La passione di Artemisia

Di

Editore: Neri Pozza

4.0
(1770)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Spagnolo , Turco , Polacco , Olandese

Isbn-10: 8873058876 | Isbn-13: 9788873058878 | Data di pubblicazione:  | Edizione 11

Traduttore: Francesca Diano

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
"La passione di Artemisia" narra dell'incessante lotta della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell'arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell'amore e dell'esistenza.
Violentata dal suo maestro, Artemisia subì, nel corso della sua vita, non soltanto l'onta di un processo pubblico nella Roma papalina, e l'umiliazione di un matrimonio riparatore con Pietro Stiattesi, artista mediocre, ma anche un duro, terribile confronto con il suo avversario più temibile: il grande pittore Orazio Gentileschi, suo padre.
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  • 4

    Un libro che consiglio, soprattutto a chi ama l'arte e apprezza storie di protagonisti forti contro le avversità. Inoltre è un ritratto abbastanza accurato della condizione femminile nell'Italia del S ...continua

    Un libro che consiglio, soprattutto a chi ama l'arte e apprezza storie di protagonisti forti contro le avversità. Inoltre è un ritratto abbastanza accurato della condizione femminile nell'Italia del Seicento. Potete leggere la mia recensione qui: http://foxyisland.altervista.org/la-passione-di-artemisia/

    ha scritto il 

  • 5

    Per accostarsi a questo romanzo, bisogna scindere la figura storica di Artemisia Gentileschi come pittrice italiana di fine Cinquecento - prima metà del Seicento dal personaggio di Artemisia che ci pr ...continua

    Per accostarsi a questo romanzo, bisogna scindere la figura storica di Artemisia Gentileschi come pittrice italiana di fine Cinquecento - prima metà del Seicento dal personaggio di Artemisia che ci propone il romanzo. Questo perchè le vicende biografiche sono diverse, come ci annuncia l'autrice stessa nelle note introduttive, quando afferma che un romanzo storico deve essere "fedele ai fatti solo nella misura in cui i fatti possano fornire un intreccio credibile." Insomma, non è una biografia e non pretende di essere tale: è piuttosto un romanzo che vuole descrivere Artemisia Gentileschi come donna, come pittrice, servendosi solo di alcuni fatti della sua vita.
    Altra piccola nota: cercherò di linkarvi le immagini di tutti i dipinti di Artemisia e delle opere che nominerò nella recensione, perchè credo che leggere il libro conoscendo le opere che descrive sia importante.
    Fatta questa premessa, il romanzo è interessante, anche se si notano alcune piccole incongruenze (come quando Artemisia trascina la figlia davanti alla sua prima Giuditta che uccide Oloferne, per dirle in maniera piuttosto cruda cosa le è successo durante il processo e come abbia dipinto quel quadro anche col sangue: una scena molto intensa, se non fosse che è stato detto poco prima che il quadro è stato venduto...) e alcune riflessioni di Artemisia donna che cozzano parecchio con la società in cui vive, e presumibilmente con l'educazione che ha ricevuto. Si sente, secondo me, che alcuni pensieri, anche se è verosimile che Artemisia li abbia avuti, siano più dell'autrice che del suo personaggio.
    Il romanzo si apre sulle figure di Artemisia e di suo padre, che si recano ad una delle udienze del processo per stupro che Orazio Gentileschi intraprese contro Agostino Tassi, pittore e suo collaboratore che stuprò ripetutamente la giovane Artemisia e rifiutò il matrimonio riparatore (di questo processo sono disponibili numerosi testi che ne riportano gli atti e le testimonianze). E' una parte molto vivida del romanzo, anche grazie alla narrazione in prima persona, in quanto è l'udienza in cui Artemisia viene sottoposta alla Sibilla, uno strumento di tortura che le danneggerà per sempre la base delle dita. E' qui che si sentono alcuni dei primi pensieri più dell'autrice che del personaggio, secondo me: trovo un po' inverosimile che una donna degli inizi del Seicento possa tranquillamente rispondere ad un giudice "devo forse difendere l'onore di mia madre?" mentre è sotto tortura (proprio per il tipo di società in cui vive). Ad ogni modo, la scena è condotta abbastanza bene (anche se la si può apprezzare solo se non si ha già letto nulla riguardo a questo processo, in quanto è una parte ricca di invenzione e con poche verità storiche), e si iniziano anche a vedere le prime crepe del rapporto padre-figlia, rapporto che si incrina sempre più ad ogni umiliazione che la pittrice subisce per difendere la sua reputazione e che si rompe definitivamente il giorno del verdetto e della ridicola pena contro Tassi, e poi con il matrimonio di convenienza che Orazio riesce a ottenere per sua figlia. Marito della protagonista sarà quindi Pietro Stiattesi, un pittore fiorentino che porterà Artemisia nella città di Firenze.
    E' molto bella la descrizione delle bellezze artistiche di Firenze, e si può notare l'attenzione a non creare anacronismi. E' ben descritto il rapporto con il marito, anche se c'è uno stacco troppo netto tra l'uomo che Artemisia ci descrive all'inizio con quello che vediamo dopo, quando Artemisia inizia a lavorare per Michelangelo il Giovane (anche grazie a una raccomandazione di suo padre) e poi per i Medici, ottenendo uno dei successi più fulgidi della sua carriera: essere la prima donna ad essere ammessa come pittrice all'Accademia di Firenze. Anche qui, però, le vicende storiche vengono un pochino piegate a favore dell'intreccio: mentre si ritiene che l'immagine commissionata ad Artemisia da Michelangelo il Giovane, l'Allegoria dell'Inclinazione, sia una raffigurazione di Artemisia stessa (in origine, la figura era completamente nuda) e dia quindi un'interpretazione più affascinante al dipinto, come fosse realizzato da una donna conscia della sua bellezza e del suo talento che si immortala in Casa Buonarroti, nel romanzo vediamo la pittrice recarsi all'Accademia per avere una modella, dove trova Vanna, una donna che poi si rivelerà un'amante di suo marito. Il romanzo lascia intendere che sia stata la generosità di Artemisia a lasciare che anche il marito usasse Vanna come modella a creare la relazione extraconiugale, lasciado però poi ad intendere che Pietro aveva numerose amanti prima e dopo il matrimonio: altra incongruenza, secondo me, che prima ci presenta un uomo fantastico e poi un uomo piccolo, invidioso dei successi della moglie e del suo maggiore talento, e abituato a scommettere sui cavalli e avere numerose donne (alla fine, Artemisia dice a suo padre che anche la sua dote è servita a pagare le amanti di Pietro) con uno stacco troppo netto che la sola ammissione di Artemisia all'Accademia non spiega molto.
    Artemisia poi viene convocata a Genova per una serie di dipinti, commissionati da un mercante: lascia quindi il marito e porta con sè la figlia, Palmira, che cercherà sempre (senza successo) di avviare alla pittura. A Genova ritrova un po' del successo che a Firenze non aveva più, ma la lascia dopo un anno per recarsi a Venezia, poi a Roma (dove però subisce cocenti umiliazioni per via della sua reputazione di "puttana") e poi a Napoli, dove lascia la figlia sposata e parte per l'Inghilterra, dove incontrerà il padre, lavorerà con lui e lo assisterà nel momento della morte, perdonandolo per i torti che le ha fatto (soprattutto riguardo al suo stupro). Anche qui, gli spostamenti descritti nel romanzo non corrispondono a quelli dell'Artemisia storica.
    Che dire. Artemisia è un personaggio ben approfondito, ben descritto, soprattutto quando l'autrice descrive quello che la pittrice prova di fronte alle opere altrui o nel creare le proprie (anche nell'ideazione stessa, nella valutazione di come fare qualcosa che sia proprio e non una mera imitazione). Manca un po' l'approfondimento psicologico degli altri personaggi: del padre Orazio, del marito Pietro, della figlia Palmira, delle suore Paola e Graziella che pure sembrano importanti, dell'amicizia con Galilei e con Michelangelo in Giovane, e delle relazioni tra queste persone e Artemisia. Alla fine rimane di loro un'impressione piuttosto negativa, soprattutto della figlia, descritta come vanesia e superficiale perchè non ha l'empatia della madre. Le interpretazioni che l'autrice dà dei dipinti sono interessanti, ma troppo spesso la nascita di questi dipinti, la loro realizzazione, il rapporto di Artemisia con loro (soprattutto con i primi, più cruenti e violenti) vengono piegati alle necessità di un intreccio che spesso è frutto di invenzione.
    In definitiva è un buon romanzo, e in certi tratti par di sentire l'odore della pittura. Ma personalmente avrei apprezzato qualcosa di più realistico, perchè credo che ai tempi essere una donn
    a pittrice fosse difficile, ma lo fosse ancora di più essere una donna pittrice con la reputazione di puttana per aver subito uno stupro. E' effettivamente difficile separare il personaggio dalla figura storica, perchè la sua arte ci è ancora davanti agli occhi e possiamo percepirne la grandezza, così come percepiamo la grandezza della Roma, della Firenze di inizio Seicento, come percepiamo la sontuosità dei ricevimenti, la vividezza delle descrizioni che pure sono un punto di forza. In alcuni momenti, come nella realizzazione dell'Allegoria dell'Inclinazione, la libertà che si è presa l'autrice pare togliere fascino a una grande figura di donna e di artista: mi sarebbe piaciuto leggere di Artemisia, incinta, che si dipinge nuda e bellissima come simbolo dell'inclinazione per le arti, perchè celebrerebbe se stessa nel momento in cui sta per raggiungere un enorme successo, in cui la sua femminilità si esprime al massimo, in cui riesce a vivere la sua bellezza senza legarla alla violenza subita. Sarebbe stato psicologicamente interessante, a mio avviso. Una nota a favore è sicuramente l'interpretazione della Lucrezia, la donna romana che in seguito allo stupro si suicida: è un momento in cui l'artista diventa donna, ridiventa bambina che subisce lo stupro e durante il processo, rendendosi conto di quanto poco verrà difesa dal padre, medita di uccidersi. Questa Lucrezia è una sorta di inno alla dignità di tutte le donne che, in una società di uomini, comandata da uomini, subiscono stupri e diventano puttane. Quel momento così dipinto, così descritto nel libro è veramente forte.
    In conclusione, da leggere ma da prendere con le pinze.

    ha scritto il 

  • 3

    Di questo romanzo mi sono piaciuti solo la ricostruzione storica della vita di Artemisia e la descrizione e l'interpretazione dei quadri di una grande pittrice. Molti dialoghi e molte scene sono state ...continua

    Di questo romanzo mi sono piaciuti solo la ricostruzione storica della vita di Artemisia e la descrizione e l'interpretazione dei quadri di una grande pittrice. Molti dialoghi e molte scene sono state troppo modernizzati e troppo artificialmente adattati alla visione della scrittrice.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Libro bello, scritto bene ma a volte in alcuni punti lento. Da una visione chiara della vita della pittrice Artemisia Gentileschi e della sua lotta per affermarsi ma sopratutto per ribellarsi agli av ...continua

    Libro bello, scritto bene ma a volte in alcuni punti lento. Da una visione chiara della vita della pittrice Artemisia Gentileschi e della sua lotta per affermarsi ma sopratutto per ribellarsi agli avvenimenti negativi che colpiscono la sua vita. Romanzo che potrebbe definirsi Femminista, di rivendicazione dei propri diritti.

    ha scritto il 

  • 4

    "E' una giornata meravigliosa, vero?" disse. Non era una domanda, ma un'affermazione.
    "Come fai a dirlo? Non sei neanche scesa".
    "Ti entra in casa, se le permetti di farlo".

    Il libro mi ha sempre incu ...continua

    "E' una giornata meravigliosa, vero?" disse. Non era una domanda, ma un'affermazione.
    "Come fai a dirlo? Non sei neanche scesa".
    "Ti entra in casa, se le permetti di farlo".

    Il libro mi ha sempre incuriosito e della Vreeland ho sentito parlare assai bene.. Devo dire che la prima sorpresa è stata quella di trovarmi di fronte ad un romanzo estremamente godibile e scorrevole, chissà perché mi aspettavo un mattone..
    Detto questo, ripensando alla lettura, pur essendomi piaciuta molto, sento che il libro non finirà tra i miei preferiti o tra i papabili per essere, un giorno, riletto. Mi ha tenuto buona compagnia, ma mi ha anche lasciato pochino.. Ho trovato poi la seconda parte decisamente poco approfondita e un po' frettolosa, visto che copre almeno almeno 15 anni in meno di cento pagine! Ho poi il tarlo della verosimiglianza storica e pur non essendo un'esperta le discrepanze mi hanno uggiato..
    Fatto sta che il romanzo è davvero evocativo, mi sono divertita tantissimo a cercare i quadri di Artemisia (splendidi!!!) e ritrovarne i particolari descritti.. Sicuramente leggerò altro dell'autrice!!

    ha scritto il 

  • 4

    E' un romanzo basato su un fatto vero e come dice il titolo è la passione per la pittura di Artemisia che la guida ad un'autodeterminazione e a prendere decisioni dettate dalle sue sensazioni nella pi ...continua

    E' un romanzo basato su un fatto vero e come dice il titolo è la passione per la pittura di Artemisia che la guida ad un'autodeterminazione e a prendere decisioni dettate dalle sue sensazioni nella pittura. Artemisia pittrice nei suoi quadri ha voluto mostrare la bellezza letta in chiave totalmente femminile.

    ha scritto il 

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