La pecora nera

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Attraverso le testimonianze e le memorie di infermieri, medici e pazienti, Celestini si è reso conto non solo che l'istituzione manicomiale è di fatto ancora attiva, ma sopratutto che le parole e le paure dei "matti" sono ben vive dentro ognuno. ... Continua
Ha scritto il 07/05/17
Narrazione avvolgente, ritmo ondeggiante e vivo nonostante la claustrofobia del manicomio al centro di quest'opera. Follia e normalità si rincorrono, dove sta il limite? Celestini lascia un testo folgorante, personaggi memorabili e monologhi da ..." Continua...
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Ha scritto il 21/01/17
celestini e un grande
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Ha scritto il 08/12/15
Una scrittura unica, mai banale e nella sua innocenza ricercata, azzeccatissima per il tema trattato. Mi ha incantato.
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Ha scritto il 19/11/15
Pagina 83
Negli anni sessanta ci avevamo il gallo. Io lo volevo ammazzare perché cacava in cortile, però mia nonna diceva che «canta e ci sveglia, non si può ammazzare». E il gallo rideva. Rideva e cacava in cortile. Cacava e cantava. Il gallo rideva ..." Continua...
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Ha scritto il 02/12/14
la poesia di un palco vuoto e oggetti pieni di ricordi delle ombre di uomini circondati solo da muri
ho amato il libro e anche il film, mi ha dato molti spunti mentre studiavo il testo teatrale la luce di dentro w. franco basaglia, Celestini è un grande.
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Ha scritto il May 02, 2013, 11:59
"il manicomio non c'è più perché hanno inventato gli psicofarmaci che legano i pazienti meglio delle fasce di contenzione.
Pag. 21
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Ha scritto il May 02, 2013, 11:58
Per un infermiere è più appagante andare in chirurgia dove i malati entrano con la malattia ed escono guariti. In psichiatria quali soddisfazioni professionali puoi trovare se lavori con dei pazienti che non guariscono mai?Poi quando li ha visti ... Continua...
Pag. 20
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Ha scritto il May 02, 2013, 11:56
Chi è senza famiglia avrà una nuova famiglia. Si chiamerà manicomio o caserma, ma sarà la tua famiglia. Alberto era senza padre. Quando gli è morta pure la madre è finito al manicomio. Al mammicomio.
Pag. 12
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Ha scritto il May 02, 2013, 11:50
Al manicomio ci finivi se eri pericoloso per te, e per gli altri o se eri di "pubblico scandalo". Non c'entrava molto la malattia mentale. Era solo una questione di comportamento. Infatti i padiglioni non erano mica divisi per patologie. Non c'era ... Continua...
Pag. 9
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Ha scritto il Sep 30, 2010, 09:27
In quarant'anni di manicomio hanno fatto pace col cervello. Questi so' santi. E' gente che alla testa sua gli chiede soltanto di fargli il piacere di starsene sopra le spalle per appoggiarci il cappello quando arriva qualche parente in vista.
Pag. 65
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