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La peste

Di

Editore: Bompiani

4.1
(4502)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 235 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Giapponese , Chi semplificata , Tedesco , Greco , Svedese , Portoghese , Catalano , Polacco , Olandese , Finlandese , Indiano (Hindi) , Danese , Ceco , Afrikaans

Isbn-10: A000032825 | Data di pubblicazione:  | Edizione 25

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Da "solitaire" a "solidaire"

    Romanzo del 1947 è il manifesto della filosofia dell'uomo in rivolta. Spesso identificata come metafora del nazismo, la peste, si presta ad essere comunque simbolo del tutto che affligge l'uomo nel ...continua

    Romanzo del 1947 è il manifesto della filosofia dell'uomo in rivolta. Spesso identificata come metafora del nazismo, la peste, si presta ad essere comunque simbolo del tutto che affligge l'uomo nel suo esistere. L'epidemia racconta di un popolo uniforme nelle sue iniziali reazioni. Incredulo di fronte al succedersi degli eventi (morìa di ratti e febbri bubboniche) nonostante l'evidenza dei segni l'uomo si ostina a far sopravvivere la sua quotidianità. Questa non è altro che la "teoria dell'assurdo" traslata nel romanzo. L'abitudine è un utile baluardo dietro al quale lasciare ogni possibilità di riflessione sul senso delle cose. Pensare, infatti, è una minaccia perchè porta spaesamento dato l'assurdo insito nell'esistenza stessa. Rimuovere rifugiandosi nell'abitudine è quindi una delle scelte. Un'alternativa è la fede. Il credo religioso offre un altro sicuro riparo dal momento in cui ci si affida ciecamente alle risposte date. Ne "La peste" il personaggio del gesuita Paneloux ben rappresenta questo atteggiamento. Panneloux riunisce i fedeli e sostiene che l'epidemia si è diffusa perchè "vous l'avez merité". In poche parole: avete troppo peccato e questa la giusta punizione divina. Alcuni, pertanto, si rassegnano ad una condanna per crimini che non si sapeva di aver commesso ma tant'é. Altri, invece, una volta chiusa in isolamento la città pensano di fuggire. La violenza è un'altra risposta all'esilio a cui è condannato l'uomo ma per Camus è una soluzione effimera che porta alla luce anche altri problemi. C'è poi chi non vuole e/o non riesce a rifugiarsi né nella fede né nell'abitudine. C'è chi pensa e riflette su altre soluzioni per non soccombere. Si fa dunque strada l'idea che "la peste" non sia solo il problema dia alcuni ma di tutti: si esce pian piano dalla solitudine.

    "Il n’y avait plus alors de destins individuels, mais une histoire collective qui était la peste et des sentiments partagés par tous. Le plus grand était la séparation et l’exil, avec ce que cela comportait de peur et de révolte. "

    Da "solitaire" a "solidaire": questa è la rivolta, nella solidarietà va trovato il senso dell'esistere.

    ha scritto il 

  • 4

    Rileggere oggi la peste ti porta inevitabilmente a pensare al diffondersi dell'Ebola e al rischio che anche noi potremo vivere una situazione analoga.Sono passati circa 100 anni da allora, ma non è ...continua

    Rileggere oggi la peste ti porta inevitabilmente a pensare al diffondersi dell'Ebola e al rischio che anche noi potremo vivere una situazione analoga.Sono passati circa 100 anni da allora, ma non è difficile pensare che i pensieri, i sentimenti, le speranze degli uomini ieri come oggi siano identiche.Il vivere la separazione legata alla malattia per esempio.Basta essere messi in quarantena e sarai separato dai tuoi affetti più cari. Nella peste Camus descrive magistralmente la separazione che si viene a determinare con la chiusura delle porte della città per il rischio contagio: chi è dentro è dentro , chi è fuori è fuori. Oggi potrebbe essere una chiusura delle frontiere per esempio. Bellissima anche la descrizione di personaggi che sono in prima fila ad organizzare l'attacco alla epidemia, in particolare il dott.Rieux. Le prime pagine del libro con la morte dei topi e la presa di coscienza di essere di fronte ad una epidemia di tale portata sono pagine indimenticabili.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro correcto, pero algo decepcionante si se considera un clásico.

    Un libro correcto, con una historia llamativa, contada con el misterio de la voz narradora, con un final adecuado, ni estridente, ni decepcionante, pero con la sensación de que se podía haber ...continua

    Un libro correcto, con una historia llamativa, contada con el misterio de la voz narradora, con un final adecuado, ni estridente, ni decepcionante, pero con la sensación de que se podía haber llegado más lejos. Hay momentos muy interesantes y escenas que me han parecido precursoras de las mejores novelas de Saramago. Pero la pega es que este libro pudiera ser considerado por alguien como un gran libro, aspirante a clásico de la literatura universal, y ahí no le he cogido el punto.

    ha scritto il 

  • 5

    È stato inevitabile, almeno per me, fare il confronto con "Cecità" di Saramago, non tanto per lo stile (molto più impegnativo Saramago di Camus, visto l'assenza di punteggiatura e di dialoghi nel ...continua

    È stato inevitabile, almeno per me, fare il confronto con "Cecità" di Saramago, non tanto per lo stile (molto più impegnativo Saramago di Camus, visto l'assenza di punteggiatura e di dialoghi nel primo rispetto al secondo) ma per la trama. In entrambi questi romanzi scoppia un'epidemia, inspiegabile in "Cecità", sempre latente in "La peste", che colpisce tutti tranne una in Saramago che, invece, risparmia pochi in Camus, metafora di un malessere interiore forse che pervade l'uomo e il mondo contemporanei ma, mentre la trama di Saramago raggiunge l'acme nel momento in cui violenza e istinto di sopravvivenza permeano ogni situazione, Camus è più interessato a rappresentare l'assurdità della vita e ad accettarne le conseguenze. L'assurdità è già che l'uomo e il mondo si trovino a convivere, senza che l'uno possa mai abbracciare e comprendere l'altro fino in fondo e senza che il mondo riesca ad accogliere pienamente l'uomo. Ma quello che più mi ha colpito in "La peste", e per questo lo preferisco a "Cecità", è la pietas che emerge nei suoi personaggi, anche quando non sono mossi dalla fede o da una innata sensibilità. Per Camus amore, dolore ed esilio costituiscono situazioni inevitabili per ogni essere umano e in questo libro le ritroviamo tutte e tre. Ne consiglio vivamente la lettura.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Meditate gente

    Il romanzo ci descrive il sopraggiungere improvviso di un'epidemia di peste in un paese algerino. Fuor di metafora la peste sarebbe il nazismo che dilaga in modo irrazionale costringendo a misure ...continua

    Il romanzo ci descrive il sopraggiungere improvviso di un'epidemia di peste in un paese algerino. Fuor di metafora la peste sarebbe il nazismo che dilaga in modo irrazionale costringendo a misure estreme per combatterlo. Ecco allora che il paese viene posto in isolamento e si comincia a studiare un vaccino per combattere il morbo. Ognuno ha un proprio modo di affrontare l'emergenza: chi cerca conforto nella religione e chi invece si impegna per aiutare il prossimo, chi lucra al mercato nero. Alla fine, in modo abbastanza inaspettato, il morbo regredisce, ma bisogna comunque tenere alto il livello di attenzione perchè "il bacillo della peste non muore nè scompare mai, può restare per decine di anni addormentato". Saggezza!

    ha scritto il 

  • 4

    La peste è solo una metafora chiaro. Dopo aver letto molti romanzi simbolici sulle epidemie subito non trovavo il nesso di Camus. Dopo ho capito: la guerra; una "malattia" vecchia secoli, pronta a ...continua

    La peste è solo una metafora chiaro. Dopo aver letto molti romanzi simbolici sulle epidemie subito non trovavo il nesso di Camus. Dopo ho capito: la guerra; una "malattia" vecchia secoli, pronta a ricomparire a sorpresa. Uomini che con la guerra ci guadagnano, uomini che periscono ed altri che si sacrificano. Quando una guerra finisce si festeggia, si costruiscono statue commemorative e si guarda avanti come nulla fosse successo. Peccato che la peste non viene mai debellata completamente e può ricomparire in qualsiasi istante, quando meno la si aspetta.

    ha scritto il 

  • 4

    La peste colpisce una città algerina che viene pertanto chiusa per la quarantena. Le reazioni delle persone saranno le più disparate, dallo straniero che si sente in trappola in un paese ostile, al ...continua

    La peste colpisce una città algerina che viene pertanto chiusa per la quarantena. Le reazioni delle persone saranno le più disparate, dallo straniero che si sente in trappola in un paese ostile, al medico eroe che affronta la malattia a viso aperto, al condannato che vede nella mancanza di ordine della peste una possibilità di cominciare una nuova vita, il prete che deve giustificare quanto sta accadendo. Tutti questi personaggi, con molti altri, così come la massa come personaggio distinto, vengono delicatamente inquadrati e vivisezionati da Camus. Non cerca l'effetto o lo squarcio drammatico a tutti i costi (anche se ha una certa enfasi nel descrivere i "buoni"); ma freddo e distaccato come solo un depresso potrebbe essere osserva e riferisce tutto. Unico difetto il ritmo lento che riceve un'ulteriore rallentamento in molti punti

    ha scritto il 

  • 2

    Politicamente ineccepibile, narrativamente un po' deludente. Sarà che venivo da Faulkner, ma questo narratore che zampetta nel testo e ammicca al lettore mi puzza troppo di Ottocento per sembrarmi ...continua

    Politicamente ineccepibile, narrativamente un po' deludente. Sarà che venivo da Faulkner, ma questo narratore che zampetta nel testo e ammicca al lettore mi puzza troppo di Ottocento per sembrarmi gradevole oggi.

    ha scritto il 

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