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La partenza dei musicanti

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica, 2007)

3.5
(66)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 283 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807720078 | Isbn-13: 9788807720079 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Barbara Alinei

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Un romanzo verità: la storia delle prime associazioni di lavoratori e dei primi scioperi nella Svezia d’inizio Novecento, ricostruita attraverso le vicende di una famiglia operaia che, come gli animali della favola dei musicanti di Brema, se non altro potrà espatriare.

Norrland 1903. Il delegato socialista di Stoccolma Johan Sanfrid Elmblad viene incaricato di far nascere il movimento operaio nell’estremo Nord della Svezia. Qui incontrerà gente incomprensibile per lingua, modi e mentalità, ostile e diffidente perché non comprende la necessità di organizzarsi, e tuttavia profondamente umana. Come Frans Nicanor Markström e la sua famiglia, vittime di una realtà di sfruttamento e oppressione, in preda a immobilismo e fatalismo, a certezze fondate su una cultura retrograda e bigotta. Sarà proprio Nicanor, ormai anziano nel 1973 allorché chiudono le grandi segherie, a raccontare al narratore le storie di tanti individui “mutilati e muti, ma in cammino” d’inizio secolo. Ricorda i suoi genitori, agricoltori e boscaioli, Karl Valfrid e Josefina; lo zio Aron, poco dignitoso fratello di sua madre; i tre fratelli Anselm, Axel e Daniel; la sorellastra Eva-Liisa, sorta di creatura di un altro mondo. E ricorda i primi socialisti giunti nella regione di Skellefte, con il loro messaggio di riscatto per una società barbara e licenziosa quanto intrisa di devozione e puritanesimo. Tante, quasi tutte, le figure della sua infanzia sono finite male, ma una speranza resta per i sopravvissuti. Perché, come insegna la celebra favola dei musicanti di Brema, “c’è sempre qualcosa di meglio della morte”. Tra continui cambi di prospettiva, anticipazioni e flashback degni di una sceneggiatura cinematografica, Enquist suscita empatia e insieme restituisce l’affresco di un’epoca straordinaria della storia del primo Novecento, l’epopea di un popolo di miserabili e vinti, nel romanzo di una famiglia dal destino tragico.

Note generali.
Titolo originale: Musikanternas uttag.

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  • 3

    Ho letto questo libro dopo "il medico di corte", che mi era piaciuto molto. Qui ho ritrovato lo stesso tornare insistentemente su parole e concetti, come a voler rifinire all'infinito ogni frase, ma, come ci si poteva aspettare, con una minore maturità, a mio modesto parere. Quindi il romanzo, ch ...continua

    Ho letto questo libro dopo "il medico di corte", che mi era piaciuto molto. Qui ho ritrovato lo stesso tornare insistentemente su parole e concetti, come a voler rifinire all'infinito ogni frase, ma, come ci si poteva aspettare, con una minore maturità, a mio modesto parere. Quindi il romanzo, che secondo me è comunque bello, risulta un po' faticoso da leggere. La pluralità di punti di vista da cui la storia è raccontata è gestita sicuramente bene, ma a volte i cambiamenti di prospettiva sono talmente repentini da rischiare di confondere un po' il lettore. Una considerazione sulla traduzione: ho idea che sia stata un'impresa titanica rendere in italiano la complessità linguistica di questo romanzo, in cui i personaggi parlano a volte in dialetto, a volte in svedese e a volte in una via di mezzo. Il risultato, in italiano, è un po' pesante, ma probabilmente non si poteva far meglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Così nasce il movimento operaio. Così, in una remota regione della Svezia del nord. Una regione immobile, semibarbara e puritana. Il canto dell'arpa celeste diventa il debole eco di una stella spenta ormai da tempo. Ed così che accade con la storia. Sta a noi, pensa Enquist, colmare le lacune. Ed ...continua

    Così nasce il movimento operaio. Così, in una remota regione della Svezia del nord. Una regione immobile, semibarbara e puritana. Il canto dell'arpa celeste diventa il debole eco di una stella spenta ormai da tempo. Ed così che accade con la storia. Sta a noi, pensa Enquist, colmare le lacune. Ed il suo lessico, austeramente anacronistico, canta di chi non può parlare e si sente sibilare, mugghiare, un canto che proviene chissà da quali spazi..

    ha scritto il 

  • 3

    Cè sempre qualcosa di meglio della morte

    Diciamolo subito... non mi ha appassionato come "il medico di corte".


    Rispetto all'altro romanzo questo è più duro, più cupo, raccapricciante in certe scene. I Markström, Josefina, Nicanor, Eva Liisa e lo zio Aron sono personaggi asciutti, di poche parole, chiusi nel loro piccolo mondo che ...continua

    Diciamolo subito... non mi ha appassionato come "il medico di corte".

    Rispetto all'altro romanzo questo è più duro, più cupo, raccapricciante in certe scene. I Markström, Josefina, Nicanor, Eva Liisa e lo zio Aron sono personaggi asciutti, di poche parole, chiusi nel loro piccolo mondo che solo apparentemente pare piatto e soliario.

    Come ne "il medico di corte" anche qui, in fondo, c'è la storia dell'impossibilità di fermare un'idea. In questo caso è l'idea socialista che cerca di farsi strada nella chiusa, retrograda, bigotta regione del Nord della Svezia, dove il tempo e la vita sono scandite dalla tradizione e dai passi della Bibbia, dove chiunque provi solamente a cambiare qualcosa rischia davvero grosso. E il delegato Elmblad lo imparerà a proprie spese. Eppure il seme è lanciato e niente sarà più come prima. Non sono gli operai, ma anche le famiglie, i paese, tutto inizerà a cambiare. E come campita per ogni cambiamento, ci sarà un prezzo da pagare.

    Certe scene se le poteva pure risparmiare ... ma alla fine dei conti Enquist sa come scrivere e come comunicare gli stati d'animo dei personaggi dei suoi libri.

    Un appunto alla traduzione... capisco che il dialetto del Nord della Svezia sia difficile da tradurre e da rendere in Italiano, ma c'era proprio bisogno di tradurlo come il dialetto Umbro ????? pareva di sentire Timi tra le conifere del Norrland

    ha scritto il 

  • 4

    This Is Not IKEA

    Norrland,Svezia inizio secolo ventesimo. Prima dell’avvento della socialdemocazia e di un tenore di vita elevato,la Svezia(soprattutto nelle terre gelide del Nord,coperte di boschi,ghiaccio e neve) è una terra difficile,dominata dal freddo,dall’ignoranza,dal cristianesimo più retrodato che vuole ...continua

    Norrland,Svezia inizio secolo ventesimo. Prima dell’avvento della socialdemocazia e di un tenore di vita elevato,la Svezia(soprattutto nelle terre gelide del Nord,coperte di boschi,ghiaccio e neve) è una terra difficile,dominata dal freddo,dall’ignoranza,dal cristianesimo più retrodato che vuole mantenere le persone nella stupidità,nella sofferenza. Difficile promuovere il socialismo come ben sa Johan Sanfrid Elmblad,delegato socialista appunto inviato a diffondere il verbo dell’agitazione,della ribellione,dello sciopero generale. Ma i poveracci del Nord non ne vogliono sapere,chiusi nella loro miseria e paura al massimo riescono a scrivere una lettera contro il Padrone della segheria,una lettera talmente piena di riverenza e rispetto da non essere neppure di rimostranza ma di semplice puntualizzazione che il loro “onore di operai”(sfruttati nella modo più esplicito possibile,fra l’altro)viene messo in discussione,ma,addirittura,non si troverà colui in grado di consegnarla,tanta è la paura del Padrone e la sudditanza. Per cui Elmblad non ha vita facile nel Nord svedese:osteggiato,rincorso,legato ad un albero,umiliato,picchiato,quando parla di fronte a 10 persone è un avvenimento,la sua è una missione impossibile,a tratti suicida,ma piano piano qualcosa si muoverà,qualcosa accadrà. Ma il racconto di Enquist non è il racconto di un successo,di una lunga marcia che produce un risveglio:no,è l’insieme di storie tristi e vigliacche,di povere anime morte che annaspano nella neve,nella povertà,nella repressione,nell’assenza di quel riscatto che toccherà, forse,ai nipoti,non certo a loro. Eppure,sebbene queste premesse paiono più verghiane che altro,[e il finale sia il racconto di uno dei suicidi più strazianti e angoscianti che abbia mai letto...]La Partenza Dei Musicanti non è un libro triste o pesante.Con anticipazioni,salti,più punti di vista,Enquist imbastisce una struttura piacevole e accattivante. Si legge infatti con una certa scorrevolezza,diverte a tratti,forse perché “C’è sempre qualcosa di meglio della morte”.

    ha scritto il 

  • 5

    Qualunque libro troviate di questo autore, leggetelo. E' unica la capacità di ricavare storie dalla Storia, nel tentativo di riportare in vita tutto quello che sembra sparire nel nulla : il dolore ed il sudore degli uomini.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro cupo, che fa star male.
    La spaventosa realtà di arretratezza, bigottismo e povertà della Svezia del nord di solo un secolo addietro. Mi ha fatto uno strano effetto pensare che si trattava proprio dello stesso paese ora ritenuto da noi europei del sud il paradiso del progresso.

    ...continua

    Un libro cupo, che fa star male.
    La spaventosa realtà di arretratezza, bigottismo e povertà della Svezia del nord di solo un secolo addietro. Mi ha fatto uno strano effetto pensare che si trattava proprio dello stesso paese ora ritenuto da noi europei del sud il paradiso del progresso.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto.
    Nonostante un narratore un tantino ingombrante, l'improbabile resa della parlata della Svezia settentrionale grazie a un dialetto simil tosco-laziale inventato di sana pianta, il filo della storia che a volte si perde.


    Soprattutto ho apprezzato Nicanor, il "protagonista". S ...continua

    Mi è piaciuto. Nonostante un narratore un tantino ingombrante, l'improbabile resa della parlata della Svezia settentrionale grazie a un dialetto simil tosco-laziale inventato di sana pianta, il filo della storia che a volte si perde.

    Soprattutto ho apprezzato Nicanor, il "protagonista". Sembra quasi che per sua inclinazione, più che per esigenze narrative o per scelta dell'autore, se ne stia in disparte, con semplicità e riserbo. Pur avendo compiuto, da ragazzo, una metaforica, clamorosa quanto tragica discesa dal carro della tradizione e dell'obbedienza. Cosa affatto scontata, in terre descritte come aspre, popolate da gente rozza e restia al cambiamento. Un cambiamento che tuttavia arriverà. Anche per questi pionieri dei diritti dei lavoratori costretti ad accontentarsi di quanto richiamato dal titolo, ovvero della certezza che vivere, per misera che sia la vita, sia sempre meglio che morire.

    ha scritto il 

  • 5

    la nascita del movimento operaio in Svezia e la saga dei Markstrom, accomunate dal rapporto con la giustizia e l'ingiustizia della vita. scritto con intelligenza e grande sensibilità. entrambi i filoni del libro, il ritratto di una società in un particolare momento e la storia di una famiglia, co ...continua

    la nascita del movimento operaio in Svezia e la saga dei Markstrom, accomunate dal rapporto con la giustizia e l'ingiustizia della vita. scritto con intelligenza e grande sensibilità. entrambi i filoni del libro, il ritratto di una società in un particolare momento e la storia di una famiglia, coinvolgono e commuovono.

    ha scritto il 

  • 0

    Romanzo-saga ambientato nel primo Novecento racconta il faticoso farsi strada di una coscienza politica nei contadini e negli operai dell’estremo Nord della Svezia. Sullo sfondo storico si distaccano i destini dei singoli: il militante socialista Elmblad, scacciato come l’anticristo, ma richiamat ...continua

    Romanzo-saga ambientato nel primo Novecento racconta il faticoso farsi strada di una coscienza politica nei contadini e negli operai dell’estremo Nord della Svezia. Sullo sfondo storico si distaccano i destini dei singoli: il militante socialista Elmblad, scacciato come l’anticristo, ma richiamato anni dopo, il giovane Nicanor, il primo che si ribella al generale fatalismo, e la sua famiglia, i Markström, rappresentanti di un’epopea contadina senza dèi né eroi. Romanzo-verità in cui Enquist tenta di ricostruire “l’altra faccia del western”: la realtà che ha spinto uno svedese su sette, a cavallo del secolo, a emigrare in America.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho fatto veramente fatica a finire questo libro di neanche 300 pagine.<br />Interessante la descrizione della società rurale della Svezia di inizii 900, ma lo stile dell'autore non è assolutamente fluido.

    ha scritto il