La paranza dei bambini

Di

Editore: Feltrinelli (Narratori)

3.7
(236)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 347 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807032074 | Isbn-13: 9788807032073 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Dragonball, Dentino, Plasmon, Lollipop –, scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere. La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti.Roberto Saviano entra implacabile nella realtà che ha sempre indagato e ci immerge nell’autenticità di storie immaginate con uno straordinario romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento, senza scampo.
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  • 4

    Denaro e potere

    Finito.
    Mi sono liberata di questo libro scomodo: non che non sia bello, al contrario è scritto benissimo, con i tempi giusti, un bel ritmo narrativo, una bella varietà di personaggi, abilmente descri ...continua

    Finito.
    Mi sono liberata di questo libro scomodo: non che non sia bello, al contrario è scritto benissimo, con i tempi giusti, un bel ritmo narrativo, una bella varietà di personaggi, abilmente descritti; racconta vicende terribili e purtroppo vere.
    Ma toglie il sonno.
    Pensare che possano esistere persone così, ragazzi così, quasi bambini completamente senza morale, i cui unici obiettivi della vita sono il denaro e il potere a qualsiasi costo, dà una tale sensazione sconfortante, un senso di smarrimento senza speranza che non vedevo l’ora di finirlo.
    Bravissimo Saviano scrittore anche di romanzi, ma troppo, troppo inquietante.

    ha scritto il 

  • 5

    La paranza dei bambini

    Cinque stelle - non le assegno quasi mai - per un romanzo che è molto più di questo. Sarebbe scontato dire che è una denuncia, poiché sono cose che già si sanno, che si vedono tutti i giorni in tv, ne ...continua

    Cinque stelle - non le assegno quasi mai - per un romanzo che è molto più di questo. Sarebbe scontato dire che è una denuncia, poiché sono cose che già si sanno, che si vedono tutti i giorni in tv, nei film, nei tg, anche se abiti al Nord e quel mondo ti sembra inventato, ti sembra appunto tutto un bel romanzo ricco di particolari fantastici. Eppure leggere sulla carta, soffermarti per capire le frasi in napoletano ( per altro comprensibilissime ), entrare nei personaggi uno ad uno, farli tuoi e cercare di capire la loro psicologia, arrivare quasi a comprenderli e giustificarli è qualcosa di eccezionale. Una scrittura impietosa che ingloba il lettore e lo rende preda dei sentimenti che via via nascono e si evolvono nel corso della storia: ansia, paura, desiderio di vendetta, terrore, dolore infinito, orrore e repulsione. Una fine che lascia spazio a un nuovo inizio, e la voglia di sapere come andrà a finire.

    ha scritto il 

  • 3

    Piccoli criminali crescono, a Napoli. A capo del gruppo - “la paranza dei bambini” - sta Nicolas Fiorillo, detto “Maraja”, il più determinato degli undici a “fare soldi subito”, così da “appagare ogni ...continua

    Piccoli criminali crescono, a Napoli. A capo del gruppo - “la paranza dei bambini” - sta Nicolas Fiorillo, detto “Maraja”, il più determinato degli undici a “fare soldi subito”, così da “appagare ogni desiderio, al di là di qualsiasi bisogno”. Il libro racconta con crudo realismo le gesta dei ragazzini e il loro mondo: il romanziere Roberto Saviano, però, spiace dirlo, non vale il grande giornalista e saggista che Roberto Saviano notoriamente è. (La terza stella per la stima.)

    ha scritto il 

  • 3

    E mo' voliamo, e nessuno ci ferma più

    “Per comandare, per essere un capo, devi avere paura, ogni giorno della tua vita, in ogni momento. Per vincerla, per capire che ce la puoi fare. Se la paura ti lascia vivere o, invece, avvelena tutto. ...continua

    “Per comandare, per essere un capo, devi avere paura, ogni giorno della tua vita, in ogni momento. Per vincerla, per capire che ce la puoi fare. Se la paura ti lascia vivere o, invece, avvelena tutto. Se non provi paura vuol dire che non vali più un cazzo, che nessuno ha più interesse ad ammazzarti, ad avvicinarti, a prenderti quello che ti appartiene e che tu, a tua volta, hai preso a qualcun altro”.

    La natura umana che Saviano racconta è amorale e contraddittoria, contiene una spaventosa violenza e una lieve meraviglia. I personaggi del romanzo, giovanissimi “guerrieri” di un gruppo di fuoco della camorra, condannati all'odio e alla distruzione nella lotta tra i rioni di Napoli e il territorio del potere criminale, non sono bestie, non hanno solo ferinità animale, sono amici, infantili e ingenui, hanno sogni e ideali, ma diventano impietosi assassini, manipolati in un contesto che li conduce alle pulsioni elementari, oltre la soglia del riconoscimento sociale, in un'alleanza tra fede e maledizione. Il mondo che Nicolas e i compagni della paranza abitano è formato e inventato da leggi e conoscenze ignote e inesplorate che trasformano il potere individuale in sonno della ragione, in una disumanizzazione dello spazio condiviso. E' la mitologia del crimine, della potenza oscura del delitto, dell'affermazione di sé come organismi capaci di imporre terrore e paura alla realtà che vogliono dominare. Sono maggiormente interessanti le pagine non sotto o dietro il testo, dove le parole si fanno cronaca dei tratti più duri e crudi (presenti già dalla cronaca giudiziaria reale), ma dentro il testo, dove avviene invece la registrazione e descrizione di un magma antropologico che è interazione, conversazione, assimilazione, differenza, persino narrazione dello spirito: dove cioè emergono fisionomie inquiete e indomabili, che seguono una luce così ingannevole da risultare accecante pur di consolidare una propria indiscutibile identità, intorno e grazie alla quale salire al vertice è una discesa infera. Saviano sceglie quindi la semplicità espressiva, colorata da un dialetto evoluto e trasparente, tra Forcella e Sanità, per condurci a osservare l'altro lato dell'illecito e della sopraffazione, quel sentire primordiale che ha un sapore tribale e persino rituale: le stese nelle piazze, gli AK 47, i soldi, la droga, il covo, il privé nel locale di moda, i super ricchi, le marche di vestiti e scarpe, gli exempla e le figure di culto del sistema mediatico, le umiliazioni corporali, le oscenità familiari, le vendette, in un termine, la sovrapposizione e commistione tra il sistema legale e quello criminale dentro un continente anomalo, non etichettabile, non interpretabile, privo di orientamento e senso. Hanno un furore interno questi ragazzi e bambini, a dieci anni spaccano la pelle in quel fuori che è dentro, diventando coscientemente assassini, regolari innocenti nella colpa di produrre morte, in un talento antico per il sangue; a quel punto, scrive Saviano, il carcere diviene salvezza, e uccidere uno strumento per sentire l'appartenenza a sé o qualcosa di più (la paranza), per questa testarda e disperata illusione, per negare il timore insito nella consapevolezza che nessuno di noi appartiene interamente a se stesso, nemmeno nel corpo. L'unica luce che illumina una prospettiva è che dietro a ogni frammento di questa storia c'è sempre una scelta.

    “Pensavano ai portafogli smunti dei genitori che faticavano tutto il giorno, che si dannavano con lavori e lavoretti spezzandosi la schiena, e sentivano di aver capito come si sta al mondo più assai di loro. Di essere più saggi, più adulti. Si sentivano più uomini dei propri padri”.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo serio, un romanzo-serie

    Secondo molti lettori, Roberto Saviano con “La paranza dei bambini” ha scritto il suo miglior romanzo. Secondo altri, ha scritto il suo primo romanzo vero e proprio. Secondo il sindaco di Napoli, lo s ...continua

    Secondo molti lettori, Roberto Saviano con “La paranza dei bambini” ha scritto il suo miglior romanzo. Secondo altri, ha scritto il suo primo romanzo vero e proprio. Secondo il sindaco di Napoli, lo scrittore ha perso il rapporto con la città e costruisce stereotipi di facile presa ma lontani dalla situazione reale. Non è tanto importante chi abbia ragione sull’ultimo libro di Saviano, ma è interessante che chiunque lo abbia letto si sia accorto di un cambiamento. Fra “Gomorra” e “La paranza dei bambini” c’è stato un solo altro testo riconducibile alla forma romanzesca, il libro-inchiesta sul narcotraffico intitolato “Zero zero zero”, che è sembrato un passo falso. Soprattutto ci sono state due stagioni della serie televisiva tratta da “Gomorra”, un prodotto che ha girato il mondo, si è radicato nella cultura di massa ma ha convinto anche le elites internazionali (il New York Times a dicembre ha indicato la serie fra le migliori del 2016). Crediamo che la svolta vera e propria sia stata la relazione con un processo di scrittura affine alla forma del romanzo molto più di quanto non lo fosse la non-fiction con cui Saviano ha esordito. Una serie televisiva si scrive, per certi versi, come un romanzo russo dell’Ottocento, creando un mondo molto solido, con tanti personaggi sullo sfondo e quattro o cinque caratteri in primo piano, tutti psicologicamente ben studiati e interessati da importanti archi di trasformazione: come i personaggi di Dostoevskij, alla fine di una serie i personaggi di solito sono cambiati tanto, hanno imparato qualcosa di fondamentale sulla vita, sulle relazioni, sullo stare al mondo, sul proprio passato. Dopo l’esperienza di “Gomorra – la serie”, è piuttosto evidente che il modo di strutturare una storia si è modificato proprio nella direzione del romanzo canonico: “La paranza dei bambini” possiede una coerenza interna molto forte, un senso unitario di ogni situazione (che poi è già visivamente una scena), a sua volta collocata in una precisa concatenazione causale di eventi. La realtà, in sé, non ha una drammaturgia forte: lo sa bene chi è costretto ad aspettare un autobus, o chi è costretto ad assistere a una lezione noiosa. Saviano è diventato molto abile nel prendere la realtà e darle una forma romanzesca facendola passare per la griglia inflessibile della drammaturgia, che è una specie di logica ferrea, aristotelica.

    ha scritto il