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La pecora nera

Di ,

Editore: Einaudi

4.1
(659)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 97 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806193244 | Isbn-13: 9788806193249 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Attraverso le testimonianze e le memorie di infermieri, medici e pazienti, Celestini si è reso conto non solo che l'istituzione manicomiale è di fatto ancora attiva, ma sopratutto che le parole e le paure dei "matti" sono ben vive dentro ognuno. Ed è per questo che le storie che vengono raccontate in questo libro hanno il proposito di commuovere e divertire.
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  • 4

    Porte che devono essere chiuse a doppia mandata e altre che si aprono al solo avvicinarsi. Ma tutti restiamo in un “dentro”, tutti intrappolati nelle nostre angosce, negli incubi e nella stessa paura del buio.
    Ma il buio non è una malattia. I nostri lati oscuri ci fanno paura, qualunque cosa non ...continua

    Porte che devono essere chiuse a doppia mandata e altre che si aprono al solo avvicinarsi. Ma tutti restiamo in un “dentro”, tutti intrappolati nelle nostre angosce, negli incubi e nella stessa paura del buio. Ma il buio non è una malattia. I nostri lati oscuri ci fanno paura, qualunque cosa non sia riconducibile a un modello preconfezionato ci disorienta. Per questo ora teniamo le luci sempre accese. Per nasconderli, per non sentirne la voce. Consideriamo matti coloro che sono in ascolto del proprio buio. Ecco rappresentata, in questo libro, l’insensatezza dell’internamento in cui nascondiamo un non-sense che appartiene a tutti. L’annullamento dell’identità inizia fuori dalle mura di un manicomio, quello per cui un “matto” che guarda all’esterno dice “Mo’ io non sto bene né dentro né fuori”. Non bisogna temere il buio, perché è parte di noi, ed è una risorsa con una precisa funziona: non ci omologa, in quanto la luce parte da lì.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro delicato che lascia un senso di tristezza. Nell'ex Manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia si possono visitare alcuni padiglioni, osservare gli strumenti e i macchinari per la "cura dei matti". Si esce con un senso di sollievo, sperando non accada più.

    ha scritto il 

  • 4

    La cornice di una poesia

    Un po' di tempo fa un mio amico mi disse che Ascanio Celestini è l'autore e attore teatrale che gli piace di più. Io gli dicevo che ammiravo moltissimo Marco Paolini e lui mi consigliava di vedere anche qualcosa di Celestini.
    Volendo seguire questo suggerimento ho comprato il cofanetto dello spe ...continua

    Un po' di tempo fa un mio amico mi disse che Ascanio Celestini è l'autore e attore teatrale che gli piace di più. Io gli dicevo che ammiravo moltissimo Marco Paolini e lui mi consigliava di vedere anche qualcosa di Celestini. Volendo seguire questo suggerimento ho comprato il cofanetto dello spettacolo teatrale La Pecora Nera. Quando però ho cominciato a vederlo la prima volta penso di averlo messo via dopo 20-30 minuti al massimo. Ero rimasto sorpreso dall'asprezza dei toni e delle parole, dal numero di volgarità e come da un senso di grigiore che in quel momento avevo trovato persino nauseante. Pensai che Celestini proprio non faceva per me.

    Poi dopo qualche anno, giorni fa ho deciso di andare a vedere il suo spettacolo "Discorsi alla nazione" al Piccolo Teatro Grassi. E sono rimasto incantato. Mi trovo in disaccordo con molte delle cose che dice, a tratti lo trovo blasfemo, ma devo riconoscere che c'è un equilibrio profondo nell'insieme intero del suo discorso e che è veramente degno di essere ascoltato. Nonostante la durezza del suo teatro ho capito che c'è uno spirito di verità e amore nelle opere che scrive e mette in scena. Allora ho rivisto La Pecora Nera e stavolta mi è piaciuto moltissimo, e mi sono accorto che in fondo è come l'umile opera di un corniciaio che si prodiga per adornare e far risplendere una splendida poesia scritta dal vero protagonista, un uomo che è vissuto per molti anni all'interno di un manicomio. La pecora nera è come il lavoro di un orafo che incastona le brevi parole di un altro uomo dentro la sua opera, come se questa fosse una base d'oro e quelle fossero le gemme veramente preziose. Di sotto potete ascoltare questa bellissima poesia, così come viene pronunciata dal suo autore nel film omonimo, e potete anche vedere plasticamente il senso di quello che ha fatto Ascanio Celestini in La Pecora Nera: lasciar che un altro avesse la possibilità di dire l'essenziale:

    http://www.youtube.com/watch?v=SYSe42y-bCY

    ha scritto il 

  • 4

    Al manicomio in buona sostanza ci finiva, testuali parole, chi era pericoloso per se, e per gli altri o chi era di “pubblico scandalo”.
    Un medico decideva l'internamento e toglieva tutti i diritti civili.
    E attenzione eh, perché se entrarci era facile, uscirne era quasi impossibile.
    Si entrava al ...continua

    Al manicomio in buona sostanza ci finiva, testuali parole, chi era pericoloso per se, e per gli altri o chi era di “pubblico scandalo”. Un medico decideva l'internamento e toglieva tutti i diritti civili. E attenzione eh, perché se entrarci era facile, uscirne era quasi impossibile. Si entrava al manicomio sani e si diventava matti, si entrava matti e non si guariva di certo. L'essere matti non è una malattia. Il manicomio non curava la gente, la archiviava.

    Se leggo un libro, un libro mio (non un libro in prestito ovviamente), sottolineo i passaggi che più mi colpiscono e questo libro ne è pieno. E’ piccolo piccolo ma è un concentrato di pensieri importanti.

    Questo è un libro ironico, da prendere molto sul serio.

    ha scritto il 

  • 4

    La realtà dei manicomi, senza mediazioni

    Un libricino raccontato in prima persona da Nicola, uno delle tante "pecore nere" che finiscono in un manicomio, a volte quasi per caso, solo perché la vita è andata così.
    Celestini è sempre bravissimo a raccontare la realtà senza mediazioni, semplicemente descrivendo le situazioni così come avve ...continua

    Un libricino raccontato in prima persona da Nicola, uno delle tante "pecore nere" che finiscono in un manicomio, a volte quasi per caso, solo perché la vita è andata così. Celestini è sempre bravissimo a raccontare la realtà senza mediazioni, semplicemente descrivendo le situazioni così come avvengono, senza bisogno di spiegare, usare aggettivi o esporre le proprie riflessioni o conclusioni sull'argomento. Il semplice far raccontare una storia dal suo protagonista (senza quindi nemmeno la mediazione del narratore esterno) è sufficiente per colpire il lettore ed indurlo a riflettere, ad approfondire. Oltretutto, l'ingenuità e la genuinità delle persone deboli (in questo caso, un "matto") consente di portare alla luce scene o frasi che, pur essendo semplici, contengono delle verità che gli adulti solitamente non colgono.

    ha scritto il 

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