La paranza dei bambini

Di

Editore: Feltrinelli (Narratori)

3.7
(425)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 347 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807032074 | Isbn-13: 9788807032073 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Dragonball, Dentino, Plasmon, Lollipop –, scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere. La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti.Roberto Saviano entra implacabile nella realtà che ha sempre indagato e ci immerge nell’autenticità di storie immaginate con uno straordinario romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento, senza scampo.
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  • 5

    In attesa di un soffio (un grande narratore)

    Saviano è un grande narratore e lo dimostra ancora. La scrittura rapida, senza artifici verbali o eccessi, è messa al servizio del contenuto: Napoli e la sua criminalità sempre più giovane, sempre più ...continua

    Saviano è un grande narratore e lo dimostra ancora. La scrittura rapida, senza artifici verbali o eccessi, è messa al servizio del contenuto: Napoli e la sua criminalità sempre più giovane, sempre più violenta, sempre più folle nella sua ricerca di potere. Immersi nel male, si vive sospesi tra la vita e la morte, in attesa di un soffio qualsiasi che butti giù.

    ha scritto il 

  • 4

    Piccoli camorristi crescono

    Non é una delle classiche inchieste di Saviano, ma un racconto che trae comunque spunto dalla realtà napoletana: un gruppo di ragazzini vuole scalare in fretta le gerarchie della malavita, i soldi fac ...continua

    Non é una delle classiche inchieste di Saviano, ma un racconto che trae comunque spunto dalla realtà napoletana: un gruppo di ragazzini vuole scalare in fretta le gerarchie della malavita, i soldi facili arrivano ma non sono tutte rose.... Crudo, violento, anche disturbante in alcune parti, ma dannatamente reale.

    ha scritto il 

  • 3

    Contenuto interessante, spaccato puntuale di una realtà giovanile della ns Italia

    Ho trovato un po' lento da leggere, non tanto per i dialoghi in dialetto, ma per la grande quantità di personaggi, soprannomi, ed uno scorrere del tempo con un ritmo unico nel suo genere e lontano da ...continua

    Ho trovato un po' lento da leggere, non tanto per i dialoghi in dialetto, ma per la grande quantità di personaggi, soprannomi, ed uno scorrere del tempo con un ritmo unico nel suo genere e lontano da una realtà alla quale siamo distanti, o forse vicini ma non realmente consapevoli della sua fatica del vivere.

    ha scritto il 

  • 0

    E' Saviano, un autore che ha già dato e detto moltissimo con Gomorra. Qui racconta dei bambini e ragazzini invischiati nella criminalità che è la loro base di vita: niente di nuovo per chi segue le vi ...continua

    E' Saviano, un autore che ha già dato e detto moltissimo con Gomorra. Qui racconta dei bambini e ragazzini invischiati nella criminalità che è la loro base di vita: niente di nuovo per chi segue le vicende e la cronaca, molto per i giovani adolescenti d'oggi. Ho anche avuto la fortuna di vedere un incontro tra l'autore e i ragazzi delle superiori qui a Cesena e lì ho ritrovato il grande narratore che si vede in televisione, divulgatore e affabulatore al tempo stesso. Quanto poi attiene al suo forzato sistema di vita è sempre una vicenda incredibile da ascoltare che tocca corde profondissime alla platea.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo vero romanzo di Saviano - gli altri erano libri inchiesta - che ti avvince dalla prima pagina ma che ti lascia in bocca un sapore metallico, quello del sangue lasciato scorrere da questi bamb ...continua

    Il primo vero romanzo di Saviano - gli altri erano libri inchiesta - che ti avvince dalla prima pagina ma che ti lascia in bocca un sapore metallico, quello del sangue lasciato scorrere da questi bambini assassini che si muovono in un mondo spietato, senza speranza. Quello che conta è solo il potere, da conquistare con la spavalderia e la spregiudicatezza dei delinquenti più incalliti. Una domanda però mi pongo: perché Saviano non lascia a nessuno una possibilità di pentimento e di riscatto?

    ha scritto il 

  • 1

    Ognuno di noi ha timori, paure, incubi, fobie. I più bravi se ne fanno una ragione e riescono a conviverci. Altri, come me, scelgono una strategia diversa. Sicuramente meno coraggiosa, probabilmente p ...continua

    Ognuno di noi ha timori, paure, incubi, fobie. I più bravi se ne fanno una ragione e riescono a conviverci. Altri, come me, scelgono una strategia diversa. Sicuramente meno coraggiosa, probabilmente pavida: evitiamo le situazioni spiacevoli, le fuggiamo, fatichiamo – e non poco – per costruire un mondo in cui il terrore resti confinato fuori dal recinto che abbiamo innalzato. Non è un comportamento da persone mature, lo ammetto: i veri uomini prendono i problemi di petto e li risolvono. Io no, io scappo. I veri uomini, però, fanno pure le flessioni, bevono whisky, si indignano e scuotono la testa quando qualcosa palesemente non va come dovrebbe andare, fanno battute sul sedere della tizia che è appena passata, parlano di cilindrata delle macchine, si fanno la barba (o peggio: non se la fanno e la curano meglio di come Masahiko Kimura cura i bonsai), per cui non è che mi dispiaccia tanto non essere considerato un vero uomo.

    Comunque, dicevo, io cerco di evitare la paura. E la mia paura più grande – lo confesso – è quella di avere un pensiero in comune – uno solo basterebbe per annientarmi – con un lettore di Libero. Io non voglio avere niente a che spartire con le persone che leggono Libero. Mi fanno paura loro e mi fa paura che io possa essere accomunato a loro. Per cui, ad esempio, se un ragazzo dalla pelle scura mi si avvicina per cercare di vendermi un noiosissimo libro di fiabe africane, e insiste, e insiste, e insiste… io non lo mando a quel paese come farei con un ragazzo dalla pelle chiara, perché ho paura di comportarmi come si comporterebbe un lettore di Libero. Se sapessi convivere con i miei problemi, io quel ragazzo dalla pelle scura lo caccerei via come caccio via chiunque mi si avvicini in strada, quando cammino pensando ai fatti miei e non voglio essere disturbato (cioè sempre). Per esempio, ieri c’erano dei ragazzi dalla pelle chiara che mostravano cartelli con su scritto free hugs e dispensavano abbracci. Io li ho scansati, evitati, persino schifati, con lo sguardo e con parole mormorate a fil di voce, come se invece di abbracci volessero darmi schiaffi. Il ragazzo che invece mi si è attaccato, il ragazzo scuro dico, gli ho sorriso e lui ha pensato che il sorriso potesse essere una breccia per vendermi i libri noiosi, e allora ci si è infilato, nella breccia, e ha insistito… insistito… insistito… finché non ha desistito, poveretto, persino un po’ triste per avere perso del tempo. Sarebbe stato più semplice fargli lo sguardo truce, dirgli uè madagascar, non mi rompere i coglioni con la voce del cavalier Zampetti, ma però quelle sono frasi da lettore di Libero, e comunque non credo di essere capace di fare uno sguardo truce.

    Tutto questo ambaradan per dire che ho il terrore di biasimare Saviano, perché biasimare Saviano è una roba da lettore di Libero. E io, con i lettori di Libero non ci voglio avere niente a che fare (ad lib).

    Poi Saviano ha quell’altra cosa della camorra che lo vuole ammazzare, per cui viene difficile smuovergli un appunto che arriva subito un altro lettore – stavolta di Repubblica con tendenza Fatto Quotidiano – con il ditino alzato: caro lei, volevo vedere se la camorra l’avesse minacciata a lei, l’avesse, volevo proprio vedere.... E insomma, a me mi dispiace che la camorra voglia ammazzare Saviano, figuriamoci, anche perché io sono contrario alla pena di morte per gli omicidi efferati, figuriamoci se l’approvo contro qualcuno che scrive male. Inoltre, lungi da me essere un complottista, ma comunque io non ci credo che la camorra vuole ammazzare Saviano. Voglio dire, se ammazzano Saviano perché fa brutti romanzi, a Baricco che gli devono fare? Ripeto, per me sono balle, non ce li vedo i camorristi tutti arrabbiati perché la trama non si sviluppa come piace a loro, oppure perché Saviano si incasina con le virgole o usa frasi che sarebbero roboanti anche in bocca al presidente dell’Assocommercianti uniti del Bottone Tipico Lombardo – Sezione di San Giuliano Milanese il giorno dell’inaugurazione della nuova sede. Ribadisco, secondo me c’è dell’altro. Però, se fosse vero che la camorra lo vuole ammazzare davvero, io a Saviano gli porgo tutta la mia solidarietà, come dicono quelli che sanno cosa dire nei momenti importanti. Se vuole sono anche pronto a firmare un appello. E a fare una fiaccolata. Con la faccia indignata.

    Fatta questa breve premessa, veniamo a noi e alle critiche al romanzo di Saviano.

    1) Si chiama La paranza dei bambini, ma se si fosse chiamata La paranza dei giovanotti, oppure La paranza degli adulti, o ancora La paranza delle persone di mezza età, non sarebbe cambiato niente. Voglio dire, scrivere dell’infanzia/adolescenza è cosa difficilissima e di certo non basta affermare che i protagonisti siano bambini. Ovvio, i bambini tirano, i bambini camorristi ancora più, ma però bisogna raccontarli, i bambini, bisogna che abbiano un senso, altrimenti hanno lo stesso scopo della bella ragazza o del gattino puccioso in home page sul Corriere.

    2) Saviano che fa capolino a (quasi) ogni capoverso. Spiegazioni inutili, frasi roboanti, appesantimenti della trama che fanno scivolare il romanzo verso il PowerPoint da presentare al seminario sulla camorra: Lo sguardo è territorio, è patria, guardare qualcuno è entrargli in casa senza permesso. Io non riesco a leggere questa frase senza immaginarla recitate da Saviano stesso, con Fazio che annuisce pensoso al suo fianco. E di frasi del genere ce ne sono a bizzeffe.

    3) A proposito di frasi roboanti con annessa spiegazione inutile: Come accade nelle lingue della carne vattere è un verbo che tracima dal suo significato. A parte che credo che manchi una virgola, ma chi se ne frega, non facciamo i pedanti. Concentriamoci piuttosto sul significato. Le lingue della carne? E quali sarebbero? Il napoletano è lingua della carne, immagino, mentre l’estone, per dire, l’estone no, l’estone figuriamoci se è lingua della carne, suvvia, l’estone, cosa mi tocca sentire! E nelle lingue della carne ci sono verbi che tracimano dal loro significato. Tracimano dal loro significato. I verbi, nelle lingue della carne, tracimano dal loro significato. Ah, se fossi un lettore di Libero ti direi io cosa tracima, caro Savy, nelle lingue della carne…

    4) Vabbe’, ora leggetevi il libro anche voi, non è che devo segnarvi tutte le frasi wow di Saviano, non sono mica un adolescente. Però ce ne sono tante, davvero, troppe. Con Saviano che le recita e Fazio che annuisce.

    5) Detto che Saviano fa il Saviano a ogni pagina, con spiegazioni sociologiche e considerazioni a metà tra la poesia scadente e il mattinale della questura, ogni tanto si confonde tra i punti di vista della narrazione (mannaggia a me che ho studiato scienze politiche, di sicuro c’è un modo più chiaro e preciso per spiegare questa cosa) e in mezzo alla savianate capitano parolacce, considerazioni pensate come se a pensarle fosse uno dei bambini della paranza. Ora, io non ci capisco granché, però stona: un momento ragiona sulle pietre di Forcella che sono vive e giù spiegazione pallosa sul nome Forcella, il momento dopo dice che qualcuno si mangia ‘a mmerda. Ci vorrebbe coerenza, credo, e non miscugli di narrazione.

    6) Camorra 2.0. Sì, a un certo punto del libro dice camorra 2.0. Senza ridere, ché Saviano non ride mai. Vabbe', ridi tu con la camorra che ti vuole ammazzare, direbbe il lettore di Repubblica tendenza Fatto Quotidiano.

    7) La trama. Alcune persone dai buffi soprannomi vogliono fare i delinquenti e pigliarsi la città. Per raggiungere il loro obiettivo non esitano a sparare, cercano l’accordo con i vecchi criminali con lo scopo di prenderne posto appena sarà possibile. No, illusi, non stiamo parlando di Roma, questa è Napoli. Non è Romanzo criminale, e poi questi sono bambini. Bambini camorristi, pucciosi come il gattino di cui sopra.

    8) Un’altra frase. Le spalle già ampie di Tucano erano diventate ampie, robuste.... Oh, mica è difficile, Savy, vai nel sito della Treccani, c’è la sezione Sinonimi e Contrari e peschi da lì. Oppure selezioni ampie quando scrivi, poi clicchi con il destro e ti fai suggerire un sinonimo da Word.

    9) Ancora sulla pesantezza di Saviano. Fuori un’automobile aspettava Nicolas. Una Punto blu scuro come se ne vedono passare a centinaia in una via qualsiasi di una città qualsiasi. Perché deve spiegare? Poteva dire che fuori una Punto aspettava Nicolas. Finito. Non siamo completamente scemi – mica leggiamo Libero! - ce ne accorgiamo da soli che una Punto non è una Lamborghini. Voglio dire, la Punto ancora non c’era, ma persino i fratelli Savi avevano intuito che l’antenata della Punto blu scuro – la Uno bianca – fosse una macchina qualsiasi e soprattutto anonima, una macchina con cui passare inosservati. Non spiegare, Savy, non sei da Fazio, hai scritto un romanzo, non una lezione.

    10) I protagonisti del libro – che sono bambini, c’è scritto nel titolo – utilizzano come intercalare la seguente frase: adda murì mammà. Adda? Sarebbe ha da, nel senso di deve, credo, scritto così male da fare quasi dispiacere. Però, penso, è una scelta stilistica, non condivisibile, ma pur sempre una scelta. E invece mi sa che è frutto del caso, perché in altre pagine c’è scritto hann’’a capì che, se la regola fosse una sola, dovrebbe essere anna capì. Immagino a inizio frase: Anna capì. E mo’ chi cazz’è ’st’Anna cca, guaglio'?

    E poi è tardi, ci ho messo più tempo a scrivere queste sciocchezze che a leggere il libro. Alla fine resta un romanzo poco originale, scritto male e pensato peggio, con un finale da serie tv che lascia aperte le porte alla stagione successiva, pardon, al libro successivo. Una roba un po’ di cattivo gusto.
    Direi che ha ragione un mio amico (non è che parlo solo di calcio, con i miei amici) e quando si parla di Saviano non si parla di uno scrittore, no, ma di un personaggio pop come Sgarbi, come Padre Pio, come Morgan… Non li dobbiamo valutare più nel settore da cui provengono – la letteratura, la religione, la musica – ma giudicarli solo in base al loro essere pop.
    Grazie, Andy.

    https://poisononatofesso.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • 3

    null

    Saviano è un ottimo giornalista. Non lo ritengo altrettanto abile come romanziere. In questo lavoro prepara molto bene la scena ma la storia non decolla, rimane un po' sospesa, senza acuti.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    – Me staje guardanno?
    – Neh, ma chi te sta cacanno.
    – E che guard’a fà?
    – Guarda, frate’, che mi hai preso per un altro! Io nun te penzo proprio.

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-autore/aut-s/s ...continua

    – Me staje guardanno?
    – Neh, ma chi te sta cacanno.
    – E che guard’a fà?
    – Guarda, frate’, che mi hai preso per un altro! Io nun te penzo proprio.

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-autore/aut-s/saviano-roberto/la-paranza-dei-bambini-roberto-saviano/

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro crudo, cattivo. Realistico non so. Saviano ha trovato una scrittura con uso del dialetto, molto spiccia, anche se la storia ha dei momenti di stasi. Comunque un libro da leggere e su cui rifl ...continua

    Un libro crudo, cattivo. Realistico non so. Saviano ha trovato una scrittura con uso del dialetto, molto spiccia, anche se la storia ha dei momenti di stasi. Comunque un libro da leggere e su cui riflettere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Banalmente ipnotico, come il male.

    Esistono i fottitori e i fottuti, null’altro. Esistono in ogni posto e sono sempre esistiti. I fottitori da qualunque condizione cercano di avere vantaggio, che sia una cena offerta, un passaggio grat ...continua

    Esistono i fottitori e i fottuti, null’altro. Esistono in ogni posto e sono sempre esistiti. I fottitori da qualunque condizione cercano di avere vantaggio, che sia una cena offerta, un passaggio gratuito, una donna da portar via a un altro, una gara da vincere. I fottuti in qualsiasi condizione prenderanno il peggio.
    Non sempre i fottuti sembrano tali, spesso si fingono fottitori, così come è naturale che esista anche il contrario, cioè che molti di quelli che sembrano fottuti sono invece dei fottitori violentissimi: si mascherano da fottuti per innalzarsi al grado di fottitori con più imprevedibilità. Sembrare sconfitti o usare lacrime e lamenti è tipica strategia da fottitore.
    Sia chiaro, non c’è nessun riferimento al sesso: comunque si nasca su questa terra, uomo o donna, si è divisi in queste due categorie. E nemmeno c’entra la società divisa in classi. Stronzate. Quelle di cui sto parlando sono categorie dello spirito. Si nasce fottitore, si nasce fottuto. E il fottuto può nascere in qualunque condizione, in villa o in stalla troverà chi gli porterà via ciò a cui tiene, troverà l’ostacolo che gli impedirà lavoro e carriera, non saprà raccogliere dentro di sé risorse per realizzare i propri sogni. Sarà le briciole che gli verranno lasciate. Il fottitore può nascere in caserma o in baita, in periferia o nella capitale, ma ovunque troverà risorse e vento favorevole, cazzimma e ambiguità per ottenere ciò che vuole ottenere. Il fottitore raggiunge ciò che desidera, il fottuto lascia che sfumi, lo perde, glielo portano via. Il fottitore può anche non avere il potere del fottuto, magari quest’ultimo ha ereditato fabbriche e azioni ma resterà un fottuto se non saprà andare oltre lo scarto che la fortuna e leggi a lui favorevoli gli hanno dato. Il fottitore sa andare anche oltre la sventura e le leggi può saperle usare o comprare o persino ignorare.
    “Certi esseri, subito dalla nascita, sono distinti, parte a essere comandati, parte a comandare. E ci sono molte specie sia di chi comanda, sia di chi è comandato.” Questo dice il vecchio Aristotele. E cioè, in sintesi, si nasce fottuti o fottitori. Questi ultimi sanno fregare e i primi si fanno fregare.
    Guardati dentro. Guardati dentro profondamente, ma se non provi vergogna non lo stai facendo davvero.
    E poi chiediti se sei fottuto o fottitore.

    ha scritto il 

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