La peste

Di

Editore: Bompiani

4.1
(4918)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 235 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Giapponese , Chi semplificata , Tedesco , Greco , Svedese , Portoghese , Catalano , Polacco , Olandese , Finlandese , Indiano (Hindi) , Danese , Ceco , Afrikaans

Isbn-10: A000032825 | Data di pubblicazione:  | Edizione 25

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 3

    Ingredienti: un'epidemia che cambia la vita di un'intera città, un destino che accomuna tanti protagonisti diversi, la sofferenza che colpisce e stimola non solo corpi ma emozioni e sentimenti, la dis ...continua

    Ingredienti: un'epidemia che cambia la vita di un'intera città, un destino che accomuna tanti protagonisti diversi, la sofferenza che colpisce e stimola non solo corpi ma emozioni e sentimenti, la disperata lotta tra il bene e il male (vita contro morte) giocata sia sul campo di battaglia della salute che su quello della salvezza.
    Consigliato: a chi vuol farsi contagiare da un virus di riflessioni che danno nuovi sintomi ad ogni rilettura, a chi vuol sorbirsi una medicina un po' aspra che solo con pazienza rivela i suoi benefici.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Faraone che è in noi (Cardinal Martini)

    Ho riletto questo libro dopo aver letto "La ferocia" di Laioia. Uno rimanda all'altro. Entrambi indagano, con grande coraggio, ma anche con efficacia, quella zona oscura che costituisce il nucleo inqu ...continua

    Ho riletto questo libro dopo aver letto "La ferocia" di Laioia. Uno rimanda all'altro. Entrambi indagano, con grande coraggio, ma anche con efficacia, quella zona oscura che costituisce il nucleo inquietante dell'esistenza: il male perpetrato e il male tollerato. Nella zona d'ombra che i due autori cercano di scansionare si sovrappongono e si intrecciano i due ambiti pervasi dal male: l'anima individuale e la comunità umana. Qui il male prospera, ma solo qui può essere neutralizzato. Infatti sia Camus che Lagioia ci regalano la speranza del lieto fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Con questo libro mi sono davvero resa conto di quanto sia improduttivo far studiare la filosofia sui manuali e quanto al contrario sia semplice e intuitivo lo sviluppo del pensiero di un filosofo/scri ...continua

    Con questo libro mi sono davvero resa conto di quanto sia improduttivo far studiare la filosofia sui manuali e quanto al contrario sia semplice e intuitivo lo sviluppo del pensiero di un filosofo/scrittore partendo direttamente dall'opera. Dalla negazione dell'io davanti alle disgrazie della vita de "Lo straniero" si passa alla fratellanza, alla volontà di combattere per cercare un equilibrio, alla speranza di un domani migliore. La peste è tutto questo: una lotta fra l'uomo e un'entità maligna che opera per l'annientamento delle sue virtù.

    ha scritto il 

  • 3

    Un pò lento ma bello. Il libro è chiaramente metaforico e la peste può simboleggiare tante cose. Un passaggio in particolare evidenzia come sia importante il ruolo personale di ognuno all'interno di u ...continua

    Un pò lento ma bello. Il libro è chiaramente metaforico e la peste può simboleggiare tante cose. Un passaggio in particolare evidenzia come sia importante il ruolo personale di ognuno all'interno di una comunità se si prende consapevolezza dell'influenza positiva che si può esercitare all'interno della stessa: " Per questo, inoltre, l'epidemia non mi insegna nulla, se non che bisogna combatterla al suo fianco, Rieux. Io so di scienza certa (....) che ciascuno la porta in sè, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune. E che bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d'un altro e a trasmettergli il contagio. Il microbo, è cosa naturale. Il resto, la salute, l'integrità, la purezza, se lei vuole, sono un'effetto della volontà e d'una volontà che non si deve mai fermare. L'uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. E ce ne vuole di volontà e di tensione per non essere mai distratti; si, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere. Per questo tutti appaiono stanchi: tutti, oggi, si trovano un pò appestati. Ma per questo alcuni che vogliono finire di esserlo, conoscono un culmine di stanchezza, di cui niente li libererà, se non la morte."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Frasi

    Pg. 6 Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchere, il tempo che le rimane per vivere ...continua

    Pg. 6 Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchere, il tempo che le rimane per vivere. Ma vi sono città e paesi in cui le persone, di tanto in tanto hanno il sospetto d’altre cose; in generale, questo non ne cambia la vita; soltanto, vi è stato il sospetto, ed è sempre qualcosa di guadagnato. Orano, invece, è apparentemente una città senza sospetti, ossia una città affatto moderna.
    Pag. 29 La stampa, sì pettegola nella faccenda dei sorci, non parlava di nulla. Gli è che i sorci morivano per la strada e gli uomini nella loro camera; e i giornali non si occupano che della strada.
    Pg. 30 E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare. La stupidaggine insiste sempre, ce se n’accorgerebbe se non si pensasse sempre a sé stessi. I nostri concittadini, a riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a sé stessi.
    Pg. 58 Se uno d noi, per caso, cercava di confidarsi o di dire qualcosa del suo sentimento, la risposta che riceveva, qualunque fosse, lo feriva, la maggior parte delle volte. Si accorgeva, allora, che il suo interlocutore e lui non parlavano della stessa cosa. Lui, infatti, si esprimeva dal fondo di lunghe giornate di ruminazione e sofferenze, e l’immagine che volva comunicare si era scaldata a lungo al fuoco dell’attesa e della passione; l’altro, invece, immaginava una emozione convenzionale, il dolore che si vende nei negozi, una malinconia in serie. Benevola od ostile, la risposta cadeva sempre nel falso, bisognava rinunciarvi.
    Pg. 63 “Non sono felice se parto. Ma non si ha bisogno di essere felici per ricominciare”.
    Pg. 89 Al principio dei flagelli e quando sono tornati si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo caso è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio.
    Pg. 97 Senza uscire dall’ombra, il dottore disse che aveva ormai risposto, che se avesse creduto in un Dio onnipotente avrebbe trascurato di guarire gli uomini, lasciandone a lui la cura. Ma che nessuno al mondo, no, nemmeno Paneloux, che credeva di credervi, credeva in un Dio di tal genere; nessuno infatti si abbandonava del tutto, e in questo almeno, lui, Rieux, credeva di essere sulla via della verità, lottando contro la creazione com’essa è.
    Pg. 101 …dando troppa importanza alle buone azioni si finisce col rendere un omaggio indiretto e potente al male: allora, infatti, si lascia supporre che le buone azioni non hanno pregio che in quanto sono rare e che la malvagità e l’indifferenza determinano assai più frequentemente le azioni degli uomini. E questa è un’idea che il narratore non condivide.
    Pg. 150 “ho avuto un bel dirgli che la sola maniera si non esser separato dagli altri era, dopo tutto, avere una buona coscienza; mi ha guardato malamente e mi ha detto: “Allora, a questo patto, nessuno è mai con nessuno”.
    Pg. 168 Ci sono ore in questa città, che non sento se non la mia rivolta
    Pg. 197 Non ho inclinazione, redo, per l’eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo mi interessa.

    ha scritto il 

  • 0

    Ovunque covano i germi del "male"; pochi minuti oppure secoli non differisce perchè possano riemergere a scatenare la loro forza mortifera. E ogni volta che ciò riaccade l'umanità si fa cogliere puntu ...continua

    Ovunque covano i germi del "male"; pochi minuti oppure secoli non differisce perchè possano riemergere a scatenare la loro forza mortifera. E ogni volta che ciò riaccade l'umanità si fa cogliere puntualmente immemore e impreparata.
    Concetti sacrosanti. Esposizione clinica.

    ha scritto il 

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