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La peste

By Albert Camus, Beniamino Dal Fabbro (Translator)

(2678)

| Mass Market Paperback | No ISBN

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Critics

  • La peste

    La trama e le recensioni di La peste, romanzo di Albert Camus edito da Bompiani. Orano: una città isolata dal resto del mondo per la pestilenza che l'ha colpita e dove la malattia passa al vaglio ogni individuo con la sua miseria, il suo coraggio, il ... (read full critics)

    Qlibri published on Mon, 13 Jun 2011

8 Reviews

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  • 1 person find this helpful

    A Orano, in Algeria, dove la vita procede monotona, arriva gradualmente un’epidemia che viene presto riconosciuta come l’antica peste.La città viene messa in quarantena, le reazioni sono diverse.Rieux continua a fare il possibile in quanto medico e sopporta la lontananza della moglie, rimasta fuori ... (continue)

    A Orano, in Algeria, dove la vita procede monotona, arriva gradualmente un’epidemia che viene presto riconosciuta come l’antica peste.La città viene messa in quarantena, le reazioni sono diverse.Rieux continua a fare il possibile in quanto medico e sopporta la lontananza della moglie, rimasta fuori città.Nella stessa situazione è Rambert, che però non si rassegna e cerca di scappare.Il prete Paneloux esorta ad accogliere di buon grado la malattia, punizione divina dalla quale nascerà il bene, ma intanto anche lui vuole fuggire.Cottard è felice, prima emarginato e ricercato dalla polizia, ora si rende utile e ha un’intensa vita sociale.E c’è anche il vecchio Grand, fiducioso della sua immunità, pensa a problemi di tutt’altra entità: l’incipit del suo primo romanzo.
    Lucida cronaca dell’assurdo, del male, che irrompe nella vita quotidiana.Dura la visione dell‘autore, la speranza è concessa, ma il prossimo flagello è sempre dietro l’angolo.Tuttavia, la fiducia nell’uomo persiste e anche se è l’unica luce nel buio, forse basta.Grandissimo Camus.

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    Los said on Aug 1, 2011 about the Paperback edition | 1 feedback

  • Ho terminato questo splendido libro quasi con il cuore in gola non tanto per conoscere la ovvia conclusione, quanto per verificare come Camus abbia coniugato insieme quella che è un’allegoria evidente dell’esistenza umana alle prese con la scandalosa realtà del “male” e la chiara e precisa metafor ... (continue)

    Ho terminato questo splendido libro quasi con il cuore in gola non tanto per conoscere la ovvia conclusione, quanto per verificare come Camus abbia coniugato insieme quella che è un’allegoria evidente dell’esistenza umana alle prese con la scandalosa realtà del “male” e la chiara e precisa metafora del nazismo e dell’occupazione tedesca della Francia.
    Attraverso una cronaca nuda e dettagliata degli eventi egli propone al lettore tutta una panoramica delle possibili reazioni umane di fronte ad un male così orribile, così incontrollabile dalla ragione e tutte le possibili risposte al male attraverso il comportamento di alcuni personaggi coinvolti dalla situazione comune in cui si sono venuti a trovare, loro malgrado, ma anche dalla popolazione stessa di Orano. Certo di fronte ad un male che sfugge ad ogni controllo razionale è forse più facile arrendersi piuttosto che combattere.Come si fa a combattere contro il male che si annida nell’animo umano? Eppure ognuno reagisce come può. E l’autore si sofferma ad analizzare due diversi aspetti che accomunano le catastrofi: l’egoismo di chi, lasciando prevalere in sé l’istinto di sopravvivenza, fugge dal pericolo, lo evita o addirittura lo nega(!) e la solidarietà che il forte senso del dovere di alcuni stimola negli altri
    Il dottor Rieux, per esempio, che è il personaggio principale e che Camus delinea come una specie di “antieroe”, si impegna con lucidità e coscienza del proprio limite umano (<<qui non si tratta di eroismo ma di onestà. E’ un’idea che può far ridere, ma la sola maniera di lottare contro la peste è l’onestà>>, così Tarrou che ha rifiutato la moraledella sua esperienza politica e si impegna a lottare sino alla spasimo per portare solidarietà fra gli uomini, perché questa è l’unica salvezza dalla disperazione, l'unica rivolta possibile, l’unico mezzo che ti permette di non portare più male nel mondo. Questo male al quale nessuno, nemmeno il sacerdote Paneloux (uno dei personaggi principali), riesce a trovare una risposta possibile, una giustificazione accettabile alla ragione umana e alla fede in Dio. E di fronte all’agonia terribile di un bambino piomba in un baratro profondo dal quale non gli riuscirà più di riemergere con la propria fede!!! E così di tanti altri personaggi come Lambert, Grand o Cottard l’autore mette in evidenza sia le debolezze che la forza.
    Ma quello che emerge in modo drammatico è poi la “solitudine” in cui ciascuno sprofonda, la disperata ricerca di calore e di affetto umano dentro al dramma, la spasmodica ricerca di dimenticare, reagendo alla paura e al morbo magari con l’egoismo e con le manifestazioni più normali della vita quotidiana, immaginandosi che non esista nulla, che il morbo non li coinvolga, negando se è il caso, quello che è evidente. Il tema della separazione e dell’esilio, per esempio, domina non solo in tutto il secondo capitolo ma anche nel resto del libro.
    Ma il male, anche se pare sconfitto, non lo è mai definitivamente: e può tornare ad esplodere in tutto il suo orrore quando meno è atteso; e questo lo sa bene il dottor Rieux, come lo sa Tarrou. Perché il male rappresenta certamente la guerra, l’oppressione, la dittatura ma anche tutto ciò che di perfido dimora nell’animo umano.
    Le barriere, che blindano e chiudono Orano dal resto dell’umanità circostante, sono un’evidente allegoria dell’indifferenza del mondo verso lo strazio di un popolo: che vive quel clima di terrore, quella minaccia del contagio e della morte così come i dannati dei campi di concentramento. Ma al di là del significato storico che è ben evidente nella narrazione, qui si ripropone in maniera chiara e lucida l'antichissima domanda sul significato del male, di un male assurdo e gratuito, di un male inconciliabile con la presenza di un Dio giusto e buono. L’unica risposta laica che ne scaturisce e anche l’unica salvezza alla disperazione è solo la solidarietà tra gli uomini.
    Ma l’aspetto più agghiacciante è dato dalla constatazione che una volta che gli elementi esteriori del male scompaiono tutto ritorna come prima e allora :<< negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, in cui l’uccisione di un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche, negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che istupidiva tutti quelli che non uccideva, negavono insomma che noi eravano stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca di un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l’altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno>>. Che cosa c’è di più chiaro di così?

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    elettra said on Feb 14, 2012 about the Softcover edition | Add your feedback

  • LA PESTE ovvero l'uomo liberato dalla morale comune

    Camus meglio di Sartre, a mio parere, riesce a creare opere letterarie capaci di scuotere il lettore e di farlo pensare. In "La peste", da scienziato dei mali esistenziali, mette la guerra (è il 1947, due anni dopo la fine della II guerra mondiale) in provetta (sotto forma di peste, che però non ha ... (continue)

    Camus meglio di Sartre, a mio parere, riesce a creare opere letterarie capaci di scuotere il lettore e di farlo pensare. In "La peste", da scienziato dei mali esistenziali, mette la guerra (è il 1947, due anni dopo la fine della II guerra mondiale) in provetta (sotto forma di peste, che però non ha valore in sé ma per tutto ciò che può rappresentare e in qualsiasi forma si possa manifestare) per osservare con la lente di ingrandimento gli svariati comportamenti umani in un momento di stato di emergenza che ha i connotati della "festa antropologica", di caduta delle barriere sociali in cui ogni individuo deve ritrovare in se stesso piuttosto che in organismi statali o apparati sociali un modo per andare avanti; gli tocca compiere delle scelte etiche al pover'uomo perché la morale comune è momentaneamente fuori dai giochi e si sa che nelle grandi tragedie vengono fuori gli eroi e i miserabili, i santi e i diavoli, solo che a tutti, indiscriminatamente e a prescindere della storia personale (momentaneamente azzerata), è data una possibilità perché paradossalmente tutti, nella prigione della peste (o della guerra o di qualsiasi stato di emergenza e di calamità), sono liberi di salvare la propria animaccia o coscienza o come la si vuole chiamare.

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    Paz 8119 said on Feb 9, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • La peste assedia Orano, città mediterranea affacciata sul mare. Le porte delle mura vengono chiuse, resta isolata. La peste è anche un racconto sul tempo e quello trascorso dall'anno della pubblicazione (1947) ad oggi lo rende poco comprensibile all'uomo europeo contemporaneo. Non conosciamo più con ... (continue)

    La peste assedia Orano, città mediterranea affacciata sul mare. Le porte delle mura vengono chiuse, resta isolata. La peste è anche un racconto sul tempo e quello trascorso dall'anno della pubblicazione (1947) ad oggi lo rende poco comprensibile all'uomo europeo contemporaneo. Non conosciamo più confini, ignoriamo i nostri limiti, non abbiamo vissuto guerre. La densità dello stile non è sempre efficacie. Credo abbia goduto dei benefici del precedente romanzo di Camus, Lo straniero, meraviglioso. Memorabili le pagine sulla separazione degli amanti e quelle della malattia del figlio del giudice Othon.

    "Quanto l'uomo poteva guadagnare, al gioco della peste e della vita, era la conoscenza e la memoria".

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    Massimo Magon said on Jan 23, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • Questo libro mi è stato regalato e l'ho letto nell'estate di due anni fa.
    L'ho portato con me a fare un giro a Minorca.
    Ricordo che scendevo in spiaggia (di una bellezza estrema ed essenziale) e leggevo questa storia di "lontananze".
    Il tema principale è , come si può ben intuire dal titolo, l'esplo ... (continue)

    Questo libro mi è stato regalato e l'ho letto nell'estate di due anni fa.
    L'ho portato con me a fare un giro a Minorca.
    Ricordo che scendevo in spiaggia (di una bellezza estrema ed essenziale) e leggevo questa storia di "lontananze".
    Il tema principale è , come si può ben intuire dal titolo, l'esplosione di una epidemia di peste che isola una cittadina.
    Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro.
    Le famiglie si spezzano, gli amanti si perdono.
    E' in questo contesto che le vera natura umana viene fuori, i sentimenti si palesano del tutto.
    Gli atti di eroismo di chi combatte la malattia e si pone al servizio degli altri, le viltà e gli egoismi di molti altri.
    Ciò che più mi ha colpito però è il tema della distanza.
    Fisica e del cuore.

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    Katia said on Jan 18, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

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