La parrucchiera di Kabul

Di

Editore: Piemme

3.6
(596)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Indonesiano

Isbn-10: 8838462844 | Isbn-13: 9788838462849 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Clara Pasetti ; Curatore: Kristin Ohlson

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Da lontano sembrano fiori nella polvere, sprazzi di azzurro e di giallo nel grigio delle strade di Kabul, affollate in prevalenza da uomini. Fiori calpestati, ma mai spezzatisi, che sotto il burqa celano storie di ordinaria sofferenza e quotidiano coraggio. Come quella di Baseera, promessa sposa a dodici anni a un uomo più vecchio e costretta a partorire sul pavimento di cemento di un ospedale privo di personale medico. O quella della quindicenne incarcerata perché fuggita dal marito che la picchiava e denunciata alla polizia dagli stessi genitori. O ancora, quella di Nahida, obbligata a sposare un talebano affinché suo padre non fosse ucciso, ma che riesce infine a divorziare ed essere autonoma grazie al proprio lavoro.A raccontarci queste storie è una testimone d'eccezione: Deborah Rodriguez, una parrucchiera americana che nel 2002 è partita per l'Afghanistan come volontaria per una piccola organizzazione non-profit. Là, è stata tra le fondatrici della prima scuola per estetiste della capitale afghana: un progetto nato per offrire a tante donne un lavoro, e quindi un mezzo di indipendenza economica, e per ridare una speranza a quelle che, durante il regime talebano, avevano dovuto chiudere i loro saloni di bellezza e sotterrare gli specchi, proibiti al pari degli aquiloni e della musica. Il racconto di questa impresa straordinaria è anche un inno all'amicizia, perché nell'oasi della Kabul Beauty School, libere dal burqa e dal controllo degli uomini, le donne hanno trovato uno spazio tutto per sé, dove, tra risate e confidenze, sono nate complicità inaspettate, capaci di superare le barriere tra Oriente e Occidente. Il messaggio di speranza lanciato da questa esperienza rischia purtroppo di essere offuscato dagli echi drammatici della realtà, come dimostrano le sorti alterne della scuola, legate a necessità pratiche, ma soprattutto a problemi di sicurezza. La recente popolarità è costata minacce di morte a Deborah e alle sue allieve da parte degli estremisti, per i quali l'arte della bellezza è qualcosa di pericoloso e immorale. Non bastano le guerre a cambiare radicalmente una società. A volte anche un rossetto e un paio di forbici possono essere armi di rivoluzione.
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  • 3

    Un diverso punto di vista

    Un racconto della vita che fanno le donne in Afghanistan, fatto dalle stesse donne attraverso il racconto delle loro esperienze di tutti i giorni.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'esperienza interessante

    Ho acquistato questo libro sull'onda emotiva, dopo aver visto il trailer del film. Per una recenzione, invito a leggere quanto ho scritto sul mio blog: http://leggorosa.blogspot.it/2015/05/la-parrucch ...continua

    Ho acquistato questo libro sull'onda emotiva, dopo aver visto il trailer del film. Per una recenzione, invito a leggere quanto ho scritto sul mio blog: http://leggorosa.blogspot.it/2015/05/la-parrucchiera-di-kabul-di-deborah.html

    ha scritto il 

  • 4

    Il cambiamento della condizione femminile in Afghanistan non può essere forzato

    Deborah Rodriguez è una parrucchiera americana che si reca in Afghanistan con un’associazione no profit x aprire un salone di bellezza a Kabul e istruire giovani afgane nell’arte della cosmesi, repres ...continua

    Deborah Rodriguez è una parrucchiera americana che si reca in Afghanistan con un’associazione no profit x aprire un salone di bellezza a Kabul e istruire giovani afgane nell’arte della cosmesi, repressa dal governo dei talebani. Kabul è una città devastata dalla guerra, mancano gli alloggi e i servizi, ma le ragazze sono desiderose di curare il loro aspetto e rendersi economicamente indipendenti. E’ una società ancora profondamente maschilista, le donne devono indossare il burqa e chiedere a mariti e padri il permesso di frequentare il corso x estetiste. All’interno della scuola, però, libere dal velo, sono più spontanee e raccontano le loro storie, spesso di violenze e maltrattamenti. E’ un’avventura difficile, quella Debby, sempre a corto di finanziamenti, spesso ostacolata dalle autorità, alle prese con una cultura e tradizioni lontanissime da quelle occidentali. E’ una storia vera, e come spesso accade nella realtà, non c’è happy end: alla fine Debby rinuncia a tornare in Afghanistan, x la sicurezza sua e delle sue allieve. L'iniziativa non è stata però vana: le ragazze da lei istruite gestiscono in proprio le loro attività. L’Afghanistan descritto da D. Rodriguez è molto diverso da quello miserabile, corrotto e fanatico delle cronache di guerra americane, ma anche da quello desideroso di modernità, trasfigurato e un po’ idealizzato di Hosseini. E’ un paese mediorientale visto con gli occhi di un’occidentale, che cerca di capire più che di giudicare, di adeguarsi ai costumi locali e rispettarli, ma non riesce a condividere tradizioni e usi secolari accettati dalle stesse donne che noi consideriamo vittime. Come dice la stessa Rodriguez nelle pagine finali, gli occidentali vogliono cambiare la vita delle donne arabe, ma un cambiamento non può essere forzato, deve avvenire gradualmente nel tempo e attraverso le generazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    In una Kabul martoriata, controllata di giorno da Karzai, e la notte ancora dai talebani, anche un salone di bellezza può essere una conquista, e soprattutto uno spazio libero dal controllo maschile.
    ...continua

    In una Kabul martoriata, controllata di giorno da Karzai, e la notte ancora dai talebani, anche un salone di bellezza può essere una conquista, e soprattutto uno spazio libero dal controllo maschile.
    "Noi occidentali tentiamo in vari modi di aiutare le donne afghane, ma non sempre gli sforzi producono risultati all'altezza delle nostre aspettative. Queste donne sono imprigionate da catene spesso invisibili agli occhi occidentali, e capire che la complessità della loro esistenza è molto diversa dalla nostra richiede parecchio tempo. La cultura muta molto più lentamente dei loro sogni.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il libro è la cronaca dell’esperienza a Kabul dell’autrice, che racconta i suoi sforzi per fondare una scuola per parrucchiere ed estetiste nella capitale dell’Afghanistan all’indomani della cacciata ...continua

    Il libro è la cronaca dell’esperienza a Kabul dell’autrice, che racconta i suoi sforzi per fondare una scuola per parrucchiere ed estetiste nella capitale dell’Afghanistan all’indomani della cacciata dei talebani dalla città. Deborah insieme ad altre volontarie americane e occidentali è riuscita a ottenere aiuti finanziari da marchi di cosmesi e prodotti di bellezza per attivare corsi per parrucchiere destinate alle donne afghane che avessero voluto intraprendere questo genere di attività in proprio. Debbie affronta continue lotte e sacrifici per arrivare a fine mese e impedire la chiusura del centro di bellezza, ma dopo qualche anno è costretta a fuggire dal paese e non può più farvi ritorno.

    Ho trovato il romanzo una lettura interessante, con la descrizione dell’Afghanistan da parte di una cittadina americana: appena arrivata, Deborah sente di essere in un paese completamente diverso dal proprio, ma fin da subito prova uno strano senso di appartenenza, un amore improvviso per quel luogo devastato dalla guerra e fortemente patriarcale, in cui le donne straniere sono viste con diffidenza e ostacolate nei loro progetti di rendere consapevoli le cittadine afghane dei loro diritti.
    Ciò che mi ha lasciata stupita è stata la scelta di sposare un afghano, Sam, dopo pochi giorni di conoscenza: oltre a non parlare la stessa lingua, l’uomo aveva già una moglie in Arabia Saudita – che tra l’altro resterà nuovamente incinta (per l’ottava volta) mentre Sam è sposato con Deborah.

    Inizialmente il matrimonio rappresentava un vantaggio per entrambi: Sam avrebbe avuto una seconda moglie, mentre Debbie avrebbe avuto protezione e non sarebbe stata sola a Kabul. Ho trovato poco coerente che una donna che si batte perché le donne afghane godano di maggiori libertà dagli uomini della loro famiglia si sposi con un afghano e, soprattutto, che il matrimonio non fosse dettato da un sentimento romantico, ma da interesse. Inoltre, consultando alcune fonti, ho scoperto che l’autrice ha esagerato l’importanza del proprio ruolo nell’organizzazione e, per questo, molte volontarie americane hanno lamentato imprecisioni riportate dalla Rodriguez.

    Citazioni:
    • Fortunatamente sono una Lady
    Mariam del mio tempo.
    Ho coscienza,
    intelligenza e talento
    ma sono destinata a continuare
    a vivere
    in cattività dietro
    le sbarre della prigione della vita
    come un uccello in gabbia.
    Voglio dichiarare i miei sentimenti
    Ma nessuno sembra accorgersi di me.
    Mi chiedono di restarmene in disparte
    Nell’oscurità.
    Perché?
    Perché è facile per loro screditarmi e ignorarmi.
    Mi hanno coperta dalla testa ai piedi
    Amputato le gambe
    Chiuso la bocca.
    Oh!
    voglio essere conosciuta
    Non come femmina
    ma come essere pensante.
    Gli anni passeranno
    E porteranno con sé le mie parole scritte.
    Un giorno chiederanno di chi
    Siano queste parole straordinarie.
    Forse allora
    Mi conosceranno come
    Una femmina che sa fare qualcosa.
    Io spero…
    FARIDA ALIMI

    • Forse era per questo che i talebani avevano chiuso i saloni di bellezza: non perché rendevano le donne simili a prostitute o servivano da copertura ai bordelli, come loro sostenevano, ma perché offrivano alle donne uno spazio libero dal controllo maschile.
    • In Afghanistan i periodi di felicità durano poco. A quanto pare, qui è una condizione di vita inevitabile, come la presenza della polvere e del vento. Appena rallenti il passo per goderti il paesaggio, c’è un nuovo orrore in agguato dietro l’angolo.
    • Noi occidentali tentiamo in vari modi di aiutare le donne afghane, ma non sempre gli sforzi che facciamo producono risultati all’altezza delle nostre aspettative. Queste donne sono imprigionate da catene spesso invisibili agli occhi occidentali, e capire che la complessità della loro esistenza è molto diversa dalla complessità della nostra richiede parecchio tempo. la cultura muta molto più lentamente dei loro sogni.

    ha scritto il 

  • 4

    Una donna americana, decide di andare a Kabul, per insegnare alle donne afghane il mestiere di parrucchiera.. Con molte difficoltà da superare, si lancia in questa impresa, quasi impossibile.... ...continua

    Una donna americana, decide di andare a Kabul, per insegnare alle donne afghane il mestiere di parrucchiera.. Con molte difficoltà da superare, si lancia in questa impresa, quasi impossibile....

    ha scritto il 

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