono ancora delle storie possibili, storie per scrittori?>>: questo si domanda Friedrich Dürrenmatt in apertura a questo romanzo breve. La risposta è nella vicenda che vede protagonista un rappresentante svizzero di tessuti, Alfredo Traps, uomo soddisfatto di sé, ambizioso e amante dei piaceri della vita. La sua è quella che il sottotitolo definisce <<una storia ancora possibile>>, ovvero mai raccontata prima, che non ha nessun punto di contatto con la biografia dell'autore e nessun antecedente letterario.
    Difficile riassumerla senza svelare troppo della trama, vi basti sapere che, a causa di un guasto meccanico alla propria vettura (una panne, appunto), Alfredo Traps si vede costretto a sostare in un anonimo villaggio, dove l'unico posto letto disponibile per la notte è nella villa di un giudice in pensione; questi accetta con entusiasmo di ospitarlo, a patto che, durante la cena, prenda parte in veste di imputato ad un processo fittizio, cui parteciperanno altri tre vegliardi, tutti ex giudici in pensione. Il gioco procede tra risate e requisitorie glaciali, fino al colpo di scena conclusivo, vero gioiello della letteratura novecentesca. Solo una sessantina di pagine, in cui si concentra tutta la maestria di Dürrenmatt.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2013/12/la-panne-anno-ii-lettura-121.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un geniale libro, interiore, sulla giustizia come categoria dello spirito. La recensione di un libro del genere sicuramente prenderebbe più pagine del libro stesso, potendosene parlare per ore. Cosa è una confessione ed una pena di morte se non una "rinascita"? Un tentativo di liberarsi dei farde ...continua

    Un geniale libro, interiore, sulla giustizia come categoria dello spirito. La recensione di un libro del genere sicuramente prenderebbe più pagine del libro stesso, potendosene parlare per ore. Cosa è una confessione ed una pena di morte se non una "rinascita"? Un tentativo di liberarsi dei fardelli che ci portiamo adosso, solo perchè non riconosciuti, solo perchè non siamo accompagnati dai profumi di vini rari per riconoscerli. E' questo forse, il riconoscimento della propria piccolezza passa da un esultare del corpo. Da non perdere.

    ha scritto il 

  • 5

    eccezionale

    non una sbavatura.vorrei almeno dürrenmatt finirlo,se ce la facessi,fanciullo,ilide,promessi sposi cc che nn ce la potrò mai fare.è un benvenuto cellini de la piume.è la sintesi non ornata ma divertente e seria, cosa chiedere di più? chhe sia italiano,e non lo è.faevene una ragione e nn leggete i ...continua

    non una sbavatura.vorrei almeno dürrenmatt finirlo,se ce la facessi,fanciullo,ilide,promessi sposi cc che nn ce la potrò mai fare.è un benvenuto cellini de la piume.è la sintesi non ornata ma divertente e seria, cosa chiedere di più? chhe sia italiano,e non lo è.faevene una ragione e nn leggete il cognom se vi fa un effetto placebo.

    oltre alla felicità di aver potuto leggere che è immensa devo solo aggiungere che poche cose amo della Svizzera ma Dürrenmatt nn perdetelo,mai!
    il suo è l'approccio giusto per avvicinare chiunque abbia un po' di sale alla lettura!
    ah,nn dimenticando MAI il cioccolato,cero...

    ha scritto il 

  • 3

    "[...] in fondo gli sembrava che la situazione fosse piacevole, poiché gli si affacciava il presentimento di cose più alte, di giustizia, di colpa e di espiazione, che lo riempivano di meraviglia"

    E' tipico del borghese mascherare la propria natura di giudice sotto una tonaca da prete (per il borghese non esiste differenza tra tribunale e confessionale), così come è tipico del borghese fare voli modesti sul dorso di una fantasia dalle ali atrofizzate: incapace di fare grandi sogni, di riem ...continua

    E' tipico del borghese mascherare la propria natura di giudice sotto una tonaca da prete (per il borghese non esiste differenza tra tribunale e confessionale), così come è tipico del borghese fare voli modesti sul dorso di una fantasia dalle ali atrofizzate: incapace di fare grandi sogni, di riempirsi la bocca e la mente di libertà, il borghese allestisce oziosi giochi pieni di malizia, passatempi perversi che replicano, sebbene in piccolo, strutture ed ambienti del mondo sociale.
    Ciò che Dürrenmatt ci fa capire è che anche dentro degli abiti borghesi (ancor più dentro gli abiti di un borghese piccolo piccolo come il protagonista di questo racconto, venditore arricchitosi per mezzo di azioni all'apparenza oneste, in verità perverse e grette) può nascondersi un uomo con delle passioni, con delle ossessioni totalizzanti (il paradiso spiato attraverso le grate dorate di un altissimo cancello, l'assaggio di una grandezza che prima non conosceva o non credeva possibile, accende in lui una fame insaziabile).
    Fatale è, ancora una volta, l'innamoramento (che l'oggetto di questo amore sia una colpa, un delitto, il suo, non ha alcuna importanza).

    ha scritto il 

Ordina per