La passeggiata

Racconto

Di

Editore: Adelphi

3.9
(600)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 106 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000120884 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: Emilio Castellani

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 5

    “Dove sono finiti gli sprazzi di felicità che ci fulminavano da ragazzi? Bastava un nulla a provocarli: un volto di donna, una foglia, un sasso. Ci sentivamo, in quei momenti, grandi poeti. E ci illud ...continua

    “Dove sono finiti gli sprazzi di felicità che ci fulminavano da ragazzi? Bastava un nulla a provocarli: un volto di donna, una foglia, un sasso. Ci sentivamo, in quei momenti, grandi poeti. E ci illudevamo che fosse facile conservare quegli attimi mettendoli in carta. Più tardi ci dovemmo convincere che anche i veri e qualificati poeti non erano quasi mai riusciti a fissarli stabilmente. Con l’andar degli anni, quei momenti privilegiati si son fatti sempre più rari. Molti di noi li hanno dimenticati per sempre. Ma poi capita di prendere in mano un librettino come questo di Walser (“La passeggiata”, ed Adelphi) e si ha un soprassalto. Lo si inizia, gustando quell’incipit pacato, reso così bene dalla traduzione di Emilio Castellani: “Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada”. Il significato della frase è quello che è, d’un realismo piano e senza sorprese. Ma com’è che ci brilla dentro qualcosa che sembra una reminiscenza di paradisi lontani? Si prosegue la lettura con la scettica aspettazione che tutto si spegnerà ben presto. Ma la proposta di Walser persiste, delicatamente cocciuta. E’ la proposta – non trovo altra parola – della felicità, quella felicità limpida e improvvisa che dicevamo all’inizio. Si segue questo strano bighellone, incuriositi, lungo le sue bonarie peregrinazioni, e la felicità perdura. Non solo se s’incontra una bella signora che potrebbe aver fatto l’attrice, se si costeggia un boschetto o si ammira una vetrina di modista piena di cappellini multicolori, ma anche quando si entra a discutere in municipio una spinosa questione fiscale, quando s’imbuca una lettera di rottura con qualcuno o si battibecca, riportandone la peggio, con un sarto “perfido e ironico”, la temperie non muta: tutto quello che incontriamo, gradevole o no che sia oggettivamente, s’imbeve di una luce di felicità. Ci chiediamo, intrigati, che cosa stia succedendo. Walser non ci presenta fatti mirabolanti, non ci fa conoscere gente eccezionale né lavora con mezzi stilistici elaborati. Le stesse cose ch’egli ci racconta, dette da altri, ci apparirebbero futili, forse ci farebbero assopire. Invece, con un quid misterioso ch’egli ci sa mettere dentro, questa passeggiata è la rinascita delle nostre ore più belle, un fascio di buone notizie inaspettate. Non occorreva, per trasmetterci tanta gioia, calcare sul pedale di una comicità non sempre di finissima lega, almeno per noi latini. Ma è un piccolo neo in questo volto pulito e ridente, che solo alla fine (ma la felicità non cambia, anzi si fa più profonda) si vela in una tristezza piena di cose non dette, di inquietanti presagi. Povero Walser. Quando scrisse “La passeggiata” aveva trentotto anni. Era il 1916, la sua Svizzera era in pace, il resto dell’Europa si scannava nella guerra. Pochi anni dopo sarebbe entrato per sempre in una casa di cura per malattie mentali. Si chiudeva così la sua stagione creativa, a cui si devono romanzi (“I fratelli Tanner”, “L’assistente”, “Jakob von Gunten”) e piccole prose ora considerati tra i prodotti più squisiti della letteratura di lingua tedesca in questo secolo. Finì anche la sua felicità? O si rifugiò in una dimensione più segreta? Walser morì durante una passeggiata, il giorno di Natale del 1956. C’è da augurarsi che sia stata una passeggiata piena di luce e di canto come quella che ha saputo regalarci in questo libro”. (Italo Alighiero Chiusano, “La felicità conservata”, in “Literatur”)

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  • 0

    “…a costoro va il mio disprezzo, non certo a titolo personale ma in via di principio, giacchè non potrò mai capire che gusto ci sia a passare velocissimi davanti a tutte le immagini e gli oggetti che ...continua

    “…a costoro va il mio disprezzo, non certo a titolo personale ma in via di principio, giacchè non potrò mai capire che gusto ci sia a passare velocissimi davanti a tutte le immagini e gli oggetti che la nostra bella terra ci offre, come se si fosse impazziti e si dovesse correre per non disperare.”

    ha scritto il 

  • 3

    Asciolvere.

    Asciolvere
    Il libro sarà ricordato per questa parola, che non conoscevo.

    Breve, originale, con qualche arguta trovata, ma appesantito da uno stile fuori tempo e un po' fine a sé stesso. Caratteristich ...continua

    Asciolvere
    Il libro sarà ricordato per questa parola, che non conoscevo.

    Breve, originale, con qualche arguta trovata, ma appesantito da uno stile fuori tempo e un po' fine a sé stesso. Caratteristiche, queste, che ad altri hanno fatto dire che è un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere quel capolavoro de "La passeggiata" può apparire davvero una passeggiata se confrontato a "La rosa", raccolta di microgrammi scritti poco prima del definitivo internamento dello scrittore sviz ...continua

    Leggere quel capolavoro de "La passeggiata" può apparire davvero una passeggiata se confrontato a "La rosa", raccolta di microgrammi scritti poco prima del definitivo internamento dello scrittore svizzero in clinica psichiatrica. Scoperto assai tardi e forse mai realmente apprezzato, Robert Walser rappresenta il mondo post-nietzschiano, in una tragica deriva tra la volontà di potenza e l’infinita piccolezza dell’essere. Lo svizzero rappresenta proprio quella tensione esistente tra i due estremi del continuum, ed il prezzo da pagare al fine non può che essere la follia. In questo libro Walser diventa finalmente se stesso; egli si transustanzia al rango di superuomo: non c’è più nulla che possa lusingarlo o abbatterlo, nulla è ormai fuori di lui: la Morgenspaziergang, la passeggiata mattutina, dà modo all’autore di guardare il mondo circostante e, come fosse sulla sommità d’una rocca inscalfibile, crogiolarsene accondiscendendo, deridendo, giudicando, senza tuttavia l’ombra di una condanna.

    ha scritto il 

  • 4

    Buona parte del libro sembra un esercizio di stile condotto con impertinente ironia poi, sul finire, l'ironia soccombe al disincanto e il disincanto evolve in dolorosa amarezza e il lettore scopre che ...continua

    Buona parte del libro sembra un esercizio di stile condotto con impertinente ironia poi, sul finire, l'ironia soccombe al disincanto e il disincanto evolve in dolorosa amarezza e il lettore scopre che c'è ben altro:
    "Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità?". Peccato solo, forse, che vi sia qualcosa nel Walser scrittore che lo renda prematuramente obsoleto. Da leggere senza fretta, per non farsi cogliere impreparati dal finale.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle più sulla fiducia che non per convinzione, nella consapevolezza che se non sono in grado di vedere in questo racconto molto di più di un abilissimo ma anche un po' vuoto esercizio di stile, ...continua

    Tre stelle più sulla fiducia che non per convinzione, nella consapevolezza che se non sono in grado di vedere in questo racconto molto di più di un abilissimo ma anche un po' vuoto esercizio di stile, la responsabilità è certamente più mia che non di Walser.

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  • 3

    Qui, in questo momento, è divinamente bello

    Andarsene per la via, guardando al mondo con sincera meraviglia, assorti in pensieri e idee che sempre affollano la mente del viandante sensibile, come lampi di luce e luci di lampi.

    Praticare, ad og ...continua

    Andarsene per la via, guardando al mondo con sincera meraviglia, assorti in pensieri e idee che sempre affollano la mente del viandante sensibile, come lampi di luce e luci di lampi.

    Praticare, ad ogni passo, l’arte di chinarsi verso le più minute realtà del quotidiano, coglierne la segreta poesia. Mantenere un fiducioso, attento sguardo che abbraccia cose e luoghi, ne sfiora l’anima, gli dona forma. Si tratta d’indugiare in superficie, per precipitare nel profondo.

    Emerge, ai nostri occhi, il florido ritratto del creato, ma dinanzi al quale risalta la certezza delle proprie umane, inevitabili debolezze. Per contrasto, ci aggredisce il triste stupore di sapersi reo d’infinite cattiverie, falsità, di mancanza d’amore.

    “Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità?” mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano.

    ha scritto il 

  • 0

    Strano libro, anzi strana sensazione. Scritto in una lingua laccata, ricercata, aulica. A tratti al limite del fastidioso. Però ogni persona, cosa o animale in cui il passeggiatore e narratore Walser ...continua

    Strano libro, anzi strana sensazione. Scritto in una lingua laccata, ricercata, aulica. A tratti al limite del fastidioso. Però ogni persona, cosa o animale in cui il passeggiatore e narratore Walser si imbatte è descritta e tratteggiata con maestria e garbo. Il che rilassa ed è godibile. E poi l'atteggiamento stesso di chi si racconta, a volte sgarbato, risoluto, quasi irritante, altre volte cortese, gentile, amabile. Sensazioni alterne. Un piccolo libro mi ha diviso in due.

    ha scritto il 

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