Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

La parete

By Marlen Haushofer

(52)

| Others | 9788876410703

Like La parete ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

64 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Claustrofobia pura. Angosciosissimo, anche se fatto di niente. Come la parete.

    Is this helpful?

    Petulia said on Aug 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Inaspettatamente bellissimo!
    Struggente,istintuale,femminino,animalesco...natura e animali supremi padroni del mondo,e l'uomo ridotto alla bestia che è diventato.
    Ho pianto quando ho finito il libro,e questo mi basta per consigliarlo vivamente.

    Is this helpful?

    Krigemellina said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi è piaciuto il tono diaristico, distaccato con cui registra un pezzo di vita in un mondo spopolato e separato. L'adattamento a una situazione dura e assurda, il personalizzare gli animali. Ma la sua paura degli umani mi confonde.

    Is this helpful?

    RobbieB said on Jun 6, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    è un racconto che colpisce al centro, all'essenza della vita, ci si perde con la protagonista, si vive con lei, ci si confronta e ci si angoscia....e forse si torna più serenamente alla vita di tutti i giorni. Consigliato.

    Is this helpful?

    oliva said on May 31, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Non succede nulla, eppure.

    «Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?»
    - [Hillel il Vecchio - Talmud] -

    Può essere un libro crudele e avere un forte poter pacificatore nello stesso tempo? Essere claustrofobi ...(continue)

    «Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?»
    - [Hillel il Vecchio - Talmud] -

    Può essere un libro crudele e avere un forte poter pacificatore nello stesso tempo? Essere claustrofobico e risuonare come un inno alla natura e agli immensi spazi verdi lasciati al suo dominio? Essere un romanzo sulla dolorosa separazione da tutto ciò che la vita cittadina contempla e anche esaltazione del rapporto istintivo e pieno di calore fra l'essere umano, separato dai suoi simili, e gli animali che lo circondano? Può aderire al mio essere interiore come una seconda pelle, raccontando una storia talmente lontana nelle modalità che caratterizzano la mia esistenza esteriore, eppure, attraverso la narrazione di questa vicenda fuori da ogni ragionevole previsione, una distopia che ce l'allontana solo perché ci rifugiamo dietro la ragione, ma che ce la rende più vicina di tante altre storie reali perché è solo un pretesto per raccontare il lungo percorso, del corpo e dello spirito di una donna senza nome, di un'età definita intorno ai quarant'anni, in una località mai menzionata in un qualche dove fra le valli austriache, in periodo che non ci è dato sapere, ma che si intuisce essere compreso fra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta, che durante quello che doveva essere un tranquillo fine settimana di relax in compagnia degli zii nel loro chalet d caccia, si ritrova improvvisamente a essere isolata dal resto dell'umanità da una parete trasparente invalicabile e indistruttibile, della quale ignora i confini, la resistenza e l'origine, eppure, nonostante tutto questo essermi tanto vicina?
    Sopravvivenza del corpo e dell'anima, una lotta per sopravvivere ai cedimenti fisici e alla follia, alla fatica e alla tentazione di lasciarsi andare, superamento degli ostacoli e ingegno, delle ferite e delle malattie, riscoperta di sé e dicotomie che si ricongiungono riconoscendosi in un unico essere, un solo essere vivente parte di un tutto. Meravigliosa la protagonista, che scrive della sua prigionia iniziale per non dimenticare, per lasciare un segnale del suo passaggio a un futuro che forse non sarà mai, non più di quanto siano meravigliosi il cane Lince, e i suoi passi che la seguiranno anche quando non ci sarà più un dopo, la mucca Bella e il vitello Toro e i loro occhi mansueti e liquidi, la vecchia vecchia gatta selvatica e la sua progenie, l'immacolata Perla e i l'irruente Tigre, ma anche le cornacchie e le salamandre, le trote e i cervi dei boschi, così come sono magnifiche le valli, il bosco, i ruscelli, l'alpe e lo chalet, una natura inquietante, salvifica, enigmatica, che trasformano la cattività in libertà, la morte e il dolore mella speranza e in un futuro che risiedono in una cornacchia bianca.
    Imparare a seguire il ciclo delle stagioni, seminare patate e fagioli, raccogliere mirtilli nei boschi, aspettare il föhn che precede la pioggia, la coltre di neve e il silenzio che avvolgono la valle attutendo ogni rumore, la nebbia umida che preannuncia il ritorno del sole, il segnare il tempo attraverso il volo delle cornacchie e il battito del proprio cuore, il cielo sterminato trapunto di stelle rosse gialle e verdi che racconta l'infinito, come i cieli e i silenzi che mi hanno accompagnato nelle tante veglie alle stelle e nei deserti dei miei anni scout, cieli e silenzi che, per ore che sembrano eterne, ti fanno capire quanto di inutile ci sia nella nostra vita quotidiana, quanto spesso si corra senza un vero perché, perché, come annota la protagonista Il corpo è rilassato, e gli occhi hanno tempo per guardare. Uno che corre non può guardare. [..] Prima ero sempre in procinto di correre da qualche parte.
    La parete, in fondo, è solo una metafora, la parete è vita che è dentro di noi, ma la parete non è una metafora, quando è l'allontanamento da ciò che di più autentico ci circonda. La parete siamo noi, per noi stessi e per gli altri, e la parete è una gabbia che pur rendendoci prigionieri ci libera, se solo siamo capaci di guardarci attraverso, toccarla con le nostre mani e alla fine ricondurci noi stessi.
    Splendido.

    «La noia, di cui spesso soffrivo, era la noia d'un ingenuo coltivatore di rose a un congresso di fabbricanti di automobili.
    [...]
    Qui nel bosco, in realtà mi trovo al posto che mi spetta. Non serbo rancore ai fabbricanti di automobili, del resto hanno perduto qualsiasi interesse da molto tempo. Ma quanto mi hanno tormentata, tutti loro, con cose che mi ripugnavano. Avevo solo questa piccola vita, e non me l'hanno lasciata vivere in pace.»

    Is this helpful?

    Piperitapitta said on Jan 20, 2014 | 11 feedbacks

Book Details

Improve_data of this book

Margin notes of this book